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L'IMPEGNO DI TUTTI ... ORA!

dal libro "I poveri non ci lasceranno dormire"

L'impegno di tutti, ora  

tratto da: "I poveri non ci lasceranno dormire"

Ma quali soluzioni sono possibili? Il peccato più grave della nostra società è di lasciarsi andare ad un senso di impotenza che sembra aver contagiato tutti. Smettiamola di dire che non possiamo far nulla per cambiare le cose. Se dividiamo i nostri giorni con questo sistema, è perché lo sosteniamo. E comunque tutti viviamo di contraddizioni! Non sono un motivo sufficiente ad abbandonare la lotta. Quando Martin Niemöller, famoso oppositore di Hitler ed uno dei superstiti di Dachau, fu liberato dalla prigionia, rispose così a chi gli chiedeva cosa pensasse dei tedeschi:”Siamo tutti colpevoli, non si scappa, tutti colpevoli!” Quindi, ora tocca a noi: abbiamo una forza immensa, e possiamo farla valere!

Ognuno di noi è irripetibile ed unico, non c’è nessun volto uguale ad un altro, e proprio per questa unicità e singolarità siamo tenuti ad assumersi le nostre responsabilità nei confronti della storia. Quando dieci anni fa, andavo a predicare in chiesa e parlavo di queste cose, mi mettevo le mani nei capelli e pensavo che ero io il matto: mi interrogavo sulla mia sanità mentale, perché mi sentivo uno stupido che grida in mezzo a gente che lo guarda senza capire.

Quando poi i giudici hanno confermato ciò che dicevo  anni prima, tutti sono venuti a farmi le congratulazioni a Korogocho. Ma avrei preferito aver torto. E non voglio che fra altri dieci anni, qualcuno incontrandomi mi dica:”Alex avevi ragione!”, perché potrebbe essere troppo tardi. Dobbiamo rispondere ora al sistema, sfruttando le nostre potenzialità.

 

Prima di tutto ricordiamoci che il potere è dell’economia. Questo è essenziale. Ricordiamoci che non sono i politici a decidere: perché a fare le scelte è l’economia. Un esempio banale: il treno è il veicolo meno inquinante tra tutti ma, se vi mettere a fare due calcoli, vi accorgerete che andando in macchina è comunque più economico. Il perché è chiaro: c’è qualcuno che prende le decisioni per noi, e non a vantaggio del bene comune, ma semplicemente pensando a vendere più automobili. E’ l’economia che decide.

 

In secondo luogo, se volete riuscire a leggere la realtà in modo critico, è necessario fare prima silenzio. Coloro che credono e coloro che non credono, tutti, di qualunque opinione politica siate, trovate il tempo di fermarvi a riflettere, in montagna, in un monastero, dove volete, da soli o col mario, la moglie, il compagno. Se ognuno di noi riuscisse a realizzare un po’ di silenzio, trovando la pace per guardare intorno, prenderebbe coscienza della follia collettiva e generalizzata nella quale è immersa la nostra vita quotidiana, e vedrebbe la realtà con occhi diversi. Io sono credente, e dunque leggo gli eventi dal punto di vista cristiano: a chi credo chiedo il coraggio di prendere in mano il Vangelo e di tradurlo in termini economici.

Non mi capacito di come la Chiesa abbia potuto insistere tanto sul sesto comandamento, al quale Gesù stesso ha rivolto solo due o tre considerazioni, tralasciando altri suoi insegnamenti ben più urgenti: fatto sta che io, come prete, dovrei oggi dire ad una donna, secondo gli insegnamenti ufficiali di Roma, che se prende la pillola non può fare la comunione: ma allo stesso tempo, uno che ha un miliardo in tasca, mentre migliaia di persone  muoiiono di fame, può ricevere l’Eucarestia.

Questo non è Vangelo, e non è nemmeno morale. Ormai è  tempo che la Chiesa prenda alla lettera altre e più pressanti  parole di Gesù. Attenzione non voglio demonizzare i soldi. E’ bellissimo che il denaro si “spezzi”, e diventi pane, dono per gli altri. Ma tutto il Vangelo potrebbe essere riassunto in due soli comandamenti: primo, non puoi arricchirti; secondo, se tu possiedi ricchezze è solo per donarle e condividerle.

 

Provate ad applicare queste semplici regole nelle scelte quotidiane, ed avrete un cambiamento radicale del vostro stile di vita. La mentalità oggi corrente difficilmente viene messa in discussione: se ho dei soldi, li deposito in banca, cercando quella che mi offre un tasso di interesse maggiore; se sono giovane, mi do da fare per trovare un posto di lavoro ben stipendiato. L’ottica evangelica ci porta invece a scelte radicali, anche in questi aspetti della quotidianità: la ricerca dell’impiego dovrebbe essere condotta non secondo criteri economici, ma valutando il significato sociale e di utilità pubblica dell’impiego stesso. Se siete in cerca di un posto di lavoro che corrisponda a requisiti di maggior guadagno, avete già impostato la vostra vita nel segno del peccato. Un'altra opzione è la Banca Etica, fondata ad opera di associazioni come le Acli e L’Agesci, che vi hanno già depositato molto denaro. Questa banca offre ai clienti una possibilità di scegliere in quali settori investire i propri soldi, rappresentando un tentativo di introdurre meccanismi nuovi in un sistema economico oppressivo nei confronti dei poveri.

