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Alleanza Cristiana Riformata: Confessare la fede di fronte all'ingiustizia

Confessare la fede 

di fronte all'ingiustizia

documento dell'Alleanza Cristiana Riformata

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Presentiamo questo documento che stimola molto la riflessione e l'impegno delle nostre comunità cristiane. E' urgente lavorare insieme (in unità) per restituire alla fede la carica di profezia che lo Spirito chiede gridando incessantemente con la voce dei poveri.

Indice:

 

Lettera alle chiese

Il patto:

Introduzione

Riconoscere i segni dei tempi

La confessione di fede

Un patto per la giustizia

 


 

Temi paralleli a questa riflessione:

 

Come la povertà sfida l'annuncio della fede

di Gustavo Gutierrez

 

In nome del dio profitto

di Enrico Chiavacci

 

Conosci le nostre Carovane della Pace

 

 

Confessare la fede in Cristo

di fronte all'ingiustizia economica

e alla distruzione ecologica

 

Documenti approvati all'assemblea dell'Alleanza riformata mondiale

tenutasi ad Accra (Ghana) dal 28 luglio al 12 agosto 2004

Lettera alle chiese 

 I delegati giunti ad Accra (Ghana) da tutto il mondo per la XXIV Assemblea generale dellÂ’Alleanza riformata mondiale, alle comunità locali delle chiese-membro di questa comunione mondiale: vi rivolgiamo i nostri saluti. Eravamo 400 delegati riuniti per questa Assemblea, dal 30 luglio al 12 agosto 2004. Abbiamo pregato, abbiamo studiato la Bibbia, abbiamo dibattuto su questioni urgenti alle quali il mondo di Dio si trova confrontato, e abbiamo partecipato alla ricchezza della vita delle chiese locali nel Ghana. Con questa lettera, vorremmo condividere con voi quello che abbiamo scoperto e vissuto a nome vostro. La grazia e la pace vi sono date da parte di Dio e del Signore Gesù Cristo.

I momenti più commoventi e memorabili che abbiamo vissuto qui sono quelli della visita a Elmina e a Cape Coast. Si tratta di due fortezze, situate sulla costa del Ghana, dove erano detenuti quelli e quelle che erano stati ridotti in schiavitù. Là, quelle persone hanno sofferto, chiuse in celle, aspettando che navi venissero a prenderle per portarle verso paesi e verso un destino ignoti. Durante quei secoli di crudeltà, 15 milioni di schiavi africani sono stati così portati nelle Americhe, milioni di altri sono stati catturati e sono morti. Quel commercio di esseri umani trasformati in merci è servito di base al formarsi di fortune in Europa. Il loro lavoro, il loro sudore, la loro sofferenza, la loro intelligenza e la loro creatività hanno permesso lo sviluppo della ricchezza nelle Americhe.

Nella fortezza di Elmina, i mercanti olandesi, i soldati e il governatore vivevano al piano superiore mentre gli schiavi erano prigionieri proprio al piano di sotto. Siamo entrati in una stanza che fungeva da cappella, sulla porta della quale c’era ancora un cartello recante parole tratte dal Salmo 132 («Poiché il Signore ha scelto Sion...»). Immaginavamo quei cristiani riformati che rendevano un culto al loro Dio mentre proprio sotto, sotto ai loro piedi, quelli e quelle che stavano per essere venduti come schiavi si disperavano nelle catene e nel terrore di quelle celle. E questo, in quel luogo, è durato per oltre due secoli.

Pieni di rabbia, ci dicevamo: «Com’è possibile che la loro fede sia stata così staccata dalla vita? Come hanno potuto dissociare fino a q el punto ciò che vivevano sul piano spirituale da quelle sofferenze, da quelle torture inflitte proprio sotto i loro piedi? Come la loro fede ha potuto essere cieca fino a quel punto? Alcuni di noi discendono dai mercanti e dai possessori di schiavi, altri sono discendenti da quelli e quelle che furono ridotti in schiavitù. Abbiamo reagito insieme con le nostre lacrime, i nostri silenzi, la nostra rabbia e i nostri lamenti. I cristiani riformati hanno sempre affermato la sovranità di Dio su ogni vita e sull’insieme della terra. Quindi, come quegli antenati nella fede riformata hanno potuto rinnegare in modo così flagrante quello che credevano con tanta chiarezza?

