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Resoconto dei campi estivi 2009 della Famiglia Comboniana

I giovani si raccontano...


Eccoli,
i testimoni dell'Italia
che resiste!



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COSENZA 
Casa di accoglienza: Arca di Noè
 

 

Carissimi, a tutti un abbraccio di pace nel nome del Signore! Ho avuto la fortuna di partecipare quest’estate per la prima volta ad un campo estivo GIM presso la Comunità di accoglienza “Arca di Noè” a Carolei, frazione di Vadue , appena fuori Cosenza.

Questa particolare esperienza di comunità nasce dall’intuizione di un gruppo che nel centro antico di Cosenza iniziò ad animare varie iniziative in favore della gente più bisognosa, in particolare le ragazze prostitute che iniziarono ad abitare i ruderi lasciati all’abbandono dagli abitanti originari, trasferitisi in massa nella città “nuova” e attività ricreative e doposcuola per i ragazzini con problemi sociali o familiari.

Tali esperienze si esaurirono in modo naturale, ma nel frattempo il gruppo, o meglio quelli che avevano continuato sulla strada intrapresa, aveva scoperto i disabili fisici e mentali, e dall’incontro con queste persone e con le loro famiglie, nasce l’idea di creare qualcosa non per loro, ma con loro, nella convinzione che nessuno è inutile e chiunque, se valorizzato per quello che è, può esprimere le proprie potenzialità.

Dall’iniziativa di due coppie, Alessandro e Gabriella e Gianfranco e Daniela, il gruppo di San Francesco d’Assisi, la loro parrocchia, che nel frattempo si era dato il nome di “Comunità Arca di Noè”, nato quasi per gioco dalla battuta di un bambino, occupano delle terre appartenute ad un barone e lasciate nel frattempo all’incuria, le disboscano dalle erbacce che nel frattempo erano cresciute intorno, e cinque anni fa nasce la cooperativa “Le Serre”. Qui lavorano fianco a fianco persone “sane” e “diversamenteabili”, ed oltre al lavoro nei campi in Comunità ci sono anche dei laboratori artigianali (ho portato con me dal campo una mattonella con una felce del boschetto dove si svolgevano le catechesi e le celebrazioni nel pomeriggio tardo, ed una pietra con un’immagine di Cristo dipinta sopra). Inoltre, si fanno anche spettacoli teatrali preparati dagli ospiti che in questo modo non sono oggetti passivi di assistenza pietistica, ma soggetti attivi della propria vita!

Ma il lavoro delle serre ha un valore che va ben al di la del semplice ritorno alla natura: tutto quello che li si produce è infatti consumato al momento della raccolta e venduto al mercato locale, in modo da non passare per intermediari che fanno fior di quattrini sulla pelle di contadini e piccoli produttori (in Calabria la ndrangheta ha le mani dappertutto!). Si scardina in questo modo poco alla volta l’antica mentalità meridionale del baronaggio che fa credere come dei favori dati dall’alto quello che dovrebbe essere un diritto naturale di chiunque, cioè vivere del proprio lavoro e averne soddisfazione!

Alessandro e Gabriella hanno adottato un bambino, Giuseppe che oggi ha tre anni e che è stato tolto alla madre che aveva problemi mentali! Oggi è rinato, ma gli è rimasto il segno di una cicatrice sul braccio inaridito dall’acqua bollente!

Ho incontrato tante belle persone in questi dieci giorni, in particolare voglio ricordare Domenico Lucano, sindaco di Riace il cui centro storico stava morendo e che lui ha ripopolato ospitando immigrati e rifugiati.

Il paese ha avuto nuova vita e Mimmo è stato riconfermato nonostante le pressioni di 'ndrangheta ed altri poteri occulti!

Vorrei che tanti politici che si riempiono la bocca di parole come “difesa della vita” e “radici cristiane dell’Europa” venissero a visitare realtà come queste, dove chiunque è accolto e il senso cristiano della vita si tocca con mano.

Sì, ne sono sempre più convinto, l’Italia, e soprattutto il sud d’Italia è terra di missione!

