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Veglia di Preghiera

  

La tormentata ricerca

 nelle notti

 del mondo…”

Gim 7-8 ottobre 2000

 

INTRODUZIONE 

La tormentata ricerca nelle notti del mondo…da Mosè, uomo che cerca, fugge e alla fine accoglie il messaggio di liberazione per il suo popolo, a Gesù luce del mondo, passando per tanti testimoni…

 È una ricerca tormentata perché chi sceglie la giustizia è disposto a perdere, a mettersi dalla parte degli oppressi e divenire, esso stesso, oppresso, per essere seme che muore per portare frutto…

 Per fare luce lungo le notti della storia e del mondo bisogna “rompere il silenzio” del nostro cuore…quel silenzio che costruisce, tra me e l’altro, un muro di pregiudizi, un fiume di stereotipi.

 Devo rompere il silenzio perché “mi fa più paura il silenzio degli onesti che le parole di violenti”, devo gridare perché mi sento di fare causa comune con tutte quelle persone che lottano e per questo soffrono.

 Devo gridare perché non voglio essere più complice…per questo dico: adesso tocca a me!

 

 

Canto: Resta qui con noi (140)

 

ASCOLTIAMO LA PAROLA…

Es 2,1-25

  

TUTTI I CROCEFISSI DELLA STORIA CI INTERPELLANO CI CHIEDONO DI STARE CON LORO…MA OGGI CHI SONO QUESTI CROCEFISSI? E DIO, DA CHE PARTE STA?

   

ECCO L’AGNELLO DI DIO

(F. De Gregori)

 

Ecco l’agnello di Dio Chi toglie i peccati del mondo

Disse la ragazza slava  Venuta allo sprofondo

Disse la ragazza africana sul raccordo anulare

E scende dall’automobile per contrattare

Ecco l’agnello di Dio All’uscita della scuola

Ha gli occhi come due monete Il sorriso come una tagliola

Ti dice che cosa ti costa Ti dice che cosa ti piace

Prima ancora della risposta ti da un segno di pace

E intanto due poliziotti fanno finta di non vedere

 

Oh, aiutami a fare come si può Prenditi tutto quello che ho

Insegnami le cose che ancora non so, non so

Dimmi quante maschere avrai E quante maschere avrò.

 

Ecco l’agnello di Dio  vestito da soldato

con le gambe fracassate col naso insanguinato

si nasconde dentro la terra tra le mani ha la testa di un uomo

ecco l’agnello di Dio venuto a chiedere perdono

si ferma ad annusare il vento e nel vento sente odore di piombo.

 

Percosso e benedetto  Ai piedi di una montagna

Chiuso dentro una prigione Braccato nella campagna

Nascosto dentro un treno Legato sopra un altare

Ecco l’agnello di Dio Che nessuno può salvare

Perduto nel deserto Che nessuno può trovare

Ecco l’agnello di Dio Senza un posto dove stare

Ecco l’agnello di Dio Senza un posto dove andare

Ecco l’agnello di Dio Senza un posto dove stare.

 

Oh, aiutami a stare dove si può E prenditi tutto quello che ho

Insegnami le cose che ancora non so, non so

E dimmi quante maschere avrai Regalami i trucchi che fai

Insegnami ad andare dovunque sarai, sarò E dimmi quante maschere avrò

Se mi riconoscerai Dovunque sarò

Sarai.

 

Durante l’ascolto del canto si accendono i lumini sistemati in mezzo a figure, sistemate a terra sotto l’altare, che rappresentano le “notti” dell’uomo e della terra.

Si spengono le luci.

 

SCENDERE NEI SOTTERRANEI…

“Mosè cresciuto in età si recò dai suoi fratelli…” (2,11)

 

La parola diventa progetto di vita e coraggio per condividere…

Frei Betto nasce il 25 agosto del 1944;  Brasiliano e Frate Domenicano dal 1965 Grande animatore delle comunità di base arrestato dai servizi di sicurezza, con l’accusa di avere protetto terroristi in fuga; il 14 settembre 1971 viene condannato a 4 anni di reclusione senza, peraltro, che venga provata la sua colpevolezza. Il carcere diventa per Betto cammino di liberazione…per lui e per il suo popolo!

Frei Betto: uomo di “re-esistenza”  capace di scendere nei sotterranei del suo popolo, di coinvolgersi; uomo che non ha paura di perdere la propria via per la causa del Vangelo.

 

“Dopo qualche tempo ci familiarizziamo con i misteri del sotterraneo. Perdiamo la paura, la necessità di sicurezza e consolazione…perdiamo anche le certezze assolute, le verità dogmatiche, l’interesse per l’apologia della perfezione, dell’ordine, della purezza…

Crediamo al peccato, all’angoscia, all’incertezza, al rischio.

