giovaniemissione.it

Le sfide ai cristiani del secolo XXI

di Comblin José

Le sfide ai cristiani del secolo XXI
di Comblin José


Introduzione

Il discorso della "opzione per i poveri" e per gli esclusi è discusso ancora oggi con insistenza e con veemenza; questo non significa che di fatto la Chiesa si trovi nel mondo dei poveri e degli esclusi. Mentre la Chiesa predica ed elabora documenti in favore dei poveri e degli esclusi, la classe dominante pubblicizza i suoi servizi per dimostrare la sua innocenza e la sua bontà etica, cercando di dimostrare la legittimità del suo sistema. In questa situazione se la Chiesa vuole avere qualche efficacia, qualche serietà nella sua opzione per gli esclusi sarà necessario fare molto di più del semplice denunciare condannare il sistema neoliberale in vigore, causa delle situazioni reali di dipendenza, spoliazione, povertà, miseria e di conseguenza di esclusione. Se il discorso della Chiesa è diventato vuoto e la sua opzione per i poveri una retorica, è urgente che lei inizi a offrire concretamente alternative alle vittime. Per questo dovrà esigere che il suo clero, educato e formato nel mondo degli inclusi, abbandoni la cultura arcaica e si inculturi nel mondo degli esclusi. Niente di quello che è piantato sopravvivrà se non sarà ben integrato nella cultura degli esclusi. Avrà la Chiesa visione, animo e capacità di spogliarsi per questo?
Di fatto, questa è la grande sfida per la Chiesa. Saprà e sarà capace di farsi presente in modo efficace nel mondo degli esclusi? Ormai non basta offrire dei palliativi, parole di consolazione, raccontare belle storie e fare il discorso che sta al lato dei poveri. Deve stare assieme a loro: agire insieme, imparare assieme, produrre assieme, soffrire insieme, conquistare insieme, crescere insieme, fare il cammino insieme...

Indice:

LA CHIESA E IL MONDO DEGLI ESCLUSI

1. Gli esclusi vivono.

2. La Chiesa continua a ripetere il discorso della opzione per i poveri e gli esclusi.

3. E le CEBs (Comunità Ecclesiali di Base) non sono la presenza della Chiesa nel e del mondo degli esclusi nella Chiesa?

4. La presenza nel mondo degli esclusi.

5. Conoscere la cultura.

6. Che fare?

 

LA CHIESA E IL MONDO DEGLI ESCLUSI

Il mondo degli esclusi è venuto per rimanere. E' prodotto dal sistema economico attuale, che va generando sempre maggiore esclusione. Una parte della popolazione ha la capacità di entrare nel mondo nuovo dell'economia, l'altra parte No. Le esigenze sono sempre maggiori, in modo che la distanza culturale aumenta tra quelli che hanno e quelli che non hanno condizioni di vita dignitose. Chi nasce nel mondo degli esclusi, già nasce escluso e mai riuscirà a recuperare la distanza che lo separa da chi nasce in una famiglia degli inclusi. Solamente una piccolissima minoranza, aiutata da molta fortuna, riuscirà (ma questo non incide nella globalità del fenomeno). L'attuale sistema economico domina in modo assoluto tutto il mondo. Regna praticamente senza contestazione tra coloro che detengono il potere. Sta crescendo senza fermarsi, confidante in se stesso, senza avere dubbi. Quelli che conducono il processo non hanno nessun dubbio. Sono sicuri di loro stessi e dispongono di quasi tutte le risorse che il mondo possiede. Dispongono praticamente di tutti i migliori cervelli della società. Tutto e tutti stanno lavorando per consolidare il sistema. Lo contestano solamente alcuni intellettuali senza potere. Questo modello economico è così forte che è fatto per durare per almeno un secolo. La famosa "Terza Via" lanciata da Tony Blair, è accettata da quasi tutte le sinistre del mondo, questo significa che la sinistra considera fatto irreversibile l'evoluzione dell'attuale sistema economico (cf. Anthony Giddens, 1998). In questo momento non c'è nessuna alternativa con una forza politica. L'opposizione dovrà svolgere il suo compito di opposizione, ma è impedita di svolgere il suo programma di governo. E siamo ancora nella fase iniziale dell'esclusione. Quello che verrà sarà ancora peggio. Questo non dipende da un governo, da un regime politico o da uno stato, perché nessuno stato può impedire l'inevitabile, che è la pressione di un sistema compatto e dotato di tutte le forze materiali e culturali. Annunciare la fine dell'esclusione è da irresponsabili, perché, in questo modo si lasciano le persone nell'illusione, ritardando le scelte che possono essere prese davanti alla situazione che esiste. E' irresponsabilità pensare che il problema sta per essere risolto e che alcune buone prediche possono cambiare l'evoluzione attuale del mondo. Naturalmente tutti i governanti dicono, con le lacrime agli occhi, che sono preoccupati per il problema dell'esclusione e della povertà. Parlano così per auto ingannarsi, pensando di avere buon cuore, e ingannare il popolo. Nell'ora di agire finiscono per fortificare il sistema. Niente faranno per cambiare il sistema attuale. E neanche un futuro governo cambierà questa rotta. L'intensità del movimento potrà variare un poco, ma il movimento in piena espansione non sarà cambiato.

