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La riconciliazione e la misericordia di Dio

Veglia di preghiera GIM 1 di Padova, 12 Marzo

INTRODUZIONE:

Ogni persona che Gesù incontra, indipendentemente dalla sua condotta, viene immersa nel suo Amore. È questo che conquista chi si è sentito discriminato, giudicato, emarginato e condannato. Questa veglia, vorrebbe aiutarti a “sprofondare in questa potente realtà di amore”, che è la stessa di Dio quando dice: “Amatevi come io vi ho amati”. Il peccato non è una rottura con Lui, ma con noi stessi, con il fratello e con la società. È una frattura universale. Non è un allontanarsi da Dio, ma da se stessi e dagli altri. Allora che cos’è il perdono? È la ferma decisione di non fare male a nessuno e nemmeno a noi stessi. Più tu sarai umano, tenero, compassionevole, sensibile ai bisogni e alle sofferenze degli altri e della Terra che abiti, più scoprirai il divino che è in te, occupandoti di un’unica cosa: come vivere per il bene di tutti!

CANTO:

Invocazione allo Spirito:

O Dio, Padre misericordioso, il tuo Spirito rinnovi tutta la mia vita, per diventare prolungamento dell’amore del Figlio tuo, Gesù Cristo, mio Signore. Amen

1. Perché confessarsi?

Fra le domande che vengono fatte piú spesso è: perché bisogna confessarsi? È una domanda che ritorna in molteplici forme: perché si deve andare da un sacerdote a dire i propri peccati e non lo si può fare direttamente con Dio, che ci conosce e comprende molto meglio di qualunque interlocutore umano? Qualcuno aggiunge: e poi, esiste veramente il peccato? Basta guardare la scena quotidiana del mondo, dove violenze, guerre, ingiustizie, sopraffazioni, egoismi, gelosie e vendette si sprecano (un esempio di questo “bollettino di guerra” ce lo danno ogni giorno le notizie su giornali, radio, televisione e internet!). Chi crede nell’amore di Dio, poi, percepisce come il peccato sia amore ripiegato su se stesso (“amor curvus”, “amore curvo”, dicevano i Medioevali), ingratitudine di chi risponde all’amore con l’indifferenza e il rifiuto. Questo rifiuto ha conseguenze non solo su chi lo vive, ma anche sulla società tutta intera, fino a produrre dei condizionamenti e degli intrecci di egoismi e di violenze che costituiscono delle vere e proprie “strutture di peccato” (si pensi alle ingiustizie sociali, alla sperequazione fra paesi ricchi e paesi poveri, allo scandalo della fame nel mondo…).

Video: Sebastiao Salgado, Mad world.

2. L’esperienza del perdono

 Nonostante tutto, sono convinto che il bene c’è ed è molto più grande del male, che la vita è bella e che vivere rettamente, per amore e con amore, vale veramente la pena. La ragione profonda che mi fa pensare così è l’esperienza della misericordia di Dio, che faccio in me stesso e che vedo risplendere in tante persone umili: è un’esperienza che ho vissuto tante volte, sia dando il perdono come ministro della Chiesa, sia ricevendolo. La gioia nasce dal sentirmi amato in modo nuovo da Dio ogni volta che il Suo perdono mi raggiunge attraverso il sacerdote che me lo dà in Suo nome. È la gioia che ho visto tanto spesso sul volto di chi veniva a confessarsi: non il futile senso di leggerezza di chi “ha vuotato il sacco”, ma la pace di sentirsi bene “dentro”, toccati nel cuore da un amore che sana, che viene dall’alto e ci trasforma. Chiedere con convinzione, ricevere con gratitudine e dare con generosità il perdono è sorgente di una pace impagabile: perciò, è giusto ed è bello confessarsi.