È inutile: non siamo più i santi, i pacifici, i miti, i rassegnati, i buoni. Siamo i paria, i banditi, gli espulsi, i discriminati, gli emarginati, i dannati della terra.

Ma in questo troviamo la salvezza. Troviamo l’identificazione di chi nasce in una grotta, ruba un tesoro e muore in Croce. Portiamo nel corpo le stimmate del dolore, della sofferenza. Abbiamo il volto solcato dalle lacrime.

Ma il cuore continua a battere. Batte e ci sveglia. Fa circolare il sangue, fa sbocciare la vita.

Straccioni e maltrattati ascoltiamo la voce di chi ci invita ad un banchetto, dove il calice del sangue sazia la sete che ora proviamo.

Questo è il nostro cammino. È una rotta di liberazione…”

 

“Mai come oggi mi sono sentito sacerdote per l’olocausto e religioso per la testimonianza…il Signore ci ha detto Fate questo in memoria di me  invitandoci a ripetere gli stessi gesti d’amore, la stessa disponibilità e servizio, lo stesso dono radicale della vita. Vivo la Messa nella misura in cui accetto di essere sacrificato per la liberazione degli uomini”

 

“non temiamo nulla…facciamo della prigione il nostro Carmelo, dove la preghiera è tanto più viva quanto più prendiamo coscienza che il luogo dei cristiano è soprattutto tra i poveri, gli oppressi; coloro che subiscono l’ingiustizia e soffrono per amore della giustizia…è importante credere attendere, senza inquietudine l’ora della liberazione, l’ora in cui il seme, dopo la morte, germoglierà. Posso solo trasmettervi qualcosa di questa nostra speranza. È impossibile dire tutto. Spero siate felici come lo siamo noi.”

(tratto da: I sotterranei della Storia)

 

La vita si fa preghiera…

 Signore,

quando guarderai quelli che ci hanno imprigionato

e consegnato alle torture,

quando peserai le azioni dei nostri aguzzini

e le gravi condanne di chi ha giudicato,

quando valuterai la vita di chi ci ha umiliato

e la coscienza di chi ci ha rigettato,

dimentica Signore, il male che per caso hanno commesso.

 

Ricordati invece che per questo sacrificio

Ci siamo avvicinati al tuo figlio crocefisso:

con le torture abbiamo ricevuto le sue piaghe,

con le sbarre, la libertà del suo spirito,

con le condanne, la speranza del suo regno

e la gioia di essere figli attraverso l’umiliazione.

 

Ricordati Signore, che da questa sofferenza

Un frutto è sbocciato in noi,

come il seme triturato che germina,

è un frutto di giustizia e pace,

di luce e di amore.

 

                        Frei Betto

 

Canto: Tu sei (392)

 

LA CROCE CI INTERPELLA…OGNI CHIAMATA E’ UNA CHIAMATA ALLA CROCE….LA VIA DELLA CROCE E’ PERCORSA DA MOLTE PERSONE…MA I VERI AMICI E COMPAGNI DI QUESTO ASSURDO VIAGGIO SONO I POVERI…

  

 NELLE TORMENTATE NOTTI, LUNGO I CROCEVIA DELLA STORIA QUANDO LA RICERCA DI UN SENSO APPARE OFFUSCATA, QUANDO LE RAGIONI PROFONDE DEL NOSTRO AGIRE SONO LONTANE DALLA NOSTRA COMPRENSIONE, QUANDO È DIFFICILE SCOPRIRE IL PROGETTO DI DIO SULLA NOSTRA VITA, ALLORA, A VOLTE, UNA LUCE SI ACCENDE…

 

Insieme:

 Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, ne di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli

(Ap 22,5)

 

Si espone l’Eucarestia e si rimane in adorazione.

 

SILENZIO

 

CONDIVISIONE  (Misericordias Domini)

PADRE NOSTRO DEI POVERI E DEI CANI

Molto presto, come tutte le mattine, i bambini si azzuffano coi cani

attorno il bidone dell’immondizia.

Scavano e rovistano, tolgono e mettono i resti di cibo e dei rifiuti.

E spartiscono con i cani il pane putrefatto dell’immondizia.

 In un mondo disastrato, senza cuore, questo è il modo che Dio ha scelto

Per esaudire la preghiera dei bambini poveri e affamati:

Dacci oggi il nostro pane quotidiano.

 Da quel giorno il pane in quelle case (dico e non mento) non era lo stesso.

A causa degli affamati era pane amaro, pieno di quelle bestemmie dei poveri

Che per Dio sono suppliche.

 E tornò ad essere dolce e buono solo quando cominciò ad essere condiviso

(il cuore in mano) con quei poveri affamati…bambini e cani.

 Leonardo Boff

 

Canto: Unidos