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Giorgio La Pira. Le sue parole e azioni politiche furono molto criticate dai politici contemporanei, forse perché prese alla lettera l’incarico di sindaco, che significa colui che siede di fianco all’imputato, il difensore di coloro che hanno più bisogno.

Come le rondini di primavera

Testimonianza di Mario Primicerio

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Sabato 16 marzo, all’ormai abituale incontro pubblico che si tiene all’interno del weekend Gim, era presente come ospite e testimone Mario Primicerio, un personaggio dalle mille sfaccettature.

Se si inserisce il suo nome in un qualsiasi motore di ricerca e si apre il primo link, le informazioni che si trovano sono le seguenti: laureato in fisica, professore presso l’università di Firenze, professore visitatore in molte prestigiose università di tutto il mondo, e sindaco di Firenze dal 1995 al 1999. In questo elenco manca però un’informazione fondamentale, che è anche il motivo del nostro incontro con lui: Mario Primicerio ha conosciuto e collaborato con Giorgio La Pira ed ora è presidente della fondazione a lui dedicata.

Ma chi era Giorgio La Pira? Nato in Sicilia nel 1904, si trasferì a Firenze per seguire il suo relatore di tesi, e lì vi rimase facendo diventare quella la sua città. Nel 1945 fu tra coloro che ebbero l’onere e l’onore di scrivere la Costituzione italiana. Era un siciliano che comprese Firenze più di molti altri fiorentini al punto da diventarne sindaco dal 1951 al 1957 e dal 1961 al 1965. Le sue parole e azioni politiche furono molto criticate dai politici contemporanei, forse perché prese alla lettera l’incarico di sindaco, che significa colui che siede di fianco all’imputato, il difensore di coloro che hanno più bisogno. E fu proprio questa profonda attenzione verso le persone che più erano nel bisogno che caratterizzò tutti i suoi mandati; non era solamente un buon politico, ma anche un uomo dalla fede profonda che si rispecchiava in ogni sua azione.

Dai racconti di Mario Primicerio emergono due temi molto cari a La Pira: il diritto alla pace e il diritto alla politica. Le città appartengono alle generazioni future e un sindaco ha il dovere di impegnarsi nel difendere la pace nel mondo per poter così garantire un futuro per i giovani. Il diritto alla politica è sì un diritto, ma anche un dovere di ogni cittadino, perché ognuno può fare la sua piccola parte per poter migliorare le cose e cambiare il mondo. Ma molto spesso, sia oggigiorno che all’epoca di Giorgio La Pira, la politica viene vista come “una cosa sporca”, qualcosa in cui non immischiarsi, che è meglio lasciare ai politici e che comunque in generale, non è una cosa bella. Pensarla così, però, vuol dire lavarsene le mani, e come ci ha ricordato Mario Primicerio chi non agisce, chi non prende decisioni, chi dice no, allora questa persona ha perso il diritto di lamentarsi.

Giorgio La Pira nel 1968 disse: “I giovani sono come delle rondini: volano verso la primavera” e come ci ricorda Papa Francesco in un’udienza avvenuta lo scorso anno “oggi ci vuole una primavera. Oggi ci vogliono profeti di speranza, profeti di santità, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, per lavorare e andare avanti. Oggi ci vogliono rondini: siate voi”.

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