Video: La forza della confessione

3. Un Dio vicino alla nostra debolezza

La confessione è dunque un segno efficace della grazia, appuntamento con la misericordia senza fine, ci viene offerto il volto di un Dio che conosce come nessuno la nostra condizione umana e le si fa vicino con tenerissimo amore. Ce lo dimostrano innumerevoli episodi della vita di Gesù, dall’incontro con la Samaritana alla guarigione del paralitico, dal perdono all’adultera alle lacrime di fronte alla morte dell’amico Lazzaro… Di questa vicinanza tenera e compassionevole di Dio abbiamo immenso bisogno, come dimostra anche un semplice sguardo alla nostra esistenza: ognuno di noi con¬vive con la propria debolezza, attraver¬sa l’infermità, si affaccia alla morte, avverte la sfida delle domande che tutto questo accende nel cuore. Per quanto, poi, possiamo desiderare di fare il bene, la fragilità che ci caratterizza tutti ci espone conti¬nuamente al rischio di cadere nella tentazione. L’Apostolo Paolo ha descritto con precisione questa esperienza: “C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rom 7,18s). È il conflitto interiore da cui nasce l’invocazione: “Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?” (Rom 7, 24). Ad essa risponde in modo particolare il sacra¬mento del perdono, che viene a soccor¬rerci sempre di nuovo nella nostra condi-zione di peccato, rag¬giun¬gendoci con la po¬tenza sanante della grazia divina e trasfor¬mando il nostro cuore e i compor¬tamenti in cui ci esprimiamo.

Video: Papa Francesco: confessiamoci davanti a Dio senza paura

Perciò, la Chiesa non si stanca di proporci la grazia di questo sacramento durante l’intero cammino della nostra vita: attraverso di essa è Gesù, vero medico cele¬ste, che viene a farsi carico dei nostri peccati e ad accompagnarci, con¬ti¬nuando la sua opera di guari¬gione e di salvezza. Come accade per ogni storia d’amore, anche l’alleanza col Signore va rinnovata senza sosta: la fedeltà è l’impegno sempre nuovo del cuore che si dona e accoglie l’amore che gli viene donato, fino al giorno in cui Dio sarà tutto in tutti.

Canto:

4. Dalla Parola di Dio: Gesù perdona una peccatrice (Lc 7, 36-50) 36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». 40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».

La quaresima è un tempo di grazia e di conversione all’Altro e agli altri. Le comunità ecclesiali del mondo intero si mettono in cammino verso la Pasqua per contemplare il mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù. In questo cammino di conversione riteniamo il tema dell’ospitalità di grande importanza e attualità: è noto a tutti il deficit di accoglienza nella nostra società. Nell’icona scelta per la meditazione vediamo che non basta invitare qualcuno a pranzo. E neppure accoglierlo nella propria casa. O allora sedersi allo stesso tavolo. Nell’atteggiamento del fariseo Simone appare un qualcosa che tutto decide. Si trata del SE ...

...SE costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca.... (39.) Il SE indica un giudizio definitivo sul Maestro e sulla donna. Una condanna senza appello per la seconda. Un dubbio escludente per Gesù. Questa storia svela qualcosa e qualcuno. Il qualcosa si potrebbe chiamare OSPITALITÀ. Il qualcuno invece è lo stile che la traduce nel quotidiano, l’OSPITE.

...tu non mi hai dato l'acqua per i piedi.... L’ospitalità inizia dall’acqua e dai piedi. Entrambi sono segno di riconoscenza. Per il cammino percorso e la fatica del viaggio. L’ospitalità comincia sempre dal basso. Dai piedi. Perché scaturisce dall’umanità di chi è grato per il cammino. Lavare i piedi all’ospite significa accogliere la novità e l’inedito che il messaggero nasconde con sè. Prima ancora di parlare e raccontare. Ancora prima di chiedere i motivi della visita. Conta solo mettersi ai piedi dell’opite per lavarli e lavarsi.

Tu non mi hai dato un bacio... Dai piedi si passa al volto. Gli uni e l’altro vanno insieme. I piedi del pellegrino e dello straniero. I piedi dei migranti. Il volto è quello di tutte le stagioni. Il volto dello straniero. Con un bacio ci si gioca e ci si tradisce. Le labbra si fidano e sfidano. Converzioni, pregiudizi e promesse. Con un bacio si può tradire il Figlio dell’Uomo. Lavare i piedi è segno di rispetto per il viandante. Dare il bacio è andare oltre la cortesia e le norme stabilite dalla legge. Dalla soglia dell’incontro si è fatti entrare nella stanza. Forse anche Dio ha bisogno del bacio sul volto. Gli ricorda il suo primo bacio. Quello del soffio iniziale della creazione. Ogni bacio ricrea giorni e paesaggi nuovi di vita. La madre genera col grembo e soprattutto con le labbra. Anche l’ospite da esso viene rigenerato.

Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato... È la festa e la gioia della nuzialità. L’ospite accolto nella lavanda dei piedi è incoronato di gloria. Lo spreco del profumo e dei poveri che saranno sempre con noi. Perché vengano lavati loro i piedi. Baciati sul volto e profumati con olio sul capo. Il profumo è quello dell’ospitalità. Si espande attorno alla casa. Allontana l’odore di rancido frutto dell’avarizia che è idolatria. Entrambe generano aridità e grettezza di spirito. L’olio profumato della semplicità e dalla letizia degli occhi. Cosparso sul capo some segno di festa che introduce al banchetto della speranza. A quello tutti i popoli sono invitati. Coi vestiti di nozze.

Vedi questa donna? ... mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli... non ha cessato di baciarmi i piedi.... mi ha cosparso i piedi di profumo.... Se la quaresima è tempo di conversione. Tempo di ospitalità perché si comincia dai piedi. L’ospite accolto si trasforma in parola di pace. Simone il fariseo non ha fatto entrare nessuno nella sua casa eccetto se stesso. La tavola era imbandita nell’arroganza della solitudine. Il suo SE iniziale ha recintato la novità dell’incontro. Non ha osato uscire dal sistema di sicurezza di cui si è fatto ostaggio. Simone a volte rappresenta noi stessi e le nostre comunità.

Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato... Le nostre mani che si inginocchiano ai piedi da lavare. Le labbra che cercano il volto da baciare. Il profumo dell’ospitalità che si trasfigura in corteo nuziale. Allora saremo accolti dal Dio che si fa ospitare nella sua venuta da straniero.

Video: Il perdono

5. Per vivere il sacramento della Riconciliazione:

Proprio perché desiderato da un Dio profondamente “umano”, l’incontro con la misericordia offertaci da Gesù avviene attraverso varie tappe, che rispettano i tempi della vita e del cuore. Questo sacramento è chiamato anche della penitenza, perché in esso si esprime la conversione dell’uo-mo, il cammino del cuore che si pente e viene ad invocare il perdo¬no di Dio. Il termine confessione – usato comunemente – si riferisce invece all’atto di confessare le proprie colpe davanti al sacerdote, ma richiama anche la triplice confessione da fare per vivere in pienezza la celebrazione della riconciliazione:

1. Confessione di lode (“confessio laudis”),

Prima di tutto, FA MEMORIA dell’amore divino che ci precede e ci accompagna, dei benefici di Dio, delle sue tante grazie, degli innumerevoli favori e dei doni da Lui ricevuti; riconoscendone i segni nella nostra vita e comprendendo meglio in tal modo la gravità della nostra colpa. Esprimi con parole semplici la tua consapevole e riconoscente gratitudine.

2. Confessione di vita (“confessio pecca¬ti”); Dopo avere reso grazie a Dio per gli immeritati doni ricevuti, alla luce della “revisionedi vita” - precedentemente fatta - puoi ora CHIEDERE PERDONO per le “fratture” che consapevolmente credi di aver procurato a te stesso e agli altri tuoi fratelli e sorelle in umanità. Sia per te n’esperienza d’ingresso in una “nuova Vita” per una vera e propria RI-CREAZIONE E RI-GENERAZIONE del cuore.

3. Confessione di fede (“confessio fidei”), infine, con cui ci apriamo al perdono che libera e salva, offertoci con l’assoluzione. Questo è il momento propizio per elaborare, concretamente e con ferma decisione, un nuovo “PROGETTO PERSONALE DI VITA” per mettere in pratica l’invito di Gesù: «Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6, 36) e, più avanti, rivolgendosi al dottore della legge, a cui ha narrato la parabola del buon samaritano, chiede «Va’ e anche tu fa lo stesso».