  Vincenzo Minei, Napoli

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Cos'è per te la bellezza?

vorrei cominciare dicendo che, prima di scrivere queste prime parole, ho perso un´ora pensando a come iniziare... Penso che in questa foto si possa riassumere tutto ciò che ho vissuto durante il campo:          

... perché questo bambino è il simbolo della bellezza che abbiamo vissuto per 10 giorni al campo di Cosenza.
Vi domanderete: cos´è per te la bellezza? In questo caso, è la somma di tante bellezze:

  • la bellezza della Parola di Dio letta  sotto un´ottica umana, lontana anni luce dalla lettura inutile e alienante alla quale ero abituato; 
  • la bellezza della condivisione di ogni momento della giornata con gli altri;
  • la bellezza di vivere con dei testimoni della Verità; 
  • la bellezza della gratuità.

... e molte altre "bellezze"che non sono in grado di raccontarvi...  come si fa a raccontare una cosa del genere in maniera obiettiva??? Finirei per raccontare le mie emozioni... anche se quest´ultime sono pur sempre un prodotto della realtà, penso che non sia possibile raccontare la "bellezza"...  il massimo che possiamo fare è sforzarci di consigliarla e viverla in prima persona per essere "da esempio" a chi nega la sua esistenza...  Quindi, per terminare, vi consiglio vivamente (nel caso in cui non l´abbiate ancora fatto) di provare l´esperienza del campo di lavoro, se non altro per fare una nuova esperienza e per controllare se le emozioni positive di chi vi scrive corrispondono alla realtà o se invece sono solo un´aggiunta a priori frutto di semplice pregiudizio... spero di incontrarvi presto!    
CIAO A TUTTI!!! 

 

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ROMA 
Servire accogliendo l’altro

 

 CREDO


Credo in Dio Padre che è amore gratuito. Padre amoroso, vicino, compassionevole, potente. Credo in  Dio che è speranza, pace e condivisione. 

Credo nel Dio in continua festa, nel Dio “in lavorazione”. Dio di infinita dolcezza e bontà, Dio della riconciliazione.

Credo in Dio Padre di tutti e di ciascuno, che ci ama tutti, suoi figli, che è presente in ogni persona. Credo in Dio che prende cura di me più di me stessa, che è un vero amico.

Credo in Dio che è pastore bello e ci invita a risplendere con Lui.


Credo in Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Morto, risorto e vivo. Che è venuto ad insegnarci l’amore di Dio e a salvarci gratuitamente.

Credo che Tu solo hai parole di vita eterna. Credo nel tuo amore e la tua fiducia verso di me. Credo che tu mi parli sempre attraverso le situazioni e le persone. Credo che tu mi ami e mi desideri così come sono, malgrado spesso io voglia essere diversa. Credo che mi hai donato un’anima pura... ma aiutami a mostrarla senza maschere né vergogna.

Nel mio limite e nella mia debolezza affidandomi a Te si rivela la tua misericordia e la tua tenerezza, il seme darà frutto, non devo temere.

Credo che le mie ferite diventeranno fessure d’amore e la luce prevarrà sulle tenebre. 


Credo nello Spirito Santo, vita e forza. Che proviene del Padre e del Figlio, che discende dal cielo per riempire il cuore di ogni salvato. Che soffia e brucia per continuare oggi e qui il sogno di giustizia e amore del Padre.


Credo nella comunità dei discepoli del risorto che si fa vicina, vive, lotta, spera, gioisce. Credo che siamo chiamati ad essere fratelli per portare a compimento il grande progetto di Dio Padre misericordioso. Credo che si deva mettere nel nostro agire tutto l’impegno che possiamo, indipendentemente dal risultato noi c’è l’abbiamo messa tutta.

Credo che chiunque abbia diritto a nutrirsi, di lavorare, di essere accolto, di mantenere la propria dignità.

Credo nel Dio che ci insegna a vedere nuovi orizzonti insieme. Credo nel coraggio, nella pace, nella giustizia e libertà per tutti. Credo che questo non è un’utopia. 

Credo nella Chiesa di Cristo che è amore, comunità di fedeli nel nome dell’accoglienza. Credo nella chiesa missionaria di tutti i popoli e nell’impegno di tutti i giorni per testimoniare e annunziare le bellezze di Dio.


Credo, spero... e sono nella grazia di gioia infinita del Signore!

Credo e di questo ti ringrazio!

Credo Signore... ma aumenta la mia fede!


