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Carovana Nord Est

Verona, 1 ottobre - Incontri con Don Ciotti

Don Ciotti incontra i ragazzi delle scuole medie superiori. 1 - 2

- Oltre le divise e le divisioni

- Io, carovaniere di Verona


Don Ciotti incontra i ragazzi delle scuole medie superiori.

'Libera la parola': come gli studenti di Verona sono usciti allo scoperto e hanno dialogato con il fondatore del Gruppo Abele di paure quotidiane e pregiudizi verso lo straniero.

Don Luigi Ciotti parte dalle domande degli studenti, raccolti al teatro Stimmate, e li invita a focalizzare l'attenzione su alcuni punti importanti. A chi chiede il rispetto della legalità da parte dello straniero il fondatore del gruppo Abele e di Libera risponde ribadendo che sempre essa va rispettata, tuttavia occorre stare attenti a non lasciarsi influenzare da facili slogan politici, da posizioni pressappochiste.
L'Italia per prima non eccelle per legalità: in un'affidabile classifica internazionale riferita al tasso di corruzione (Transparency International, organizzazione internazionale contro la corruzione, ndr), il nostro paese occupa di fatto soltanto il 55° posto per trasparenza tra i 60 stati che compongono la fascia dei paesi più avanzati. Alcuni numeri poi aiutano a capire meglio la questione legata al fuorviante binomio immigrazione-criminalità: i dati del Viminale riportano che tra gli immigrati regolari delinque solo il 2 per cento (stime riferite a gennaio 2008, ndr), dato che non attribuisce affatto alla questione il peso che attualmente invece le si vuole assegnare. 'Chi sbaglia', continua Ciotti, 'deve certamente rispondere, ma si devono evitare semplificazioni che possono ferire le persone, e lo dico a partire dall'esperienza della mia famiglia, emigrata dal Veneto al Piemonte quando ancora ero molto piccolo'.
'Non giustifico affatto l'illegalità -continua don Luigi -, ma è necessario prendere atto di certe realtà e situazioni e dare risposte adeguate. Quando si dice 'Se ne stiano a casa loro!', beh, noi italiani siamo un popolo di emigrati: dovremmo capirlo che nessuno si diverte a sradicarsi dalla propria terra, dalla propria cultura. E poi riflettiamo anche su questo dato: fino a 4 anni fa in Svizzera, dove erano moltissimi gli italiani immigrati, la maggioranza delle persone nelle carceri svizzere era straniera. Il primato spettava proprio agli italiani. Questo ci permette di dire come l'impatto con altri contesti è una storia che ci riguarda da vicino, che deve far emergere una risposta al perché di certe situazioni di difficoltà, di fatica. È possibile vivere la nostra sicurezza personale in relazione e non a scapito degli altri'.
Don Ciotti non si ferma però soltanto all'analisi delle zone grigie e controverse del fenomeno immigrazione, che spesso ricevono il maggior livello di amplificazione mediatica. 'E' importante', afferma 'far emergere le cose belle e positive. La responsabilità della parola e delle immagini non va sottovalutata' e per questo oggi è necessario, in controtendenza, 'cominciare a parlare delle storie positive degli immigrati in Italia'.
Da ripensare oggi è anche ciò che noi dobbiamo intendere per povertà. 'Mi preoccupa molto la povertà esistenziale, il vuoto di senso e di significato. C'è oggi gente che chiede di disintossicarsi da internet, che si chiude ore e ore a chattare davanti al computer, gente che soffre di anoressia, di bulimia, di consumismo. Allora dobbiamo leggere anche l'altro volto della povertà, che non grida e che non fa chiasso ma che si sta allargando. Il mondo dell'informazione deve darci una mano a cogliere anche i segnali di questo tipo, a far emergere situazioni sconosciute che aiuterebbero a rendersi conto di qual è la vera realtà'.
Infine don Luigi invita provocatoriamente ad essere 'analfabeti'. 'Non dico di smettete di studiare, ma di esercitare sempre il dubbio e la curiosità, senza accontentarsi di come la realtà ci viene propinata, né adeguarsi ai luoghi comuni. Mai fermarsi nell'approfondire i contesti, amando le storie nella loro complessità. In questo senso vi auguro una sana analfabetizzazione'.


I ragazzi delle scuole medie superiori incontrano la Carovana della Pace e don Luigi Ciotti.