6. Revisione di vita

La mia vita di fede

Ti preoccupi di conoscere e comprendere il “Progetto del Regno” di Gesù? Sai quale “progetto di vita” vuole per te? Che cosa fai per migliorare e approfondire il tuo incontro personale con Lui? Dedichi tempo per leggere, riflettere, pregare e agire secondo il Vangelo? Sei consapevole che ricevendo il Pane eucaristico, sei poi chiamato a vivere come discepolo-missionario di Gesù? Vivi con gioia e consapevolezza il tuo appartenere alla Chiesa? Come contrasti una certa crisi d’identità e un diffuso individualismo con conseguente calo di fervore presente tra noi cristiani? Come reagisci davanti alle critiche, alle lamentele, al logoramento della vita quotidiana, dentro e fuori la comunità ecclesiale? Sei segno di unità e favorisci il lavoro d’insieme oppure il chiacchiericcio e la divisione? Nei Giorni del Signore sai scegliere il tempo della vera festa, del giusto riposo, dedicandolo a te, alla tua famiglia e a Dio senza lasciarti travolgere dalla sete di guadagno e da un esclusivo desiderio di divertimento? Riservi un po’ di tempo personale alla preghiera? Sai pregare insieme alla tua famiglia?

La mia vita relazionale

  Scegli di vivere con intelligenza e prudenza i doni che possiedi? Sei prolungamento credibile e gioioso della Misericordia di Dio? Verso i fratelli e le sorelle usi un linguaggio compassionevole, rispettoso, appropriato, senza discriminazioni? Sai accettare le critiche con umiltà? Scegli di essere testimone del perdono? Nel quotidiano, sei un costruttore di pace, persona mite, paziente e dialogante con tutti? Sei invidioso di ciò che gli altri hanno o sanno fare? Le persone con cui lavori e vivi si possono fidare di te? Hai attenzione, tenerezza e cura verso tutti? Collabori per il bene della tua famiglia, oppure fai valere e imponi solo i tuoi diritti e i tuoi bisogni? Ti prendi cura dei tuoi genitori, degli anziani e degli ammalati della tua famiglia?

La mia vita sociale

Come impieghi il tuo tempo? Ti sforzi di conoscere la realtà e il mondo in cui vivi? Stai imparando a non abusare, ma a valorizzare in modo appropriato i mezzi di comunicazione (televisione, Internet, Facebook, Wathsapp, Sms, YouTube, ecc…)? Hai a cuore il “bene comune”? Contrasti attivamente l’indifferenza e la “cultura dello scarto”? Combatti la corruzione? Vivi da cittadino responsabile? Ami prenderti cura del fratello e delle sorelle che incontri sulla tua strada, dei problemi e dei disagi degli immigrati, dei senza tetto e senza lavoro? Come reagisci davanti a sentimenti o atteggiamenti di disprezzo e di razzismo? Là dove risiedi, sei un effettivo “costruttore di giustizia”? Ti senti parte di un tutto, in cui “tutto e tutti” siamo in relazione? Davanti alle pressanti e urgenti emergenze ambientali, cosa fai per prevenire, rispettare, custodire la Madre Terra in cui abiti? Nel tuo spazio quotidiano di vita eviti gli sprechi e specialmente quelli alimentari, le spese inutili, lo sperpero ingiustificato di risorse e/o l’accumulo ossessivo di cose superflue? Sei aperto alla solidarietà come “progetto di vita”?

Video: Il ponte del perdono

Beati noi Giovani

 Se avremo il coraggio dell'autenticità quando falsità e compromesso sono più comodi: la verità ci renderà liberi.

Se costruiremo la giovinezza nel rispetto della vita e nell'attenzione dell'uomo e della donna in un mondo malato di arrivismo e carrierismo: daremo testimonianza di amore.

Se , in una società deturpata dall'odio e dalla violenza, sapremo accogliere e amare tutti: saremo costruttori e artigiani di pace.

Se sapremo rimboccarsi le maniche davanti al male, al dolore, alla disperazione: saremo , come Maria, presenza amica e discreta che si dona gratuitamente.

Se avremo coraggio di dire in famiglia, nella scuola, nell'università, tra gli amici che Gesù è la certezza per una vita ben riuscita: saremo il sale della terra e la luce del mondo.

Amen

Abbraccio di pace con tutti per esprimere la riconciliazione come dono ricevuto ed accolto

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