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GIM Napoli: Sii segno del Regno

giugno 2006

VIVI DA RISORTO: SII SEGNO DEL REGNO

CANTO


PREGHIERA INIZIALE

Padre, come non riunire nella nostra preghiera L’umanità intera, dato che il tuo Divin Figlio

Nostro fratello Gesù Cristo, ha versato Il suo sangue per tutti gli uomini, di tutti i paesi, di tutti i tempi?

Ma permettimi, Signore, un’intenzione speciale per il mio popolo, il mondo dei senza voce. Ci sono migliaia e migliaia di creature umane senza diritto di alzare la loro voce, senza possibilità di reclamare, di protestare: i senza casa, i senza cibo, gli ignudi.

Se noi che crediamo in Te avessimo aiutato i nostri fratelli ricchi, i privilegiati, aprendo I loro occhi, ridestando le loro coscienze, gli ingiusti non sarebbero avanzati, la distanza tra ricchi e poveri non sarebbe così stridente, non solo fra individui ma anche tra continenti.

Fa tu, o Signore, ciò che noi non abbiamo saputo fare e non sappiamo fare. Com’è difficile superare la barriera degli aiuti, dei doni, dell’assistenza, e raggiungere il dominio della giustizia! I privilegiati si irritano, si credono mal giudicati; scoprono la ribellione e il comunismo nei gesti più democratici, più umani, più cristiani.

L’errore, per lo meno in parte, è nostro. Se le chiese riuscissero a dare una testimonianza della volontà di liberarsi dagli ingranaggi del denaro! Padre, manda il tuo Spirito perché Lui solo può rinnovare la faccia della terra! Lui sono potrà cancellare gli egoismi, condizione indispensabile perché siano superate le strutture ingiuste che tengono milioni di esseri in schiavitù.

Lui solo potrà aiutarci a costruire un mondo più umano e più cristiano. Amen.

( Dom Helder Càmara, La voce del mondo senza voce, EMI)



IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Lc. 5,1-11


RIT.

  • Giallo:è il colore della festa, della luce, del sole. La nostra speranza inizia con l’alba della Risurrezione, con la Pasqua. Siamo chiamati a vivere la festa dell’Ottavo giorno, e a testimoniare la nostra gioia a tutti.


D. Vito: Nel 1975 partì alla volta del Brasile, e come ogni realtà lontana conosciuta sui libri o attraverso le lettere, l’impatto con la durezza della povertà, della fame, dell’ingiustizia e dell’elevata mortalità infantile provocarono in don Vito difficoltà nel vivere il Vangelo, sembrava più semplice andarsene in una realtà meno dura, ma come testimoniare poi sulla sua vita la scelta di Cristo e dei poveri se non riusciva ad accogliere questi ultimi?

Così scelse di proseguire la sua missione lì, in una parrocchia di 30.000 abitanti sparsi nei villaggi attorno al municipio ed altrettanti nella città.

Si pose in ascolto della sofferenza della gente e delle ingiustizie che opprimevano molte famiglie di contadini, a causa dei soprusi da parte dei proprietari terrieri, per la maggior parte ex soldati dell’esercito. Don Vito iniziò a camminare insieme a loro ed il Vangelo diventò messaggio di annuncio di resurrezione e denuncia delle ingiustizie subite dalla gente.

  • Arancione: è il colore che anticamente nella Liturgia indicava l’incarnazione, era usato a Natale. Ci ricorda che questo nostro tempo e questa nostra realtà sono i contesti in cui a noi è dato di vivere secondo il Vangelo.

Dom Pedro Casaldaliga: “Alla fine del cammino mi diranno: Hai vissuto? Hai amato? Ed io, senza dire niente, aprirò il cuore pieno di nomi” dom Pedro Casaldaliga ti parla con schiettezza, da dentro i suoi profondi 76 anni, pieni di passione e di volti. Anche tu ti fermi e pensi: “e chi abita dentro di me?” Pastore della sua gente, con pochi ma chiari principi guida: “non avere nulla, non portare nulla, non potere nulla. Non chiedere nulla. E però, anche, non uccidere nulla, non tacere nulla. Solo il Vangelo come spada affilata e il pianto ed il riso nello sguardo. E questo sole e questi fiumi e questa terra sfruttata come testimoni della Rivoluzione già esplosa. E più nulla!”

