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Lc 24, 13-35: Emmaus

campo di Roma 2008




Emmaus
Lc 24, 13-35


13Ed ecco: due di loro nello stesso giorno erano in cammino verso un villaggio distante sette miglia da Gerusalemme di nome Emmaus. 14Ed essi conversavano l’un l’altro su tutte queste cose che erano accadute.


Due di loro: sono due dei discepoli di Gesù, ma di uno solo abbiamo l'identità (Cleopa) mentre dell'altro non si sa nulla. Luca fin da subito vuole mettere il lettore dentro la scena e c'invita a scrivere il proprio nome accanto a quello di Cleopa.

Giorno: è il primo giorno dopo il sabato, il giorno della risurrezione, della tomba vuota, della manifestazione di Gesù alle donne e dell'incredulità degli 11 (24,1ss). Resta pur sempre però il "giorno fatto dal Signore” in cui bisogna rallegrarsi e gioire (Sal 118,24); è il giorno che non finisce mai, è l’OGGI di Dio nella storia dell’umanità. Ma non tutti gioiscono: chi perché non riesce a credere come i 2 discepoli; chi perché troppo amareggiato dalla propria esistenza; chi schiacciato dalla povertà, dalla violenza, dal dolore…

Emmaus: è in direzione opposta a Gerusalemme, che è luogo di comunione, dove si è manifestato il grande Amore e da cui la Chiesa partirà per la sua missione. Emmaus invece è il luogo della fuga, della disperazione, della solitudine, della frustrazione, della delusione. Ma è anche il luogo in cui il Risorto va a cercare, come il Buon Pastore (Lc 15,3), chi si è perso per riaccompagnarlo a casa.
È un luogo in cui forse anche noi, spesso ci troviamo per motivi diversissimi. Ecco ciò di cui possiamo però essere certi: il non essere soli e il sentire sempre vicino quell’Emmanuele (Dio con noi) annunciato dall’Angelo a Maria.

Qual è stato o qual’è, nel tuo cammino di fede,
il momento più difficile?
Quando hai pensato o detto: “Dio non esiste”?
O quando lo hai sentito davvero lontano da te?



15Ed avvenne: mentre essi conversavano e questionavano, addirittura lo stesso Gesù, avvicinatosi, camminava con loro. 16Ora i loro occhi erano impossessati perché non lo riconoscessero. 17Ora disse loro: “Che sono queste parole che vi ributtate l’un l’altro passeggiando?”. E s’arrestarono col volto scuro. 18Ora rispondendo uno, di nome Cleopa, disse a lui: “Tu solo abiti forestiero in Gerusalemme e non conosci le cose avvenute in essa in questi giorni?”. 19E disse loro: “Quali?”. Ora essi gli dissero: “Le cose riguardanti Gesù il Nazareno, che fu uomo profeta potente in opera e parola davanti a Dio e a tutto il popolo; 20e come i nostri sommi sacerdoti e i nostri capi lo consegnarono a una condanna a morte e lo crocifissero. 21Ora noi speravamo che fosse lui colui che stava per riscattare Israele; ma con tutto questo è il terzo giorno da che questo avvenne. 22Ma anche alcune donne tra noi ci sconvolsero: essendo state di mattina al sepolcro 23e non avendo trovato il suo corpo, vennero dicendo d’aver visto anche una visione di angeli, che dicono che egli vive. 24E se ne andarono al sepolcro alcuni di quelli che sono con noi, trovarono così come anche le donne dissero; ma lui non lo videro”.
25Ed egli disse loro: “O senza testa e lenti di cuore a credere a tutte quelle cose di cui parlarono i profeti. 26Non bisognava forse che il Cristo patisse queste cose ed entrasse nella sua gloria?”. 27E, iniziando da Mosè e da tutti i profeti, interpretò per loro in tutte le scritture le cose che lo riguardavano. 28E si avvicinarono al villaggio dove andavano ed egli fece come per andare oltre. 29Ed essi lo forzarono, dicendo: “Dimora con noi perché è verso sera e già il giorno e declinato”. Ed entrò per dimorare con loro. 30E avvenne, mentre era adagiato a mensa lui con loro, preso il pane, benedisse e, spezzato, lo dava loro. 31Ora si spalancarono i loro occhi e lo riconobbero; ed egli divenne invisibile da loro.