Eppure, sentendo le voci che oggi ci giungono dalla nostra comunione mondiale, abbiamo scoperto il pericolo mortale che consisterebbe nel ripetere lo stesso peccato compiuto da coloro di cui denunciamo l’accecamento. Infatti, il mondo attuale è diviso tra coloro che celebrano il loro culto in un’atmosfera di soddisfazione confortevole e coloro che, asserviti dall’ingiustizia economica di questo mondo e dalla distruzione dell’ambiente, continuano a soffrire e a morire.

Ci rendiamo conto che il mondo attuale vive all’ombra di un impero oppressore. Con questo termine, intendiamo la congiunzione di forze economiche e politiche invadenti, in tutto il mondo, che amplificano la divisione tra ricchi e poveri. Milioni di quelli e quelle che si trovano nelle nostre chiese vivono giorno dopo giorno in mezzo a queste realtà. Le economie di molti paesi sono prese nella trappola dell’indebitamento internazionale e subiscono esigenze finanziarie che aggravano la vita dei più poveri. C’è tanta gente che soffre. Ogni giorno, 24.000 persone muoiono di fame e di malnutrizione, e la tendenza globale indica che la ricchezza aumenta per un piccolo numero di persone mentre la povertà cresce per la maggior parte. Nel contempo, milioni di altre persone nelle nostre chiese vivono la propria vita in modo altrettanto disattento a queste sofferenze di coloro che adoravano Dio al piano sopra le celle degli schiavi.

Le discussioni che abbiamo avuto ad Accra – in realtà durante i sette anni di riflessione che si sono svolte dopo l’Assemblea generale di Debrecen, in Ungheria – ci hanno portato a prendere coscienza che non si tratta qui semplicemente di un’altra «questione» da «affrontare». Tocca invece il cuore della confessione di fede. Come dire che crediamo che Gesù Cristo è il Signore di ogni vita e non opporci a tutto quello che rinnega le promesse della pienezza di vita per il mondo?

Se Gesù Cristo non è il Signore di tutto, egli non è affatto Signore. Per questo troviamo nella Bibbia una critica permanente dellÂ’idolatria, ancor più netta nella nostra tradizione riformata. Dire che si ha fede nellÂ’unico vero Dio, vuol dire rigettare lealtà condivise tra Dio e Mammone, rovesciare i falsi dei della ricchezza e del potere, e allontanarci dalle promesse fallaci per volgerci verso il vero Dio della vita.Sappiamo che  tutto ciò non avviene facilmente. Eppure, la nostra speranza si fonda sulla confessione che afferma che il potere del Cristo rissuscitato può rovesciare gli idoli e gli dei di oggi che tengono il mondo schiavo dellÂ’ingiustizia e della distruzione dellÂ’ambiente.

Per questo vi invitiamo, voi che siete nelle chiese riformate di tutto il mondo, a dichiarare la vostra fede in questo modo, opponendovi a tutto quello che nega la fede e la speranza per milioni di persone, e a farne lÂ’espressione concreta della nostra appartenenza a Gesù Cristo. Fratelli e sorelle, lÂ’invito che vi rivolgiamo è grave e serio. Noi che siamo quelli e quelle che, a nome vostro, si sono riuniti ad Accra, vi dichiariamo che  lÂ’integrità della nostra fede cristiana è oggi in gioco, esattamente come avveniva per coloro che celebravano il loro culto nella fortezza di Elmina. Il confessare la propria fede, il dare la propria vita alla signoria di Gesù Cristo, esige che ci opponiamo a tutto quello che nega la pienezza di vita per tutti in questo mondo che Dio ha tanto amato.

Questo genere di confessione ci invia nel mondo, con una fede dotata di un nuovo sguardo. Possiamo dire che la missione concretizza la vita della Chiesa nel mondo. Ad Accra, abbiamo scoperto che il vivere conformemente a quello che diciamo di credere modifica la nostra concezione della missione oggi. Ci siamo ricordati che la Chiesa è nata in un tempo in cui c’era un impero. Lo Spirito di Dio ha suscitato la Chiesa, per rispondere all’opera che egli compie nel mondo, sotto forma di una comunità nuova che testimonia una nuova realtà mondiale, e per opporsi alle false pretese degli dei di questo mondo.