1. Gli esclusi vivono.

Gli esclusi non scompariranno per essere esclusi. Riescono a sopravvivere, trovando fenditure nel sistema e mezzi di sussistenza. Raccolgono le briciole che cadono dalle tavole dei potenti. Siccome i potenti sono molto ricchi, le briciole possono alimentare molta gente. Gli esclusi vanno formando un mondo proprio, separato, con la loro cultura e relazioni sociali. Costituiscono poco a poco un mondo completo (come nella favela della Rocinha a Rio de Janeiro). Vivono di una economia informale o a volte riescono ad avere un impiego non fisso in imprese di costruzioni o di servizi precari. Raccolgono quello che la società gli concede, soprattutto la televisione che apre al resto del mondo, ma senza creare comunicazione con questo mondo. Creano una cultura, uno stile di vita in casa, un modo di mangiare e bere, di festeggiare, di relazionarsi ai vicini. Il loro mondo è piccolo, ma che permette di vivere. In questo mondo ci sono tempi di allegria e di tristezza, tempi di paura e di illusione. La cultura del mondo degli esclusi non è molto conosciuta, perché non riesce ad interessare i sociologi. Questi sono ancora presi da teorie del passato. Alcuni sono marxisti e vedono tutto in funzione della lotta di classe come ai tempi della società industriale, senza vedere che solo una minoranza partecipa del mondo industriale. Gli operai dell'industria già appartengono al mondo degli inclusi, anche se in una posizione modesta. Gli altri dipendono dalla sociologia nordamericana, e vedono tutto con il sistema positivista del passaggio della cultura pre-moderna a quella moderna; non hanno ancora scoperto che ci sono due culture moderne: quella degli inclusi e quella degli esclusi. La cultura degli esclusi è presente nelle città. E' fatta da frammenti della cultura rurale disintegrata e da frammenti della cultura dominante più o meno assimilati, visto che il mondo degli esclusi non è completamente isolato. Vive a lato dell'altro anche se con una comunicazione superficiale. I nuovi poveri re-interpretano nella loro cultura le manifestazioni della cultura dominante. Nel primo mondo gli esclusi sono 1/3 della popolazione, nel terzo mondo 2/3. Chiaro, questi numeri sono approssimativi. In ciascun paese la situazione è particolare e la frontiera tra inclusi ed esclusi non è chiara. C'è una parte della popolazione che si trova nel mezzo partecipando parzialmente delle due categorie. Globalmente c'è una separazione radicale tra i due poli e queste due parti della popolazione.