Conversavano… Questionavano: proviamo ad immaginare il dialogo tra questi due. C'è anzitutto una conversazione. Sono parole deluse e disperate, che costatano l'assurdità dei fatti ed esprimono il desiderio di una fuga in avanti: cose che si dicono e che non cambiano nulla, perché i due discepoli non sanno ancora interpretare tutto alla luce della Risurrezione.

Avvicinatosi, camminava con loro: questi due verbi riassumono tutta la missione di Dio, che in Gesù si fa vicino, prossimo all'umanità ed entra nella sua storia, ridando vita alla sua esistenza quotidiana. Per Luca, la familiarità, la vicinanza di Gesù è un elemento costitutivo della Resurrezione.

Occhi impossessati: come la mano di Gesù sa ridonare vita (8,54), la mano della morte, della disperazione s'impossessa degli occhi dell'umanità così che non sa riconoscere la Vita, anche quando questa è continuamente presente. È la paura che blocca tutto, il non essere capaci di vivere la speranza donataci dalla Resurrezione (At 23,6; 1 Pt 3,15). E così per loro Gesù risorto è ancora uno sconosciuto, conoscono solo il Gesù crocefisso, morto e sepolto.

Che sono queste parole: il primo passo che Gesù compie coi discepoli è forse il più doloroso. Gesù non cambia discorso, non cerca argomenti facili per farsi amici i due. Ma va nel più profondo del loro dolore. D'altra parte l'aveva detto che il seme della Parola deve andare in profondità per portare frutto (Lc 8,4-15). Anche se nella sua profondità l'uomo a volte trova molto buio. Ma questo non spaventa Dio che scende con l'umanità per farla risorgere.

Speravamo: questo verbo forse meglio di tutti racchiude l'amarezza di questi due. Nei due discepoli è morta la speranza ed essi non possono cogliere il significato degli avvenimenti accaduti al mattino: il racconto delle donne; la testimonianza dei compagni, che sono andati al sepolcro ma lui non l'hanno visto. Proprio questi fatti potrebbero essere illuminanti, ma, come dice Luca: "i loro occhi erano impossessati perché non lo riconoscessero” (v. 16; cf. 19,42), un po' come era avvenuto ai discepoli di fronte alle parole di Gesù (9,45; 18,34).

Le cose riguardanti Gesù il Nazareno: camminando con i due viandanti lungo la strada, Gesù ascolta la loro storia, e li invita così ad ascoltare anch'essi ciò che stanno vivendo. Nel frattempo, egli tace: e sufficiente che sia 'con loro' lungo la via. Stupisce qui il silenzio di Gesù, che non ha fretta, vuole ascoltare l'uomo nel suo dolore, lo vuole accompagnare.

Interpretò per loro in tutte le scritture le cose che lo riguardavano: ma arriva il momento in cui l’uomo è chiamato all’ascolto della Parola di Dio, che sarà una lampada che illuminerà i passi da fare (Sal 118,105).

Patisse… Gloria: è il centro della catechesi del Risorto. La sua morte non è un incidente sul lavoro, estraneo alla promessa di Dio. È anzi il passaggio per entrare nella gloria. Ovviamente solo dopo la risurrezione possiamo comprenderlo. Alla luce pasquale la croce diventa la chiave interpretativa di tutta la Scrittura, e tutta la Scrittura diventa un commento alla croce come gloria di Dio. La Croce diventa la testimonianza più grande della volontà di Dio di abbracciare tutta la Vita, fino alla morte e oltre.

Ed entrò per dimorare con loro: se Dio dimora con noi, non c'e più la notte. Con lui, noi siamo per sempre a casa nostra. Il dimorare di Dio con noi è una delle espressioni che meglio ci fanno cogliere il significato dell'eucaristia. Gesù aveva promesso che con il Padre avrebbe preso dimora presso di noi, e ci aveva invitato a dimorare in lui come lui in noi (Gv 14,23; 15,4). Ora lo realizza (Ap 3,20; ct. Ct 5,2).

Prese… benedisse… spezzò… dava: nell'intimità con il Signore (lui con loro) c'è il gesto noto e rivelatore: “Fate questo in memoria di me” (22,19). L'abbondante mensa della parola che ha preceduto e servita a far desiderare e comprendere lo spezzare del pane. Notiamo che, mentre in 22,19 si dice: 'diede loro' (una volta per tutte), qui si dice: 'dava loro' (un'azione passata che continua). Infatti, ciò che fu dato nell'ultima cena, è donato fino alla fine del mondo nella celebrazione eucaristica.

