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La riflessione di Giorgia del GIM di Padova sull'incontro dal titolo “La Buona Notizia per la Terra, per l’Umanità e per la Chiesa".

La Buona Notizia

"Nella vita di ogni giorno, vi auguro di osare una relazione rivoluzionaria verso l’altro e verso la natura che ci circonda"

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Qualche settimana fa, durante il week end, si è tenuto a Padova un incontro dal titolo: “La Buona Notizia” per la Terra, per l’Umanità e per la Chiesa. Quando poi ho letto il titolo, i nomi dei due relatori principali e del moderatore ho fatto fatica a non partecipare. Erano presenti infatti P. Ermes Ronchi, Adriano Sella e don Albino Bizzotto. Il primo, noto biblista ora residente nel convento di Santa Maria del Cengio (casa dei sentieri e dell’ecologia integrale) a Isola Vicentina; il secondo, coordinatore della rete nazionale interdiocesana Nuovi Stili di Vita e infine don Albino fondatore dell’associazione Beati Costruttori di Pace. Anche il tema ha attirato molto la mia attenzione sia per la sua accezione positiva, Buona Notizia – che penso sia necessario saper riconoscere oggigiorno per contrastare, almeno tra noi cristiani, un pessimismo diffuso che facilmente può generarsi assistendo ai fatti quotidiani di questo periodo storico/politico – sia per le tre dimensioni in cui è stata declinata: l’ambiente, l’uomo e la fede.

Questi tre aspetti mi hanno fatto ricordare il campo sui Nuovi Stili di Vita, organizzato dalla comunità comboniana, che si è svolto l’estate scorsa in Toscana e nel Parco Storico di Monte Sole, a cui ero riuscita a partecipare.

Appena arrivata all’incontro, ho notato subito le molte sedie vuote della sala e l’alta età media della platea. Non che la cosa mi turbasse ma visti i contenuti e l’urgente attualità del tema affrontato mi ha fatto un pò pensare al perché molti giovani non fossero presenti... troppi giorni, troppe ore? Penso possa essere interessante fare una riflessione in merito, ma per ora la lascio a voi, per un altro momento, un’altra sede. Tornando all’incontro: sabato mattina si è parlato di ambiente, nel pomeriggio di Umanità e domenica mattina della Chiesa. Vi riporto qui i punti principali che più mi hanno fatto pensare.

 

Sfortunatamente il sabato mattina non sono riuscita a sentire l’intervento iniziale di Padre Ermes Ronchi riguardo il Creato, ma Adriano Sella ha sicuramente dato un bel po di spunti validi! Qual è questa Buona Notizia per la Terra? Beh innanzitutto il fatto che c’è una coscienza ecclesiale. La cura per la casa comune è infatti entrata sia nell’agenda ecclesiale che in quella pastorale e da qui molte sono le iniziative che si sono svolte dalle diocesi e dalle parocchie per il bene del Creato (grazie anche a Papa Francesco e alla sua Laudato Sii!). Molti esempi vengono dall’America Latina dove la sensibilità per la difesa della Madre Terra vede radici più profonde. Un bell’esempio portato a livello italiano, fa riferimento ad Altamura: parocchia sentinella custode del territorio. Che gioia pensare che le parrocchie potrebbero essere sentinelle che oltre a vigilare sui diritti dell’uomo vigilino anche su quelli della Terra. Se la Luna è nostra Sorella, come ci diceva San Francesco, come possiamo non prenderci anche cura di ciò che ci sostiene e le cui risorse ci permettono la vita ogni giorno? Ecco che si rende sempre più necessario un ecumenismo di strada, dove le diverse chiese/professioni riescano a superare i propri conflitti per agire a favore della Madre Terra, cosa che, diceva Adriano, sta in realtà già in parte avvenendo. E’ fondamentale dunque, in quest’ottica di cura del bello che abbiamo attorno a noi, incarnare e promuovere uno stile di vita diverso. Questa è la grande sfida educativa che ci troviamo ad affrontare in questo secolo. Ognuno di noi ha le sue dinamiche interne, spinte profonde che ci muovono al cambiamento. Sarebbe necessario riuscire a trovare quei canali e quei modi in grado di arrivare a tale profondità per innescare un cambiamento collettivo che però deve essere innanzitutto personale. Oggi, per esempio, sono molte le possibilità per sostenere produzioni più sostenibili attraverso i nostri acquisti, piuttosto di sostenere la grande industria, e molte le realtà esistenti in cui possiamo trovare prodotti locali. Ma oltre ai prodotti Km0 ci sarebbe bisogno di un cambiamento a Km0. Senza aspettare le grandi rivoluzioni culturali, senza aspettarci le grandi mobilitazioni, se poi avverranno meglio, ma è nell’oggi, nel nostro quotidiano che possiamo fare la differenza, agendo responsabilmente e contagiandoci a vicenda. Dobbiamo capire verso cosa tendiamo, qual è la nostra speranza, in ebraico “corda tesa”, e seguire tale corda. La Bella Notizia è, infatti, che quando c’è Armonia tra l’Uomo e la Terra, essa riesce a guarire dalle ferite che le abbiamo inflitto.

