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LETTERA APERTA ALL'ON. VELTRONI. E la risposta di Veltroni

dal Convegno "Giubileo degli oppressi"

Dialogo p. Alex Zanotelli e Walter Veltroni

Durante la sua visita in Africa Veltroni è andato da p. Alex Zanotelli, missionario comboniano, che da ormai 10 anni vive a Korogocho, baraccopoli di Nairobi.

P. Alex Zanotelli tornato in Italia per partecipare al Convegno Giubileo degli Oppressi gli ha scritto una lettera in cui gli chiede un "impegno concreto"

Veltroni ha risposta a sua volta alla lettera

In questa pagina troverai entrambe le lettere



LETTERA APERTA ALL'ON. VELTRONI

Caro onorevole, jambo!

Penso che il viaggio in Africa e la visita a Korogocho sia stato un evento
importante per te personalmente. Ti sarai accorto che vedere con i tuoi
occhi e sentire con il tuo naso è tutt'altra cosa che guardare gli esclusi
in televisione o leggerli nelle statistiche. Penso che le sofferenze dei
poveri hanno cominciato a cambiarti come uomo: in questo ti sento vero e
incero.
Come leader politico ti ringrazio perché stai tentando di mettere l'Africa e
la povertà globale al centro del dibattito. Non vorrei però che le
sofferenze dei poveri diventassero semplicemente oggetto di  manipolazioni, tatticismi e furbizie per ottenere consensi elettorali.
Per questo ho sentito il dovere di scrivere questa lettera aperta in cui
esprimo la mia maniera di guardare alla realtà e ciò che da questo sguardo ne consegue.
Io guardo il mondo stando dalla parte degli impoveriti, cioè dalla parte
dell'80% dell'umanità. Lo faccio come credente perché tutta la tradizione
biblica, ebraica e cristiana, da cui provengo sta dalla parte degli esclusi,
perché il Dio di Mosè non è il Dio dei faraoni o di Clinton, ma il Dio dei
crocefissi.
Per la prima volta nella storia, il mondo è retto da un unico sistema:
l'Impero del denaro, il cui cuore è la speculazione finanziaria. Mai nella
storia si era visto un impero tanto vittorioso e talmente suadente, grazie
alla forza dei mass media, da prenderci tutti nella sua ideologia.
Viviamo in un sistema economico dove il 20% degli uomini si pappa l'82%
delle risorse a spese del resto dell'umanità. Il 20% dei più poveri ha a
disposizione solo 1,4% dei beni. Per me questo è un sistema di peccato. E la
politica che cosa fa? Oggi la politica è al guinzaglio dell'economia,
totalmente asservita ad essa.
Questo sistema di oppressione si regge sullo strapotere delle armi:
spendiamo ogni anno 800 miliardi di dollari in armamenti (ma il Muro di
Berlino non era crollato?). A che cosa ci servono? Per difendere i nostri
privilegi dalla minaccia dei poveri.
Non dimentichiamo che chi vive nell'opulenza e la difende a denti stretti
pone anche una gravissima ipoteca ambientale. Molteplici studi ci dicono che
abbiamo non più di 50 anni per cambiare: è in ballo la vita del pianeta.
