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Lettera agli amici: Pasqua 2008

Napoli, Pasqua 2008

Carissimi, jambo!
Ho celebrato qui, al Rione Sanità, la Pasqua: Mistero di morte e risurrezione, contemplato sul volto di Gesù di Nazaret, vissuto sulle strade di Napoli e della Campania. In questa lunga Quaresima ho toccato con mano quel Cristo, Crocifisso nel popolo campano, “sacrificato“ agli idoli del mercato, ma Risorto in tante persone, gruppi e comunità impegnate dalla parte della vita. Per la prima volta, la speranza in questa regione nasce dal basso, dall’impegno di tanti, nonostante la Morte che incombe, perché vinca la Vita.
La mia è stata una Quaresima impegnata a incontrare gruppi e comunità locali alle prese con i rifiuti, da Giugliano (“Terre dei fuochi”) a Marigliano (“Triangolo della morte“), da Pignataro (Casertano) al cuore di Napoli.
In questa immensa tragedia campana vedo fiorire, sbocciare tante piccole realtà, che dal basso lavorano per la vita. ”Che cosa vedi, Geremia?“ chiede Dio al profeta durante un momento nero per il Regno di Giuda. “Vedo un ramo di mandorlo in fiore”, risponde il profeta. Gesù di Nazaret è stato per il suo popolo, schiacciato sotto il tallone dell’imperialismo romano, quel ”ramo di mandorlo in fiore”, è stato una boccata di ossigeno che ha fatto rinascere la speranza nei poveri, negli emarginati, nei reietti…
“E’ passato sanando e beneficando tutti coloro che erano prigionieri del Male….” così racconta Pietro di Lui nel libro degli Atti.” Essi lo uccisero appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato…. ”Aveva sfidato il Sistema Imperial Romano e il Tempio: doveva essere eliminato. E’ l’eterna logica del capro espiatorio.” La sua morte fu un atto di resistenza alla logica del capro espiatorio, non un suo avallo- scrive il teologo americano M. Heim in uno splendido testo Saved from sacrifice che mi ha aiutato molto a riflettere in questi giorni- “Gesù morì per cambiare le cose. Morì per mutare la logica del capro espiatorio che è alla base dello status quo.”
Nella mattinata di preghiera del Venerdì Santo davanti alla Croce di Taizè, insieme ai giovani del GIM, ho riflettuto a lungo sulla vita e sulla morte di Gesù. Mi sono ritrovato molto nelle parole del prof. Bailie nel suo volume Violence unveiled: “Forse il ruolo antropologico della chiesa nella storia umana potrebbe essere espresso così : sovvertire le strutture della violenza sacra rendendo così impossibile dimenticare come Gesù morì e mostrare al mondo come vivere senza tali strutture di violenza rendendo così impossibile dimenticare come Gesù visse.”
Durante la intensa Via Crucis vissuta il Venerdì Santo nel carcere di Poggioreale, ho ripetuto ai carcerati: ”Dio ama la vita e ci spinge a togliere i crocifissi dalla Croce e a svuotare il mondo di croci.” E consegnai all’ultimo carcerato che aveva raccontato la sua tragica storia, il mandorlo fiorito che avevo portato con me nel carcere. Dio ama la vita, vuole che noi viviamo! Una verità, questa, così magnificamente espressa nel vangelo di Giovanni, quando dal costato trafitto di Gesù (morto gridando “Ho sete“), uscì ”sangue e acqua”. Acqua, fonte di vita, di risurrezione. “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno!” (Giov.7,38). E’ il grande simbolo della notte di Pasqua: L’ACQUA !
Ho celebrato la messa di Pasqua con i giovani della comunità Crescere Insieme di Rosario Fiorenza. (una comunità per tossico-dipendenti). Abbiamo solennemente portato l’acqua al centro ed abbiamo poi tutti, imponendo le mani, ringraziato il Papi per “sorella acqua, umile, casta e preziosa.” Ho chiesto poi a tutti i presenti di lavarsi il volto con l’acqua (il vedere!) promettendo di impegnarsi perché rimanga un bene comune, un bene di tutti, un diritto fondamentale umano fin dalla nascita. Quando mi sono lavato gli occhi, mi è salita dal cuore la lode per questa grazia pasquale di impegno, per salvare l’acqua dai mercanti di morte.
