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MESSAGGIO PER IL PREMIO A. FELTRINELLI

Korogocho 11.11.2000

MESSAGGIO PER IL PREMIO A. FELTRINELLI

                                                          lettera di p. Alex Zanotelli

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  Dai gironi infernali di Korogocho, jambo!

Dai sotterranei della vita e della storia, sijambo!

 All’Accademia dei Lincei e a tutti i convenuti per il Premio, vi giunga il mio saluto e quello dei naufraghi dello sviluppo. Forse il saluto piu’ appropriato potrebbe essere l’antico saluto dei gladiatori: “Ave Ceasar, morituri te salutant!”.

A nome di questi “morituri”, di questi “naufraghi dello sviluppo, questi impoveriti, vi giunga il mio personale saluto.

Grazie per aver pensato a me per il Premio Feltrinelli. So che l’avete fatto per dare un segno giubilare alternativo a quello consumistico che ha dominato questo Giubilio del 2000. Avete voluto riportare l’attenzione della Roma bene alle drammatiche realta’ dei poveri ( quasi due miliardi di esseri umani che vivono con meno di un dollaro giorno!)

In questo l’Accademia ha avuto occhi di lince ed ha colto l’assurdita’ di un sistema che permette al 20% dell’umanita’ di papparsi l’82% delle risorse di questo mondo.

Grazie perche’ non e’ stata una decisione facile (avendo perfino dovuto resistere a pressioni di vario genere!). Tutto questo fa onore all’Accademia.

Mi spiace di avervi mortificato con il mio rifiuto del Premio  che ha fatto partire un notevole dibattito pubblico (mi sono sentito anche molti insulti per questa scelta!). Non era certo mia intenzione ferire voi o le vostre intenzioni. Lungi da me! Ma in coscienza non mi sentivo di accettare un tale premio. Mi sembrava di fare la comparsa di turno nella passerella del “buonismo” internazionale, mentre la realta’ dei dannati della terra si fa di giorno in giorno sempre piu’ drammatica. Da quando sono sceso a Korogocho, questa immensa baraccopoli di 100.000, alla periferia di Nairobi, ho sentito che non potevo piu’ accettare premi. Il vostro non e’ il primo che rifiuto ( ho gia’ detto di no ad altri!). Mi conforta il fatto che Gandhi avesse pure preso una simile decisione. Tutto questo era aggravato poi dal fatto che al Premio fosse abbinata una bella somma di denaro. (Ritorno a sottolineare che non ho nulla contro il denaro che se “spezzato”, condiviso, come dice il teologo  Pieris, diventa pane, eucarestia!). Oggi c’e’ bisogno di giustizia, non di carita’. Dobbiamo fare politica seria: una politica che persegua il bene dei piu’, non dei pochi.

L’attuale miseria di quasi due miliardi di persone che devono accontentarsi dell’1,4% delle risorse mondiali e’ la conseguenza di un sistema che deve essere rimesso radicalmente in discussione. C’e’ bisogno non di carita’ (serve anche quella nell’immediato!), ma di precise scelte economico-politiche.

E’ in questo senso che il Premio potrebbe giocare un suo ruolo politico. Il Premio, Nobel per la Pace (lo cito perche’ mi dicono che il vostro e’ il Premio Nobel per la Pace in Italia) dato all’arcivescovo anglicano D. Tutu in piena lotta contro l’apartheid in Sudafrica, ha certamente rafforzato il movimento di resistenza in quel paese. Come il Premio Nobel per la pace dato a Rigoberta Menchu’ (Guatemala) ha rafforzato la lotta degli indios nelle Americhe per i loro diritti. Un Premio puo’ avere una rilevante valenza politica.

Per questo ho sfidato l’Accademia : “L’Accademia dei Lincei avrebbe il coraggio di nominare per il Premio Feltrinelli il Pamoja Trust? Cosi’ il Premio potrebbe avere un grande significato politico e arriverebbe al momento giusto”, avevo scritto in un mio comunicato stampa dello scorso giugno.

Grazie perche’ avete avuto un tale coraggio, il coraggio di una scelta politica, di dare il Premio al Pamoja Trust (Pamoja significa Insieme)  che e’ l’anima della campagna per la terra a favore dei baraccati di Nairobi. Poche citta’ al mondo sono costruite su un’apartheid economica cosi’ spietata come Nairobi. Su quattro milioni di abitanti, oltre due milioni (il 60% della popolazione urbana!) e’ costretta a vivere nell’1,5% della terra totale della municipalita’ (le bestie feroci per i pochi turisti sono trattati molto meglio in Kenya della gente!). Cosa ancora piu’ incredibile e’ che quell’1,5% di terra non appartiene ai baraccati, ma al governo che puo’ demolire come e quando vuole le varie baraccopoli, buttando i poveri sempre piu’ in la’. E in queste immense bidonville l’80% dei baraccati paga l’affitto (non possiede neanche la baracca!).