L'Impero del denaro uccide quindi con la fame (30 milioni: un "olocausto"
ogni anno), con le armi (conflitti africani, regimi repressivi, guerre
stellari), con la distruzione dell'ambiente, con la distruzione delle
culture.
È un sistema di morte che ci interpella tutti, credenti e non, perché mina
la vita stessa.
Se questa analisi è vera e condivisibile, dobbiamo smetterla di raccontarci
la storia di un "sviluppo sostenibile". O cambiamo rotta o cadiamo nel
baratro.
Tocca alla politica reinventare la politica e reinventare anche lo stato,
perché l'economia ritorni a servire la polis. La politica e il far politica
devono rispondere alle esigenze della gente e soprattutto della vita, della
vita per tutti.
Caro onorevole, hai il coraggio di un'azione politica alternativa che
risponda ai bisogni del paese e del pianeta?
Permettimi alcune domande alle quali chiedo una risposta pubblica.
1) Sei d'accordo con questa analisi del sistema economico-politico? E se sì,
sei disponibile a tradurla in programma politico concreto?
2) Sei disposto a portare queste istanze al vertice dei G8 a Genova il
prossimo anno?
3) In vista dell'imminente vertice di Praga, come giudichi le politiche di
aggiustamento strutturale imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario
Internazionale ai paesi impoveriti?
4) Qual è la tua posizione sul Mai (Accordo multilaterale sugli
investimenti), sul cosiddetto Nafta per l'Africa e sulle politiche
dell'Organizzazione mondiale del commercio?
5) Sei disposto a contrastare i progetti di "guerre stellari", a
delegittimare una Nato usata per la politica imperiale? (Nel nostro piccolo,
come mai il disegno di legge per controllare produzione ed export delle armi
leggere dorme ancora in Parlamento?)
6) È da poco uscito un testo importante. S'intitola Italia capace di futuro:
è frutto del lavoro di ricerca della società civile, è sottoscritto dalla
Rete di Lilliput, e ci indica come costruire un domani sostenibile nel
nostro paese. Sei disponibile ad assumerlo come programma di partito?
7) Anche se passata al Senato, saresti disponibile a rimettere radicalmente
in discussione la legge di riforma della cooperazione allo sviluppo? Così
com'è, è inaccettabile. Nasce già strozzata dalle logiche che hanno fatto
fallire le precedenti esperienze.
8) Perché non dare un segnale di sensibilità internazionale ai diritti dei
lavoratori sostenendo la proposta di legge sulla etichettatura sociale dei
prodotti di consumo? (Promossa dalla campagna "Acquisti trasparenti").
Tra qualche giorno ritornerò a Korogocho, nei sotterranei della vita e della
storia. Spero che quell'umanità dolente che anche tu hai toccato con mano,
quei luoghi di esclusione che mi fanno indignare, portino anche l'uomo
politico Veltroni a scelte economico-politiche coraggiose. Perché vinca la
vita.
Sijambo.