 

Durante il pomeriggio dall’ambiente che ci circonda, si è passati alla dimensione individuale, all’Umanità. Quale la Bella Notizia per l’Umanità? Ermes Ronchi ha dato una lettura del Regno riferendosi all’Evangelii Guadium, alla gioia. Possiamo essere consapevoli di star percorrendo la strada corretta, che ci avvicina al regno di Dio, se è la gioia per quello che viviamo che ci guida. Penso sia importante sottolineare che si parla di gioia e non di felicità. La felicità la associo sempre a un istante, a una cosa effimera destinata a svanire. La gioia invece è un’attitudine del cuore, è la serenità di star percorrendo una strada che ci porterà alla meta ambita, al cuore dolce di Dio. E così il nostro sguardo non si concentrerà più sulla “zizzania”, che a volte sembra prevalere, ma riuscirà a scorgere quel “grano”, inizialmente piccolo e nascosto, in grado di crescere rigoglioso fuori e dentro di noi.

Mi sono piaciute molto le seguenti parole di Ermes: "Dio è pedagogia della gioia e il Vangelo è il libro della pedagogia della gioia e del voler vivere bene". Ecco che quindi Dio parla ai figli felici più che ai figli obbedienti. Così, essendo la gioia teologa, ci mostrerà il divino che c’è in ognuno di noi e saremo in grado di percorrere quelle strade capaci di aprire i sentieri più profondi del nostro cuore. Anche Adriano Sella come speranza buona per l’Uomo ha parlato di amore e felicità, facendo notare come nel cuore di ogni persona è presente del bello che è necessario valorizzare per permettere a ciascuno di esprimere al meglio le sue potenzialità nella diversità di ognuno. La convivialità delle differenze, come la chiamava don Tonino Bello, che avvicina le persone e dà gioia. Le relazioni, infatti, sono un altro ingrediente importante della gioia, elemento che permette l’intessersi di reti tra persone, reti in grado di portare alla ricerca e alla realizzazione di quel cambiamento che può portare l’umanità ad avanzare passo dopo passo.

 

L’ultimo aspetto affrontato domenica, a conclusione dell’incontro, è stato la Buona Notizia per la Chiesa. Sempre partendo dalle parole di Ermes, mi ha colpito molto una sua frase: “il peccato più grande è sbagliarsi su Dio”. Parole tanto vere quanto forti. Ho pensato a quanto spesso costruiamo la nostra immagine di Dio in base a quanto ci è stato insegnato da più piccini, fossilizzandoci talvolta in questa immagine, o in base a come vorremmo noi definirlo, facendolo rientrare nelle nostre categorie, per semplicità. Chissà se mai arriveremo ad avere un’immagine esaustiva di Dio, penso che dobbiamo rallegrarci delle intuizioni che arrivano al nostro cuore. Quello che è certo però è che il Dio in cui crediamo è un Dio che fa fiorire l’umano, come diceva Bonhoeffer. Gesù infatti non è venuto a portare una dottrina ma una sconvolgente libertà. Dio ci fa liberi perché possiamo essere fedeli all’essenziale lasciandoci dietro tutti i costrutti, le iposcrisie, le maschere e le paure, in modo da poter vivere una vita Buona, Bella e Beata. Solo così potremmo trasformarci in quegli artisti che, grazie alla guida dello Spirito, sono in grado di creare e percorrere strade e percorsi non ancora conosciuti. Per far ciò è però necessario che ci muniamo di quel coraggio che ci faccia osare passi nuovi, non avendo paura di sbagliare, l’unica paura che dovrebbe appartenerci è quella di stare fermi, fossilizzati in una realtà che vediamo camminare contro quegli ideali che ci appartengono come cristiani.

 

Un ultimo pensiero da parte mia a voi che avete letto fino a qui queste parole… nella vita di ogni giorno, vi auguro di osare una relazione rivoluzionaria verso l’altro e verso la natura che ci circonda. Perché è solo con cuore aperto, con l’umiltà di imparare ad amare e cercando nel volto dell’altro il divino che si rispecchia in noi, che possiamo scopire e percorrere assieme quel cammino che può portarci a vivere in armonia tra di noi e col Creato che ci accudisce.

 

Giorgia Bottaro

GIM- Padova

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