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Caro/a amico/a di Ormegiovani! Cominciare questa nuova rubrica dopo qualche
tempo dalla mia partenza dall’Italia, mi fa molto piacere e richiama alla mia
mente e al cuore molti volti conosciuti sulle strade d’Italia. Anche li’ ho
cercato umilmente di vivere quell “far causa commune” con I giovani con I quali
camminavo e continuo a camminare anche se a distanza di migliaia di kilometri.
Cercavamo di scoprire insieme il volto di questo nostro Dio incarnato nella vita
e nei volti dei poveri, degli immigrati, dei drogati, delle realta’ emarginate
che sono molto comuni anche li’ da noi in Italia. Eravamo e siamo ancora
sostenuti da una “Spiritualita’ della Strada” dove l’Eucaristia diventa vita
vera e spezzata “con”, dove a noi uomini e donne di oggi, cristiani del 3
millennio viene chiesto di vivere la propria fede “sporcandoci le mani”.
E proprio con nel cuore e nella mente questo viaggio nella vita che ripenso alle
famose parole di un profeta qual’e’ stato Daniele Comboni:
“ Il primo amore della mia giovinezza fu per l’infelice Nigrizia, e lasciando
quant’eravi per me di piu’ caro al mondo, venni, or sono sedici anni, in queste
contrade per offrire al sollievo delle sue secolari sventure l’opera mia.
Ritorno tra voi per non mai piu’ cessare d’essere vostro, e tutto al maggior
vostro bene consacrato per sempre. Il giorno e la notte, il sole ela pioggia, mi
troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e
il povero, il sano e l’infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo
avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sara’ il mio, e le
vostre pene saranno pure le mie. Io prendo a far causa comune con ognuno di voi,
e il piu’ felice dei miei giorni sara’ quello, in cui potro’ dare la vita per
voi.”
Oggi mi ritrovo qui in Africa e a Korogocho in Kenya, proprio con tutta la
voglia e il desiderio di vivere in pienezza queste parole di Comboni, perche’
scaturiscono da un cuore innamorato di Cristo, dell’uomo, della “Nigrizia”.
Pagando di persona senza “ma” e senza “se’. Ritornare a Korogocho e’ significato
molto per me, come uomo, come cristiano e prete. Ho scelto di essere qui in
questa citta’/baraccopoli assurda, risultato evidente di un sistema economico
impazzito. Vivo in una baracca in mezzo alla gente, tentando di portare avanti
il testimone non facile di un amico come p.Alex Zanotelli e altri che qui hanno
vissuto.
120.000 persone ammassate e sardinizzate in 2km per 2 dove poverta’, malattie,
morte e vita, aids, insicurezza, delinquenza ecc. sono pane amaro quotidiano.
Per me oggi far causa commune vuol dire camminare davvero anche fisicamente con
I poveri, I drogati, I bambini di strada, I lebbrosi, le piccole comunita’
cristiane, I lavoratori della discarica, I giovani, le donne, I ladri, le
prostitute ecc.
Tanti kilometri ogni giorno sulle strade polverose di Korogocho scoprendo che
questo Dio della Vita vince la morte. A Korogocho questo lo “vedi”, lo
“percepisci”, lo “senti” con gli “occhi e il cuore della fede”.
I poveri, la gente, le
mamme a Korogocho risorgono veramente! Ringrazio Dio, Padre e Madre, per questo
grande dono-privilegio: ogni giorno imparare alla scuola dei poveri. Ripieni di
una ricchezza che molto spesso e’ la voglia di vivere, di resistere, di
abbandonarsi alla “Provvidenza”. Di credere che la gioia dello “stare insieme” e
della ricerca di unita’ e’ lottare per I propri diritti e per I bisogni primari
e’ cio’ che vince la morte! Passione e Resurrezione!
Far causa comune per e’ sentire questa passione e lotta, cadute e resurrezioni
quotidiane, bene e male, vita e morte dei poveri di Korogocho! La vita qui e’
dura quotidianeita’ per la gente e ti dico che e’ dura anche per me, per noi….
Ma ne vale la pena! Mi sento vivo!!
Per un Dio che danza la Vita con la gente di Korogocho, sto ‘imparando a
danzare”!
Karibu Korogocho! Benvenuto/a a Korogocho!
Con un sorriso e un abbraccio fraterno
Daniele Moschetti |
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