Cinema Teatro Stimmate - La mattinata inizia all'insegna del dialogo e della partecipazione democratica al dibattito incentrato sul tema dell'immigrazione.
Padre Daniele Zarantonello, missionario comboniano coordinatore della Carovana nord est, apre l'incontro presentando l'iniziativa della Carovana della pace, spiegando in particolare il significato della 'huipala', la sciarpa che i carovanieri portano al collo in segno di pace e di una convivialità delle differenze, simbolo di resistenza delle comunità indigene ecuadoregne, in risposta alle polemiche montate nei giorni scorsi nei quotidiani nazionali e locali veronesi riguardo i colori 'della pace'.
I ragazzi prendono subito la parola esprimendo senza timore idee ed opinioni, ma anche dubbi e paure connessi alla questione 'immigrazione'. L'esercizio proposto dalla Carovana della pace in sintesi è proprio questo: liberare la parola, invitarsi l'un l'altro ad uscire allo scoperto perché si produca un dialogo costruttivo (anche se difficile) che testimoni la voglia e la capacità della gente di prendere in mano ed affrontare le questioni sociali, politiche, umane della nostra quotidianità, perché non si demandi soltanto ai 'piani alti' la loro gestione e soluzione.

Don Luigi Ciotti prosegue riprendendo le domande degli studenti, stimolando la riflessione. I ragazzi e le ragazze provocati ad esprimersi in libertà nel praticare un esercizio di democrazia e responsabilità ci accolgono descrivendo come i loro pensieri sono legati alle comunicazioni che arrivano dai media. Bella e sana è la loro fiducia in questi mezzi, loro credono a quello che sentono, ma sentono storie di tensione e descrizioni relative alle realtà degli immigrati, descritti e semplificati da molti organi di informazione come gruppi che delinquono e non sanno integrarsi. Dalle osservazioni accolte si percepisce come questi input vadano a condizionare la percezione in relazione agli stranieri. Il pregiudizio è ben radicato, ma la scommessa dell'ascolto sembra comunque essere una necessità di tutti. La paura strutturata ad arte ha prodotto i suoi effetti. Emerge che l'informazione a volte è strumentale, imprecisa, parziale. Che la democrazia è fondata sulla legalità, ma i giovani tendono a colpevolizzare maggiormente il delinquere dei migranti rispetto al delinquere degli italiani. Questo fa emergere come la responsabilità dei media sia fondante rispetto alla diffusione di razzismo e demonizzazione a scapito di dinamiche di inclusione e integrazione.

La carenza di conoscenza dei motivi legati alle grandi migrazioni, la tendenza a difendere i propri privilegi chiamandoli diritti segna le coscienze e diffonde 'peste emozionale' che fa dire che i valori della nostra cultura sono migliori di quelli delle altre culture e fa percepire un richiedente asilo come 'ospite' manifestamente indesiderato. Molti comunque chiedono come ci si dovrebbe comportare per relazionarsi con queste realtà. L'ideologia sembra possedere più i maschi che le femmine forse perché istintivamente l'accoglienza le riguarda, mentre ai maschi appartiene la difesa... questo va valorizzato non semplificato. La discussione riflette il rispetto, e a vote si manifesta anche l'autocritica, ma resta la paura senza la consapevolezza della sua provenienza. Ancora una volta serve approfondire, aprire la mente e anche i cuori. Ci preoccupa la tensione diffusa dai media e la presa che questo ha sulle coscienze giovani. Ci preoccupa la paura, prima forma di coercizione e controllo sociale di qualunque dittatura, di qualunque logica mafiosa.

Al termine della conferenza abbiamo potuto incontare alcune ragazze che avvicinandosi ci hanno chiesto: 'come mai adottate un simbolo di partito per portare avanti querste discussioni?', riferendosi alla bandiera della pace, evidenziando quanto la propaganda diffusa dalla giunta comunale di Verona abbia sortito i suoi effetti nel creare ulteriori divisioni. Queste ragazze avendo ascoltato i contenuti si sono rese conto che le posizioni erano trasversali e distanti da queste discussioni di basso carattere politico. Alla loro domanda abbiamo risposto che questo simbolo adottato in tutto il mondo dai movimenti della pace è in origine e vuole restare apartitico. Loro ci hanno ringraziato per aver avuto la possibilità di sciogliere il loro pregiudizio e anche questo è un obiettivo, raggiunto, della Carovana della pace.

Daniele e Emiliano


Oltre le divise e le divisioni

Grazie alla dimensione dell'itineranza (uscire dai confini personali rendendoci disponibili all'incontro con l'altro) recepiamo delle provocazioni interessanti.

Passando per il nodo di Vicenza, infatti, in occasione della fiaccolata svoltasi martedì 30 settembre, in conclusione del cammino, siamo giunti di fronte all'entrata dell'area militarizzata contigua al Dal Molin, incontrando delle transenne al di là delle quali erano schierati alcuni poliziotti in servizio d'ordine. Molti di noi sono stati toccati da questa separazione, rafforzata dalle evidenti differenze di ruolo e categoria. La spontaneità del momento ci ha fatto comunque sentire umanamente vicini a quegli uomini e donne in divisa.
Il giorno dopo, durante lo svolgimento delle attività della successiva tappa di Verona, incontrando don Luigi Ciotti e gli uomini della sua scorta, la riflessione si è approfondita. Questo, ci ha spinto a chiedere ad uno di questi uomini di rilasciarci delle dichiarazioni. Uno di loro, di cui per rispetto del ruolo non pubblichiamo il nome, ci ha detto:

'Il mio lavoro è un lavoro difficile, fatto di fermezza ma anche di amore per gli ideali; ci ritroviamo di fatto a difendere la vita e quando ci capita di accompagnare un uomo come don Luigi non possiamo che crescere a livello umano in modo molto profondo. Il nostro ruolo ci porta a rischiare in prima persona la vita nel tutelare, non solo dal rischio, ma anche nella privacy e nella dignità queste persone. In questi casi non c'è spazio per il dubbio, ma capita anche, in altri casi, di essere abitati totalmente dal dubbio. Nel caso in cui ad esempio veniamo preposti a servizio d'ordine in manifestazioni tipo quelle che si sono susseguite a Vicenza per il Dal Molin, ci capita di incontrare, e a volte di sposare, i forti ideali che caratterizzano questi movimenti. È molto difficile in questi casi affidarsi nel ricevere degli ordini che possono anche andare in contrasto con i nostri sentimenti personali. Io personalmente in questi momenti, mi affido a Dio, affinché gli ordini che prendo siano sempre giusti, morali ed etici e che rispondano sempre alla difesa della democrazia e della convivenza civile. Del resto io ho giurato aderenza alla Costituzione italiana e alla democrazia che ne deriva; è qui che torna il concetto di fermezza che a volte deve diventare freddezza, perché le contingenze possono introdurre l'errore. È molto difficile, anche perché riceviamo poche soddisfazioni per quello che facciamo, sia in chiave economica che di riconoscimento, ma giuro su mio figlio, che quando mi assegnano in scorta a uomini come don Luigi Ciotti, rinsaldo la mia motivazione perché sento che questo non è lavoro, ma vita spesa per la vita. Mi è successo, nel corso dei miei quindici anni di servizio per lo stato, di riaccompagnare alcune persone immigrate ed espulse nei loro paesi di origine (Afganistan, Iraq, Africa) e ho visto anche maltrattamenti ingiustificati, ma ho anche visto persone dignitosissime (fra i poliziotti e fra gli immigrati), come anche ho visto persone definibili 'delinquenti'. Mi resta nel cuore comunque molta umanità. Ricordo sempre il momento in cui, arrivato di fronte alle case di alcune di queste persone, sono stato invitato ad entrare per consumare assieme, fraternamente, quel poco che avevano per vivere. In quei momenti ho sentito abbattersi le differenze sia di categoria che di cultura; eravamo semplicemente esseri umani che sapevano riconoscersi al di là dei ruoli. Ripeto: accompagnare, facendo da scorta, un uomo come Luigi Ciotti non è un lavoro e neanche queste esperienze lo sono, ed è per questo che ringrazio. Provo gratitudine per l'esistenza di don Luigi che dopo una manifestazione non torna a casa separandosi da ciò che consegue. La sua radicalità è una scelta di vita totale per la quale provo un profondo rispetto.'

Noi giovani della Carovana della Pace non possiamo che accogliere questa testimonianza, assumendola come una consonanza, che ci spinge a rilanciarci nell'impegno per la Pace e la Vita, al di là delle semplificazioni, e proponiamo a tutti una riflessione profonda che ci porti ad un vero approccio nonviolento, anche di fronte a uomini e donne in divisa.

Emiliano e Domenico


 

Io, carovaniere di Verona

Dopo aver lasciato Vicenza e la sua gente ci siamo messi in viaggio per la bella Verona! Da veronese devo dire che non vedevo veramente l'ora di arrivare per poter incontrare i miei concittadini, ma soprattutto per far conoscere e condividere assieme ai miei compagni di carovana le realtà della mia città!
Nella mattinata abbiamo incontrato alcuni ragazzi e ragazze di diverse età delle scuole superiori al teatro Stimate. Aiutati dalla presenza e dalle parole di un grandissimo testimone del nostro tempo, don Luigi Ciotti, ci siamo lasciati provocare dallo slogan lanciato dai missionari e associazioni che operano in Verona 'Nella mia cittá nessuno è straniero'. Importante e bello è stato il modo in cui si è cercato di approcciarsi al tema... sempicemente è stata dedicata una buona mezz'ora ai ragazzi, affinchè potessero liberamente esprimere proprie domande, perplessità, ma sopprattutto proprie considerazioni riguardo l´argomento! Si è cercato proprio di lasciare che questi giovani potessero serenamente 'liberare la propria parola'!
L´obbiettivo è stato raggiunto! Dopo qualche minuto di timidezza, qualche coraggioso/a è riuscito a rompere il ghiaccio e in poco tempo ne è venuta fuori una bellissima, ma soprattutto sincera, condivisione centrata in particolar modo sulla figuara dello 'straniero' nella nostra città! I punti di vista si sono rivelati molto differenti ed hanno rispecchiato perfettamente i contrasti ed i pensieri presenti nella mia città!
Posso dire con molta sincerità che mi ha fatto un po' male sentire alcuni ragionamenti tendenzialmente xenofobi fatti da alcuni ragazzi di 15-17 anni! Mi ha fatto riflettere  in particolar modo il sentimento di paura radicato in alcuni giovani (che non erano proprio pochi!) nei confronti della persona straniera che vive nella nostra terra! Paura che rispecchia perfettamente quella presentata in maniera martellante da moltissimi mezzi di comunicazione nazionali!
A rispondere alle provocazioni dei ragazzi c´ha pensato don Ciotti che, con molta semplicità e fermezza è riuscito a smuovere i nostri animi! Partendo da una rilettura della sua vita, raccontando quelle che più sono state le esperienze che lo hanno segnato ed aiutato a crescere, è riuscito a farci conoscere anche i disagi che il fratello 'straniero' arriva a provare nell´essere 'etichettato' come potenzialmente pericoloso ed associato spesso alla parola 'sicurezza'. Don Luigi è tornato a ricordare quanto noi cittadini italiani spesso dimentichiamo  di parlare della criminalità organizzata italiana che arriva a sfuttare e gestire il traffico di esseri umani.
Ha invitato quindi noi giovani tutti a fare verità sugli avvenimenti quotidiani del nostro mondo, ad informarci il piu´possibile per conoscere a fondo la realtà, ma soprattutto ad 'evitare semplificazioni e luoghi comuni nei confronti di uomini e donne che vivono con noi, perche´possono arrivare a ferire l´animo della persona!' Don Ciotti ha infine concluso la mattinata spronando e dando un´immensa fiducia a noi giovani: 'Il cambiamento ha bisogno di tutti noi!'

Nel pomeriggio abbiamo dedicato una bella ora per la preghiera in una chiesetta accanto al duomo di Verona. Bella è stata la provocazione di mons. Pellegrini che ha ribadito l´importanza di una carovana missionaria della pace qui in Italia. Provocanti, ancora una volta, sono state le parole di padre Andrés Tamayo. Che ha riportato frammnti di esperienza mssionaria fatta soprattutto di ascolto della sua gente in Honduras.

La nostra cena è stata segnata da un'amara notizia che ci è giunta da Vicenza: il Consiglio di stato ha bocciato la Consultazione cittadina in merito alla costruzione della base militare americana Dal Molin.  In pochi minuti abbiamo deciso di mandare 5 di noi carovanieri alla manifestazione orgnizzatasi nella serata a Vicenza, in rappresentanza della carovana!
 
Qui a Verona la gioranta si è quindi conclusa con l´incontro con i veronesi al teatro Stimate! Nuovamente è intervenuto don Luigi Ciotti che si è intervallato con un testimone veronese, Gianpaolo Trevisi, vice-questore di Verona, da anni impegnato nell'ufficio stranieri della questura. Delle sue riflessioni mi ha colpito molto l'attenzione di questo uomo nei confronti degli immigrati, ma soprattutto l'umiltà e la capacitá di scorgere dietro la figura dello 'straniero' il volto, gli occhi e il cuore di un uomo o donna!
L´incontro è stato poi arricchito da brevi testimonianze di alcuni uomini e donne immigrate in Italia e da deliziosi stacchi e accompagnamenti musicali!

Alla fine della giornata posso dire di esser stato provocato da importanti testimoni, ma soprattutto dalla mia città! Ci tengo a dire con tutto il cuore che qui a Verona ci sono persone a cui stanno a cuore la differenze e il rispetto fra le culture, l´attenzione verso il migrante e il mondo! La linea di pensiero tendenzialmente xenofoba che si sta´diffondendo anche nella mia città mi spaventa molto, ma mi sprona ancor di più a 'lottare e testimoniare' perché vinca la vita!

Emanuele

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