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"Accade a volte che pensiamo che una certa strada ci porti alla felicità, e invece a metà cammino ci accorgiamo che non è esattamente così, e, tramite ciò che ci accade, Dio ci parla in modo inaspettato. Dal nostro affidarci seguirà il nostro futuro..."

Lettera di Valeria da Heidelberg

L'esperienza della gimmina Valeria in Germania.

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Fröhliche Weihnachten und Frohes Neues Jahr!
Buon Natale e felice anno nuovo da Heidelberg, cari amici gimmini, ex- gimmini e comboniani.
Mi mancate moltissimo e già da un po’ volevo scrivervi per raccontarvi qualcosa della mia esperienza qui in Germania, ma non riuscivo mai a trovare il tempo. In particolare, vorrei raccontarvi di come poco a poco sto ritrovando Dio anche qui.

Lo scorso semestre è stato un periodo molto difficile per me: dovevo organizzare la mia nuova vita per la prima volta fuori di casa, in un altro Stato, e con le diversità del clima e del cibo che hanno influenzato la mia salute più di quanto pensassi (e sono solo andata in Germania… Se penso che invece molti di voi sono stati in Africa o America Latina). Evidentemente, le cose non vanno mai come ce le aspettiamo. Pensavo che mi sarei liberata di molte delle ansie e dei problemi che avevo vivendo a casa mia. Invece li avevo solo sostituiti con altri problemi e altre ansie. Anche i corsi all’università hanno presentato delle difficoltà: esercizi da fare per casa (come essere ancora a scuola…) molto più difficili di come ero abituata in Italia, dover dare presentazioni in inglese, esami in cui non capivo neanche da che parte cominciare… All’università inoltre non riuscivo a trovarmi bene con i compagni di corso. L’unica amica che avevo trovato era Kim, la mia coinquilina che, pur essendo musulmana dal Kurdistan, condivide la mia visione della vita molto di più dei ragazzi dell’università.

In sostanza, presa completamente dallo studio e dai vari problemi quotidiani, ero abbastanza sola e a malapena riuscivo fermarmi per capire che mi mancava qualcosa di molto importante. Venire al gim, avere l’occasione di incontrarsi con altri ragazzi e ragazze che condividono la mia - la nostra - visione della vita, avere la possibilità di fare silenzio e ricordare che c’è Qualcuno che ci guida e che ci porta oltre… Era che questo mi mancava, me lo ricordavano i miei sogni in cui ero quasi sempre al gim, me lo ricordavano i messaggi di alcuni di voi che non si stancavano di scrivermi anche se io rispondevo poco e in ritardo…

Tuttavia trovare un ambiente del genere non sembrava facile. Qui all’inizio ho trovato molte chiese chiuse, aperte solo per la messa che comunque non è frequente come in Italia. Perciò lo scorso semestre avevo come l’impressione che Dio, che fino ad un attimo prima della mia partenza era con me ogni giorno, fosse d’un tratto sparito, come una nuvola che nasconde il sole.

Una domenica infine sono riuscita ad andare alla messa nella chiesa cattolica di Dossenheim, il piccolo paesino appena fuori Heidelberg dove vivo. Partecipare alla messa anche se in una lingua sconosciuta e sentire cantare è stato un momento di serenità che mi ha ricordato che era possibile ritrovare ciò che mi mancava. Ed è stato qui che infatti ho incontrato le prime persone che mi hanno messo nella strada per trovare Dio in Germania. A queste persone ho raccontato brevemente la mia esperienza e loro mi hanno dato i contatti di alcuni gruppi sia cattolici che protestanti di Heidelberg.

Purtroppo allora fra varie difficoltà non sono riuscita a contattarli, ma è stata una delle prime cose che ho fatto quando sono tornata qui ad ottobre. Questo semestre ho deciso di seguire meno corsi, per avere il tempo di conoscere questo mondo metà cattolico metà protestante di Heidelberg. Dove prima mi era sembrato ci fossero solo chiese chiuse e nessun giovane come me, ho scoperto una realtà aperta e ricca di iniziative anche ecumeniche, e tanti ragazzi della mia età che condividono questo orizzonte comune.

