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GIM Padova: Chiesa e Politica, Dio da che parte sta?

gennaio 2002

Chiesa e Politica:
Dio da che parte sta?

Veglia del  I G.I.M. Padova 
12 gennaio 2001

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Chiesa e politica: Dio da che parte sta?

Am 5,21-24 e Is 58,1-12

12 GENNAIO 2002

<<Â…scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne.>> (Am 5,24)

Amos e Isaia
Amos e ... Carlo
Ci impegniamo Noi e gli Altri
Spunti di riflessione

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo

CANTO:

AMOS E ISA IA.

 

Io detesto il tuo culto! Paganeggiante esteriore, il culto d’Israele non riveste alcun valore agli occhi di Dio, ma maschera i disordini della società.

 

Am 5, 21-24

 

 

Il digiuno che piace a Dio. Amare il prossimo, rispettare la sua dignità umana, venirgli in aiuto, ecco ciò che rende gradito a Dio il digiuno, come ogni pratica religiosa. Al di fuori di ciò, tutta la religione è formalismo e menzogna e la ricostruzione del popolo è a questo prezzo.

 

Is 58, 1-12

 

 

CANTO:

 

AMOS E Â…Â…CARLO

 

Carlo era un giovane impegnato in Parrocchia, ricco di vita spirituale ed entusiasta della vita. Gli piaceva ballare e giocare a calcetto con gli amici. La sua famiglia, composta di cinque persone (Papà, Mamma e due sorelle) viveva in una zona di periferia in mezzo al verde.

Una Domenica, a Messa un brano della Bibbia proposto come prima lettura dalla liturgia di quel tempo e tratto dal libro del profeta Amos aveva risuonato particolarmente nel suo cuore. << Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioniÂ… lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un  torrente perenne >>. Uscito dalla Chiesa si era trattenuto a chiacchierare con gli amici  -come faceva di solito- sul sagrato della parrocchia. Mentre, a piedi, tornava a casa sentiva muoversi una certa inquietudine nel suo cuore, ma non riusciva a capire il perché.

Prima di pranzo – momento di riunione familiare dopo la settimana lavorativa – gli restava qualche spicciolo di tempo per riordinare la sua stanza che, svegliatosi tardi, aveva lasciato un po’ in aria. Mentre rimetteva a posto gli indumenti ciascuno nel suo apposito cassetto il Signore, toccandogli il cuore con la sua grazia, gli fece realizzare in un attimo il motivo della sua inquietudine.

Carlo, aprendo e chiudendo i cassetti dove riponeva i vari tipi d’indumenti secondo la sistemazione prestabilita, si era reso conto che la sua fede, con le sue pratiche religiose stava seriamente rischiando di diventare come un cassetto che si apriva e si chiudeva all’occorrenza senza inondare di sé l’intera la sua esistenza.

Adesso capiva perché la prima lettura della celebrazione Eucaristica di quella mattina lo aveva così scombussolato!

Il Signore gli stava chiedendo di passare ad una fede più adulta ed esigente che non si limitasse all’ambito parrocchiale, ma investisse ogni ambito della sua esistenza.

Fermo, piegato sulla cassettiera e con gli indumenti in mano, come se l’Autore della vita avesse messo in pausa il film della sua esistenza rifletteva sulla tragicità dei versi del profeta Amos. Si domandava, in quell’istante, se, per lui, la religione non fosse diventata più importante della fede, se le pratiche, invece di dare linfa, avevano rinsecchito la vita o semplicemente messo a posto la coscienza. E soprattutto si chiedeva cosa i suoi concittadini, i suoi colleghi di Università, i suoi parenti ed amici – magari non praticanti – avessero percepito di lui che ogni giorno entrava lì dove è custodito il Creatore dell’universo.

<< Carlo a tavola!>>, le parole della madre interruppero questi inquietanti pensieri. Carlo si diede una scossa e si avviò verso la sala da pranzo. Non appena seduti, tutti si erano avventati sui piatti, ma stavolta Carlo si alzò in piedi e disse, serio ed entusiasta: << Miei cari, abbiamo appena detto grazie al Signore in Chiesa perché non lo facciamo anche qui, per il cibo che ci ha donato. In fin dei conti anche questo viene da Lui!>>. Nel silenzio generale la mamma – scossa ma fiera – iniziò la recita del padre nostro.

 

Â…Â…Â…Â…Â….

