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UN CRISTO DI CARNE NELLA STORIA

Dal mensile "Partecipazione" maggio-giugno 1996 della Comunità di Capodarco

Alex Zanotelli - Un Cristo di carne nella storia

Dal mensile "Partecipazione" maggio-giugno 1996 della Comunità di Capodarco


Gesu' da dove salta fuori? Salta fuori in questa Galilea, oppressa dall'imperialismo romano legata all'imperialismo del tempio, dell'aristocrazia sacerdotale che schiaccia la gente, per cui cominciamo a capire veramente i meccanismi di indebitamento, perche'- la tassazione imposta produceva debiti enormi, usura, la vendita delle proprie piccole terre, il latifondo, nfine la schiavitu'. In questo contesto Gesu' e' stato speranza della poveraglia, ei maledetti della storia, e assumera' questa peranza rilanciando il sogno di Mose': un'economia di eguaglianza espressa in quel pane spezzato. E' il cuore di Gesu', il pane, non solo perche' ha celebrato l'ultima cena ma perche' e' il cuore di tutto il suo lavorio elle piccole comunita', dove metteva insieme una prostituta con un ebreo, con un pubblicano, con un samaritano. Era inconcepibile che un ebreo spezzasse il pane con un lebbroso, e' questa la novita' di Gesu'; radicale. Non e' mica un caso che Gesu' va a Gerusalemme. Ci e' andato solo una volta ed e'stata una grande marcia dalla Galilea nel cuore del sistema per lanciare il grido dei poveri in fondo a quel cuore.

E' chiaro che quel cuore, sia esso Roma che l'aristocrazia del tempio, non possono accettare, e Gesu' viene fatto fuori. Con un assassinio politico, con una morte riservata agli schiavi, e riservata ai sobillatori contro l'impero. Muore,ma, e questa e' la novita', l'Abba' -- come i bambini ebrei affettuosamente chiamavano i loro papa' -- il Papi e' fedele a quella vittima e proclama la fedelta' radicale a tutte le vittime di tutti i sistemi, perche' Dio non puo' accettare questo. E' questa la contemplazione alla quale vi vorrei invitare; a ritornare alla parola, a ritornare al cuore di questa parola, al sogno di Dio.

Non illudetevi sulle elezioni di questi giorni. Non illudiamoci. Mi ha fatto piacere vedere l'opposizione che reagiva. Abbiamo almeno evitato il peggio, ed e' stata una grossa grazia. Ma guardate a quello che noi usiamo chiamare una speranza, non c'e' molto. Qui tocca a noi lavorare. Se avete avuto in quest'Italia un numero di riciclati cosi' spaventoso che si e' presentato a queste elezioni, e' perche' non e' stato fatto alcun lavoro dal basso. Quando io ero a Korogocho ho sentito la novita' che era in corso l'inchiesta "Mani pulite" e pensavo "ma che bello!". Ma pensate che la Germania sia piu' pulita di noi? Ma finitela, e' altrettanto corrotta. E' stata una grazia che abbiano alzato quel coperchio e abbiamo visto la realta' per quella che e'. Il problema e' stato che dietro "Mani pulite" non e' nato nulla di nuovo in questo Paese, non e' nato alcun movimento di igiene mentale, di trasparenza, di voglia di portare qualcuno di nuovo in alto, non e' nato.

E se non nasce questo dal basso non aspettatevi nulla dall'alto. Il cuore del problema e' questo, e' l'economia. Il problema politico e' secondario in un mondo in cui tutto e' deciso dalle forze economiche, e se noi non operiamo, se non ci confrontiamo con i nodi vitali, quelli economici, tamponiamo di qua e di la', ci arrabbattiamo, perdiamo tempo ma non risolviamo nulla perche' il cuore di tutto e' l'economia.

Ritornate al sogno di Dio, un'economia di uguaglianza, espressa da Mose' in quella manna che se veniva capitalizzata marciva, espressa in quella divisione delle terre che andavano un pezzettino ad ogni famiglia per la sussistenza. Le scelte economiche vi domandano una politica di giustizia, che vi domanda un Dio libero. Dio non e' il dio del sistema, e' il dio delle vittime. E se io sono qui questa sera e' perche' vengo da parte delle vittime.



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