2. La Chiesa continua a ripetere il discorso della opzione per i poveri e gli esclusi.

Si continua a fare il discorso della opzione per i poveri e gli esclusi, e contemporaneamente questo discorso si fa sempre più distante dalla realtà. Se si considera il reale comportamento, si nota in tutta la sua evidenza che la chiesa sta facendo l'opzione per gli inclusi, perdendo il contatto con gli esclusi. Ripetendo il discorso non percepisce che si sta distanziando sempre di più dagli esclusi. Il discorso serve per nascondere la realtà e tranquillizzare la coscienza. Concretamente, oggi la forza della Chiesa si sta concentrando attorno ai due poli: i "movimenti" e le "parrocchie". I movimenti stanno crescendo sempre di più e costituiscono attualmente il settore più vivo, dinamico e fiorente della Chiesa. Davanti c'è il rinnovamento carismatico, i focolarini, i neocatecumenali, i Schonstatt e altri meno numerosi. I "movimenti" sono inseriti nel mondo degli inclusi. Il loro modo di essere rivela il perfetto adattamento al mondo degli inclusi. Sono ben acculturati e per questo fanno successo e crescono senza fermarsi. Nonostante non siano integrati nella struttura ufficiale della Chiesa, la loro influenza sta crescendo. Non hanno potere nella Chiesa, ma conoscono il mondo, le scienze delle comunicazioni e tutto quello che il clero non ha. Per questo, nella realtà, la loro influenza è maggiore di quella dei sacerdoti della Chiesa. I sacerdoti sono, sempre di più, spettatori di quello che succede nella Chiesa o ausiliari dei movimenti. La loro cultura arcaica non permette loro di competere, salvo rare eccezioni. Per essere emanazione della cultura dominante, i "movimenti" non hanno nessuna comunicazione con il mondo degli esclusi, anche se nei discorsi moltiplicano i discorsi di buona volontà. Non c'è comunicazione anche se il linguaggio sembra uguale. Non si tratta di cattiva volontà, ma semplicemente per necessità sociologica. Rimane come impegno per il secolo XXI la nascita di vocazioni missionarie nei movimenti per discendere fino al mondo degli esclusi, allontanandosi dalla loro cultura per andare incontro alla cultura degli esclusi. E' più difficile essere missionario nel mondo degli esclusi del proprio paese e della propria città, che essere missionari in Africa o Asia perché la resistenza psicologica è maggiore. E' più facile riconoscere la differenza della cultura indiana o cinese che di quella degli esclusi nella propria città. Il cittadino della classe superiore pensa di sapere e potere tutto nella propria città, ma nella realtà non è mai entrato nel mondo degli esclusi.
Come "movimenti" organizzati e insieme sociali i movimenti religiosi non possono fare nulla per il mondo degli esclusi. Tuttavia, in mezzo a loro può e deve uscire una messe di vocazioni missionarie. Come società organizzate hanno una mentalità universale. Sono convinti che rappresentano tutte le classi sociali e sono immagine della società urbana o nazionale. Non percepiscono i limiti della loro coscienza. Solo gli esclusi possono dire loro che appartengono ad un mondo limitato e che sono capaci di comunicarsi.
Il secondo polo forte della Chiesa Cattolica, nel quale si concentra la quasi totalità del clero, sono le parrocchie delle città. Qui si concentra l'80% della popolazione. Nel mondo urbano, le parrocchie riuniscono le persone del mondo degli inclusi. La cultura parrocchiale si adatta meglio a loro. Il parroco è stato educato nella cultura del mondo degli inclusi, sentendosi più libero li. Le attività parrocchiali sono numerose, occupano tutto il tempo dei migliori preti. Non avanza tempo per incrociare la frontiera e andare a vedere cosa sta succedendo nell' "altro paese" che si trova nel territorio parrocchiale. La propria struttura parrocchiale favorisce questa evoluzione. Adesso, in città la visibilità della chiese non è molto grande. Una famiglia può abitare a 100 metri dalla chiesa e ignorare la sua presenza, così come i fedeli cattolici ignorano le altre chiese che sono nella stessa strada.