Dobbiamo anche imparare a consumare in modo più attento e critico. Il vero voto, infatti, non  è quello politico che daremo quando i potenti di turno ci chiameranno alle urne, ma quello che diamo quotidianamente quando ci rechiamo al supermercato. Dobbiamo conoscere meglio ciò che compriamo, procurarci le informazioni relative ai diversi prodotti: un ananas che, ad esempio, arrivi dall’Africa, potrebbe essere stato confezionato fa multinazionali che attuano scelte commerciali sfavorevoli alle colture locali, e non assicura agli operai uno stipendio giusto; un giocattolo per il vostro bimbo, potrebbe essere prodotto da altri bambini, quelli tailandesi, che lavorano quindici ore al giorno e sono sottopagati. Comprando l’ananas o quel giocattolo, voi consumatori contribuireste al processo di sfruttamento in atto.

Ecco perché si sono diffusi i boicottaggi popolari contro i prodotti specifici, con campagne tese ad isolare i produttori che effettuano scelte dannose per le popolazioni indigene. E’ fondamentale che i consumatori riescano ad unire le proprie forze, diventando così abbastanza influenti da spingere verso un cambiamento del sistema. E badate che le multinazionali, apparentemente invincibili, hanno in realtà un terrore dei consumatori organizzati.

 

Siamo chiamati quindi a fare scelte molto personali. Ma anche le famiglie hanno strumenti per realizzare comportamenti più equi. I “bilanci di giustizia”, ad esempio, consentono ad ogni nucleo di analizzare, mese per mese, i propri consumi, razionalizzandoli e riconducendoli ad una divisione delle spese più solidale con chi è sfruttato, anche se vive lontanissimo da noi, e più in armonia con  i bisogni dell’ambiente.

 

Ancora: abbiamo detto che la politica è inestricabilmente legata al potere economico. Non per questo dobbiamo abbandonarla. E’ forse illusione credere di poter modificare rapporti ormai consolidati: ma sappiamo anche che stiamo attraversando un periodo molto difficile e che, se davvero c’è un tempo per parlare e uno per tacere, ebbene oggi per i cattolici è giunta l’ora di parlare. Io chiedo a tutti di uscire allo scoperto, non c’è prepolitico che tenga, è ora di testimoniare ciò che si pensa, di organizzare ed aggregare persone per esprimere opinioni differenti dalle uniche in circolazione. Perché i cattolici non si fanno vivi? Parlate, fatevi sentire, uscite allo scoperto, dite quello che pensate! Fate opinione!

[…] Siete voi che votate per questo sistema. E quando vi sembrerà davvero di trovarvi davanti ad un gigante imbattibile ricordatevi che esso ha i piedi di argilla, e voi sarete quel sassolino nonviolento che, ruzzolando giù dal monte, lo manderà in frantumi.

 

Noi abbiamo questo potere. Ce la possiamo fare perché è in ballo l’umanità, è in ballo la vita. Il nostro modo deve essere: resistere!  Il sistema fondato sul denaro sta conducendo l’uomo alla disgregazione? Ebbene, noi reistiamo. E per resistere sui veri valori, fornare piccole comunità di base che partano dall’ascolto della Parola. Le persone devono imparare ad analizzare insieme la società ed assumersi insieme degli impegni concreti. Da soli, si rischia di rimanere invischiati nei meccanismi perversi che abbiamo descritto. Soltanto unendo le forze si può fare qualcosa.

Quando è crollato il Muro di Merlino abbiamo esultato tutti. Ma l’idea di base del marxismo non era del tutto errata: l’uomo è fatto dalla società, è formato dalle sue strutture. I comunisti hanno cercato di imporre strutture nuove, volte a formare l’uomo nuovo. Non p avvenuto! Ma anche noi credenti abbiamo fallito, pensando che per convertire l’uomo, il singolo individuo, fosse sufficiente convertire la società. Non è vero. Nella storia del Cristianesimo, spiccano alcune figure di uomini radicalmente cambiati: pensate a San Francesco d’Assisi, o ad Ignazio di Loyola. Ma è singolare che, in questa stessa lunga storia, manchi del tutto l’esempio del sistema trasformato dall’esperienza del singolo credente. Mai è accaduto.

La soluzione consiste evidentemente nel coniugare i due aspetti: il personale deve essere ricondotto al collettivo, ma anche il sociale deve essere riportato all’individuale. Il sistema va cambiato dal di dentro. Man mano che la persona si converte, sente e deve sentire l’urgenza di trasformare la struttura e la cultura dominanti. L’individuo e la comunità devono quindi lottare insieme, senza mai perdere la speranza di poter cambiare la realtà.

 

Scuotiamoci dal torpore. La politica e l’economia imperanti vi mantengono appositamente sazi e soddisfatti, perché non vediate il volto dei sofferenti, e non ascoltiate il grido degli emarginati. La religione imperiale, la nostra religione, è una droga che vi impedisce di vedere il dolore presente nel cuore di Dio. Riacquistate la speranza. Guardate ai poveri: se c’è una cosa che vi danno, è proprio la speranza. Chiunque sia stato a Korogocho vi può raccontare la gioia e la carica che essi trasmettono, nell’accoglienza festosa, nei giochi, nelle danze: un calore umano inimmaginabile li avvolge. E’ la loro immensa voglia di vivere, pur nella tragedia più dura.

Al contrario, qui da noi, immersi nella ricchezza  e nel perbenismo, abbiamo addirittura perso l’entusiasmo nel salutare l’altro, e quasi scambiamo a fatica il segno della pace durante la messa. Ma se ascolterete il grido delle vittime, la sofferenza dell’intero mondo, vi sentirete travolgere dall’indignazione, dalla passione per il cambiamento. E qualora il dolore del mondo non vi toccasse, guardate almeno al vostro interesse: stiamo morendo tutti, e stiamo uccidendo il nostro futuro. Ecco l’appello che lancio a voi: i poveri non ci lasceranno dormire!

 

 

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