La missione di Dio include la vostra comunità locale, la vostra chiesa nonché ognuna delle nostre, e ciò sotto forme nuove ed esigenti oggi. Come comunicare il messaggio della vita del Cristo e il suo amore liberatore in quei luoghi dove la sofferenza e la morte sembrano regnare? Ecco quello che abbiamo scoperto con certezza ad Accra: più che mai oggi, se si vuole una missione che sia fedele, occorre che siamo collegati gli uni agli altri in quanto Chiesa – attraverso veri legami di appartenenza reciproca. I problemi che dobbiamo affrontare nel proclamare la Buona Novella ci sommergeranno se gli affrontiamo isolatamente.

Nel mondo attuale, le divisioni tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, tra potenti e deboli, si vanno accentuando e cercano di isolarci gli uni dagli altri. Perciò la missione esige che noi, in quanto chiese, siamo più profondamente collegate le une con le altre, superando queste divisioni per mezzo dello Spirito santo come prova della speranza offerta al mondo. La nostra comunione senza esclusione qui, ad Accra, ci ha permesso di vivere un’anticipazione di questa speranza e vorremmo condividere questo con voi.

Nel corso di questa Assemblea, abbiamo centrato la nostra attenzione su quello che costituisce oggi una minaccia contro la vita, e in particolare il neoliberismo economico e lÂ’arroganza della potenza imperiale. Le nostre chiese dÂ’Europa centrale e orientale ci ricordano che hanno sofferto per diecine di anni sotto la tirannia di un altro impero. Le ferite di quel passato non sono ancora rimarginate. Riconosciamo che tutti, ad Est come ad Ovest, dobbiamo riuscire a superare questi momenti cupi della nostra storia e chiederci se le chiese riformate dellÂ’Ovest hanno sufficientemente sentito le grida delle loro sorelle e dei loro fratelli dellÂ’Est.

È difficile, anzi è doloroso, avere sinceramente uno spirito di reciprocità e di responsabilità reciproca, questo mette alla prova, in profondità, la fiducia che abbiamo gli uni negli altri. Ci vuole la vulnerabilità di cui Gesù ha dato prova. Ma per noi non esiste altra via che ci permetta di seguire la missione di Dio e costruire l’unità a questo scopo, ecco una delle cose che l’Alleanza riformata mondiale potrebbe concretamente rendere possibile.

Ma ad Accra, abbiamo scoperto un’altra verità che vorremmo condividere con voi. Se il fatto di confessare quello che crediamo in quanto cristiani esige che resistiamo all’ingiustizia economica ed ecologica, spiritualmente e praticamente, allora ci toccherà approfondire la nostra spiritualità.

Qui, non si tratta più semplicemente di militanza politica. Siamo chiamati a impegnarci spiritualmente per opporci al male, e per questo occorre che le nostre vite siano profondamente radicate nella potenza dello Spirito di Dio. Per dirlo più semplicemente, oggi più che mai abbiamo bisogno, per le nostre vite, del cambiamento promesso in Gesù Cristo.

Siamo spiritualmente interpellati a partire dalle parole di Giovanni 10, 10, in cui Gesù promette che «tutti avranno la vita in abbondanza». È questo tema biblico che di fatto si è inserito nellÂ’insieme dei lavori dellÂ’Assemblea durante queste giornate. La nostra spiritualità cristiana ci  apre alla presenza e alla potenza di Dio nellÂ’insieme del creato. Inoltre, ci coinvolge  in una comunità sempre più profonda gli uni con gli altri. LÂ’approfondimento della nostra spiritualità ci riallaccia alla potenza di Dio che guarisce le ferite individuali, le cicatrici sociali e le divisioni politiche.

Abbiamo inoltre capito più che mai che questa trasformazione spirituale, nonché la comunità che essa crea, saranno possibili solo se i talenti delle donne e dei giovani potranno esercitarsi liberamente e se si libereranno nella nostra vita in comune. Ne abbiamo avuto un assaggio in questa Assemblea dove le donne e i giovani hanno partecipato abbondantemente ai culti, agli studi biblici, alle relazioni presentate all’Assemblea e alle funzioni di direzione, e sentiamo il desiderio di questa spiritualità che renderà possibili queste cose in ognuna delle nostre chiese.

