giovaniemissione.it

GIM Padova: Dall'indifferenza alla comunione. Perchè Dio è venuto in mezzo a noi?

ottobre 2002

Dall'indifferenza alla comunione

Veglia del  I G.I.M. Padova 
12 Ottobre  2002

cerca nel sito

torna alle pagina delle Veglie del G.I.M.

scrivi

 

A proposito di un Dio che ci viene incontro: 

leggi anche le Catechesi dei Gim di Venegono e di Firenze

 

Pròvocati!!!

 

 

“Egli non aveva affatto bisogno di noi.

Ed anche Gesù non aveva che da restare (ben) tranquillo, nel cielo (...) .  

Egli era proprio tranquillo nel cielo e non aveva affatto bisogno di noi. 

Perché Egli é venuto? Perché é venuto al mondo?

Bisogna credere, amico mio, che io ho una certa importanza, io una donna da niente. Bisogna credere che lo scaglionamento del tempo, lo scaglionamento nel tempo aveva una certa importanza. Bisogna credere che lÂ’uomo e la creazione e la destinazione dellÂ’uomo e la vocazione dellÂ’uomo ed il peccato dellÂ’uomo e la libertà dellÂ’uomo e la salvezza dellÂ’uomo avevano una certa importanza, tutto il mistero, tutti i misteri dellÂ’uomo. Diversamente, contrariamente, era così semplice, e così presto fatto (...) CÂ’era solo da non creare lÂ’uomo, cÂ’era solo da non creare il mondo. Allora non ci sarebbe stata più la decadenza, non ci sarebbe stata più la caduta, non ci sarebbero state né caduta né redenzione. Non ci sarebbe stata più alcuna storia, non ci sarebbe stata più alcuna seccatura. Tutto il mondo sarebbe restato a casa propria. Come é possibile che io non sia grande, amico mio, se ho messo fuori posto tante cose, disordinato tante cose, e un (così) gran mondo? 

Per aver avviato una storia così tragica. 

Un Dio, amico mio, Dio si é scomodato, Dio si é sacrificato per me”.

(Charles Péguy)

 

Provocare lo spirito,  ma anche le nostre vite di tutti i giorni. E per "provocarle" eccoti 

le parole di 

Padre Alex   

CANTO D'INIZIO

 

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo 

 

 

 

 

 

                                       

 

 

Dalla lettera di San Paolo ai Romani”, cap. 8,22-25:

“Sappiamo che fino ad ora la creazione tutta geme e soffre le doglie del parto; anzi, non solo essa, ma anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito, noi pure gemiamo in noi stessi in attesa dell’adozione, del riscatto del nostro corpo. In speranza, infatti, noi siamo stati salvati. Ora, la speranza che si vede, non é più speranza; difatti chi spera ciò che vede? Ma se noi speriamo ciò che non vediamo, é per mezzo della pazienza che l’aspettiamo”.

 

Sin dall’infanzia del mondo c’é una domanda che accompagna l’uomo, e segna il suo rapporto con Dio: “chi sono?”, “dove vado?”; l’esistenza umana sembra caratterizzata all’origine dalla ricerca di segni che rivelino una qualche traccia di risposta, che indichino una Presenza capace di ascoltare e di sottrarre la vita alla disperazione della morte, offrendo una nuova prospettiva.

La creazione geme e soffre, ma S. Paolo aggiunge che é innanzitutto “in speranza” che siamo stati salvati, speranza però che esige una pazienza.

   

 

 

Da un testo di A. Dumas:

“La nostra epoca valorizza la violenza come la via attraverso cui potrò costruire il mio Io, attraverso cui gli oppressi della società potranno emergere, e grazie alla quale l’identità personale e la giustizia sociale potranno essere finalmente affermate. (...) Ma anche se la violenza é il luogo dell’umanità, l’amore é la sua destinazione, (...) attraverso la pazienza della passione e il nuovo inizio della resurrezione”.

 

E sono proprio la “pazienza della passione” e la promessa del “nuovo inizio della resurrezione” che noi ritroviamo in apertura dell’Apocalisse, nelle Lettere alle Sette Chiese, sette comunità ciascuna con le proprie vittorie e le proprie cadute, le proprie fatiche e le proprie gioie, con i sorrisi e le lacrime, con tutte le chiusure e le aperture che sono quelle di sempre, di allora e di adesso, delle nostre comunità come di quelle di un tempo...

Le sette chiese siamo noi, con le nostre contraddizioni e le nostre ricchezze, con la nostra voglia di resistere e creare il nuovo.  

 

CANTO  

 

Dal Libro dell'Apocalisse (2,1-5; 3,1-3 )

"All'angelo della chiesa di Efeso scrivi: Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova - quelli che si dicono apostoli e non lo sono- e li hai trovati bugiardi. Sei costante e hai molto sopportato nel mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore. Ricordati da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. 

All'angelo della chiesa di Sardi scrivi: Conosco le tue opere: ti si crede vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai accolto la Parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia in quale ora io verrò da te" 

 

(Spazio per la riflessione personale)

 

CANTO E SIMBOLO (viene consegnata ad ogni giovane una pietra bianca)

"Al vincitore darò una piccola pietra bianca, sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce al di fuori di chi la riceve" (Ap 2, 17)  

 

POESIA

 

Ho pena delle stelle

che brillano da tanto tempo,

da tanto tempo....

Ho pena delle stelle.

 

Non ci sarà una stanchezza

delle cose,

di tutte le cose,

come delle gambe o di un braccio?

Una stanchezza di esistere,

di essere,

solo di essere,

lÂ’essere triste lume o un sorriso...

 

Non ci sarà dunque,

per le cose che sono,

non la morte, bensì

unÂ’altra specie di fine,

o una grande ragione:

qualcosa così

come un perdono?

                         (F. Pessoa)

 

CANTO FINALE

 

 

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter