Lc 1, 26-38; 2, 4-20: Dio tra noi, presente in ogni cultura
Gim Firenze (dicembre 2001)
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Osare il Futuro: GM Firenze, 19 dicembre 2001 |
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Il mistero del Natale: Gesù, Dio tra noi, con noi
e per noi.
Nella nostra società occidentale, il Natale non è
più l’ admirabile commercium, lo scambio di Amore tra Dio e
l’Umanità , in Gesù, che è il Figlio di Dio. Natale è un altro
commercio! Più redditizio, molto meno gratuito. La gratuità non si
‘usa’ adesso, in questi tempi di FMI e di mercato totale; ‘Babbo
Natale’ ha fagocitato ‘Gesù Bambino’, e perfino i canti di Natale
non servono che da sottofondo musicale per reclamizzare gli oggetti di
consumo o per fare la ninnananna agli sprechi. Eppure, che lo sappiamo o no, che viviamo o no
coscientemente questo mistero del Natale di Dio fatto uomo, fatto
popolo, che assumiamo o no le conseguenze di questo ‘ingresso’ di
Dio nella Storia umana, Gesù è lì, nato come nostro fratello, povero
tra i poveri, con il peso e il sogno dell’Umanità , noi fatti carne
della sua carne e spirito del suo Spirito. Con il Natale, Dio e
l’Umanità sono mutuamente coinvolti: un Mistero intrecciato, una
comunione di Vita. La trascendenza di Dio si è fatta storicità , e la
nostra piccola tumultuosa storia – di fragilità , di paura, di morte
– si è fatta carne di Dio, Gloria divina. Per Gesù, in Gesù, Dio è
“Dio-con-noi”. Per Gesù, in Gesù, siamo “Umanità -con-Dio”. Il problema, la sfida, sta nel tradurre in veritÃ
reale, in testimonianza coerente, in prassi efficace questo Mistero, nel
giorno dopo giorno delle
nostre monotone o sconquassate vite, e in mezzo ai nostri vergognosi
egoismi e divisioni. Questo mondo che il Padre ha tanto amato da
affidargli il Figlio, è pieno di guerre e di odio, di fame e di
profitti, di prepotenza e di emarginazione. Lo abbiamo perfino
catalogato e suddiviso in 1°, 2°. 3°
e 4° mondo! Valeva la pena che il Padre ci facesse dono del suo
Figlio? Il Natale ritorna a dirci che in Dio c’è amore più che
sufficiente per realizzare poco a poco il suo sogno, e che nel Bambino
che ci è stato dato è la nostra Pace. Contemplando la ParolaL’Annunciazione:
la vita cristiana porta nel suo cuore e ha come principio e come fine
l’incarnazione del Verbo. Tutta centrata su questo mistero, è una
continua attualizzazione ‘oggi’ del ‘sì’ che ha attratto Dio
nel mondo. Maria è figura di ogni credente e della Chiesa intera, la
‘casa’ in cui Dio viene con gioia ad abitare. E’ l’incontro che
Egli ha cercato da tutta l’eternità , il coronamento del suo sogno
d’amore. Finalmente, dalle profondità della sua creazione che si è
allontanata da lui, s’innalza un ‘sì’ capace di attirarlo. E lui
viene, si unisce e si compromette per sempre. ‘Gioisci’ dice
l’angelo a Maria: finalmente l’Amore è amato. Dio esulta di gioia
incontenibile. Amore da sempre respinto, ora si sente accolto da una
‘vergine’. Dio si dona a lei come suo figlio, per far comprendere
che il futuro e la salvezza dell’uomo viene solo da lui ed è lui
stesso. La verginità indica l’attitudine più alta dell’uomo: la
passività e la povertà totale di chi rinuncia all’agire proprio per
lasciare il posto a quello di Dio. EÂ’ la fede. La nostra fede nella
sua parola accoglie lui stesso e ci unisce a lui: è il natale di Dio
sulla terra e dell’uomo nei cieli. La salvezza dell’uomo è diventare come Maria: dire
‘sì’ alla proposta d’amore di Dio, dare carne nel suo corpo al
suo Verbo eterno, generare nel mondo il Figlio. Dio è ‘avvento’:
necessariamente viene all’uomo, perché è amore amante. L’uomo è
‘attesa’: necessariamente tende a lui, perché è bisogno di essere
amato. Per questo, quando l’uomo lo attende e dice: “Eccomi”, Dio
non può non venire. E’ l’oggi della salvezza. La Natività :
in quel bambino che nasce da Maria, in questa scena di un Dio che si è
fatto piccolo e indifeso, per essere accolto dalle nostre mani, si
manifesta tutta “la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore
per gli uomini” (Tit, 3,4). Certamente un Dio piccolo si espone al
rifiuto. E’ la vulnerabilità dell’amore, che non può non
rispettare la libertà . Ma a quanti l’accolgono così com’è, dà il
“potere di diventare figli di Dio” (Gv, 1,12). Attraverso il
racconto che per prima Maria ha fatto e che Luca ha trasmesso a noi,
anche noi siamo chiamati a contemplare e toccare con lei lo stesso Verbo
della vita. Così, come i primi pastori, diventiamo a nostra volta
annunciatori della Parola: “Fu partorito per voi oggi un salvatore che
è il Cristo Signore”. L’oggi della nascita del Salvatore si
realizza ovunque è annunciato e creduto, come presso i pastori che si
mettono in cammino per andarlo a vedere. Povera gente obbediente alla
Parola che corre a vedere un povero bambino, del quale crede “ciò che
il Signore ha notificato” (v. 15). E poi lo annunciano. Anche oggi la
Chiesa e ogni credente, specialmente se si fa povera e ultima come
l’annunciato, riconosce, annuncia, glorifica e loda Dio che si è
rivelato nell’impotenza di Gesù. Gesù, il bimbo di
Betlemme, speranza per tutti gli uomini
Dio si è fatto uomo in Gesù affinché Dio sia in
tutta l’umanità e tutta l’umanità sia fatta Dio. Il Cristo infatti
è “il primogenito tra molti fratelli” (Rom. 8,29)
e luce per illuminare le genti (Lc. 2,32). In Gesù, Dio si
comunica a tutto l’uomo e assume tutto ciò che è umano. In Gesù,
Dio è talmente coinvolto con l’umanità da appartenere ad essa. In
Gesù, ogni uomo diventa figlio di Dio. Questa è l’incontenibile
speranza dei cristiani, da annunciare a tutti. Si tratta di stare con
gli uomini in atteggiamento di sympatheia con dolcezza e mitezza
( 1Pt. 3,15 ), con amore e benevolenza, con il desiderio dello scambio.
Si tratta di andare in mezzo agli altri con la gioia con cui Dio è
venuto in mezzo a noi nel Figlio, lÂ’Emmanuele, il Dio-con-noi.. Si
tratta di annunciare e portare il Cristo con lÂ’eloquenza di una vita
in cui rifulge la bellezza e la luce di Cristo che sa illuminare le
tenebre dell’esistenza così come ha illuminato la notte di Betlemme.
Ciò che per grazia siamo capaci di sperare, speriamolo per tutti gli
uomini. Annunciamo, senza imporre niente, perché il cristianesimo rimane sempre ‘altro’ rispetto ad ogni cultura. Per questo le rispetta e valorizza tutte. E’ come la luce: non vernicia le cose del suo colore, ma fa brillare ogni cosa del colore proprio. Infatti, secondo il principio dell’Incarnazione, porta uno spirito nuovo, l’amore per il Padre, per le sorelle e i fratelli, che vivifica dal di dentro ogni cultura, rispettando la sua specificità e facendola lievitare secondo il fermento nuovo che vi immette. Gesù è colui che restituisce l’uomo, di ogni cultura, alla sua pienezza di verità e di libertà , la verità dell’amore e la libertà dei figli. L’essere figlio/a può essere vissuto in qualunque condizione. La salvezza infatti non consiste in una identità culturale (giudeo/pagano) o sociale (schiavo/libero) o naturale (maschio/femmina), ma nella fede. Le differenze saranno tenute o abolite nella misura in cui lasciano trasparire o meno l’unica cosa importante: che siamo tutti ‘uno’, figli nel Figlio, inseriti in Cristo e rivestiti di lui Il Natale visto da un indù: R. Tagore. Settant’anni fa, il grande poeta Tagore, meditando sul Natale e su Gesù, scriveva: “Cristo ha salvato l’uomo dall’indifferenza dell’uomo…Fare una cerimonia religiosa particolare, in un giorno fissato, per onorare i grandi uomini, è uno sdebitarci a poco prezzo…E’ una mancanza di serietà molto grande ripagare con parole Colui al quale dobbiamo legarci con la vita…In tutte le chiese si elevano inni di lode a Colui che ha parlato a tutti gli uomini del Padre supremo. E fuori da quelle stesse chiese la terra è bagnata dal sangue per l’uccisione dei fratelli. Coloro che oggi gli elevano inni di lode nel tempio, lo rinnegano col tuono del cannone, lo deridono nella sua parola facendo piovere dal cielo la morte…Il Figlio del Padre è nato nella nostra vita il giorno in cui abbiamo chiamato fratello, con amore vero, un altro uomo. Questo è il Natale, in qualsiasi momento avvenga…Come posso proclamare, solo a parole, la nuova nascita di quello stesso Gesù che da un’altra parte percuoto con le mie stesse mani? Anche oggi nella storia umana Egli è crocifisso ogni momento..Il Natale è un giorno di riflessione, un giorno per farci tutti umili…Il prezzo delle parole vere si deve pagare con fatti veri” |
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