Alex Zanotelli

RISPOSTA DI VELTRONI

 

Caro Alex,
ho potuto, anche se per un tempo breve, vedere in Africa realtà molto
diverse tra loro. Realtà che tu conosci bene. Paesi con enormi problemi,
attraversati da profonde e laceranti contraddizioni: la povertà, la fame, le
guerre, l'AIDS.
Insieme a te ho visto Korogocho e l'estrema miseria di chi è costretto a
nutrirsi dei rifiuti della città dei ricchi. Lì ho visto che si può agire in
una dimensione piccola dando testimonianza concreta di un impegno umile e,
allo stesso tempo, profondo e importante. E' vero, i propri occhi fanno
capire cose che la televisione e le statistiche possono solo far intuire. Ti
ringrazio quindi per avermi portato nella tua casa ed avermi fatto vedere e
sentire quella sofferenza.
La stessa sofferenza l'ho incontrata anche in altri luoghi, dove ho visto
cosa significa la solidarietà di uomini per altri uomini, dove ho visto
l'impegno dei missionari, delle organizzazioni non governative, della nostra
cooperazione.
Anche di questo, e dei temi che sono raccolti nelle tue domande, ho parlato
con i nuovi leader africani aperti al dialogo e più attenti dei loro
predecessori al futuro dei loro paesi.
Hai ragione, e sai che sono d'accordo con te: c'è bisogno di una politica
esigente sul piano ideale e morale, di una politica che sappia fare i
conticon le grandi sfide che sono di fronte all'umanità, dall'esito delle
quali dipende il futuro di ogni uomo.
Noi non dobbiamo avere paura di voler cambiare il mondo. Non dobbiamo avere
paura di sfidare cinismo e disincanto. Ma dobbiamo farlo sapendo stare
dentro i grandi processi che attraversano il nostro tempo.
Proprio alla fine del mio viaggio a Johannesburg Nelson Mandela mi ha detto
alcune parole, che non a caso ho voluto fossero riportate in un breve testo
che accompagnava la campagna per la raccolta di fondi per l'Africa portata
avanti in questi mesi nelle nostre Feste dell'Unità. "La globalizzazione -
ha detto Mandela - è benvenuta, essa rompe le barriere, rende disponibili
risorse, servizi, dà una libertà di movimento mai conosciuta prima, opporsi
è come dire no all'avvicendarsi delle stagioni. Ma i benefici non arrivano
ai paesi poveri e il potere non è distribuito equamente".
Questo è il punto. La globalizzazione c'è, è un dato, esiste, ed è il quadro
entro cui siamo chiamati a muoverci tutti. Ma occorre un cambiamento di
segno. Occorre che la politica dia risposte a tutto ciò che è l'altra faccia
della globalizzazione, quella che troppo spesso rimane nascosta, quella
della povertà, quella dell'indebitamento dei paesi più poveri e in via di
sviluppo e dell'estensione dei conflitti che riducono gli spazi ed
alimentano altri conflitti.
Ad economia globale deve corrispondere politica globale.
E' necessario un governo della globalizzazione che possa introdurre nei
rapporti economici, commerciali e finanziari tra paesi ricchi e paesi
poveri, dei cambiamenti che riducano drasticamente le disuguaglianze. Perché
c'è un pensiero negativo, che si manifesta nel predominio di istanze
egoistiche e protezionistiche, nelle politiche liberiste, in un agire miope
che muove interessi di forze che dobbiamo saper contrastare.
Io sono convito che la sinistra, su questo terreno, può e deve offrire
risposte diverse da quelle della speculazione finanziaria e di chi alimenta
l'esclusione di una parte cosl grande dell'umanità.
E un programma politico che sia in grado di affrontare i problemi
dell'Africa non può non avere come primo punto caro Alex, la cancellazione
del debito. Sarebbe passo essenziale - seppure non risolutivo - per ridare
speranza ai paesi più poveri e in via di sviluppo. A questo proposito devo
dire che la politica della Banca Mondiale e del Fondo Monetario
Internazionale hanno, in questi anni, indicato soluzioni parziali, inique e
spesso dannose. Penso in particolare all'iniziativa di riduzione del debito
denominata HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) e alle politiche di
"aggiustamento strutturale". La Guinea Conakry non è l'Olanda. E non si può
pensare di imporre, ai paesi africani, dei parametri tipo "Maastricht".
Io credo che invece si debba allargare ancora la platea dei paesi che
possono accedere alla cancellazione del debito e reinvestire le risorse
liberate in iniziative di sostegno nella lotta alla povertà, nell'intervento
sociale (scuole, infrastrutture, ospedali) e più in generale per sostenere
lo sviluppo umano.
