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Solidarietà come stile di vita, Firenze 17-25 agosto 2013

Campo di servizio, condivisione e annuncio

 

CAMPO DI FIRENZE – 17/25 AGOSTO 2013

SOLIDARIETA’ COME STILE DI VITA

 

Una settimana di intenso servizio nelle strutture di Caritas Firenze, una settimana di intensa vita comunitaria, una settimana di intensa riflessione spirituale, due serate di missione di strada in Piazza del Duomo. Tutto questo per riassumere quello che è stato questo campo.


Domenica mattina gran parte di noi era carichissimo di aspettative per il servizio che saremmo andati a iniziare dopo la Santa Messa dei poveri di San Procolo alla Badia Fiorentina. Alla celebrazione erano presenti molti poveri e qui abbiamo iniziato ad abituare i nostri occhi a una visione “diversa” della realtà che ci circonda.

Io ho svolto il mio servizio a San Paolino, una struttura su 4 piani in cui sono presenti un ostello donne, un ostello uomini e una casa famiglia per anziani. Al piano terra e al primo piano si trova l’ostello donne, dove vengono accolte donne italiane e straniere, sole o con figli, residenti e non. Il periodo di permanenza presso la Casa permette loro - grazie al sostegno ed all’accompagnamento degli operatori e dei volontari - di prendere consapevolezza della propria situazione, delle risorse personali e di quelle del territorio, per guardare con più serenità e speranza al proprio futuro. La Casa della Solidarietà “San Paolino” può ospitare complessivamente 84 persone: è una grande famiglia, composta da uomini, donne e bambini con storie di vita, età, nazionalità, tradizioni, culture, ecc. molto diverse fra di loro, ma accomunate tutte dall’urgenza di trovare una sistemazione abitativa poiché in condizioni di più o meno grave disagio socio-economico. Abbiamo incontrato volti e storie diverse, senza mai avere la pretesa di intrometterci nelle vite altrui, ma semplicemente ponendoci in ascolto della realtà della persona incontrata, sia essa donna o bambino. All’inizio è stata dura, forse perché gli ospiti della casa fanno fatica a fidarsi di persone nuove. Verso metà settimana però i bambini hanno cominciato ad aprirsi con noi mostrandoci i primi grandi sorrisi che vedevamo. Non abbiamo fatto grandi cose, ma di sicuro abbiamo portato un po’ di luce in una struttura un po’ “triste”. Ho in mente la faccia felice di un bimbo del Camerun di appena un anno di nome Jude, mentre lo facevo giocare con i mattoncini o facevamo “bau cetti” dietro la porta.

Importanti sono state anche le catechesi pomeridiane sulle Beatitudini di Padre Davide, Padre Maurizio e suor Daniela. Il cammino delle Beatitudini è un cammino di felicità che va costantemente cercata ed accolta come dono di Dio. È un cammino difficile perché sembrerebbe contrario alla logica del mondo, però ci porta ad essere proprio come Gesù che ha dato la vita per noi sulla Croce. Ci invita a riconoscere nell’altro il volto di Dio, ad andare verso di lui “sporcandoci le mani”.  

L’esperienza in piazza Duomo mi ha colpito molto. All’inizio ero un po’ impaurita perché non sapevo di preciso cosa sarebbe stato, ma poi una volta che “l’evento” si avvicinava ho cominciato ad assaporare il senso e lo scopo di quella sera. In entrambe le serate abbiamo cercato di coinvolgere i turisti e i fiorentini di passaggio nella gioia di essere cristiani giovani. Ho visto volti felici, commossi, stupiti, sbalorditi… Tanti hanno scritto sul nostro quaderno che quelle sere girava che solo noi possiamo essere la speranza per il mondo.

E allora vorrei concludere con delle parole di Papa Francesco alla GMG di Rio de Janeiro: 

"Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Voi… Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, per favore, non “guardate dal balcone” la vita, mettetevi in essa, Gesù non è rimasto nel balcone, si è immerso, non “guardate dal balcone” la vita, immergetevi in essa come ha fatto Gesù."

 

 Alessandra    

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