3. E le CEBs (Comunità Ecclesiali di Base) non sono la presenza della Chiesa nel e del mondo degli esclusi nella Chiesa?

Per prima cosa loro non hanno più, nella Chiesa, l'importanza che hanno avuto. Basta ricordare che nel documento "Chiesa in America", sono appena menzionate. Nella dinamica delle diocesi, il loro spazio è molto limitato. Seconda cosa, una gran parte delle CEBs si trova in comunità rurali, lontano dalla sede centrale. Questo mondo rurale conta sempre meno nel sistema del paese. Anche se sono nati gli assentamenti (insediamenti dei senza terra, ndt), in loro la presenza della Chiesa è minima. Nel mondo urbano, le CEBs non si sono moltiplicate, nonostante l'immensa crescita del mondo degli esclusi. Sono come isole in un mare immenso. Oltre a ciò molte sono state integrate nel sistema parrocchiale, riproducendo il sistema della parrocchia e funzionando da organo di trasmissione della pastorale parrocchiale. Dedicano molto tempo alla preparazione dei sacramenti e alle celebrazioni in uno stile più o meno tradizionale. Tutto questo lo conosciamo bene.
Terza cosa: le proprie comunità sono agenti di promozione sociale. Chi partecipa ha maggiori possibilità di ascensione sociale, perché acquisisce capacità che abilitano per entrare nel mondo degli inclusi. La partecipazione nelle CEBs conferisce uno sviluppo umano che prepara per sapere attuare nel mondo superiore, anche se in posizione modesta. Succede la stessa cosa nei sindacati, i partiti e i movimenti popolari. I dirigenti escono dal mondo degli esclusi perché si sono resi capaci ed entrano in comunicazione con il mondo degli inclusi. Ancora c'è una parte delle CEBs che sono Chiesa nel mondo degli esclusi. Ma questa parte quasi non conta nella Chiesa (vita delle diocesi, parrocchie e movimenti). Dall'altro lato la loro esistenza non costituisce presenza significativa nella Chiesa cattolica. Quanti sacerdoti e religiosi si dedicano a questo mondo? Quante risorse finanziarie la Chiesa dedica alla missione nel mondo degli esclusi? Insignificanti. La sfida è la presenza della Chiesa nel mondo degli esclusi. Non basta condannare il sistema neoliberale in vigore (che aumenta il numero degli esclusi). E' necessario condannare, ma non basta, perché niente cambia con la condanna. L' influenza della Chiesa nella società è minima (per non dire inesistente). Quello che si spera dalla Chiesa è che legittimi il sistema e che dia qualche rimedio di consolazione alle vittime. Se lei si dedicherà a questo avrà un luogo privilegiato. Se non lo farà sarà marginalizzata. Ma anche non è sufficiente annunciare l'utopia di una nuova società o civiltà dell'amore. L'utopia è necessaria per tener viva la speranza e l'attesa di un altro mondo. Questo non basta, perché l'annuncio del vangelo è annuncio del Regno di Dio nel mondo presente. Si tratta della presenza di Dio e della sua azione a partire dal Regno in questo mondo che esiste. Visto che annunciare il futuro è molto comodo e poco esigente. Si può rimanere nel mondo degli inclusi e sperare il cambiamento della società che ci impiegherà almeno un secolo. La consolazione di un mondo futuro non basta. Le ideologie socialiste hanno promesso un mondo futuro che non è mai arrivato. Quello che ci preoccupa, l'oggetto dell'evangelizzazione, è il mondo presente così come è. Cosa dire e che fare in relazione a questo mondo presente? In primo luogo, per poter agire è necessario essere presenti. Abbiamo gia detto che tutti i gruppi della chiesa tendono a salire socialmente e allo stesso tempo a separarsi dal mondo degli esclusi. Formano un gruppo di integrati. Così è accaduto per i monaci del passato. Così è stato per le prime comunità cristiane e con tutte le istituzioni di religiosi nel corso della storia. Cominciano con la presenza nel mondo dei poveri e dopo un secolo, passano al mondo dei ricchi. Così sta accadendo anche per le CEBs. Si comincia dagli esclusi e a poco a poco ci si differenzia e si sale socialmente. E' necessario ricominciare. E' improbabile che una comunità iniziata in mezzo ai poveri, poi emancipata tra gli inclusi, si volti alle origini e ritorni agli esclusi. Per quanto riguarda l'evoluzione delle CEBs alcuni concludono che hanno già fatto il loro tempo, e stanno per essere sostituite da altre forme di pastorale. Molti pensano che non rispondono più alle nuove situazioni. Ora, l'evoluzione attuale delle CEBs non vuole dire che sono superate. Vuol dire che come tutte le istituzioni della Chiesa devono passare per quello che tradizionalmente si chiama riforma.

Cosa significa riforma nella Chiesa?

Si tratta del ritorno alle origini, una volta che ci si è allontanati. Questo allontanamento è sempre lo stesso: uscire dalla povertà, entrare nel mondo della sicurezza, della proprietà e della cultura dominante. L'istituzione nel suo complesso non ritorna alle origini. Possono non mancare le buone intenzioni, ma una volta che una istituzione vive in mezzo a garanzie e nella cultura dominate, non è più capace di percepire che è cambiata e si è allontanata dalle origini. Il discorso impedisce la presa di coscienza, nascondendo la realtà nel momento stesso che la sta rivelando. E' così che la maggior parte dei religiosi ancora pensano che sono poveri perché fanno quello che è chiamato il voto di povertà, la cui finalità è nascondere la mancanza di povertà.
Tutte le riforme vengono da persone nuove, che stavano nelle strutture e hanno deciso di liberarsene per ritornare alle origini. Escono dall'istituzione per essere più fedeli ad essa. Così accade adesso con le CEBs. Lontane dall'essere superate, sono attuali e necessarie più che mai, ma non quelle che già esistono. Ne sono necessarie altre, nuove, che nascano dai veri esclusi. Le CEBs come tutte le istituzioni della Chiesa, hanno bisogno di fondarsi di nuovo per essere fedeli al loro programma. Fondate da nuove persone, con nuovi membri, che appartengano realmente ai nuovi esclusi e non a quelli che erano esclusi ma che non lo sono più.