Essendo ad Accra, nel Ghana, abbiamo continuamente ricevuto in benedizione la vitalità e la forza spirituale delle chiese di questo paese, che ci hanno accolti e ricevuti. I tamburi e i canti di cui trabocca lÂ’anima della chiesa africana hanno penetrato i nostri culti. Siamo stati meravigliati nel vedere queste offerte accompagnate da danze, da gioia espressa da cuori traboccanti di riconoscenza. Qui, abbiamo potuto assaggiare una spiritualità che sembra così totale, così piena di adorazione, così collegata alla comunità, e che include a tal punto la creazione di Dio. Essa attinge ai doni della cultura e non risuona soltanto in questi splendidi canti  ma anche nella vita quotidiana che testimonia la vita in abbondanza in Cristo.

Quando siamo entrati nelle case dei nostri ospiti durante un week-end di visite alle chiese in tutto il Ghana, e siamo stati travolti dalla potenza dei loro culti, i nostri cuori erano pieni di speranza e di riconoscenza. Abbiamo scoperto il calore di questa ospitalità e la potenza dello Spirito di Dio che reca una vita nuova e che crea la comunità. E abbiamo saputo che questo indicava l’unico potere capace di sostenerci quando confessiamo la nostra fede in Cristo, quando ci opponiamo alle forze del male che minacciano la vita e quando viviamo in missione nella speranza della pienezza di vita per tutti, come lo ha promesso il nostro Signore. Vorremmo che possiate unirvi alla confessione di fede e all’alleanza che abbiamo conclusa gli uni con gli altri ad Accra. Visto che facciamo parte di questa comunione di chiese che, nel mondo intero, hanno in comune la tradizione riformata della fede cristiana, desideriamo vivamente che quello che abbiamo vissuto qui possa venire ad arricchire la vostra missione e il vostro ministero.

Alleghiamo a questo messaggio una liturgia che dovrebbe permettervi di condividere, durante il culto, la stessa confessione, li stessi impegni e le stesse promesse di quelli che abbiamo fatto qui durante questa Assemblea. Aggiungiamo inoltre in allegato un riassunto di tutte le altre questioni e preoccupazioni urgenti, giunte dal mondo intero, che hanno ritenuto la nostra attenzione.

Chiediamo a Dio nella preghiera di rivelarci di nuovo il modo in cui la nostra fede è collegata in profondità alla totalità della vita. Che nessuno di noi viva mai la propria fede rimanendo insensibile alle crudeli sofferenze del nostro mondo, o indifferente alle grida che vi si levano. Possiamo tutti e tutte conoscere la potenza di Dio all’opera nel nostro Signore Gesù Cristo per trionfare del male e per offrire al mondo intero la vita in abbondanza conformemente all’intenzione di Dio!

Che la grazia di Dio, l’amore del nostro Signore Gesù Cristo e la comunione dello Spirito Santo siano con voi ora e sempre.

Accra (Ghana) 12 agosto 2004

(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel)

 


PER LA GIUSTIZIA ECONOMICA ED ECOLOGICA

UN PATTO IN VIA DI REALIZZAZIONE

(Covenanting for Justice in the Economy and the Earth)

 

Introduzione 

In risposta allÂ’urgente appello delle chiese dellÂ’Africa australe che si erano incontrate nel 1995 a Kitwe, e nella consapevolezza della crescente urgenza con cui si presenta il problema dellÂ’ingiustizia economica globale e della distruzione ambientale, la 23a Assemblea Generale (Debrecen, Ungheria, 1997) invitava le chiese membro dellÂ’Alleanza Riformata Mondiale (ARM) ad entrare in un percorso di “riconoscimento, educazione e confessione di fede “ (processus confessionis). Le chiese hanno meditato sul testo di Isaia 58,6 - “…che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi” -  mentre ascoltavano il grido di fratelli e sorelle proveniente da tutto il mondo ed erano posti di fronte alla minaccia che pesa sul creato che è dono di Dio.