  • Rosso: è il colore del fuoco dello Spirito, della Pentecoste. E’ il colore del dono appassionato, della forza dell’Amore. Questo amore chiede di essere ridonato perché tutti lo possano conoscere.

Sr. Rachele Fassera: ….Lungo la strada abbiamo visto la disperazione della nostra gente, la desolazione, la paura…avevano bruciato decine e decine di case, rapito altri, e ucciso cinque persone. Qui già qualcosa cambiò dentro di me, lungo quella strada sono diventata comboniana, condividere la vita, la sofferenza della nostra gente, essere lì con loro…Lì sono diventate vere per me le parole di Gesù: non c’è amore più grande che dare la vita! ..le ho capite perché per dare la vita, non sei tu che decidi di darla, ti viene donato. Con la forza ottenuta dal Signore abbiamo sempre chiesto di aiutarci a trovare la via della pace…perché la pace è possibile…e io ringrazio il Signore per quanto mi ha donato in questa sofferenza. Lui mi ha messo nel cuore il desiderio del dialogo con tutte le parti, il desiderio di riconciliazione e perdono, la certezza che nel cuore do ogni persona c’è il seme della bontà, del bene.

  • Azzurro: è il colore del soprannaturale, appartiene a coloro che amano le cose spirituali, che si pongono pensieri di pace sanno superare le illusioni del mondo. Portas in sé il messaggio dell’infinità del cielo.

Juan Gerardi nacque a Città del Guatemala il 27 dicembre 1922. I suoi nonni erano italiani, ‘venduti’ nel 1871 dal capitano della nave al dittatore del Guatemala J.R. Barrios. Ordinato sacerdote, svolse la sua missione in mezzo ai più poveri. Venne consacrato vescovo di Cobàn nel 1967 e dell’etnia maya Quiché, in S. Cruz nel 1974. Il Guatemala era afflitto da grandi differenze sociali, dal narcotraffico e dalla sistematica violazione dei diritti umani. La vita politica è stata caratterizzata da colpi di stato con conseguenti limitazioni delle libertà. Mons. Gerardi è sconcertato dai massacri di preti, catechisti, leader di comunità. La sua protesta è forte:

Il continente Latinoamericano è il continente della speranza, è il continente dove vive il maggior numero di cattolici, è il continente che ha moltissime cose buone, ma è anche, senza dubbio, il continente dell'ingiustizia, della oppressione, della dominazione… L'America Latina è un continente di ingiustizia perché la povertà non è una povertà voluta da Dio; non è la povertà di cui parla Gesù: ‘i poveri li avrete sempre con voi’, perché la povertà di cui la gente soffre è una povertà voluta e indotta, frutto dell'ingiustizia. È una povertà effetto della impunità e della corruzione”.


  • Verde: è il colore del rispetto, della vita, della freschezza, della novità nella fedeltà. Liturgicamente è il colore del tempo ordinario, spazio in cui si esercita la speranza.


P. Paolo Serra:

missione è far aprire gli occhi della società, dell’informazione, della Chiesa verso tutti i Sud, e questo l’impegno italiano di p. Paolo, amplificando la sfida dell’immigrazione, riconoscendo dietro al “problema” dello straniero, prima di tutto la sua persona, la sua dignità la sua importanza di figlio di Dio.

Ci manca la virtù dell’ascolto. Non basta l’orecchio, occorre il cuore, i sentimenti, gli atteggiamenti, lo sguardo”.

Con la stessa grinta è ripartito a marzo del 2005 per l’ Uganda, dove è morto dopo pochi mesi per un’emorragia celebrale.

“P. Paolo sapeva mettere insieme le persone,senza differenze, raccogliendo il bene in ciascuno per costruire un mosaico di comunione fra la gente e le comunità. È stato un apostolo, un operatore di pace, un uomo della chiesa, comunità delle comunità. La vita di Padre Paolo continua con noi la sua missione, una missione di cui è difficile enumerare gli effetti, perché si moltiplica in ciascuno e in tutti”


  • Violetto: è il colore dell’interiorità, dei forti, di coloro che non si lasciano abbattere dalle avversità della vita, che affrontano i pericoli, che combattono per il bene, che lottano contro l’ingiustizia.


