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Carovana Nord Est

Firenze, 3 ottobre - Alle Piagge

Firenze
3 ottobre

Questa mattina, dopo una pausa (che ci voleva!) di riflessione e confronto su come procede la Carovana, abbiamo fatto visita al monastero delle contemplative di Santa Maddalena de' Pazzi.
In questi giorni capisco come la Carovana, avendo un programma deciso da molti, faccia scoprire realtà ogni giorno nuove che fanno riflettere nella loro diversità.
Nel ritorno ho pensato a come sia possibile che chi vive in clausura possa sapere cosa c'è fuori dalle grate del convento, chi ha bisogno della loro preghiera. Avrei voluto sapere cosa vedono nel corpo di Gesù, che in quei pochi minuti abbiamo contemplato.
Mi ha colpito la loro splendida voce, carica di tenerezza: un canto accogliente e il loro presentarsi attraverso la persona della loro fondatrice. Questo è stato il loro 'liberare la Parola.'
Ci siamo aggiunti alla loro preghiera. Nei loro luoghi... potevano guardarci, mentre curiosavamo all'interno della chiesa.
Ora di ciò che sta fuori hanno presenti noi e il nostro impegno, simboleggiato anche dalle huipalas che abbiamo donato a ciascuna di loro.

Pomeriggio. Alla partenza dalla casa dei Comboniani di Firenze, che in questi due giorni ci accolgono, siamo in cinque all'interno del furgoncino prestatoci da Anna. Bloccare gli scatoloni dei libri prima che franino, è un'impresa... ma alla fine ci siamo: alle Piagge!

Estrema periferia di Firenze.
Non ci sono mai stata prima. So molto poco sul perché questo quartiere sia frequentemente presente nei programmi dei campi GIM.
Il personaggio che parla con p. Daniele: ricordo di aver pensato, 'dev'essere lui Santoro'. Gli do la mano. Ho letto qualcosa di lui nella raccolta di interviste 'Quando le parole non bastano', penso di incontrare un 'grande', come dico. In realtà tutto è estremamente semplice.
Facciamo visita ai locali del negozio del commercio equo e del luogo di ritrovo, che assomiglia ad una biblioteca, ma con in più dei cartelloni che sanno di vissuto, che parlano di amicizia, integrazione, primavera, preghiera, bimbi, modelli educativi.
Vicino ad una delle due porte d'ingresso sono esposte le fotocopie di uno scambio epistolare fra don Alessandro e il vescovo di Firenze. Ammiro la lucidità della risposta del parroco: chiara, evangelica, non dura, dalla quale traspare il semplice affidamento di chi non ha interessi personali da difendere, la caparbietà di chi guida una comunità e se ne sente responsabile. Della risposta del vescovo mi colpisce che abbia scritto due lettere lo stesso giorno e l'uso della parola 'fo' per 'faccio': siamo in Toscana, ma in questo pensiero posso ritrovare quello del vescovo della diocesi da cui provengo.
All'interno della sala, c'è una giovane, Francesca, seduta ad un tavolo con dei bambini. Ci invita a sederci fuori, dove sono state sistemate delle sedie apposta per noi.