 

Da allora, nove chiese si sono impegnate in una dichiarazione di fede (faith stance); alcune sono sulla via di un tale impegno; altre hanno studiato la questione giungendo a riconoscere la gravità della crisi. Inoltre, lÂ’ARM – in collaborazione con il Consiglio Ecumenico delle Chiese, con la Federazione Luterana Mondiale e organismi ecumenici a livello regionale – si è impegnata in consultazioni che hanno avuto luogo in tutti  continenti, da Seul/Bangkok (1999) a Stony Point (2004). Altre consultazioni hanno avuto luogo per le chiese del Sud del mondo a Buenos Aires (2003) e per le chiese del Sud e del Nord a Londra Colney (2004).

 

Riuniti ad Accra, Ghana, per l’Assemblea Generale dell’ARM, abbiamo visitato le prigioni di Elmina e Cape Cost dove milioni di Africani sono stati ridotti in schiavitù, sono stati trattati come una merce, venduti e sottoposti all’orrore della repressione e della morte. Le grida di “mai più” sono smentite dalla persistente realtà della tratta umana e dall’oppressione che è prodotta dal sistema economico globale.

 

Oggi noi arriviamo ad assumere una decisione che impegna la nostra fede (faith commitment).

 

Riconoscere i segni dei tempi

 

Abbiamo udito che la creazione continua a gemere in travaglio, aspettando la sua liberazione (Rom. 8,22). Siamo messi in questione dalle grida di coloro che soffrono e dal danno che è inferto al resto del creato.

 

I segni dei tempi sono diventati ancor più allarmanti e devono essere riconosciuti. Le cause prime dell’imponente minaccia che è rivolta alla vita derivano sopra ogni altra cosa da un sistema economico ingiusto, difeso e protetto dal potere politico e militare. I sistemi economici sono una questione di vita o di morte.

 

Noi viviamo in un mondo scandaloso che nega l’appello che Dio rivolge affinché la vita sia di tutti. Il reddito annuo dell’1% più ricco della popolazione mondiale, è uguale a quello del 57% più povero e 24.000 persone muoiono ogni giorno a causa della povertà e della denutrizione. Il debito dei paesi poveri continua ad aumentare malgrado il fatto che essi abbiano restituito più volte l’ammontare del prestito originario. Guerre scatenate per il possesso delle risorse costano la vita di milioni di persone, mentre altri milioni muoiono per malattie che la prevenzione potrebbe evitare. La pandemia globale dell’HIV/AIDS costituisce una calamità per la vita in tutte le parti del mondo e colpisce quelle più povere in cui i farmaci generici non sono disponibili. La maggioranza di coloro che sono poveri sono donne e bambini e il numero di coloro che vivono nella povertà assoluta, con meno di un dollaro USA al giorno, continua a crescere.

 

La politica della crescita illimitata propria dei paesi industrializzati e la tensione verso il profitto che caratterizza le multinazionali hanno saccheggiato la terra e danneggiato seriamente l’ambiente. Nel 1989 scompariva una specie al giorno; nel 2000 più o meno una all’ora. Il cambiamento climatico, l’impoverimento delle risorse ittiche, la deforestazione, l’erosione del suolo, le minacce che pesano sull’acqua dolce, fanno parte delle conseguenze devastanti del danno ambientale. Comunità umane vengono disgregate, mezzi di sussistenza sono perduti, regioni costiere e isole del Pacifico sono minacciate dalle inondazioni, e le tempeste aumentano. Elevati livelli di radioattività minacciano la salute e l’ambiente. Forme di vita e saperi culturali vengono assoggettati alla brevettazione in vista di profitti finanziari.

 

Questa crisi è direttamente connessa allo sviluppo della globalizzazione economica neo-liberista che è basata su un credo articolato nelle seguenti convinzioni:

  • la competitività sfrenata, il consumismo e lÂ’inesistenza di limiti per la crescita economica e per lÂ’accumulazione della ricchezza, sono il meglio per il mondo intero;

  • il possesso della proprietà privata non comporta alcun obbligo sociale;

  • la speculazione finanziaria, la liberalizzazione e la deregolamentazione del mercato, la privatizzazione dei servizi pubblici e delle risorse nazionali, lÂ’accesso incontrollato agli investimenti allÂ’estero e alle importazioni, la riduzione delle tasse e la libera circolazione dei capitali, produrranno ricchezza per tutti;

  • gli obblighi sociali, la protezione dei poveri e dei deboli, i sindacati, le relazioni tra i popoli, sono subordinati ai processi della crescita economica e dellÂ’accumulazione dei capitali.

