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Camminando sulle orme… dell’Africa

Nigrizia o morte, risponderò!

Testimonianza del campo itinerante Verona-Limone che si è svolto dal 5 al 14 agosto 2017

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Non è facile rendere testimonianza di un’esperienza, specie se questa continua a parlare dopo che si è conclusa. Allora la domanda è: si è davvero conclusa?

Mi chiamo Francesca, ho 24 anni e sono prossima alla laurea magistrale in Scienze filosofiche. Conosco e frequento i comboniani da un anno, partecipando prima al campo estivo a Gioia del Colle – svoltosi dal 17 al 25 agosto 2016 – poi continuando col cammino GIM alla casa comboniana di Bari da ottobre a giugno 2017 seguito da p. Ottavio Raimondo e sr. Cinzia Trotta.

Tra i tanti bei campi estivi nazionali e internazionali proposti ogni anno dalla famiglia comboniana, ho deciso di coronare il mio primo anno di cammino col campo itinerante “Sulle orme di Comboni” da Verona a Limone sul Garda tenutosi dal 5 al 14 agosto 2017. Mettermi sulle orme di Daniele Comboni ha significato per me conoscere più da vicino la sua figura di uomo, prima che di santo, attraverso i luoghi e le persone che hanno accresciuto la sua spiritualità e provando quell’amore sconfinato che ha avuto per l’Africa, terra – ora come allora – martoriata anche a causa della nostra prepotenza.

Zaino in spalla e tanta volontà di camminare sono stati pane quotidiano delle nostre giornate. La fatica fisica era compensata dalla contemplazione di paesaggi stupendi e dal dialogo con i ragazzi del gruppo che come me hanno deciso di mettersi in cammino. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza un cibo fondamentale: la preghiera, che ogni mattina alimentava le nostre giornate a fronte dei chilometri che ci attendevano.

Vorrei sintetizzare – ma non esaurire – il senso del campo con tre parole: vocazione, cammino, Africa.

 

Vocazione

Il campo itinerante Verona-Limone è un campo di discernimento vocazionale. Ma che cos’è vocazione? Solitamente quando parliamo di vocazione pensiamo subito alla “chiamata” di Dio alla vita consacrata. Sarebbe, però, alquanto riduttivo pensare la vocazione solo in questi termini. Diciamola meglio: vocazione è la chiamata di Dio ad essere uomini. Dio non ci chiede altro se non di essere ciò che Egli vuole per noi, che è un disegno di amore e di bene. Cosa sono chiamato ad essere nella mia vita? E l’altro, cos’è chiamato ad essere nella sua vita? Essere d’aiuto per l’altro – che ci parla, che ci interpella – nel tentativo di scoprire la sua vocazione, anche questa – scusate il gioco di parole – è vocazione.

 

Cammino

Il campo Verona-Limone è un campo in cui... si cammina! A partire dalla casa comboniana di Verona, il tragitto varia ogni anno, pur passando sempre da luoghi importanti, come ad esempio, il monastero delle Clarisse verso Sezano, il convento degli Stimmatini, i luoghi natali di sr. Maria Giuseppa Scandola a Boscochiesanuova e, non da ultimo, il Santuario Madonna della Corona a Spiazzi. Ogni tappa è stata incentrata su un tema: la missione, il creato, il deserto, la presenza della figura di Maria con possibilità di riflessione personale in silenzio. Il cammino fisico verso Limone è stata la metafora di quello spirituale che ognuno di noi sperimenta nel suo percorso di fede: tragitti tortuosi, difficoltà sono accompagnati dalla dimensione dello stare insieme tanto nel dialogo, quanto nel silenzio – con gli altri, con noi stessi, con Dio – nella certezza di non essere mai soli.

 

Africa

“Nigrizia o morte, risponderò!” così intona la fine di un canto, forse il più esemplare per comprendere il desiderio di Daniele Comboni, quello di un’Africa rigenerata dalle guerre, dalla povertà, dai giochi politici che si divertono sempre più a segmentare un territorio già di per sé segmentato nel cuore. Il campo Verona-Limone è un campo non sull’Africa, ma per l’Africa e su questo ho necessità di soffermarmi un po’ di più.

Che cos’è Africa? In un suo recente intervento, p. Alex Zanotelli ha invitato i media a parlare di più di Africa, continente dimenticato se non fosse per le situazioni critiche che spingono molti a migrare verso l’Europa. Ma Africa non è soltanto questo. Arrivati a Limone, tanta è la gioia per l’essere arrivati alla meta, casa natale del Comboni, ma più intenso si fa quel cammino spirituale, di cui parlavo pocanzi, nella riflessione sull’Africa, anche perché incontriamo proprio qui l’Africa, cioè un gruppo di ragazzi e ragazze nigeriani di seconda generazione, nati e cresciuti in Italia. Inoltre, ad accoglierci alla casa comboniana ci sono, oltre i missionari, due scolastici che studiano teologia, Kevin del Kenya e Blaise del Congo.

Che cos’è Africa? Qual è la percezione che in Europa ne abbiamo? A riflettere su ciò, stimolante è stata la visita a due musei africani, uno a Verona (alla partenza!) e l’altro a Limone (all’arrivo!). Quando pensiamo all’Africa forse, subito ci viene in mente lo stereotipo dell’uomo (o bambino) di colore malnutrito e senza vestiti, immagine che molto spesso circola sui social media e a cui spesso associamo la visione dell’Africa o dell’africano. Certamente le situazioni critiche non mancano, così come non mancano però le condizioni di ricchezza. Come l’Europa, anche l’Africa è divisa tra ricchi e poveri. Come l’Europa, anche l’Africa ha una storia, una formazione, una cultura, anzi tante culture distinte e variegate a seconda degli Stati che la compongono. Ma quanti di noi lo sanno? Quanti di noi studiano a scuola la storia dell’Africa? Probabilmente, conoscere la storia – anzi, le storie – di questo Paese potrebbe contribuire innanzitutto a non avere una visione “di pietà” nei suoi confronti – che giustificano implicitamente atteggiamenti di superiorità – e inoltre a non lasciarci indifferenti di fronte alle centinaia di morti ormai sepolte nel “nostro” Mediterraneo, quasi come fosse una massa di corpi indistinta e che invece è composta da singole persone diverse, con una propria storia. Infine, potrebbe avvicinarci di più ad un’alterità certamente diversa da noi, ma non per questo da temere.

Quale aiuto per l’Africa? Un aiuto economico disimpegnato è forse la forma più comune che oggi si presta nei confronti di questo continente. Ma aiutare l’Africa significa capire di cosa l’Africa ha bisogno, non di sapere già di cosa esso ha bisogno. Per questo è importante avvicinarsi all’Africa, se non proprio andare in Africa, proprio come Comboni, nel più ampio significato di missione: non avendo la pretesa di sapere di cosa l’altro ha bisogno, ma di scoprirlo, conoscendolo, vivendolo.

Il campo Verona-Limone, insomma, non è stato solo un cammino – in tutti i sensi! – sulle orme di Comboni, ma anche sulle orme di ciò per cui Comboni ha speso la sua vita e per cui i tanti missionari comboniani continuano a spenderla: l’Africa.

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