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Lc 6, 27-36: Riconciliazione e Perdono... Amate i vostri nemici

Gim Padova (ottobre 2001)

Riconciliazione e Perdono

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Ottobre 2001

 Riconciliazione e perdono

Una riflessione ispirata dal momento attuale e dalla Parola di Dio (Lc 6,27-36)

  

Il contesto:

 

E’ strano iniziare il cammino GIM con un tema così impegnativo, che potrebbe essere l’obiettivo finale del nostro itinerario di spiritualità missionaria: iniziare con la fine, iniziare con un fine. E’ come disegnare un progetto: avremo tutto l’anno, poi, per costruire in concreto.

 

Cominciamo la riflessione con un tempo di silenzio. Ma non di un solo minuto, o tre, come è successo dopo la strage negli USA: questo è un tempo di silenzio assoluto.

Un silenzio in memoria di tutte le stragi. Ma non semplicemente di memoria: facciamo che sia esattamente quel silenzio di morte, silenzio senza risposte, assenza di speranza che vivono tutte le vittime della terra.

 

E in questo silenzio si alza una voce rabbiosa: “Sono stufa, stufa, stufa. Stufa. E’ ora di agire. Agire. A-gi-re. Che aspettate, che altri pazzi sanguinari si gettino sul vostro letto matrimoniale con la scimitarra tra i denti? Tirate fuori le palle. Tirate fuori la rabbia e l’orgoglio e avanti, bombardate quei selvaggi, fateli a pezzi, annientateli. Io non ne posso più. Sono venti giorni che aspetto di accendere la mia tv e di vedere (e stavolta di sentire, ho anche aggiustato l’audio) gli aerei suonare, le bombe cantare, i missili vibrare. Punto. E basta.”

 

  1. Cosa significa riconciliazione e perdono in questo contesto?

 

Secondo la visione comune, riconciliazione ha a che vedere col rabbonirsi, appianare i conflitti.

Nei primi anni dopo Cristo, la città di Corinto si ribellò al potere romano, venne sconfitta da esso e la popolazione fuggì. Cesare, allora, offrì l’ ”editto di riconciliazione”: una proposta per ricostruire la città, riunirsi di nuovo insieme per la convivenza.

Ma quale città vogliamo ricostruire? Che tipo di riconciliazione? Forse quella garantita dal ‘Cesare’ di turno?

 

“La lotta del Bene contro il Male. Avremo la pace e la sicurezza solo quando il Bene avrà trionfato”. Peccato che ciascuno veda il Bene dalla parte sua.

In questi tempi in cui si minaccia un ‘conflitto tra civiltà’, ascoltiamo la voce di Gibran K. Gibran, nato a Bisharri (Libano) e morto a New York, figlio quindi di due madri: quella orientale e quella occidentale:

(a proposito della colpa e del castigo)

“Il derubato non è privo di colpa nel furto che ha subito. Né il giusto è incolpevole degli atti del malvagio, né chi ha mani bianche è netto delle azioni del criminale.

Sì, il colpevole è spesso vittima dell’offeso. E anche più spesso il condannato porta il fardello per l’innocente irreprensibile.

Voi non potete separare il giusto dall’ingiusto e il cattivo dal buono; perché essi stanno insieme davanti al sole, come se il filo nero e il filo bianco fossero insieme intessuti.

E quando si rompe il filo nero, il tessitore rivedrà tutta la tela, e dovrà riesaminare anche il telaio”.

 

Rivedere tutto il telaio.

Stiamo attraversando tempi tristi e amari. Ma sono tempi propizi per favorire la Pace e la Riconciliazione, quelle vere; la pace è figlia della giustizia, a livello dei singoli e della convivenza dei popoli. La riconciliazione è figlia del dolore, perché può nascere anche da esso.

 

Riconciliazione è trasformare il dolore in evento di redenzione.

Il dolore può suscitare in noi desolazione, rabbia, apatia, abbandono. Ma può anche farci sentire da vicino la tenerezza della solidarietà.

Può risvegliarsi in noi, così, il desiderio di ritorno alla vita contro il male: far rivivere e moltiplicare la solidarietà.

Questo è ciò che significa ‘riesaminare tutto il telaio’: dar vita a una riconciliazione che supera gli schemi di morte.

Se amare è far nascere un figlio, perdonare è resuscitare un morto.

Dar vita a qualcosa di impensabile, completamente nuovo. Osare il futuro!

Siamo sulle soglie della ri-creazione. Abbiamo il potere di distruggere o di ricominciare, in una logica del tutto nuova.

 

  1. ma… come riconciliare il mondo, se non c’è riconciliazione in noi stessi?