Silvia, Mara, Nicoletta, Chiara, Rosa, Anna, Mattia, Beatrice, Alessandro, Raffaela

Campo di servizio alle mense Caritas

Roma 2009



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NAPOLI - (campo vocazionale)
"Signore cosa vuoi che io faccia"


“Signore, cosa vuoi che io faccia?”: una domanda che da tanto tempo mi risuona dentro e a cui, insieme ad altri giovani in ricerca come me, ho provato a dare una risposta durante il campo vocazionale a cui ho partecipato la scorsa estate a Napoli. In questo “tratto” di cammino ci hanno accompagnato i missionari comboniani, che ci hanno aiutato a conoscere di più noi stessi e a scoprire il nostro posto nella storia. Tanti sono gli stimoli ricevuti in quei giorni, attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera personale e comunitaria, i momenti di condivisione e l’incontro con diverse forme di vita consacrata. Siamo stati inoltre invitati a compiere un gesto concreto di solidarietà verso i più poveri presso la mensa delle suore missionarie della carità. L’esperienza del servizio mi ha toccato profondamente e mi ha aperto gli occhi sulla realtà che mi circonda; ho provato la gioia dello “sporcarmi le mani” per gli altri; ho ricevuto moltissimo da questi fratelli bisognosi e posso dire di avere incontrato nei loro volti quello di Gesù. La settimana si è poi conclusa con una giornata di deserto, in cui abbiamo avuto modo di interiorizzare e rielaborare quanto vissuto, e che ha avuto il suo culmine in una veglia di preghiera che si è prolungata fino alla Celebrazione Eucaristica della mattina seguente.

Un’esperienza meravigliosa, che mi ha senza dubbio arricchita tantissimo e mi ha permesso di mettermi in discussione. Se è vero che la strada è ancora lunga, di sicuro però potrò percorrerla con tanta speranza nel cuore! Ciò che ho imparato, infatti, è che non bisogna avere paura ad affrontare quel di più che il Signore ci chiede. Egli ci chiede qualcosa che è nelle nostre possibilità; ci chiede qualcosa per donarci molto di più. Se avremo il coraggio di fare spazio a Dio nella nostra vita allora Egli potrà compiere “grandi cose” in noi, perché IL SIGNORE AMA CHI DONA CON GIOIA! 

 Ilenia


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AGRIGENTO
Migranti: frontiere o … ponti?


Prendi un’allegra brigata

Prendi un’allegra brigata di giovani di tutte le età e di tutte le città (d’Italia!), una “santa” famiglia comboniana (Laici, Suore ed un Padre), un’accogliente casa diocesana, versa tutto sulla base costituita da una realtà dell’immigrazione cui non si può e non si vuole restare indifferenti, aggiungi tanta voglia di mettersi in gioco, un pizzico di sana follia, mescola il tutto con un attrezzo chiamato “mano di Dio” e…un campo di lavoro dall’ottima riuscita è assicurato!!

A giudicare dall’effettiva ottima riuscita, sarà stata questa la ricetta che gli organizzatori hanno seguito per preparare il campo di lavoro che si è svolto ad Agrigento dal 2 al 12 agosto e ha visto la partecipazione di 33 giovani (dai 15 ai 33 anni!) provenienti da tutte le parti d'Italia (da Aosta ad Agrigento!). “Viaggiando in direzione ostinata e contraria”, questi ragazzi hanno scelto di trascorrere 10 giorni delle loro vacanze estive, non alienandosi dalla realtà, possibilità che tanti tipi di vacanza offrono, ma al contrario hanno deciso di approfondire la loro conoscenza della realtàprovando ad essere cittadini sempre più attivi e consapevoli, attraverso l’incontro con il mondo dei fratelli immigrati.

Si è trattato di un incontro reale, fisico, perché vissuto, come si è ripetuto tante volte in quei 10 giorni, attraverso i 5 sensi: siamo infatti stati fianco a fianco a loro, abbiamo condiviso momenti di gioco, di preghiera, abbiamo cucinato per loro e abbiamo mangiato insieme a loro, abbiamo mangiato il pane fatto dalle loro mani, abbiamo ballato insieme al ritmo delle loro musiche, li abbiamo ascoltati raccontare le loro storie, le storie dei loro viaggi e delle loro speranze…

Abbiamo vissuto sulla nostra pelle migliaia di sensazioni ed esperienze forti, a cominciare dalla constatazione dell’assurdità del sentimento di paura e chiusura verso lo straniero, sentimento che un certo tipo di mentalità, la quale purtroppo trova voce anche nei mass media, vorrebbe diventasse comune. Noi corriamo il rischio di sorbire apaticamente questi messaggi, se non stiamo attenti a tenere sempre vigile e sveglia la nostra coscienza cristiana, quella che mette l’amore al disopra di ogni legge!!