Già i comboniani sono, almeno per la mia esperienza, un ambiente più aperto rispetto alla normalità tradizionale delle parrocchie e di altre associazioni. Quello che sto scoprendo qui ad Heidelberg mi sembra la naturale prosecuzione di questa apertura. Credo che quest’ampio orizzonte sia dovuto un po’ alla collaborazione e allo scambio fra diverse confessioni cristiane, un po’ alla maggiore partecipazione dei laici, che mi dicono che nei protestanti è già intrinseca, nei cattolici è perché qui ci sono meno sacerdoti.

In particolare, conoscere l’ambiente dei protestanti, per me che ho sempre frequentato ambienti cattolici, sta allargando il mio orizzonte. Ad esempio, il vedere come i pastori protestanti possono essere sia uomini che donne mi convince sempre di più che il sacerdozio femminile dovrebbe essere introdotto anche nella chiesa cattolica.

Qui cattolici e protestanti possono andare alla messa dell’una o dell’altra confessione cristiana, e a volte alcune parti della messa tradizionale sono sostituite da altro. Ad esempio, nella messa protestante per studenti e giovani adulti, al posto della vera e propria predica, c’è una breve attività di catechesi e riflessione su alcune domande e condivisione, simile a come si fa al gim.

Oppure nella parrocchia cattolica di Dossenheim, alcune messe sono ‘messe a tema’, come quella sulla stella dei re magi che c’è stata questo Avvento, e a cui hanno chiesto anche a me di contribuire visto che studio Astronomia. In questa messa, al posto della predica, c’è stata prima una scenetta con dei bambini vestiti da re magi, a proposito del labirinto della vita e della stella-Dio che ci indica la strada; poi c’è stata un’intervista (in italiano con traduzione tedesca) in cui mi chiedevano di spiegare che cosa fosse stata nella realtà la stella di Betlemme. Ho pensato di mandarvi il discorso che avevo preparato, anche se poi quello che ho presentato è stata una versione molto ridotta. Sono stata davvero molto felice che mi abbiano chiesto di dare un mio contributo in questa messa.

Inoltre, il 31 ottobre ho partecipato ad un’iniziativa ecumenica in occasione dei 500 anni della riforma protestante. È stata una giornata intera insieme con messa, pranzo, visita guidata delle chiese cattolica-evangelica- battista, film su Martin Luther, concerto. Di questa giornata ho scoperto di essere finita pure in ben due delle foto dell’immagine che vi allego. Era tutto in tedesco, eppure ho sentito di essere accolta, nell’ambiente giusto per me (e ho anche capito più di quanto mi aspettassi), cosa che non percepisco nell’ambiente dell’università dove si parla inglese.

Se c’è un’immagine simbolica con cui potrei descrivere l’ambiente cristiano allargato di
Heidelberg, sceglierei la luce di tante candele e candeline di cui riempiono le chiese, le stanze, le entrate delle case. Mi è rimasta impressa una frase che mi ha detto Hannah, una mia nuova amica tedesca che l’anno scorso ha studiato teologia a Roma (così posso parlare italiano con lei) ed ora continua qui ad Heidelberg per diventare pastora (o pastoressa) protestante: “È vero, qui fuori fa buio e fa freddo, ma noi tedeschi creiamo un’atmosfera accogliente e luminosa nelle nostre case con le candele”.

Dunque il Dio che al gim avevo conosciuto come la luce del sole italiano, o più precisamente del sole di Limone sul Garda, non era sparito. Aveva solo cambiato forma e l’ho ritrovato nella luce di queste candele.

Tutti questi spunti che Dio mi sta offrendo in questo periodo mi stanno anche facendo riflettere a livello personale su cosa voglio che sia il mio futuro. Il distacco dalla realtà in cui vivevo prima e l’andare completamente in un altro posto permettono di vedere la mia vita in tutta un’altra luce, ponendomi di fronte alla domanda “Io chi sono? Che cosa voglio essere?”.

Le cose non vanno mai come ce le aspettiamo, come le pensiamo, dicevo all’inizio.

Accade a volte che pensiamo che una certa strada ci porti alla felicità, e invece a metà cammino ci accorgiamo che non è esattamente così, e, tramite ciò che ci accade, Dio ci parla in modo inaspettato. Dal nostro affidarci seguirà il nostro futuro.

Vi abbraccio tutti forte forte, augurandovi ancora buone feste, e spero di rivedervi presto.

Valeria

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