Queste cloache umane (e’ la sardinizzazione dell’umanita’!) diventano alla fine bolge di violenza, di degrado umano e sociale. Senza entrare nell’immensa tragedia dell’Aids che sta decimando questa gente.

Scopo della campagna per la terra e’ stato proprio quello di organizzare le oltre cento baraccopoli di Nairobi in un unico movimento in difesa dei diritti dei senza-terra. La campagna chiede che il governo del Kenya riconosca che la terra - dove vive il 60% della popolazione, obbligata a vivere nell’1,5% della terra totale – appartenga alle comunita’ che ci vivono. Di questa campagna l’anima e’ il Pamoja Trust, un piccolo gruppo di persone keniane dedicate alla causa. Sia le persone del consiglio esecutivo, presieduto dall’avv.sa Jane Weru, che le persone impegnate nell’organizzazione dei baraccati, costituiscono un team molto qualificato. La Jane Weru e’ una donna eccezionale, da anni si batte per i diritti dei baraccati prima come direttrice del Legal Advice Centre ed ora come come direttrice del “Pamoja Trust.

La Jane Weru ha sposato la causa dei poveri. La campagna per la terra e’ stata lanciata il 1 luglio con una grande manifestazione con oltre un migliaio di baraccati all’ Ufungamano house. Il 3 di agosto le chiese di Nairobi hanno dato in un’altra manifestazione pubblica la loro solidarieta’ alla campagna. Ma nulla e’ facile a Nairobi! Silenzio totale da parte del governo del Kenya. Boicottaggio anche da parte della stampa locale (il perche’ e’ ovvio!).

 I poveri si stanno preparando ora ad una manifestazione pubblica.

Abbiamo bisogno di appoggio internazionale!

Senza una grande pressione internazione il governo (e’ il governo dei ricchi!) non mollera’ di un millimetro.

Mentre vi scrivo apprendo le ultime notizie, proprio su Korogocho: il governo e’ intenzionato a distribuire la terra di Korogocho (due km2 per uno!) ai proprietari delle baracche! Sarebbe un altro tradimento per i poveri, per i non-possidenti!

Lancio un allarme proprio per Korogocho in questo momento. La situazione e’ molto grave! Sosteneteci!

Abbiamo bisogno di una vittoria, anche se piccola e modesta, perche’ darebbe ai baraccati il sentore della loro forza politica! (Se due milioni di baraccati marciassero sul centro-citta!!)

Chiediamo a tutti voi appoggio e solidarieta’, soprattutto pressione politica sul governo del Kenya. La Jane Weru, accompagnata da un'avv.sa americana Christine Bodewes, una missionaria laica di Maryknoll, che ha dato una grande contributo per questa campagna, sono i nostri rappresentanti nel cuore della Roma papale. Una sfida quasi impossibile, ma proprio per questo importante.

Mi auguro che l’assegnazione di questo Premio al Pamoja Trust attiri l’attenzione della stampa e dei mass-media su una realta’ talmente assurda nel ventesimo secolo. E’ una lotta contro l’apartheid economica che domina Nairobi, a immagine della grande apartheid economica che governa il mondo.

Noi crediamo invece che i bisogni fondamentali umani sono diritti fondamentali (“basic needs are basic rights”).

Diamoci tutti da fare che questo Sogno (e’ il Sogno di Dio, affidato a Mose’, di un’economia di uguaglianza che richiede una politica di giustizia) diventi realta’. Realta’ per i baraccati di Nairobi. Realta’ per gli impoveriti dall’impero del denaro.

Per fare questo c’e’ bisogno di mettersi in rete, la Rete di Lilliput, che faccia rete con quelle intessute dai poveri perche’ solo cosi’ potremo incatenare il gigante. Fate rete con la campagna per la terra di Nairobi come lo fate per i senza terra del Brasile. E’ un unico mondo.  O ci salveremo insieme o periremo tutti.

Solo cosi’ potremo celebrare in verita’ il Giubileo, il Giubileo degli oppressi, degli esclusi perche’ Dio vuole  che tutti i suoi figli possano sedersi equamente al banchetto della vita.

 

                                                        Che vinca la Vita!

                        

                                                          Alex Zanotelli     

 

 

Korogocho 11.11.2000

 

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