Ed è proprio questo uno degli obiettivi cui ha mirato il campo attraverso il lavoro la mattina, gli incontri, le catechesi, le celebrazioni, i lavori di gruppo, obiettivo che penso abbia centrato in pieno, cioè quello di scuotere le coscienze di noi giovani partecipanti, spingendoci ad aprirci al mondo, alle sue infinite problematiche e soprattutto ad aprire i cuori ai fratelli immigrati e non.

Uno degli “imperativi” fondamentali è stato infatti “DE-STRUTTURIA-MOCI”, cioè liberiamoci dei nostri schemi sbagliati, estranei al vero messaggio di Cristo, gli schemi dell ”io- proprietario”, quello che alza barriere, delimita spazi (non solo fisici) rivendicandoli come esclusivamente propri, e così facendo istituisce distanze, gerarchie, fra sé stesso e il proprio fratello. E una volta fatta questa operazione si corre il rischio di distinguere tra MIO e TUO, arrivando addirittura a restare indifferenti davanti al dolore di un fratello, perché tanto non è dolore MIO… oltre all’indifferenza, abbiamo ricevuto la luce per vedere come gli schemi sbagliati possono portare alla PAURA dell’altro, perché  l’altro, rappresentando un’alternativa a sé, alle proprie convinzioni, alla propria identità, viene a mettere in discussione queste ultime, facendo vedere come non sono le uniche possibili. In fondo l’incontro con l’altro comporta sempre, necessariamente, una CONTAMINAZIONE, (altra parola chiave del campo…) cioè un confrontarsi seriamente, mettendosi sullo stesso piano e non da un gradino superiore, per essere pronti a lasciarci arricchire dalla diversità dell’altro, e per “altro” non intendo solo lo straniero… questo vuol dire “contaminarsi” ed è di questo che tanta gente oggi ha paura.

La nostra esperienza vissuta in quei 10 giorni ci ha invece portati ad un impegno materiale, non avendo paura di sporcarci le mani e di lasciarci davvero CONTAMINARE dall’altro, visto davvero come un fratello: abbiamo vissuto concretamente un’alternativa alla paura e all’indifferenza… E questo abbiamo avuto modo di viverlo sia con gli immigrati, che tra noi “campisti”, ragazzi tutti diversi per età, provenienza, carattere, ma tra i quali non è mai mancata la comunione.

Per concludere è doveroso ricordare come ciò che ci animava, ci dava la gioia che ha caratterizzato tutto il campo, e ci spingeva all’azione era la SPERANZA, altra parola chiave!

La speranza che nasce dalla convinzione che, nonostante a volte si possa vedere tutto nero e  tutto irrimediabilmente votato alla degenerazione, non è così!! Abbiamo infatti visto con i nostri occhi come tanta gente resiste (nel senso più “combattivo” del termine!) ed opera il bene con costanza, lontano dai riflettori, senza fare notizia, e soprattutto senza compiacimenti. L’esempio vivo di queste persone ha rappresentato sicuramente il più grande insegnamento e messaggio di speranza di quei giorni, perché ci ha palesato come il disinteresse e il conformismo non sono scusabili con il solito scetticismo, la comoda obiezione che “Tanto il mondo non cambia…”. Dobbiamo ridare fiducia e responsabilità alle nostre azioni ed alle nostre scelte, prendendo coscienza del fatto che il mondo siamo anche noi e quindi se vogliamo vivere in un mondo diverso dobbiamo cominciare da noi stessi: cambiando i nostri consumi, i famosi schemi sbagliati… fare insomma come diceva Gandhi: “vivi il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!”


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 CASTELVOLTURNO (CE) 
A Castelvolturno in ascolto dei cittadini immigrati
".

 

Clicca qui! 

 

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CAMPO ITINERANTE 
Dall'argine ai margini: in cammino con i poveri della terra


Scarica il libretto che ha accompagnato i giovani del campo


Siamo un gruppo di 20 giovani: abbiamo camminato per una decina di giorni dalla pianura Padana all'estremità settentrionale del lago di Garda. 

Abbiamo camminato sulle orme di due testimoni significativi: Primo Mazzolari e Daniele Comboni, guidati inoltre dalla meditazione sul libro dell'Esodo, seguendo la scia della liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto. 


