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UN INCONTRO STORICO PER LE NUOVE GENERAZIONI

Questa è la definizione che l’Imam Hammad ha dato all’evento che si è tenuto a Marghera un anno dopo la firma del  Documento sulla Fratellanza Umana da parte di Papa Francesco e dell’Imam Al-Ahzhar Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi

Le emozioni sono iniziate nella Chiesa S. Pio X, dove abbiamo ricevuto tutti tale documento e anche  ricordato i momenti più salienti del precedente incontro avvenuto il 4 ottobre tra il Patriarca e l’imam Hammad.

Subito ho colto l’importanza di questa serata: eravamo lì per ricordare delle tappe fondamentali del dialogo ecumenico, a partire dallo scambio tra San Francesco e il sultano al-Malik a Damietta nel 1219. Memoria per progredire e continuare questo lungo e faticoso cammino. Dopo ciò, con una bella carovana di auto, ci siamo spostati alla Moschea, cercando così di unire idealmente e fisicamente i due luoghi sacri e di preghiera: due case, alla fine, aperte a tutti gli uomini di Fede.

 

In questo luogo, hanno fatto il loro intervento le due guide religiose, le quali si sono focalizzate sull’importanza della PAROLA e dell’INCONTRO. Il dialogo inizia con uno scambio fraterno di gesti e parole tra uomini e donne di fede, che, pur mantenendo integra la loro identità e la loro appartenenza religiosa, vanno verso l’Altro, desiderano conoscerlo, incontrarlo ed accettarlo. Questo contatto non deve avere la pretesa di annullare le differenze o mascherare i problemi, bensì aiuta a comprendere la propria identità attraverso l’apertura al “diverso”. Perciò diventa necessario animare le nostre Chiese e le nostre Moschee con cuori buoni e fedeli, che sanno spendersi davvero in quella fatica che è la PAROLA. Oltre a contribuire con tutte le nostre forze contro la strumentalizzazione delle religioni e l’uso di Dio come pretesto per uccidere e seminare odio. La serata si è poi conclusa con una succulenta cena palestinese, consumata in modo fraterno, ridendo, parlando, dialogando e confrontandoci tra noi come una grande Famiglia. Che dire, insomma?! Mi sono ritrovata in questo evento in modo del tutto inaspettato, ma è quasi indescrivibile la gioia e la carica che mi ha dato. Trovarmi lì, in una Chiesa, luogo per me di preghiera e silenzio, in compagnia di tante persone sia cristiane sia musulmane, con un sorriso sulle labbra luminoso e pronto all’accoglienza, mi ha riempito il cuore. Come essere accolta in una Moschea, togliermi le scarpe, coprirmi il capo e sentire il profondo desiderio di rispettare quel luogo sacro, ha suscitato in me tanta curiosità, entusiasmo e speranza. Guardavo i volti delle persone presenti: eravamo tanti, di colori diversi, da mille paesi, ognuno con le sue storie e le sue avventure da raccontare. Ogni tanto ho colto volti già visti oppure incontrati al mercato e ho potuto percepire una sorta di legame con loro: seppur sconosciuti, ci siamo sentiti fratelli in nome della nostra Fede, che ci permette di entrare in comunione. Probabilmente, la prossima volta che mi capiterà di incrociare il loro sguardo per strada, saprò riconoscere in lui e il lei un essere umano, un fedele, un credente, con cui posso percorrere insieme parte del mio cammino. Il punto è proprio qui, allora: credenze diverse che però condividono il desiderio di “vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare”. Grazie a questa serata, ho avuto modo di conoscere anche studiosi e persone colte e preparate sull’Islam e sulla sua storia: questo non ha fatto altro che fomentare la mia passione e aizzare la fiamma che arde nel mio cuore per gli studi che sto facendo. Ho avuto così la conferma che decidere di spendere la propria vita in nome del dialogo interreligioso è una missione che può portare dei frutti. Certamente il percorso non è privo di ostacoli e difficoltà, ma solo il fatto di aver incontrato molta gente disposta e pronta a questo, mi fa sperare che i piccoli semi gettati cadano su terreno fertile e non solo tra i rovi. Cosa rimane da fare ora, affinché tutto ciò non rimanga solo una “bella serata”, ricca di “belle parole”?!

Ciò che personalmente mi sento in dovere (e piacere) di fare è portare avanti i miei studi sulla materia nel miglior modo possibile, cercando di divulgare ciò che apprendo a chi magari non ha gli strumenti. Infatti ritengo che sia fondamentale la conoscenza per l’accoglienza: l’ignoranza genera solo paura e la paura genera solo odio. Questo va accompagnato da semplici azioni quotidiane “per sostenere ogni persona, specialmente le più povere e bisognose”, in nome della Fede in un Dio che ci ha creato diversi, ma “uguali nella sua Misericordia”.

di: Anna Angarano Villa

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