Francesca ci spiega che questo quartiere è stato costruito come risposta ad un'esigenza abitativa, ma è assolutamente privo di luoghi d'incontro per le persone che vi abitano, luoghi che hanno importanza fondamentale per ogni comunità, da molti punti di vista.
Don Alessandro, che nel 1984 viene ad abitare in un appartamento del quartiere, affianca e cerca di rispondere all'esigenza delle persone della zona, indipendentemente dal credo religioso, di condurre la propria vita con maggiore profondità e consapevolezza.
Man mano si sono sviluppati progetti in vari piani, sempre di risposta alla realtà propria del quartiere: oltre a quello spirituale (messa comunitaria una volta a settimana, e lettura del Vangelo), quello sociale, quello politico, lavorativo, dell'economia alternativa. Frutto dell'espressione di questi bisogni sono sia la bottega del commercio equo, sia l'esperienza del micro-credito, e della finanza critica. Lo scopo del sistema di prestiti, che la comunità pratica, non è la speculazione, ma creare rete fra persone, e far capire che, se c'è passione, è possibile creare strumenti diversi rispetto a quelli della società del consumo. Per fare questo si sono riproposti di essere fedeli ai due detti di Balducci: 'Se hai, hai per dare' e 'non arricchirti'.
Carla, una signora seduta in mezzo a noi, prende la parola, e ci parla della sua esperienza. Abita qui da 16 anni. Ci dice che inizialmente aveva paura di girare per il quartiere perché era malfamato. Le mancavano le relazioni con gli amici: non c'era una parrocchia dove poter prestare servizio, come era abituata a fare prima di abitare qui. 'Ora un punto d'incontro c'è, ed è bello sentirsi accolti per ciò che siamo' - ci racconta.
Quest'accoglienza cercano di riservarla anche ai bambini nelle attività pomeridiane. 'Non solo chiacchiere, ma si respira concretezza.'
Francesca ci fa notare che tutto quello che c'è in questo centro, alle Piagge, è scuola, come la intendeva don Milani, cioè con l'unico interesse di 'dare voce a chi non ce l'ha.'
Anche Elisabetta, spiegandoci le varie iniziative con intenti scolastici, ci fa capire che il tentativo di chi lavora qui è quello di ridare dignità alle persone che abitano questo quartiere, in ogni ambito.
Mi rendo conto di quanto questa comunità contribuisca affinché la Parola della gente sia finalmente libera...

Ci parla Alessandro. Si presenta come 'tutti i volti che ho incontrato' (infatti è proprio questo che siamo: il risultato degli incontri che abbiamo vissuto), 'apprendista cristiano, perché essere cristiano è dura'.
Cita e spiega la Parabola del Samaritano, per rispondere ad una domanda che uno di noi gli ha posto su com'è nato questo impegno. 'Chi è il mio prossimo? Il sogno di Dio per ogni uomo è che rompa le distanze, avvicinandosi sempre di più'. Scendere da Gerusalemme a Gerico: per lui significa 'scendere il più possibile rompendo con il privilegio'. È così che prende casa qui, una casa che nessuno vuole, in silenzio, ma non in disparte. Nelle difficoltà impara a trovare appigli nelle persone più forti di lui nel fiume delle persone, e non nei privilegi, che significherebbero stare a riva. La difficoltà più grande è stata questo vivere spogliato, avendo lasciato tutto dietro di sé. Ma quello che rimane, e possiamo incontrare, con cui ci mettiamo in relazione, ci assicura, è lui. Senza aggettivi, coperture, pregiudizi. Ricorda che solo Dio può giudicare, ed è un grosso aiuto che l'abbia detto senza possibilità di sbagliarci: è Lui che giudica, noi possiamo farne a meno.
Gli abbiamo fatto molte domande, alcune anche abbastanza provocatorie...  ma la semplicità, e, allo stesso tempo, la profondità del pensiero che passa attraverso le sue parole è disarmante e coinvolgente.

Ceniamo qui con la 'comunità', ciò che si sentono di essere in questo centro alle Piagge, anche se ciascuno la notte torna a casa sua.

Dopo cena ritorniamo a Firenze, ci aspetta una marcia per le vie del centro. Cantare forte il nostro impegno per la pace, ascoltare testimonianze di persone che da molti anni fanno della loro vita impegno, perché ciascuno possa vivere esprimendo in pienezza se stesso... incontrare una signora marocchina e il suo bimbo, Redi, di un anno e mezzo, che si è messa a camminare con noi... tutto questo è stato questa sera a Firenze.

Grazie per questo splendido giorno, che vivo come la quiete, la bellezza del vivere insieme, dopo le difficoltà di ieri.

Grazie Alessandro, perché ho potuto capire che non devo avere paura, che tutto si può lasciare, che non c'è un solo modo giusto di fare le cose.

Maria

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