 

Si tratta di una ideologia che pretende di non avere alternative, che esige un flusso senza fine di sacrifici da parte dei poveri e del creato. Avanza la falsa promessa di essere in grado di salvare il mondo per mezzo della creazione di ricchezza e prosperità, pretendendo di avere signoria sulla vita e esigendo una devozione totale, il che equivale ad una idolatria.

 

Riconosciamo la vastità e la complessità della questione. Non cerchiamo risposte facili. Come ricercatori della verità e della giustizia e guardando attraverso gli occhi di chi soffre ed è senza potere, vediamo che l’attuale (dis)ordine mondiale è radicato in un sistema economico estremamente complesso ed immorale difeso da un impero. Usando il termine “impero” intendiamo il concorso di poteri economici, culturali, politici e militari che costituiscono un sistema di dominio messo in campo da nazioni potenti per proteggere e difendere i loro interessi.

 

Nel modello classico dell’economia liberale lo stato esiste per proteggere la proprietà privata e garantire i contratti nell’ambito di un mercato regolato dal regime di concorrenza. Attraverso le lotte del movimento operaio, lo stato ha cominciato a dettare regole ai mercati e a provvedere al benessere della popolazione. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso, grazie all’espansione multinazionale del capitale, il neo-liberismo si è impegnato a smantellare le funzioni di protezione sociale dello stato. Nell’ambito del neo-liberismo la finalità dell’economia consiste nell’incremento dei profitti e delle rendite, dei proprietari dei mezzi di produzione da una parte e dei proprietari dei capitali finanziari dall’altra; essa comporta l’esclusione della maggioranza della popolazione e la riduzione della natura al rango di merce.

 

Tutti i mercati sono diventati globali, così come le istituzioni politiche e giuridiche che li proteggono. Il governo degli Stati Uniti d’America e i loro alleati, insieme alle istituzioni internazionali della finanza e del commercio (il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio) utilizzano alleanze politiche, economiche o militari per proteggere e avvantaggiare gli interessi dei proprietari dei capitali.

 

Noi assistiamo alla drammatica convergenza da una parte della crisi economica  e dallÂ’altra della reciproca integrazione della globalizzazione economica e della geopolitica; il tutto sostenuto dallÂ’ideologia neo-liberista. Si tratta di un sistema globale che difende e protegge gli interessi dei potenti. Da questo sistema noi tutti siamo colpiti e imprigionati. Al di là di questo, in termini biblici questo sistema di accumulazione di ricchezza alle spalle dei poveri è considerato come una forma di infedeltà a Dio, responsabile di una sofferenza umana che potrebbe essere evitata ed è chiamato Mammona. Gesù ha detto che non possiamo servire Dio e Mammona (Lc. 16,13).

 

La confessione di fede di fronte allÂ’ingiustizia economica

    e alla distruzione ecologica

 

Un impegno che coinvolge la fede (faith commitment) può essere espresso in vari modi a seconda delle tradizioni proprie delle diverse aree geografiche e teologiche: come confessione di fede (confession), come atto di confessione insieme ad altri (confessing together), come dichiarazione di fede (faith stance), come decisione di essere fedeli al patto di Dio (being faithful to the covenant of God). Scegliamo la confessione di fede, non nel senso di una classica confessione di fede dottrinale – l’ARM non è abilitata a formulare questo genere di confessione di fede – ma nell’intento di mettere in evidenza la necessità e l’urgenza di una risposta attiva alle sfide del nostro tempo e all’appello di Debrecen. Invitiamo le chiese membro a ricevere la nostra comune testimonianza e a rispondervi.

 

Sulla base della comune tradizione riformata e avendo riconosciuto i segni dei tempi, l’Assemblea Generale dell’ARM afferma che una giustizia economica globale è essenziale per l’integrità della nostra fede in Dio e del nostro discepolato come cristiani.

 

Crediamo in Dio, creatore e sostegno di ogni forma di vita, il quale ci chiama ad essere i suoi collaboratori (partners) nella creazione e nella redenzione del mondo. Noi viviamo nella promessa che Gesù Cristo è venuto affinché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Giov. 10,10). Guidati e sorretti dallo Spirito Santo ci apriamo alla realtà del nostro mondo.

