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La festa, le emozioni e le esperienze vissute nel weekend dedicato al Giubileo GIM, 14-15 aprile 2018.

Giubileo GIM 2018: il racconto

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Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sul weekend del Giubile GIM mi sono chiesta: da dove cominciare? Forse avrei potuto cominciare spiegando cosa significa il Giubileo GIM e come mai si festeggia.

Oppure proprio dalle origini del GIM, dalla sua nascita a Venegono 50 anni fa, dalle persone che ne hanno fatto parte e che continuano ancora oggi a impegnarsi nel sociale, facendo nascere e portando avanti progetti grandi e meravigliosi.

Dalla testimonianza dei padri e dei fratelli che si sono susseguiti e che hanno dato prova di quanto meravigliosa sia la Parola di Dio.

Probabilmente avrei potuto cominciare da cosa significava Giovani Impegno Missionario quando è nato, cosa ha significato negli anni, cosa significa oggi.

O forse da quanto sia stato bello vedere generazioni così diverse condividere emozioni, esperienze e tratti di vita, in due giornate piene e affollate.

Poi ho pensato invece a cosa il GIM ha significato per me in questi anni e mi sono venute in mente tre parole: ACCOGLIENZA, CONDIVISIONE, IMPEGNO.

Sono tre parole che mi hanno accompagnato durante questi anni, ma soprattutto tre parole che utilizzerei per descrivere il Giubileo GIM.

Casa Comboni è sempre stato un centro di accoglienza e di ascolto per chiunque volesse passare. E forse è proprio per questo che ci siamo trovati in tanti a celebrare questa festa: perché ciascuno di noi, nel tempo, si è sentito travolto dall’amore di Cristo in questo luogo.

L’accoglienza si poteva assaporare in ogni momento: nella mostra fotografica colorata e ricca di ricordi organizzata il sabato pomeriggio; nel cibo sudamericano condiviso durante la cena; nei canti e nei balli della splendida Messa che ha concluso il weekend domenica pomeriggio. Altra impronta che mi rimane nel cuore è la condivisione di conoscenze del Prof. Herrero di sabato pomeriggio che, attraverso un viaggio tra mito e realtà, ci ha offerto una chiara immagine del Sud America dei giorni nostri. È stata sicuramente una testimonianza forte e interessante.

Un’altra condivisione memorabile è stata quella di vite e di esperienze di domenica mattina, in cui sono stati proposti tanti laboratori diversi (dall’economia alla vita comunitaria, dal commercio equo alle problematiche sociali) tenuti da gimmini di ieri e di oggi (perché come dice P. Giorgio: "NON esistono EX gimmini") che hanno saputo trasmettere messaggi di speranza e di impegno sociale molto importanti.

Un momento di emozione e sentimento è stata la condivisione delle note del gruppo musicale che sabato sera ci ha deliziati con musica sud americana e la bellezza dei balli lenti e non che hanno concluso la serata.

Come dimenticarsi della condivisione del cibo che, come sempre, lascia testimonianza di quanto lo spezzare il pane (il riferimento lo cogliamo tutti…) sia sinonimo di intimità, di unione, di comunione, di comunità.

L’impegno a cui penso è sicuramente quello di tutte le persone che hanno partecipato, sia nell’organizzazione, sia nella realizzazione del weekend, sia di tutte le persone che hanno deciso di trascorrere anche solo una piccola parte del weekend a casa Comboni.

Ci è stata data però testimonianza anche dell’impegno del GIM nel domani. Il Giubileo, infatti, non si è esaurito nel ricordare il passato o nel celebrare il bello di questi 50 anni, ma si è concluso con una promessa di impegno, una condivisione di speranze e sogni per il GIM e la società del domani.

Ci siamo chiesti come continuare a portare il messaggio del Comboni nella concretezza della vita quotidiana. Una delle risposte è sicuramente rimanere una FAMIGLIA, la famiglia comboniana. Ciascuno con le sue scelte di vita, ma ognuno impegnato nel dare voce a quegli ultimi che vengono scartati dalla società, agendo nella consapevolezza di non essere soli, di non essere singola goccia, ma di far parte di un mare, di un tutto.

Chiara Marzocchi

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