 

Ascóltati nel profondo. Dimmi se c’è coerenza in te.

Ti senti a casa dentro te stesso, oppure questi grandi sogni di giustizia e pace sono solo una fuga, lontano, dove tutto è così diverso e nuovo e non c’è bisogno di mettersi in discussione?

 

Diceva un amico: il dramma di molti giovani è la schizofrenia tra i fini che si propongono (i grandi ideali) e i mezzi di cui dispongono (un carattere incostante, una vita quotidiana contraddittoria…).

 

E’ in questa ferita che entra la Bibbia, con il suo concetto secco di riconciliazione, al di là dei ‘buonismi’: Riconciliarsi è cambiare tutto noi stessi (i sentimenti, i pensieri, il metro di misura…).

 

Se la riconciliazione non parte prima di tutto da noi stessi, le nostre contraddizioni contamineranno la pace da costruire!

Si può leggere Genova anche così? Ci riempiamo la bocca di slogan, ma tiriamo fuori il corpo.

La logica di Dio, la logica del martirio, la storia di Gesù è proprio il contrario: il corpo che carica su di sé il male del mondo, e quel silenzio assoluto che ora però è carico di denuncia fortissima. Silenzio assordante.

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca. Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori… e non aprì la sua bocca” (Is 53,7).

Silenzio assordante. E’ il silenzio di chi sta amando dal profondo delle viscere, perché si sente amato.

 

Ecco l’ultima tappa, nel più profondo dei significati di Riconciliazione:

 

  1. Sentirsi figli

 

Se nel cammino della mia vita riesco ad arrivare a questo rapporto intenso e pieno di confidenza con Dio, sentirò nella mia carne cosa significa ‘vita nuova’. E sarò capace di generarla.

 

In questa relazione profonda con Dio, un posto importante è per il Sacramento della Riconciliazione: sedersi a tavola con Dio (come Gesù faceva coi poveri e i peccatori). Dio ci ascolta come amici e uguali.

 

Riconciliare il mondo. Riconciliarsi con se stessi. Riscoprirci figli.

 

Accettate la sfida?

Allora si parte dal concreto più concreto: “AMA IL NEMICO PROSSIMO TUO!”

Il Vangelo (Lc 6, 27-36) ci spiega come.


Spunti dal Vangelo:

 

Come ‘amare il nemico prossimo tuo’? Gesù ci dà suggerimenti ben concreti, progressivi:

-   amare i nemici: disporsi in primo luogo allÂ’amore. Fare questa scelta di stile. Decidersi per questo atteggiamento di fondo, prepararsi a questo.

-   fare del bene ai nemici: raggiungerli concretamente con gesti di servizio, non ostentati, che vogliano davvero il loro bene.

-   bene-dire i nemici: esercitarci nel cercare il bene che c’è in ogni persona, e dirlo ad alta voce, cioè riconoscerlo, prenderne coscienza e creare accoglienza attorno alle persone più scomode.

-   pregare per i nemici: chiedere a Dio la forza di amare là dove è più difficile; se non ci riusciamo, cominciare almeno ad amare qualcuno pregando per lui!

 

La sequenza di gesti che Gesù propone è molto significativa:

·              “a chi ti percuote sulla guancia, tu porgi anche lÂ’altra”: rispondere al male col bene, pur sapendo che potremmo ricevere altro male. EÂ’ la forza paziente e coraggiosa di chi si fa carico del male, piuttosto di diffonderlo e contagiare altri.

·              “a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica”: eliminare tutte le nostre protezioni e barriere; nudi, saremo trasparenti e rispettati. Deboli, saremo impotenti e profeti di solidarietà.

·              “dà a chiunque ti chiede…”: per-donare è il dare moltiplicato; per la grande sfida di un mondo riconciliato non possiamo dare solo un pezzettino di noi stessi. Giocati tutto!

 

Domande:

 

  1. Ti senti riconciliato con te stesso? C’è coerenza tra quello che credi e quello che fai? Quali sono le tensioni irrisolte che ti ‘macinano dentro’?

  2. Qual è il tuo rapporto con Dio? (un padre debole, permissivo, indulgente? Un educatore lontano e tollerante? Un giudice severo e onnipresente?) Cosa c’entra essere riconciliati con Dio e vivere riconciliati nel mondo?

  3. che strumenti, quale stile e quali iniziative per promuovere la pace e la riconciliazione nella situazione di oggi? Comunicatecelo anche nel forum del sito www.giovaniemissione.it 

 

Definizioni schematiche:

peccato: rifiutarci di essere figli

perdono: ripristinare una relazione di fiducia

riconciliazione: trasformare il dolore in ricerca di vita, attraverso la solidarietà.

 

 

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