 

Crediamo che Dio è sovrano su tutta la creazione. “Al Signore appartiene la terra e tutto quanto è in essa” (Sal. 24,1).

 

Per questo noi rifiutiamo (reject) l’attuale ordine economico mondiale imposto dal capitalismo della globalizzazione neo-liberista e qualsiasi altro sistema economico, inclusa l’economia interamente pianificata, che sfida il patto di Dio escludendo dalla pienezza della vita i poveri, i soggetti vulnerabili e l’insieme della creazione. Rifiutiamo ogni pretesa dell’impero economico, politico e militare che sovverta la sovranità di Dio sulla vita e che agisca in contraddizione con il giusto governo di Dio.

 

Crediamo che Dio ha stabilito un patto con la creazione intera (Gen. 9.8-12). Sulla terra Dio ha chiamato alla vita una comunità fondata sulla prospettiva della giustizia e della pace. Il patto è un dono gratuito che non è in vendita sulla piazza del mercato (Is. 55,1). Esso si traduce in un’economia del gratuito per l’intero creato in quanto casa di tutti. Gesù mostra che si tratta di un patto inclusivo in cui i poveri e i marginalizzati sono i destinatari (partners) preferenziali, e ci chiama a porre la giustizia per “questi minimi” (Mt. 25,40) al centro della comunione di vita. Tutta la creazione è benedetta e inclusa in questo patto (Osea 2,18ss.).

 

Per questo noi rifiutiamo la cultura del consumismo rampante e la competitività basata  sullÂ’avidità e sullÂ’egoismo che è propria del sistema globale del mercato neo-liberista, o di qualsiasi altro sistema pretenda di costituire la sola e unica soluzione.

 

Crediamo che qualsiasi economia della comunità (household) di vita che ci è data dal patto di Dio al fine di sostenere la vita deve render conto a Dio. Crediamo che l’economia esiste per essere al servizio della dignità e del benessere della convivenza umana, all’interno dei limiti di ciò che il creato può sostenere. Crediamo che gli esseri umani sono chiamati a scegliere tra Dio e Mammona e che la confessione della nostra fede è un atto di ubbidienza.

 

Perciò noi rifiutiamo l’accumulazione della ricchezza senza regole e lo sviluppo illimitato che ha già pagato il prezzo della vita di milioni di esseri umani e ha distrutto tanta parte della creazione di Dio.

 

Crediamo che Dio è un Dio di giustizia. In un mondo di corruzione, sfruttamento e avidità, Dio è in modo particolare il Dio dei derelitti, dei poveri, degli sfruttati, di coloro che hanno subito torti ed abusi (Sal146,7-9). Dio chiama ad un giusto rapporto con tutta la creazione.

 

Per questo noi rifiutiamo ogni teologia che affermi che Dio è solo con i ricchi e che la povertà è la colpa dei poveri. Rifiutiamo ogni forma di ingiustizia che distrugge giusti rapporti a causa di discriminazioni di genere, di razza, di classe, di disabilità, o di casta. Rifiutiamo ogni teologia che affermi la prevalenza degli interessi umani a detrimento della natura.

 

Crediamo che Dio ci chiama ad ascoltare il grido dei poveri e il gemito della creazione e a seguire la missione pubblica di Gesù Cristo, venuto affinché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Giov. 10,10). Gesù porta giustizia agli oppressi e dà pane agli affamati; libera i prigionieri e dona ai ciechi il recupero della vista (Lc. 4,18); sostiene e protegge coloro che sono calpestati, gli stranieri, gli orfani e le vedove.

 

Per questo noi rifiutiamo ogni pratica o insegnamento ecclesiastico che escluda dalla propria missione i poveri e la salvaguardia del creato; che dia appoggio a chi viene per “rubare, ammazzare e distruggere” (Giov. 10,10), anziché seguire il “buon pastore” che è venuto per dare la sua vita per tutti (Giov. 10,11).

 

Crediamo che Dio chiama uomini, donne e bambini da ogni luogo a riunirsi insieme, ricchi e poveri, per sostenere l’unità della chiesa e la sua missione, così che la riconciliazione alla quale il Cristo ci chiama diventi visibile.