 

Alzatosi di buon mattino, dopo essersi sistemato e aver recitato le solite preghiere, Carlo uscì per iniziare una nuova settimana lavorativa. Avvertiva, però, che quelle solite preghiere erano recitate con una nuova consapevolezza di fondo. Era come se, quella mattina, Qualcuno lo avesse dotato di una originale sensibilità. Oggi, per la prima volta si rendeva conto come per anni aveva percorso la strada comunale che lo portava alla facoltà dÂ’ingegneria: senza cinture, con lÂ’acceleratore pigiato a paletta, e il benché minimo rispetto delle precedenze, senza parlare dei semafori che, in alcuni casi, riteneva oggetti decorativi dellÂ’arredo urbano. DÂ’altronde era quello che faceva la stragrande maggioranza della gente perbene come lui. Solo adesso, i bambini extracomunitari che vendevano i fazzoletti ai semafori gli sembravano unÂ’offesa ai più elementari principi del diritto del lavoro. Adesso gli veniva voglia di scrivere al quotidiano locale per denunciare il menefreghismo dei dipendenti pubblici che rubavano sistematicamente quindici minuti di stipendio per far colazione al bar della facoltà  buona pace di chi faceva la  fila in segreteria.

Oggi, per la prima volta, realizzava seriamente che a nulla serviva cantare un bellÂ’Alleluia se poi, sistematicamente, entrava in ritardo a lezione disturbando la concentrazione dei suoi colleghi. Era meno importante fare catechismo ai bambini della parrocchia quando i suoi studi si avviavano verso un fuori corso da far paura alla faccia  dei suoi genitori che pagavano le tasse e della comunità civile che accumulava spese per servizi che avrebbero potuto essere impiegate per i più bisognosi. Era meno interessato ai programmi del gruppo parrocchiale giovanile di fronte alle migliaia di sigarette che in quegli anni aveva succhiato in barba ai polmoni delle sue sorelline, alla povertà dei disperati della sua città ed ai salari da fame che la multinazionale del tabacco pagava ai contadini del Sud del mondo. Guardava la sua realtà e sempre più capiva come era stato tragicamente facile in quegli anni sentirsi un bravo cristiano e contemporaneamente essere moralmente assente dalla comunità civile, universitaria e dei suoi amici.

Oggi, per lui, iniziavano ad acquisire importanza tutte quelle piccole cose che fino ad allora aveva ritenuto insignificanti, anzi apportatrici di noia e grigiore.

Sentiva che la vita aveva un profumo diverso.

Quello che San Paolo chiamava il buon profumo di Cristo. Adesso, per lui, il prodotto più ambito da acquistare.

 

 

CANTO:

CI IMPEGNIAMO NOI E NON GLI ALTRI

 

L. Ci impegniamo noi e non gli altri

Unicamente noi e non gli altri,

né chi sta in alto né chi sta in basso,

né chi crede né chi non crede.

Ci impegniamo

Senza pretendere che altri sÂ’impegnino,

con noi o per suo conto,

come noi o in altro modo.

 

T. Ci impegniamo

senza giudicare chi non sÂ’impegna,

senza accusare chi non sÂ’impegna,

senza condannare chi non sÂ’impegna,

senza disimpegnarci perché altri non s’impegna.

CÂ’impegniamo

Perché non potremmo non impegnarci.

C’è qualcuno o qualche cosa in noi,

un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,

più forte di noi stessi.

 

2L. CÂ’impegniamo

per trovare un senso alla vita,

a questa vita, alla nostra vita,

una ragione che non sia una delle tante ragioni,

che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.

Si vive una sola volta

E non vogliamo essere <<giocati>>

In nome di nessun piccolo interesse.

 

T. Non cÂ’interessa la carriera,

Non cÂ’interessa il denaro,

non cÂ’interessa la donna o lÂ’uomo

se presentati come sesso soltanto,

non c’interessa il successo né di noi né delle nostre idee,

non cÂ’interessa passare alla storia.

 

1L. Ci interessa di perderci

per qualche cosa o per qualcuno

che rimarrà anche dopo che noi saremo passati

e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

 

T. Ci impegniamo

A portare un destino eterno nel tempo,

a sentirci responsabili di tutto e di tutti,

ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,

verso lÂ’amore.

 

2L. Ci impegniamo

non per riordinare il mondo,

non per rifarlo su misura, ma per amarlo;

per amare

anche quello che non possiamo accettare,

anche quello che non è amabile,

anche quello che pare rifiutarsi allÂ’amore,                   

perché dietro ogni volto e sotto ogni cuore

c’è, insieme a una grande sete d’amore,

il volto e il cuore dellÂ’amore.

T. Ci impegniamo

Perché noi crediamo all’amore,

la sola certezza che non teme confronti,

la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

                     Don Primo Mazzolari

 

CANTO:

 

SILENZIO

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE

 

  1. Pensi che la politica, sia “cosa sporca e per pochi” o una “realtà possibile e doverosa per tutti e ,quindi, per te? Almeno nella dimensione della storia di Carlo.
  2. Far politica portando Cristo nel cuore. Ci credi?
  3. Hai mai pensato che le tue qualità potrebbero essere messe a servizio degli altri in quella che il catechismo degli adulti definisce “una forma esigente di carità”: la politica?
  4. Hai, nel tuo piccolo, qualche esperienza di servizio da condividere che potrebbe far capire lÂ’importanza dellÂ’impegno politico?

 CONDIVISIONE

 

 

CANTO FINALE E BENEDIZIONE

 

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