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Lavori in corso...verso un'Italia multietnica

Lavoro, spiritualità e incontro: le tre parole che possono racchiudere l’esperienza vissuta sulla destra del Volturno. Giorni in cui gusti, profumi e suoni si sono mescolati in una melodia “agrodolce”.

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Siamo arrivati da tutt’Italia (Padova, Ferrara, Napoli, Palermo), con lo spirito pronto di chi si vuole apririre ad una nuova realtà vivendo l'esperienza del campo “Lavori in corso...verso un'Italia multietnica” guidati da Padre Alex, Padre Mario Fugazza, Fratello Alberto Parise e Felicetta Parisi.

Stabiliti presso la Casa del Bambino, alla destra del Volturno, le nostre mattine sono state impegnate nel lavoro di pulizia della spiagga, un piccolo segno per sensibilizzarci e sensibilizzare gli abitanti alla tutela del bene comune: la nostramadre terra. Un’occasione ulteriore per riflettere sull’ambiente circostante e per sentirci più vicini ad un territorio sconosciuto. 

Fare qualcosa insieme, sporcarsi le mani, vivere istanti di profonda spiritualità, ha aiutato il nostro gruppo di giovani a diventare amici, a fare esperienza di solidarietà, confrontarsi con i propri limiti, e a poter preparare il cuore all’incontro con le altre culture.

Intensi momenti sono stati vissuti con le famiglie nigeriane di Castel Volturno che ci hanno aperto le loro case premettendoci di sperimentare momenti della loro quotidianità. Abbiamo incontrato anche la comunità Ghanese di Pescopagano che con la sua accoglienza, il cibo preparato apposta per noi, e le storie di vita che ci hanno voluto raccontare, ci hanno insegnato che c’è sempre la possibilità di donare qualcosa agli altri se si è aperti alla condivisione e disponibili all’incontro.

Un’occasione importante, per comprendere gli sviluppi storici del territorio, è stato il confronto con Renato Natale, il Sindaco di Casal di Principe e con Mary Osey, Presidente dell’Associazione “Mondo senza confine” dedicata a Miriam Makeba (voce del sud Africa contro il regime dell’apartheid, morta durante un concerto proprio a Castel Volturno).

Il nostro tempo è trascorso in fretta tra preghiera, momenti di riflessione, di incontro con le persone, di lavoro in spiaggia e divertimento, con i ragazzi africani che al Centro Fernandes, insieme ai padri comboniani, si preparavano ad inaugurare il campo estivo.

In questi giorni gusti, profumi e suoni si sono mescolati in una melodia “agrodolce”. Castel Volturno ti lascia con una nota aspra fatta di domande e amarezza, per l’incontro mai avvenuto tra i castellani e le altre culture, per la presenza della camorra, per il mare e la foce del Volturno contemporaneamente luoghi bellissimi e maledeti  dall’inquinamento, per  l’assenza di interventi urbanistici strutturali, per l’isolamento sociale e la mancanza di una visione comune del futuro. Abbondano però anche le noti dolci! A Castel Volturno nessuno resta fermo, ognuno con grande energia, cerca la sua strada della libertà. Forse in pochi posti come questi si respira tanta vita che va avanti nonostante tutto.  

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