Ogni aiuto, ogni sostegno, ogni forma di investimento in servizi e strutture
sociali in questi luoghi deve però essere legato alla lotta contro la
corruzione e al ripristino della legalità. Perché sono ancora troppi i paesi
dove sono presenti dittature antidemocratiche. E non ci pur essere sviluppo
disgiunto dalla democrazia e dal rispetto della legge.
Ma sta anche a noi, da questa parte del mondo. Io sono per l'embargo della
vendita delle armi in Africa e nei luoghi di conflitto. L'Occidente non può
ulteriormente arricchirsi sfruttando quei paesi africani i cui "signori
della guerra" preferiscono spendere milioni di dollari per acquistare armi
dall'Occidente piuttosto che investire per migliorare la vita dei cittadini.
Io sono, l'ho detto al nostro Congresso di Torino, contrario all'embargo
imposto all'Iraq o a Cuba. L'effetto ottenuto fin qui non è quello di
indebolire il dittatore sanguinario Saddam Hussein ma di impoverire il
Paese, soprattutto i più deboli.
I paesi africani, nel recente vertice del Cairo con i paesi europei, hanno
posto esigenze condivisibili, prime fra tutte quella dell'accesso dei loro
prodotti verso l'Europa, l'aiuto contro le grandi emergenze alimentari,
ambientali, sanitarie. L'AIDS è un olocausto che sta mettendo a rischio la
sopravvivenza di un'intera generazione. Non possiamo stare a guardare.
Il vertice dei G8 di Genova deve a mio avviso riformulare le politiche
tenendo conto di queste importanti scelte di fondo. E a proposito di G8,
come sai ho posto il tema dell'allargamento all'Africa e al Sud Africa, il
mondo ricco non può, da solo, decidere anche per il mondo povero. Lo ritengo
un passo da compire perché è giusto e importante che nel luogo dove si
discutono le scelte che devono governare la globalizzazione siano
rappresentati altri paesi che oggi ne sono esclusi.
Tra poche settimane, a Maputo, in Mozambico si terrà il Consiglio
dell'Internazionale Socialista. Dopo tanto tempo discuteremo di questi
problemi lì, in Africa, con gli africani, con le forze più avanzate del
riformismo.
Non credo, poi, caro Alex, che il problema sia delegittimare la Nato. Penso,
questo sì, che la sua funzione debba essere radicalmente rivista, e che
l'Europa debba dotarsi di una propria struttura di peacekeeping autonoma
negli indirizzi e nelle azioni. E penso anche che sia fondamentale dare alle
Nazioni Unite una maggiore capacità d'intervento. A partire dalla revisione
dell'articolo 7 della Carta dell'Onu che fissa i principi della salvaguardia
dei diritti umani.
Non è accettabile una comunità internazionale che usa pesi e misure diversi
per il Kossovo, per la Cecenia o la Sierra Leone. Fissare questi principi è
necessario per evitare che dietro alla difesa dei diritti umani si celino
propositi di "politica di potenza".
E, venendo al problema delle armi leggere, sono convinto che occorra  un più
severo controllo sulla produzione e sull'export e che si debbano sostenere
le iniziative in questo senso già presenti in Parlamento, sbloccandone e
rapidamente l'iter parlamentare. Per l'etichettatura sociale dei prodotti di
consumo, una nostra parlamentare, Antonella Rizza, ha presentato un progetto
di legge che, oltre a tutelare chi acquista tali beni, punta ad evitare che
questi prodotti vengano realizzati sfruttando i minori, i bambini,
attraverso l'istituzione di una Autorità garante e di un sistema di
certificazione accurato dei prodotti.
Per finire, penso che sulla legge di riforma della cooperazione si debba
migliorare e come ti ho detto ritengo utile un confronto con i gruppi
parlamentari della maggioranza. Noi, i Democratici di Sinistra, e il nostro
gruppo parlamentare siamo disponibili.
Per quanto riguarda gli accordi multilaterali sugli investimenti il
negoziato è stato sospeso perché i contenuti erano inaccettabili ed
interferivano con la sovranità dei singoli paesi e noi, nel Parlamento
Europeo, siamo stati protagonisti del suo accantonamento. Inoltre, l'ambito
negoziale - l'OCSE - è inadeguato. L'OMC deve delineare un quadro di accordi
più equi tra paesi ricchi e paesi poveri ed armonizzarli con le iniziative
che sul piano internazionale vanno definendosi. Penso ai nuovi accordi di
cooperazione del dopo Lomi firmati a Cotonou e all'importante ruolo che
devono avere le Nazioni Unite.
Spero anch'io che vinca la vita, la politica dei valori, della speranza.
Sijambo

Walter Veltroni

 

 

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