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Gim Padova: Uno spiraglio di luce

Febbraio 2009

Veglia GIM, febbraio 2009

UNO SPIRAGLIO DI LUCE

“I morti hanno bisogno di pietà, il Vivente di audacia”
(don Primo Mazzolari)

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

Is 43,18-19.21-22.24b-25

 
Così dice il Signore:
«Non ricordate più le cose passate,
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;
anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Tu mi hai dato molestia con i peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati».

Il coraggio della giustizia (don Primo Mazzolari)

Quanti sono gli uomini veramente liberi in ordine alla giustizia? Quanti sono quelli che sono disposti a perdere una piccola comodità, un piccolo posto, una piccola stima? Quanti sono quelli che hanno il coraggio di affrontare il rischio dell'abbandono, della solitudine?
Voi lo vedete nella vita di Cristo: e mi bastano queste parole perché voi sentiate quale testimonianza ha portato il Figlio del Padre in ordine alla giustizia; perché egli è morto in testimonianza della verità. Gli sarebbe costato così poco: uno di quei piccoli compromessi che gli uomini accorti e gli uomini furbi (perché il mondo è diventato pieno di uomini furbi...), sarebbe costato così poco al Signore comporre il motivo fondamentale della sua rivelazione o della sua presenza sostanziale come Figlio del Padre con quelli che erano i criteri, abbastanza larghi e abbastanza disposti a concedere molto, dei farisei e dei capi del popolo.
E quando qualcuno mi dice: vedete, ha lasciato fare .... Sì, ha lasciato fare. Sì, ha lasciato fare, ma non ha negato niente, non ha scombinato niente, non ha tolto niente alla Verità e alla Giustizia. E le parole le ha dette non di nascosto. E quando gli uscivano delle parole fra poca gente, si permetteva di dire come comando ai suoi discepoli: “Quello che avete sentito da vicino, quasi sottovoce, andate e predicatelo dai tetti”. Perché, in fondo, cosa manca a questo povero mondo per arrivare alla giustizia? La giustizia, come dicevo prima ,sono le opere: ma se la giustizia come opera non ha il suo fondamento nella coscienza umana, come si fa a costruire la giustizia quando non ce ne importa? Quando anche noi siamo diventati dei servi del padrone, servi di tutti? Qualche volta [schiavi] anche del sorriso di un amico, che si fa trattenere dentro il grido della rivolta, che prima di essere espressione di violenza esterna, deve essere espressione di quella certezza granitica, che è la prima violenza e la prima resistenza.
I resistenti veri non sono quelli che sparano, non sono quelli che uccidono, non sono quelli che rompono le teste, non sono quelli che incendiano uno stabilimento, per il fatto che dentro manca il senso di rettitudine e del rispetto dell'uomo. Sono quelli che hanno il coraggio di resistere senza bisogno di mancare verso quello che è il valore umano, anche se contenuto in una persona che si è sconsacrata nelle opere del male”

Lc 2,1-11: Alzati prendi il tuo lettuccio e cammina

Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati". Erano là seduti alcuni scribi che pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?". Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua". Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".

Per la condivisione

Le mie paralisi
I miei “barrellieri”
La folla
Alzati!!!! ... per me

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Una risposta creativa...
                                                             IL FUTURO DEI MIEI
                                                                                                          Alessandro Ghebreigziabiher


Su una nave. In mare. Da qualche parte.
«Zio Amadou?».
«Sì...»
«Zio?».
«Sì?».
«Mi senti?».
«Sì che ti sento...».
«Ma non mi guardi.. .».
L'uomo si volta ed accontenta il nipote. «Stai tranquillo, gli dice inarcando il sopracciglio sinistro, le mie orecchie funzionano bene anche senza l'aiuto degli occhi...». E si volta a studiare le onde.
Il ragazzino, poco più di sei anni, lo osserva dubbioso, tuttavia si fida e riattacca: «Zio... Tu conosci bene l'Italiano?» .
«Certo, laggiù ci sono già stato due volte».
«Conosci proprio tutte le parole?»
«Sicuro,Ousmane».
Il nipote si guarda in giro, come se avesse timore di essere udito da altri, e arriva al sodo: «Cosa vuol dire extracomunitario?».
L'uomo, alto e magro, ha trent'anni, ma la barba grigia gliene aggiunge almeno una decina. Non appena coglie l'ultima parola del bambino, si gira di scatto e fissa i propri occhi nei suoi.
Trascorre un breve istante che tra i due sa di eternità, possibile solo in un viaggio in cui è in gioco la vita.
«Extracomunitario, dici?, ripete abbozzando un sorriso sincero, extracomunitario è una bellissima parola. I comunitari sono quelli che vivono tutti in una stessa comunità, come gli italiani, e l'extracomunitario è colui che ne entra a farne parte arrivando da lontano. Non appena i comunitari lo vedono capiscono subito che ha qualcosa che loro non hanno, qualcosa che non hanno mai visto, un extra, cioè qualcosa in più. Ecco, un extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più».
«E questo qualcosa in più è una cosa bella?».
«Certamente!, esclama Amadou accalorato, tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. lo sono così così, ma tu sei di sicuro una cosa bella, bellissima».
L'uomo riprende a far correre lo sguardo sulla superficie dell'acqua, quando Ousmane lo informa che l'interrogatorio non è ancora terminato: «osa vuol dire immigrato?».
Lo zio stavolta sembra più preparato e risponde immediatamente: «Immigrato è una parola ancora più bella di extracomunitario. Devi sapere che quando noi extra comunitari arriveremo in Italia e inizieremo a vivere lì, diventeremo degli immigrati».
«Anche io?».
«Sì, anche tu. Un bambino immigrato. E siccome sei anche un extracomunitario, cioè uno che porta alla comunità qualcosa in più di bello, tutti gli italiani con cui faremo amicizia ci diranno grazie, cioè ci saranno grati. Da cui, immigrati. Chiaro?».
«Chiaro, zio. Prima extracomunitari e poi immigrati».
«Bravo», approva Amadou e ritorna soddisfatto ad ammirare il mare che abbraccia la nave.
Ciò nonostante, non ha il tempo di lasciarsi rapire nuovamente dai flutti che il bambino richiama ancora la sua attenzione: «Zio...».
«Sì?», fa l'uomo voltandosi per l'ennesima volta.
«E cosa vuol dire clandestino?».
Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere, tuttavia riesce nell'impresa: «Clandestino... Sai, questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari, come quasi tutti gli italiani che incontrerai di passaggio, molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello e qualcuno di loro potrà al contrario insinuare che sia qualcosa di brutto. Tu non devi credere a queste persone, mai. Promettilo!». Il tono dell'uomo diviene all'improvviso aggressivo, malgrado Amadou non se ne accorga.
«Lo prometto!» si affretta a rispondere il bambino, sebbene non sia affatto spaventato.
«Per quante persone possano negarlo, prosegue lo zio, tu sei qualcosa in più di bello e questo a prescindere se tu diventi un immigrato o meno, a prescindere da quel che pensano gli altri. E lo sai perché?».
«Perché?».
«Perché tu sei un clandestino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro dei tuoi cari...».
L'uomo riprende ad osservare il mare.
Ousmane finalmente smette di fissare lo zio e si volta anch'egli verso le onde.
Mi correggo, il suo sguardo le sovrasta e punta oltre, all' orizzonte. «Sono il futuro dei miei...», pensa il bambino. Le parole si mescolano ad orgoglio e commozione, gioia e fierezza. E chi può essere così ingenuo da pensare di poterlo fermare?


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