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Nella casa natale di Daniele Comboni, i GIM d'Italia, sollecitati da un discorso di Papa Francesco, hanno riflettuto sulla stretta correlazione tra giustizia e misericordia

Giustizia e misericordia

Il modello della correzione fraterna

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L’incontro-convivenza dei GIM d’Italia tenutosi nella casa natale di san Daniele Comboni a Limone sul Garda si è aperto con un momento di preghiera incentrato su un discorso di Papa Francesco in occasione di una delle udienze tenutesi nell’anno del Giubileo della Misericordia: la stretta correlazione tra giustizia (tema di questo anno del cammino GIM) e misericordia.

La giustizia che infligge una pena al colpevole viene definita dal Papa “giustizia retributiva”, ma questa non è vera giustizia, in quanto non vince il male, ma semplicemente lo argina.

Nella Bibbia invece ci viene presentato un altro modello di giustizia: la correzione fraterna con cui si aiuta il colpevole a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza; richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e a desiderare la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ed è proprio così che Dio agisce nei confronti di noi peccatori: non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza.

Il momento di preghiera si è concluso con un segno. Ciascun partecipante era invitato ad inchiodare alla croce un foglietto sul quale indicare il nome di una persona nei confronti della quale o una situazione nella quale: si è perseguita la giustizia "retributiva"; sono stati espressi giudizi non fondati sui valori evangelici; si è reagito con indifferenza anziché perseguire la strada della correzione fraterna, o manifestato disappunto nell'aver constatato la misericordia accordata da chi ha subito un torto. Con questo gesto si sono offerte a Gesù le nostre personali debolezze e i nostri propositi di conversione.

La mattinata è proseguita con una dinamica di presentazione dei partecipanti con la quale ciascuno ha condiviso delle proposte per risolvere le sfide sociali, politiche, economiche e religiose che si trovano ad affrontare i vari continenti nel mondo in questo periodo storico. Ogni GIM rappresentava un continente e i membri di ciascun GIM, dopo aver individuato collegialmente una delle sfide del continente rappresentato dal GIM di appartenenza, presentavano la propria idea risolutiva e al contempo accendevano dal cero pasquale una piccola candela. La luce della candela voleva rappresentare il richiamo ad essere luce nel mondo, risposta concreta alle sfide del mondo.

C’è stato inoltre ampio spazio alla condivisione dei cammini dei singoli gruppi nel corso dell’anno appena trascorso, nella quale è emersa la grande varietà e ricchezza dei percorsi intrapresi dai vari GIM d’Italia, uniti da un comune denominatore: studio della Parola, informazione critica, accompagnamento spirituale, impegno sui temi cari alla Famiglia Comboniana (animazione missionaria, immigrazione, giustizia e pace, scuole).

Infine, è stata aperta una grande finestra sulla condivisione dei cammini dei singoli gruppi in preparazione al Giubileo del GIM. Da questo conforonto è emerso che tutti i gruppi nel corso dell’anno si sono messi in ascolto dei giovani, ora diventati adulti, che hanno frequentato i GIM negli anni passati, al fine di capire come un gimmino possa dare continuità al proprio impegno missionario nelle varie età, fasi e situazioni che caratterizzano il cammino della vita.

 

Fabrizio Sforza

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