4. La presenza nel mondo degli esclusi.

Come prima cosa è chiaro che non c'è presenza che non sia fisica. Si tratta di essere materialmente presenti, condividendo la vita del mondo degli esclusi. La vicinanza fisica è imprescindibile. Così come non si evangelizza il popolo cinese rimanendo a Paraìba, non si evangelizzano gli esclusi vivendo nel mondo degli inclusi.
Però la pura presenza fisica non basta, perché da sola non parla. È appena condizione per poter parlare. Quale sarà il messaggio? Innanzitutto la parola sarà testimonianza di vita. Per avere credibilità, bisogna dare testimonianza di una vita in Cristo. Testimoniare che il Regno di Dio è già qui presente: nell'allegria del vivere in un mondo nuovo, malgrado le circostanze esteriori; una vita di resuscitati, malgrado i segnali di morte. Vita di resuscitati che è aperta agli altri. Non preoccupata di fare proselitismo, ma di mostrarsi con i fatti prima che con le parole cosa significa vivere da cristiano.
Il messaggio cristiano è che, tramite Gesù, Dio è venuto nel mondo qual è per stare in questo mondo di miserie, disperazione, crimini, sporcizia. Dio è sceso dal piedistallo del suo potere per andare ad abitare in una favela. Nessuno crede, se non la vede, alla realtà di uomini e donne che rappresentano questa presenza di Gesù.
Nelle situazioni di peggiore miseria fisica o morale, si attende la venuta di Dio. Le persone che vivono così pensano di essere lontane da Dio perché sono respinte dagli uomini. Tuttavia, chi più, chi meno aspetta. Questo è il segno della presenza dello Spirito Santo. Tale atteggiamento somiglia a quello dell'attesa di un Salvatore da parte del popolo di Israele.
Per questo, l'annuncio del Regno di Dio presente in alcune persone non è proprio una novità. Quando si fa presente, ci sono persone che lo riconoscono e lo identificano perché lo stavano sognando. Il Nuovo Testamento mostrava già come il Vangelo non si proclama a persone che ignorano completamente, ma a persone che stanno aspettando senza sapere esattamente come sarà. Si tratta di mostrare la risposta ad una attesa. Per ciò stesso, non sono necessarie molte parole, perché il riconoscimento non è difficile.
Non si può sperare che la Chiesa tutta faccia questo viaggio missionario fino al mondo degli esclusi. Però alcuni hanno la vocazione per questo viaggio e la Chiesa deve appoggiare queste persone, riconoscersi in questa avanguardia e confidare nelle opere dello Spirito Santo.
Fra questi missionari, qualche gruppetto sta sorgendo. Se si pretende che si vincolino subito ad una comunità, ad una CEB preesistente o a una parrocchia, il cammino sarà interrotto. È necessario riconoscere l'autonomia dei poveri per vivere e crescere nella loro cultura di poveri. Tutto quello che si è detto prima delle CEBs e non si trova più nella realtà, vale per questi gruppi nuovi situati realmente nel mondo degli esclusi