Lo riconobbero: il memoriale dell'amore del Signore ci spalanca gli occhi che erano chiusi da sempre. Finalmente li apriamo non sulla nostra nudità, ma sulla gloria di Dio: nell'eucaristia vediamo chi è lui per noi. Vediamo il nuovo Adamo, il Crocifisso risorto. “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio” (14,15). Il segno del Pane spezzato è ciò che permette ai discepoli di riconoscere Gesù, in quanto lui stesso è il Pane che si è spezzato e donato per l'umanità. E loro erano presenti nel cenacolo nell’ultima cena e sanno quanto lui ha compiuto sulla Croce. Questo riconoscimento avviene dopo l’ascolto della Parola, nel dono del pane. Se il pane realizza quanto la parola promette, la parola permette di riconoscere il pane come realizzazione della promessa di Dio. Per questo parola e pane formano un unico sacramento. L'eucaristia è veramente fonte e culmine di tutta la vita cristiana.

Invisibile: Gesù non scompare. Resta sempre come colui che ci segue nel nostro cammino perché lo seguiamo nel suo. Nell'eucaristia possiamo sempre riconoscerlo. È invisibile perché, propriamente parlando non e più con noi, ma IN NOI. La parola ce I'ha messo nel cuore. È il pane nella vita: chi lo mangia vive di lui come lui del Padre che lo ha mandato (Gv 6,57). Non vediamo più il suo volto di fratello, perché si è fatto il nostro stesso volto di figli. Assimilati a lui, anche noi ora siamo diventati I'icona del Padre davanti al mondo.



32Ed essi si dissero l'un l'altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.


Come prima nel roveto ardente, così ora nel nostro cuore Dio si rivela, dicendoci il suo e il nostro vero nome (Es 3,2ss): il suo di Padre nel nostro di figli nel Figlio (Ap 2,17). Dio si rivela non più fuori, ma dentro di noi, come nostra vita. E ci rivela così la nostra vita vera, che è lui.


Vivi questo momento dell’adorazione eucaristica
come un momento d’intimità col Signore
e prova a chiederti, come il Comboni,
“che senso ha un Dio morto in Croce per la salvezza”
tua e dei tuoi fratelli e sorelle.





33E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone. 35Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Gerusalemme… Undici: i discepoli invertono marcia. Hanno ricevuto quel cibo che dà forza per compiere il lungo viaggio che ancora rimane (1 Re 19,1-8). L'esperienza dell'eucaristia ci porta in comunione con l'esperienza degli Undici, che videro e toccarono la carne del Signore. È nella Comunità cristiana che da ora in poi noi potremo riconoscere il volto del Cristo, Fratello Vivo, nei fratelli e sorelle.

Davvero il Signore è risorto: è il grido di Pasqua, la gioiosa professione di fede dei primi cristiani e di quanti ancora oggi, nell'eucaristia, si uniscono a loro, nella stessa esperienza di lui.

Riferirono: colui che "fu visto da Simone" è il medesimo che anche noi riconosciamo. II Vivente ci è venuto incontro mentre scendevamo da Gerusalemme. Ci ha visto: ci si è fatto vicino, ci ha medicato con il suo olio e il suo vino. II nostro cuore ha ricominciato ad ardere, intuendo nella sua parola la verità nostra e di Dio; i nostri occhi si sono spalancati, riconoscendolo nel pane. Ormai lui è in noi e noi in lui. II nostro cammino diventa il suo. L'eucaristia si fa missione: diventiamo suoi testimoni, iniziando da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra. La nostra vita è la sua stessa: quella del Figlio che va verso i fratelli. Avendo sperimentato la cura del Samaritano per noi, possiamo obbedire al suo comando che ci da la vita eterna; “Va', e anche tu fa' lo stesso” (10,37). L'incontro con lui attraverso la Parola e il pane continuamente ci guarisce: i nostri piedi si volgono dalla fuga al suo stesso cammino, il nostro volto passa dall'oscurità della tristezza alla luce della gioia, la nostra testa, senza cervello, si dischiude alla comprensione, il nostro cuore, raggelato e lento, comincia a pulsare e ardere, i nostri occhi, appannati dalla paura, si aprono a contemplare lui, e la nostra bocca, indurita nel litigio col fratello, canta lo stesso alleluia di tutti i salvati della storia. Siamo nati, e continuamente nasciamo, come uomini nuovi.


Qual è la tua professione di Fede?
Qual è il volto di Dio che porti in te?


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