 

Perciò noi rifiutiamo qualsiasi tentativo di separare, nella vita della chiesa, la giustizia e l’unità.

 

Crediamo che nello Spirito siamo chiamati a render conto della speranza che è in noi grazie a Gesù Cristo, e crediamo che la giustizia prevarrà e la pace regnerà.

 

Ci impegniamo a realizzare un patto globale in vista della giustizia nellÂ’economia e nellÂ’ecologia per la casa di Dio.

 

Confessiamo umilmente questa speranza, sapendo che noi pure siamo sotto il giudizio della giustizia di Dio.

  • Riconosciamo la complicità e la colpa di coloro che consapevolmente o inconsciamente traggono beneficio dallÂ’attuale sistema economico della globalizzazione neo-liberista; riconosciamo che ciò include sia chiese sia membri della nostra famiglia riformata e di conseguenza facciamo appello per una confessione di peccato.

  • Riconosciamo che ci siamo lasciati conquistare dalla cultura del consumismo e dalla competitività egoista e avida dellÂ’attuale sistema economico e che questo troppo spesso ha permeato la nostra stessa spiritualità.

  • Confessiamo il nostro peccato nellÂ’aver abusato della creazione e nellÂ’aver mancato di svolgere il nostro ruolo di intendenti (stewart) e di amici della natura.

  • Confessiamo come nostro peccato la mancanza di unità allÂ’interno della famiglia riformata, ciò che ha diminuito la nostra capacità di essere pienamente al servizio della missione di Dio.

 

Crediamo, in obbedienza a Gesù Cristo, che la chiesa è chiamata a confessare la fede, testimoniare e agire anche se le autorità e la legge degli uomini lo proibiscano e anche se ne dovesse così derivare punizione e sofferenza (Atti 4,18ss.). Gesù è il Signore.

 

Ci uniamo nella lode di Dio Creatore, Redentore, e Spirito, che “ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili; ha colmato di beni gli affamati, e ha rimandato a mani vuote i ricchi” (Lc. 1,52ss.).

 

Un patto per la giustizia

 

Nel confessare insieme la nostra fede, stringiamo un patto in obbedienza alla volontà di Dio come un atto di fedeltà in un rapporto di mutua solidarietà e di reciproca responsabilità (accountability). Questo patto ci lega insieme per lavorare per la giustizia nell’economia e nell’ecologia nel nostro comune ambito globale così come nei nostri contesti regionali e locali.

 

In questo cammino comune, alcune chiese hanno già espresso il loro impegno in una confessione di fede. Le esortiamo a continuare a tradurre questa confessione in azioni concrete sul piano sia regionale che locale. Altre chiese hanno già iniziato a impegnarsi in questo percorso, assumendo delle iniziative e le esortiamo ad impegnarsi ulteriormente, per mezzo dell’educazione, della confessione della fede e dell’azione. Alle altre chiese, che sono ancora allo stadio del riconoscimento, rivolgiamo l’appello, sulla base della nostra reciproca responsabilità nel portare avanti il patto, ad approfondire lo stadio dell’educazione e di procedere verso quello della confessione di fede.

 

L’Assemblea Generale, sulla base del patto che stiamo stringendo, chiama le chiese membro ad assumere il difficile compito profetico di far comprendere il senso di questa confessione alle loro comunità locali.

 

LÂ’Assemblea Generale esorta le chiese membro a dare attuazione a questa confessione raccogliendo le raccomandazioni della Commissione sugli affari internazionali concernenti sulle questioni della giustizia economica ed ecologica.

 

L’Assemblea Generale incarica l’ARM di lavorare per la giustizia economica e per la salvaguardia del creato insieme ad altre famiglie confessionali, alla comunità ecumenica, alle comunità di altre fedi, ai movimenti della società civile e ai movimenti popolari, e chiede alle chiese membro di fare altrettanto.

 

Ed ora noi proclamiamo appassionatamente che impegneremo noi stessi, il nostro tempo e la nostra energia per cambiare, rinnovare e restaurare l’economia e la terra, scegliendo la vita, affinché viviamo, noi e la nostra discendenza (Deut. 30,19).

 

(traduzione dallÂ’inglese di Franco Giampiccoli)

 

 

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