Con gioia immensa ho ripensato a quel testo di Ezechiele, letto all’inizio della Quaresima: la visione dell’acqua che sgorga dal Tempio. In un altro momento tragico per il popolo ebraico, un profeta, Ezechiele, vede la speranza venire dall’acqua (acqua di Dio!) che inonda tutta la terra e anche il mare rinnovando tutto.” Quelle acque-dice Dio al profeta- dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente, tutto rivivrà” (Ez. 47)
Mi è venuto spontaneo benedire, lodare il Signore delle acque per l’impegno incessante di tanti per l’acqua in questi anni a Napoli e in Campania, ma anche in tante altre parti di Italia. Vi ho partecipato come prete perché ritengo che l’acqua sia una delle grandi questioni morali di oggi e come missionario perché, se l’acqua verrà privatizzata, sarà la morte di milioni di poveri nel sud del mondo. Tutto questo movimento ha partorito poi la Legge di iniziativa popolare sull’acqua che ha ottenuto oltre 400.000 firme.
Pochi hanno espresso così bene tutto questo come l’arcivescovo di Messina G. Marra: ”E’ appurato che laddove è stata realizzata la privatizzazione dell’acqua, oltre ad essere aumentati vertiginosamente i costi per i singoli cittadini (creando non ”guadagno”, ma “arricchimento” per pochi privati a discapito di tutti), si è trasformato questo bene-diritto fondamentale in merce, generando così un’ingiustizia senza precedenti e soprattutto un attacco alla sacralità della vita e alla dignità stessa dell’uomo. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito profitto”. Questo giudizio morale diventa ancora più imperativo perché questo bene fondamentale andrà scarseggiando, mentre la popolazione mondiale andrà crescendo. Solo il 3% dell’acqua sul pianeta-terra è potabile. Purtroppo il 2,7% di quest’acqua è usata dall’agricoltura e dall’industria. Ci rimane quindi solo lo 0,30%. E con i cambiamenti climatici in atto, il minimo che la temperatura aumenterà sarà di 2°centigradi. Gli scienziati ci dicono che basta un centigrado e mezzo in più per sciogliere tutto: polo nord, polo sud, ghiacciai, nevai. Ci salteranno buona parte delle fonti idriche! La situazione è gravissima! E le multinazionali (Veolia, Ondeo…) sono scatenate a mettere le mani sull’acqua. Il movimento Acqua in Italia dovrà unire le forze, lavorare insieme e premere dal basso perché sull’acqua ci giochiamo tutto, la nostra stessa democrazia e il futuro del pianeta. Dobbiamo forzare il nuovo governo a dichiarare l’acqua un diritto fondamentale umano. Dobbiamo dire di no alla mercificazione dell’acqua e dei beni comuni e un sì alla vita! E’ quanto abbiamo promesso la notte di Pasqua rinunciando al diabolos e dicendo sì al Dio della vita.
E’ questa la Pasqua, quella quotidiana, quella che ci vede impegnati sulle frontiere dove si decide la vita o la morte di milioni di persone. E dovrebbe vedere impegnati in prima fila i religiosi, i missionari (e ne vedo così pochi!). “Una delle questioni che dovrebbero appassionarci e spingerci a prendere la parola- scrive Janet Malone delle suore di Notre Dame- è quella che consiste nel considerare l’acqua potabile un bene sacro, comune a tutte e a tutti. Alziamoci e prendiamo la parola a favore della nazionalizzazione e protezione dell’acqua. L’acqua dolce della terra deve essere protetta come bene pubblico.”
Abbiamo tutti bisogno di ritornare a sognare, a impegnarci ogni giorno ed esserci dentro questa nostra tormentata storia umana. La speranza può nascere solo da qui. “E’ degna di credito solo la speranza che si dà- scrive il vescovo Pedro Casaldaliga, che quest’anno ha compiuto 80 anni- la speranza che rischia, quella che lotta contro ogni ingiustizia e contro ogni menzogna e conformismo. E’ speranza cristiana solo quella che si allea con i Poveri della Terra e “condivide la loro sorte”. Seguendo Colui che fallì di fronte ai poteri religiosi, economici e imperiali e fu escluso, fuori dalla città come un sovversivo maledetto appeso a una croce, ma che è Risorto e che fa “nuove tutte le cose”, rivoluzionando tutte le coscienze e tutte le strutture, fino alle strutture della stessa morte…!” E conclude : “Crediamo nella Pasqua! Siamo Pasqua.”
Vi porto con me sulle strade dove, come mi aveva scritto don Tonino Bello, la ”Pasqua è in agguato”.
Sìjambo,
Alex


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