5. Conoscere la cultura.

Chi penetra in una cultura senza conoscerla rimane subito turbato dai suoi vizi e imperfezioni. La prima cosa che si percepisce sono i difetti. È quello che è successo nel passato, quando i missionari sono giunti in America, in Asia e in Africa. Sono rimasti scioccati dai vizi e dalla miseria corporale, morale e spirituale dei popoli che pretendevano di evangelizzare.
Pensano immediatamente che devono correggere i vizi o vincere le miserie. Si ritengono capaci e votati a questo. Naturalmente falliscono, ma attribuiscono il loro fallimento o al diavolo, che resiste, o alla cattiva volontà dei popoli, il che conferma la loro condizione di miseria. Falliscono perché non conoscono la cultura e non sanno come entrare nel mondo di questa cultura.
Oggi, entrando nel mondo degli esclusi, quello che richiama l'attenzione è innanzitutto la miseria fisica. La completa mancanza di un minimo per uno sviluppo normale della vita umana: fame, ogni genere di carenza, insicurezza. Poi viene la miseria morale: bande, furti, violenza, droghe, prostituzione, stupro, abbandono dei bambini. Condannare o denunciare non risolve. Potrà essere uno sfogo per i missionari, ma senza risultato alcuno.
È necessario imparare a conoscere. Non c'è solo il negativo, il crimine, la sporcizia, il male. Dio è anche lì e lo Spirito agisce in questo ambiente. È necessario scoprire questa presenza; l'azione del missionario deve partire da questi semi di salvezza esistenti. Il missionario non può andare con la sua cultura, cioè con i suoi programmi di pastorale e con proposte precostituite. Deve arrivare con una totale povertà di idee e di progetti. Farà quello che diranno gli stessi esclusi e i segni lì presenti della presenza di Dio.
Conoscere la cultura è sapere come un popolo di esclusi riesce a vivere umanamente nella situazione in cui sta, e perché ci riesce. Noi pensiamo che non ci riusciremmo, ma loro riescono. La cultura è la maniera di vivere con quello che si ha, anche se molto poco. Senza conoscere la cultura si possono introdurre novità, istituzioni, programmi. Niente sarà assimilato, niente funzionerà, niente sopravviverà alla partenza dei promotori se non si integra nella cultura degli esclusi. Questo vuol dire che quello che si può fare è sempre meno di quello che si vorrebbe fare. La realtà non permette progetti grandiosi fin dall'inizio.

L'ideologia delle CEBs, come ogni ideologia, è servita anche per occultare la realtà. La gente pensa di conoscere la cultura degli esclusi perché proietta su di essa un'ideologia. È sempre necessario disfarsi delle ideologie e conoscere per contatto diretto, immediato, osservando e, soprattutto, ascoltando. L'esperienza degli altri serve poco. Serve soprattutto per creare o rafforzare un'ideologia. Ognuno deve apprendere di nuovo, partendo dall'inizio.