Cammino fisico: abbiamo percorso vari km quotidianamente; all'incirca 20/25, ogni giorno   (anche se i Combokm sono indefiniti!), lungo strade asfaltate, trafficate, in fila indiana o lungo le ciclabili di campagna. Abbiamo costeggiato il Po e l' Oglio  attraverso distese di porcilaie, stalle, campi di mais, frumento, pomodori e canali. I primi giorni questo è stato il paesaggio che ci ha accompagnato. Poi abbiamo attraversato il deserto di Ghedi (aeroporto militare), osservando la desolazione e l'aridità del luogo, sotto un sole cocente!! Finalmente gli ultimi giorni ecco la tanto agognata salita!! lungo i sentieri che costeggiano il lago di Garda, immersi tra boschetti ombreggiati, paesi, forre, torrenti, cascate, laghetti....che tepore!! 
     


Ospitalità e testimonianza: Lungo il cammino ci siamo fermati ad incontrare varie realtà di vita, accolti in sale parrocchiali, oratori, canoniche dove dormivamo perlopiù sul pavimento con i materassini e sacchi a pelo. Ci siamo incontrati anche con diversi testimoni: coppie di sposi; con Giancarlo, chierichetto di don Primo e responsabile della Fondazione Mazzolari; con Agostino, Angiola e fam. gestori della fattoria didattica l'Arca di Noè; con la fraternità di Betania a Padenghe (fratel Tommaso dei piccoli fratelli di Charles de Foucauld, Alba dell' Ordo Virginum, Bruno e Vica e ...); con don Fabio Corazzina che ci ha guidati nella riflessione sulla non violenza.... 
     


Catechesi e riflessioni sui due testimoni guida: stimolante è stato conoscere don Primo Mazzolari(per chi non sa ancora nulla di lui, documentatevi!). Ciò che ci (mi) ha entusiasmato di quest'uomo ed aiutato a riflettere è stato soprattutto la sua convinta apertura a tutti gli uomini, in particolare a chi si è allontanato dalla fede o dalla vita comunitaria; la sua vicinanza alla vita quotidiana dei contadini e dei lavoratori poveri di Bozzolo; il suo cammino di conversione verso la non violenza attiva; la scelta di essere ultimo di fronte all'Ultimo; il senso di amicizia profonda anche per i nostri fratelli Giuda; la coerenza e la responsabilità di impegnarsi totalmente....  "Direi che se qualcosa ci urge e ci consuma è proprio la nostra fede, che, posseduta come dono, vorremmo poter comunicare a chi l'ha perduta". 


Daniele Comboni lo abbiamo conosciuto maggiormente negli ultimi giorni di cammino. Lui ci ha insegnato a comprendere il senso delle sofferenze, delle fatiche quotidiane, delle croci che troviamo sul nostro cammino; ci ha aiutato a viverle con maggior serenità ed amore, con vera passione. S. Daniele ci ha spronato a "fare causa comune" con tutti, specialmente con coloro che stanno ai margini, che sono dimenticati, diventando noi stessi emarginati. Ci ha colpito la sua fiducia incondizionata nella popolazione africana, a quel tempo disprezzata e considerata inferiore dalla maggioranza,  che lo ha spinto a proclamare "Salvare l'Africa con l'Africa!"; la sua tenera passione per gli ultimi che lo fa gridare a gran voce "Nigrizia o morte!". 

"La Croce ha la forza di trasformare l'Africa Centrale in terra di benedizione e di salute...".   "Tenete sempre fissi gli occhi in Gesù Cristo, amandolo teneramente". 

"L'uomo che fa l'esperienza di Dio nell'aridità del deserto  è colui che va alla radice della vita e ne scopre il senso ultimo... Possono cadere le foglie o segare i rami dell'albero perché Dio può far nascere nuova vita dai tagli e dalla stessa morte". 

Per il momento mi fermo qui poiché non è facile sintetizzare tutto ciò che abbiamo vissuto comprese le emozioni, le fatiche, le mormorazioni e le gioie del condividerci a fondo. Per Anto ed Anna, sperando che abbiano già idee fresche, suggerisco di integrare tutte le parti mancanti dei miei spunti sintetici buttati lì, soprattutto la parte riguardante il cammino dell'Esodo, la crescita e formazione del nostro gruppo/comunità, la fatica e il senso del cammino fisico, i testimoni e....
Hasta luego a tutti, mi farò vivo presto, forse per integrare questi miei spunti. 

 "Caminante no hay camino se hace camino al andar" (Machado) 
 

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