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Brescia, 30 settembre - All'ascolto di chi si impegna per il perdono, l'immigrazione, il disarmo e la giustizia

Brescia, 30 settembre 2008


Questa giornata reca con sé un enorme carico di riflessione su grandi temi che non è possibile nascondere e su grandi questioni che non possiamo eludere.

La mattina, facciamo tappa alla sede dei Missionari Saveriani di Brescia, dove è esposta una mostra sul tema della Riconciliazione. Il titolo è “Storie di perdono. Percorsi di riconciliazione”: si tratta di ventuno pannelli che raccontano episodi di perdono che fanno parte della nostra storia, a livello mondiale e nazionale.

Il perdono è un tema centrale della vita di ognuno di noi, ed è sicuramente una sfida non facile. La mostra, riguardo a questo, mette però in primo piano come sia possibile e necessario, sottolineando come il perdono ha avuto un valore ancora più straordinario in determinati contesti.

I pannelli raccontano grandi ferite della storia: Hiroshima, la piaga dell'apartheid, la dittatura cilena, e poi ancora per quanto riguarda il nostro Paese, gli attentati a Falcone e Borsellino, gli anni di piombo...

La mostra fa riferimento alla Commissione di verità e riconciliazione”, nata per dare possibilità alle vittime di testimoniare la propria esperienza vissuta, ma con l'idea di accogliere anche i carnefici nel momento in cui erano disposti a pentirsi per quanto avevano commesso.

Il perdono richiede tempo e non vuol dire dimenticare, l'elaborazione del perdono non passa attraverso l'oblio, ma attraverso una rete di sentimenti e ragionamenti che ci aiutano a riconoscere la positività della riconciliazione, in opposizione al pesante  e devastante fardello della vendetta.

Su uno dei pannelli della mostra sono riportare alcune parole di Nelson Mandela:


"Non abbiamo bisogno

di ricordare la nostra storia

soltanto attraverso gli orrori

del passato

Chi ha coraggio

non teme di perdonare 

quando ha per obiettivo la pace."


Un altro incontro che abbiamo avuto questa mattina è stato con Brunetto, esponente della CEM Mondialità, con cui si è parlato dei temi della multiculturalità e della ricchezza che nasce dall'incontro delle differenze.


Il pomeriggio ci siamo posti all'ascolto di alcuni testimoni che ci hanno illustrato la realtà di Brescia in relazione all'accoglienza/integrazione degli immigrati. E' stato davvero interessante entrare nelle dinamiche che sottostanno all'accoglienza dello straniero: la paura di perdere i propri privilegi porta molte persone a fomentare un sentimento di paura nei confronti di chi è diverso da noi.

Si tende a non garantire ad essi alcuno spazio pubblico, emblema dell'incontro, e a costruire muri fra noi e gli altri credendo siano l'unica soluzione per quanto riguarda il problema della sicurezza.


E' stato poi il turno di don Fabio Corazzina, che ci ha informato sulla questione del disarmo e sulle difficoltà che si riscontrano nel momento in cui si vogliono portare certe tematiche all'interno di alcune comunità. L'Italia è responsabile di una buona parte del commercio di armi, ma questo tema è affrontato sempre con una buona dose di ingenuità e con la tendenza a non sentirsi toccati da tale problematica. La nonviolenza, come caratteristica peculiare del cristiano, deve essere ribadita e continuamente affermata.

Don Fabio Corazzina parla con uno stile brillante e incisivo: ormai è da anni che si occupa del tema del disarmo e riesce ad affrontarlo partendo da spunti sempre nuovi. Insomma, un incontro davvero speciale...


Questa sera, infine, si è parlato di legalità, giustizia e diritti. Don Ciotti ha “liberato la parola” e l'ha fatto senza nascondersi dietro a perifrasi e linguaggi retorici: nell'anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e della Costituzione, ha posto l'accento su come non si sia arrivati ancora al riconoscimento, a livello universale, della dignità dell'uomo.

Non si ha bisogno di leggi, ma del rispetto della legge, non si ha bisogno di solidarietà ma di diritti.

In altre parole, le norme ci sono già, il problema e la necessità che si avverte come urgente è però che queste norme da carta si facciano carne.

La giustizia e la legalità vanno vissute nella vita di tutti i giorni, nelle relazioni con gli altri, con chi è come noi e che, in quanto essere umano, deve essere trattato come fine e MAI come mezzo.

Don Ciotti non semplifica le cose dicendo che tutto va male e che non si può più praticare la speranza, anzi...il suo ricordo va a tutti coloro che, ieri come oggi, si impegnano per un mondo migliore. Solamente è richiesto il mettersi in gioco da parte di tutti. “Abbiamo un grande dovere, metterci nei panni dei più deboli”. Grazie don Luigi.  

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