6. Che fare?

Questa è la famosa domanda che ha percorso e sollecitato tutto il secolo XX da quando Lenin ha pubblicato il suo famoso pamphlet con questo titolo. La domanda ha dominato il secolo: l'Occidente ritiene che deve e può "fare". Non è sbagliato. È stato il cristianesimo che ha introdotto nei più distanti angoli del mondo questa passione per il "fare". Intanto, non tutto si può fare. Non si può realizzare una simile utopia, e il dramma grandioso e patetico del secolo XX è stato quello di sostenere il sogno del socialismo. E il drammatico fallimento delle esperienze concrete di esso. La causa è stata la volontà di realizzare tale utopia, nella pratica, con tutti i mezzi disponibili.
Il "che fare" si trova in base al contesto, alle circostanze, alla situazione cui si pensa quando si fa la domanda. Sarà sempre qualcosa di limitato e destinato ad essere corretto in una fase ulteriore della storia. La completa realizzazione non si avrà mai. Ci saranno sempre aspetti positivi e negativi. Susciterà sempre l'opposizione dei conservatori e degli utopisti, essendo realista e audace allo stesso tempo.
All'inizio appaiono piccoli gruppi guidati da persone dotate di un carisma speciale. Sono le nuove comunità di base, molto diverse dalle attuali CEBs, proprio per la loro povertà, carenza di mezzi e semplicità. Non hanno ancora strutture. Così sono state le CEBs all'inizio.
Oggi il mondo degli esclusi è schiacciato da un sistema tanto forte, tanto sicuro di se stesso, che può permettersi il lusso di non percepire neppure l'esistenza degli esclusi, salvo che nei discorsi ufficiali, per dare l'impressione di una buona coscienza. Però, nell'ora delle decisioni, i poveri non sono contemplati. Questo ci ricorda la situazione dei cristiani nell'Impero romano, prima di Costantino. La forza dell'impero era totale, e la distanza tra la classe dirigente romana e la massa dei popoli sottomessi era infinita. Alcuni avevano tutti i poteri, altri nessuno. Metà degli abitanti erano schiavi o liberti ancora dipendenti dagli antichi signori.
Per 250 anni le comunità cristiane povere hanno dovuto sopportare il peso di una società che era il contrario di tutto ciò che stava nel Vangelo. Sono riuscite a sopravvivere. Hanno creato un piccolo mondo di pace, giustizia e fraternità tra di esse: isole di vita evangelica nel ventre del mostro.
Oggi stiamo entrando in un mostro simile. L'impero attuale è tanto crudele quanto l'impero romano, e forse anche di più. Alla guida non c'è più un imperatore, ma la finanza internazionale, re-denaro. Il denaro vuole crescere e crescere senza fine, anche dovendo schiacciare l'immensa maggioranza dell'umanità. Si rallegra perché cresce. Nella misura in cui la miseria aumenta nel mondo, il denaro si moltiplica nelle borse valori. I padroni dell'impero stanno trionfando perché il loro impero cresce sempre di più. Sono di un'arroganza totale.
Il peggio è che, tra i padroni dell'impero, ci sono molte persone che si dicono cristiane. Per esempio, negli Stati Uniti, dove ci sono Chiese di varie denominazioni cristiane che celebrano le vittorie dell'impero come vittorie di Dio. Sono cristiani che opprimono altri cristiani, e cristiani che opprimono gli esclusi del mondo. Questo non c'era nell'impero romano. O, perlomeno, si sapeva che l'impero era emanazione di Satana, come risulta nel libro dell'Apocalisse.
Anche così, le antiche comunità cristiane sono riuscite a rivelare il Regno di Dio attraverso la loro vita e la loro resistenza. Oggi, comunità simili possono mantenere la fede, la speranza e la vera fraternità.
Nella vita di ogni giorno è quasi impossibile fuggire dalla collaborazione con il sistema. Molti sono dipendenti del sistema e di quello vivono. Ogni caso ha la sua specificità e ognuno ha bisogno di esaminare fin dove arriva la sua collaborazione. I primi cristiani avevano definito certi limiti: non potevano essere soldati né magistrati pubblici, poiché questo esigeva professione di subordinazione agli dèi dell'impero. Quali sono i limiti oggi? Cos'è che un cristiano non può accettare? Con chi non può collaborare in nessun modo? Questioni aperte per la coscienza cristiana.
Alcuni esempi: nella partecipazione al sistema finanziario vi sono limiti che una coscienza cristiana non può accettare, quand'anche debba soffrire il martirio come i primi cristiani. Nel funzionamento delle multinazionali, nell'industria e nel commercio vi sono limiti di azione per il cristiano. Nell'esercizio della vita pubblica vi sono limiti che il cristiano non può oltrepassare.
Sotto le dittature esplicite era più facile scoprire i limiti. Oggi, nel sistema economico in cui siamo, la pubblicità del sistema è molto meglio organizzata per nascondere quello che sta succedendo. I responsabili sono nascosti e la responsabilità è distribuita tra molti, in modo che tutti si sentano innocenti.
