Ieri
ho sentito la morte accanto a me
Ieri
ho sentito la morte accanto a me.
Nel
vedere la famiglia di Andrés Sosa1,
i
suoi figli straziati dal dolore,
dall'impotenza,
ho
sentito la morte accanto a me.
Più
vicina di prima.
Ho
compreso quanto sia difficile il sacrificio.
Ho
pensato ai miei figli, alla mia vita ed alla mia storia,
però
vicino alla morte ho sentito 1'amore,
questo
amore che ora sento per te,
per
i miei figli ed il mio popolo,
e
di nuovo ho sentito la vita accanto a me.
Ho
pensato che malgrado il dolore profondo che potrei lasciare,
sento
di aver vissuto già il meglio della vita.
Della
mia infanzia ricordo mia madre che lavora,
i
miei fratelli risoluti nell'educarci,
la
tristezza per non avere mio padre accanto.
Ma
quando ho calpestato per la prima volta il deserto
ho
anche cominciato a vivere i migliori anni della mia vita.
E
se anche insieme ai miei fratelli andavamo a scuola senza
mangiare,
eravamo
felici.
Ricordo
quando andavo in chiesa e mi feci catechista.
Ricordo
«I Figli del Popolo»,
il
gruppo «Rinnovamento»,
i
bambini dei gruppi 12 e 18
seduti
sui mattoni e sulle panche che metteva Gustavo
affinché
dipingessero.
Ricordo
le lotte per organizzarci e studiare,
le
attività comunitarie e le scuole popolari.
Anna
e i professori del SUTEP2,
le
pentole comuni.
Le
innumerevoli ed interminabili marce
le
donne organizzate.
Le
nostre gioie, le pene ed i successi raggiunti.
I
miei bambini della scuola Miguel Grau, il 6070.
E
allora continuo a ricordare
e
sento di aver vissuto la parte più bella della vita.
I
miei figli
la
tenerezza di David e la timidezza del piccolo Gustavo.
Questo
amore così infinito,
per
i miei figli,
per
il mio popolo che soffre e si corrode 1'anima.
La
sua allegria per le «polladas»3 e le riunioni
sportive.
Come
mi sento viva, Dio mio.
Grazie
per avermi dato ciò che mi dai, tutto!
L'amore
1'offrire
di me stessa
quanto
ho potuto.
Tutto.
Grazie
mio Dio perché mí dai ancora la vita.
Febbraio
1992
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Ayer
tuve a la muerte cerca
Ayer
tuve a la muerte cerca.
Al
ver a la familia de Andrés Sosa,
a
sus hijos que se desgarraban de dolor,
de
impotencia,
sentí
la muerte cerca.
Màs
cerca que antes.
Comprendí
qué difícíl es el sacrificio.
Pensé
en mis hijos, mi vida y mi historia,
pero
cerca a la muerte sentí el amor,
este
amor que ahora siento por ti,
mis
hijos y mi pueblo,
y
volví a sentir la vida cerca de mí.
Pensé
que pese al dolor profundo que pudiera dejar,
siento
que ya viví lo mejor de mi vida.
De
mi ninez recuerdo a mi madre trabajando,
a
mis hermanos enérgicos en nuestra educación,
la
tristeza de no tener a mi padre cerca.
Pero
también cuando pisé por primera vez el desierto
empecé
a vivir los mejores anos de mi vida.
Aunque
con mis hermanos nos íbamos al colegío sin comer,
estàbamos
felices.
Recuerdo
cuando iba a la iglesia y me hice catequista.
Recuerdo
a «Los Hijos del Pueblo»,
al
grupo «Renovación»,
a
los ninos de los grupos 12 y 18
sentados
en los ladrillos y en los tablones que ponía Gustavo para
gue
pintaran.
Recuerdo
las luchas para organizarnos y estudiar,
las
faenas comunales y las escuelas populares.
A
Ana, a los profesores del SUTEP,
las
ollas comunales.
Las
marchas interminables e incontables
y
a las mujeres organizadas.
Nuestras
alegrías, penas y logros alcanzados.
A
mis ninos del Colegio Miguel Grau, el 6070
Entonces
sigo recordando
y
siento que he vivido lo mas hermoso de mi vida.
A
mis hijos,
la
ternura de David y la timidez de Gustavito.
Este
amor tan infinito,
a
mis hijos,
a
mi pueblo que sufre y se corroe el alma.
Su
alegría de las polladas y festivales deportivos.
Cómo
vivo, Dios mío.
Gracias
por darme todo!
El
amor,
el
dar todo lo que pude
de
mí misma.
Todo.
Gracias
Dios mío por seguirme dando la vida.
Febrero
1992
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