Carovana Nord Ovest
Bevera (Lc), 28 settembre - Incontro con i richiedenti asilo
28 settembre 2008 – incontro con i richiedenti asilo
Il secondo incontro della giornata vede l’ascolto di Souleymane e Kone Lancine, due ivoriani in Italia da qualche mese. Ci raccontano, dopo averci introdotto alla situazione storica della Costa d’Avorio, del loro spostarsi in Italia. Facevano parte del partito nordista, che alle ultime elezioni era uscito sconfitto, perché il partito opposto era legato al potere. Velocemente si è creato un clima di ribellione e protesta, con guerriglia e violenti scontri. Kone Lancine ha visto morire la sua famiglia e distruggere la sua attività lavorativa, per questo la decisione di fuggire.
Essendo la Costa d’Avorio un paese francofono, avrebbero trovato forse più semplice emigrare verso la Francia ma, ci spiega Souleymane, l’Italia gli era stata dipinta come un paese accogliente, cristiano, d’amore. Gli chiediamo se dopo 8 mesi è ancora di questa opinione, un po’ ironicamente. Invece lui ci conferma che si sta trovando bene, ha trovato diversi suoi connazionali alla stazione di Lecco e con loro è riuscito ad ambientarsi in Italia. Cerchiamo di approfondire meglio la situazione dei richiedenti asilo per motivi politici, ragionando sui termini della diplomazia e della fitta rete di rapporti all’interno della comunità europea.

La considerazione immediata è che paesi da cui scappare a causa della guerra ce ne sono davvero molti, ma che confermare queste situazioni comporterebbe mettere in moto le forze diplomatiche e di mediazione. Spesso è più semplice riconoscere per un anno lo status di rifugiato per motivi umanitari a chi fugge dalla guerra.
Il secondo incontro della giornata vede l’ascolto di Souleymane e Kone Lancine, due ivoriani in Italia da qualche mese. Ci raccontano, dopo averci introdotto alla situazione storica della Costa d’Avorio, del loro spostarsi in Italia. Facevano parte del partito nordista, che alle ultime elezioni era uscito sconfitto, perché il partito opposto era legato al potere. Velocemente si è creato un clima di ribellione e protesta, con guerriglia e violenti scontri. Kone Lancine ha visto morire la sua famiglia e distruggere la sua attività lavorativa, per questo la decisione di fuggire.
Essendo la Costa d’Avorio un paese francofono, avrebbero trovato forse più semplice emigrare verso la Francia ma, ci spiega Souleymane, l’Italia gli era stata dipinta come un paese accogliente, cristiano, d’amore. Gli chiediamo se dopo 8 mesi è ancora di questa opinione, un po’ ironicamente. Invece lui ci conferma che si sta trovando bene, ha trovato diversi suoi connazionali alla stazione di Lecco e con loro è riuscito ad ambientarsi in Italia. Cerchiamo di approfondire meglio la situazione dei richiedenti asilo per motivi politici, ragionando sui termini della diplomazia e della fitta rete di rapporti all’interno della comunità europea.

La considerazione immediata è che paesi da cui scappare a causa della guerra ce ne sono davvero molti, ma che confermare queste situazioni comporterebbe mettere in moto le forze diplomatiche e di mediazione. Spesso è più semplice riconoscere per un anno lo status di rifugiato per motivi umanitari a chi fugge dalla guerra.