È possibile agire in mezzo agli esclusi? Sì, perché nessun sistema è tanto chiuso da non lasciare brecce. Il sistema non può e neanche ha bisogno di controllare tutto. Ci sono spazi che i movimenti sociali possono occupare, dipende dal paese. In alcuni c'è meno spazio per i movimenti popolari, in altri di più. Mai ci sarà lo spazio sufficiente per poter minacciare seriamente il sistema. Quando appare il pericolo, il sistema si chiude in se stesso. Anche così, ci sono spazi aperti. Per esempio: in Brasile il "latifondo" è un campo aperto. Si tratta di un fenomeno arcaico che non appartiene al sistema. Il sistema non ha bisogno del latifondo e funziona anche meglio senza di esso. Di fatto le antiche elite rurali sono politicamente forti, anche se economicamente deboli. La terra non dà più guadagno, ma potere. Intanto il sistema può tollerare il Movimento dei Sem terra. Non è una minaccia e può anche essere di aiuto. Ci sono anche altri settori che non minacciano il sistema come le cooperative di produzione e commerciali. I lavoratori della città potrebbero organizzarsi e agire in questa area. Quando una azienda va in crisi e non dà più lucro agli azionisti, gli operai possono conquistarla mediante negoziazione e pressione.
Anche nel campo dell'azione sociale si possono ottenere dei miglioramenti attraverso dei servizi pubblici che raggiungono i più bisognosi. Tuttavia, niente di questo accadrà spontaneamente, senza un'azione sociale energica e perseverante. Tutto questo non è una minaccia al sistema, avendo tolleranza per questo tipo di azione. Quello che non si può fare è cambiare il sistema. Questa avverrà più tardi, quando il sistema sarà più debole. Quello che si può fare oggi sembra un palliativo. Però questo palliativo può migliorare molto la vita degli esclusi ed è necessario lottare molto per conquistarlo. Nella Chiesa di oggi c'è una immensa carenza di persone ingaggiate nelle lotte sociali per l'emancipazione degli esclusi (anche se dentro i limiti appena segnalati). La maggior assenza è soprattutto di quelli che detengono il potere nella Chiesa: i preti.
Accontentarsi di dire che questo è il compito dei laici è ipocrisia. I preti conservano il potere. Ai laici non è riservata nessuna iniziativa di rilievo nell'agire sociale della Chiesa. Se i laici avessero maggior potere, la assumerebbero. Fino ad ora i laici quasi mai hanno agito rappresentando la Chiesa. Siccome non hanno potere, nulla succede di rilevante senza il coinvolgimento dei preti. Attualmente c'è un terribile peccato di omissione, visto che in questa epoca di transizione i preti sono la Chiesa nelle mente del popolo e anche nella loro. Quando loro non agiscono, anche i laici si sentono dispensati dall'agire. Non basta esortare i laici per mezzo di discorsi. Queste esortazioni, suonano come ipocrite. Oggi e per tutto il XXI secolo, se i preti non si mettono davanti nella lotta, nessuno nella Chiesa si muoverà. Nella generazione passata, vescovi, preti, religiosi e religiose avevano capito questo e si sono impegnati, alcuni fino al martirio e altri in mezzo a molta persecuzione. Oggi la situazione degli esclusi è molto peggiore e chiede una maggiore dedicazione. Tuttavia, succede il contrario: tutto funziona come se gli esclusi fossero lontani, che neanche il clero riesce a scoprire la loro esistenza. Scompaiono anche nella coscienza dei preti. Sono ricordati al momento dei documenti ufficiali, ma scompaiono nella vita di tutti i giorni. La Chiesa funziona come se loro non esistessero.
Le parrocchie funzionano molto bene e moltiplicano le loro attività. Lo stesso avviene nelle diocesi che moltiplicano le commissioni e le pastorali. Molto sforzo è impiegato nell'organizzazione. Gli esclusi restano fuori di queste attività. La chiesa è situata nell'altro mondo, anche se proclama nei documenti di essere la Chiesa dei poveri.
Grazie a Dio, ci sono anche membri del clero che si sono compromessi sebbene siano una minoranza. Il numero è sufficiente perché più tardi si possa dire "In quel tempo la Chiesa era presente". Nello stesso modo si è potuto affermare che la Chiesa era presente nell'ora delle grandi fabbriche, denunciando la condizione disumana degli operai, per esserci stati dei sacerdoti, condannati dalla maggioranza, che si sono spesi in mezzo alle lotte operaie; più tardi si dirà: nelle ore tragiche della lotta operaia la chiesa era presente. Era presente, ma contro la maggior parte della volontà dei superiori, che dopo si sono attribuiti la gloria di quello che altri hanno fatto. Oggi di nuovo il momento è tragico nelle grandi città. Se il clero non assume positivamente le nuove lotte sociali, gli esclusi saranno abbandonati a se stessi senza la capacità di agire realmente nella società. Per esempio: la violenza cresce, essendo stata un grande fenomeno sociale degli anni '90 e continuando ad essere una sfida urgente perché la vita non sia una permanente angustia. Sono poche le resistenze e le iniziative per organizzare la reazione. Non basta condannare. È necessario agire. Organizzare la volontà di pace degli abitanti della città. La maggior parte di essi è senza animo, senza coraggio, senza dinamismo. Aspettano la venuta di un leader per catalizzare le energie e organizzare l'azione.
Questo è solo un settore. Altri restano in attesa di qualcuno che guidi. Non basta dire che questo è compito dei laici. Si sa che la leadership tra i laici è un'eccezione, perché non sono mai stati preparati per essere leader. Basta confrontare le risorse e le energie che la Chiesa pone a disposizione della formazione del clero con quello che spende per la formazione di leader laici. Nel migliore dei casi la proporzione sarà di cento a uno. Dopo di che è possibile voler imporre ai laici compiti impossibili lasciando i sacerdoti nella tranquillità della parrocchia?
I tempi non potevano essere più chiari. Ma chi riconosce i segni dei tempi?

José Comblin, teologo della liberazione.
(tradotto da Mauro Furlan)

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter