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P. Domenico Guarino racconta le storie di due sbarchi di migranti.

Benvenuta Umanità

Lettera di p. Domenico Guarino, missionario comboniano a Palermo

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"Ci aspetta un pianeta pieno di porte, dove l’unica decisione che conta è tra chi persegue il diritto al passaggio e chi lo vuole negare” (Mohsin Amid, Exit West).

 

In un breve arco di tempo, otto giorni, sono arrivati a Palermo circa 1.800 migranti. Due navi diverse, la Vos Prudence (Medecins sans Frontieres) e la Diciotti della Guardia Costiera italiana. Due sbarchi diversi con due storie diverse... Un approccio differente alla realtà dell’immigrazione.

 

Di questi tempi, dove si continua a lasciar morire le persone in mare, è importante non aderire alle logiche istituzionali sulle migrazioni, incapaci di vedere oltre i propri interessi economici ed ideologici. Per chi sogna, pensa e s’impegna per una società accogliente, è prioritario non rientrare nel “ventaglio delle scelte securitarie” del ministro Minniti. Non possiamo permettere che ci venga strappata quella parte di umanità necessaria per rimettere al centro i racconti e le storie dei e delle migranti. Sono queste a renderci “resilienti” in un momento politico lacerante e auto-distruttivo.


Durante gli sbarchi, un aspetto importante per comprendere le condizioni nella quali versano le persone che arrivano (quasi mai evidenziato per la complessità del momento), è lo sguardo. Quasi sempre i loro sguardi sono tristi, spenti... persi nel vuoto e senza nessuna capacità di messa a fuoco. Sguardi trattenuti di chi, arrivati, subito comprende che il “calvario “ non è ancora finito.


Tuttavia, durante lo sbarco della Vos Prudence, il 12 giugno 2017, un qualcosa di diverso c’è stato. Mentre gli ospiti (così sono chiamati a bordo) scendevano dalla nave, i loro occhi sprigionavano un po’ di serenità, di dignità… quasi fierezza. Per un attimo ho avuto la percezione che la loro vita non fosse in balia della nostra incapacità di accogliere fuori dai soliti e prevedibili schemi emergenziali, e che la loro storia fosse uscita dall’anonimato... dall’invisibilità. Una personalità sorprendente sembrava prendere forma dal loro dramma e dalle nostre storie ancorate ai numeri. Nell’incrociare i loro sguardi, per un momento, ho avuto la sensazione che loro stessi avessero colmato quel “deficit di compassione” che continua a renderci inermi e fin troppo autoreferenziali quando parliamo di migrazioni.

 

Eppure gli “ospiti” della Vos Prudence, non erano poi così diversi dai “migranti” arrivati con la nave Diciotti una settimana dopo. Anche loro erano stanchi e traumatizzati, vulnerabili e bisognosi di protezione. Non possiamo dimenticare che più del 70% di chi arriva ha subito un trauma durante il viaggio e che sulla nave ci sono minori, vittime di torture o stupri nei centri libici, donne sole che rischiano di cadere nelle mani dei trafficanti e sfruttatori. Perché questa differenza?


Un elemento non secondario da prendere in considerazione è che, dopo il salvataggio in mare o il trasbordo da un’altra nave, gli ospiti sono riconosciuti “persone”. Ciò che determina la differenza, quindi, è il livello umano messo in gioco, unito alla grande professionalità. Restare umani (parole così care a Vittorio Arrigoni, volontario italiano ucciso a Gaza nel 2011) in momenti così difficili, permette il mutuo riconoscimento perché rompe con il “circolo vizioso dell’indifferenza”. L’umanità si fa prossimità per rimettere nuovamente insieme, almeno per un momento, le molteplici “emozioni disgregate” dalla drammaticità del viaggio. I canti, le preghiere e i balli che si susseguono al salvataggio, hanno la stessa funzione di ri-composizione: le persone riescono a trovare l’identità smarrita per la disumanità vissuta sul proprio corpo. Soprattutto la preghiera prende la forma di un lamento per chi è rimasto indietro, di consolazione e di speranza. Il Mediterraneo non è solo luogo di smembramento e dispersione, ma anche un luogo di affratellamento e aggregazione di una nuova umanità.

 

È stato commovente vedere i membri dell’equipe di Medecins Sans Frontieres salutare con un abbraccio, una stretta di mano e un sorriso gli ospiti mentre lasciavano la nave. Ci si saluta perché, durante i giorni del viaggio, si è costruita una relazione minima. Le persone vanno viste per quello che sono e non per quanto viene scritto e detto. L’umanità non ha bisogno di letture ideologiche per essere riconosciuta, ma di prossimità. È un progetto in divenire da far diventare realtà.

 

Purtroppo, insieme ai vivi, con la Vos Prudence, è arrivato anche il corpo senza vita di un giovane. Sono più di 2.000 le persone morte nel mare Mediterraneo dall’inizio dell’anno e che continuano a chiederci il conto. È pur vero che “non possiamo fare la contabilità dei morti perché ogni vita umana ha valore infinito, Ma proprio per questo, non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che ci sono morti ammazzati in numero superiore alle vittime del terrorismo, e non ci commuovono altrettanto. Forse dobbiamo chiederci perché. [...] Dove i morti sono tanti, non fanno più notizia” (Carlo Rovelli, Corriere della sera, 22 giugno). Il “Mare Nostrum” è oramai il teatro di un disastro umanitario interminabile. Nonostante tanta sofferenza, nella condivisione del dolore, è possibile “ri-attivare” il potenziale umano indispensabile per eliminare questa realtà di morte.

 

Alcuni giorni fa, il deputato 5stelle Luigi di Maio ha dichiarato che bisogna “accendere i fari sulle ONG”. Anche se il contesto di queste parole è assurdo, mi trova perfettamente d’accordo. Anche noi vogliamo accendere i fari sulle ONG perché, senza ombra di dubbio, quello che vedremo sarà la loro grande umanità, la capacità di organizzazione e professionalità che danno legittimità e rendono la loro presenza indispensabile.
Questa è “balsamo tonificante” per le tantissime ferite aperte. L’augurio è che queste ferite non ci impediscano, un giorno non lontano, di ripartire insieme.

 

Domenico Guarino
Missionario Comboniano
Palermo

 

P.S. Durante lo sbarco, a bordo della Vos Prudence, c’è stata la celebrazione di un compleanno. Celebrare la vita significa rafforzare l’impegno per proteggerla e curarla. Tanti auguri, chiunque tu sia e… “Benvenuta Umanità!”.

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