Chiara Castellani: Si trovava a Kimbau, a 500 Km. Dalla Capitale Kinshasa, in un “ospedale” a curare le ferite dell’Africa, che non si rimarginano. Unico medico per centomila abitanti, e 5000 Km. quadrati; dopo un anno, un incidente d’auto le causa l’amputazione del braccio destro. “E’ stato quel giorno che sono diventata “un passero con un’ala sola”. Quando la mia vita di donna e di medico è stata spezzata in due. Quando Nzambi, il mio Dio in Kilongo, ha pensato bene di salvarmi perché continuassi a sognare insieme con Lui e con chi ha una sola speranza, quella di essere amato dal Padre degli ultimi e degli oppressi. Da colei che amputava, sono diventata io l’amputata. Cambia tutto. Adesso abito nella terra di coloro ai quali, come chirurgo dio guerra ho dovuto tagliare gambe e braccia. Cambia veramente tutto.!”


  • Indaco: è il colore che ci ricorda le ceneri, la buona coscienza, la possibilità di conversione affidata alla nostra vita.

Fredy Kunz: nel 1939 sente la chiamata a diventare prete, prete per gli operai, prete per i giovani. Il padre, critico verso i preti, è fortemente contrario ma c’è la guerra e il discorso viene rimandato. Fredy parte per il fronte in Alsazia e qui comincia il lungo periodo di prigionia. L’esperienza del campo di concentramento fu anche tempo di preghiera, di più profonda riflessione sul senso della vita. Erano davvero necessarie tutte quelle bombe? E’ questo uno dei tanti interrogativi di Alfredinho. Nel 1968 arriva in Brasile, nello stato del cereà, immenso serbatoio di poveri, contadini senza terra che vivono ai margini del sterminate fazendas. Imparare a vivere all’ombra di Nabucodonosor, conquistando spazi di resistenza e di libertà, in cui esprimere il diritto alla vita, alla dignità, alla giustizia, alla pace, è il percorso di spiritualità testimoniato da Fredy Kunz.


  • I colori, tutti insieme, distinti e uniti formano la bellezza di tutto quello che vediamo, ci dicono che la bellezza è data dalla diversità e nella diversità si vive la comunione.


Jean Vanier: dedica la vita a uomini e donne portatori di handicap mentale, provenienti da ospedali psichiatrici, da istituti e dalla strada. Nel 1964 fonda la comunità dell’Arca accogliendo due persone in una piccola casetta a Trosly-breuil, in Francia. “Accogliere non è per prima cosa aprire la porta di casa, ma aprire le porte del proprio cuore e perciò diventare vulnerabili. E’ prendere l’altro all’interno di se, anche se è sempre un rischio che disturba e toglie sicurezza: è preoccuparsi di lui, essere attenti, aiutarlo a trovare il suo posto…Dare la vita significa essere colmi di sacro stupore e di profondo rispetto davanti al mistero della persona; significa vedere al di la di tutto quello che è spezzato…Ciò che conta è l’incontro con le pesone, l’ascolto, la condivisione; tutto ciò insomma che si chiama misericordia.


IN ASCOLTO DELLA PAROLA: Gal. 5,13-25

Dall’Omelia di Khartum – 11.5.1873 - Mons. Daniele Comboni

Sì, io sono di già il vostro Padre, e voi siete i miei figli e come tali vi abbraccio e vi stringo al mio cuore.

Assicuratevi che l’anima mia vi corrisponde un amore illimitato per tutti i tempi e per tutte le persone. Io ritorno fra voi per non mai più cessare di essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno ugualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e il povero, il sano e l’infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie. Io prendo a far causa comune con ognuno di voi e il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la vita per voi.





Silenzio

Condivisione

Padre Nostro: Affinché il suo nome non venga ingiuriato,

affinché venga a noi il suo Regno e sia fatta la sua volontà,

non solo in cielo, ma anche in terra,

rispettate il nostro pane quotidiano,

rinunciando, voi, allo sfruttamento quotidiano;

non fate di tutto per riscuotere il debito che non abbiamo fatto

e che vi stanno pagando i nostri bambini, i nostri affamati, i nostri morti;

non cadete più nella tentazione

del lucro, del razzismo, della guerra;

noi faremo il possibile per non cadere nella tentazione

dell’odio e della sottomissione,

e liberiamoci, gli uni e gli altri, dal male.

Solo così potremo recitare insieme

La preghiera della famiglia che il fratello Gesù ci insegnò.

Padre nostro, Madre nostra, che sei in cielo e in terra.

Canto

di: Luca Manganelli

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