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Cosa possiamo fare di fronte alla morte dell’Innocente? di fronte alla morte di tanti innocenti? Prima di tutto possiamo… piangere insieme. Sì, una delle qualità più belle degli esseri umani è che, nel momento del dolore, sappiamo stringerci gli uni agli altri per formare uno spazio in cui piangere insieme, piccole comunità compassionevoli in cui possiamo condividere il nostro dolore.
La mentalità dominante vorrebbe

Piccole comunità compassionevoli

Una riflessione sul Sabato Santo

Cosa possiamo fare di fronte alla morte dell’Innocente? Di fronte alla morte di tanti innocenti? Prima di tutto possiamo… piangere insieme. Sì, una delle qualità più belle degli esseri umani è che, nel momento del dolore, sappiamo stringerci gli uni agli altri per formare uno spazio in cui piangere insieme, piccole comunità compassionevoli in cui possiamo condividere il nostro dolore.

La mentalità dominante vorrebbe mettere sotto la cappa dell’individualismo anche la sofferenza: ‘ognuno pianga per sé’, ci dice l’ideologia ufficiale. E invece nel momento del dolore è importante non rimanere soli. Il potere vuole che piangiamo da soli. Perché se piangiamo da soli le nostre lacrime rimangono lacrime. Se invece piangiamo insieme, ci facciamo coraggio gli uni gli altri, e dalla condivisione delle nostre lacrime può nascere una decisione, un’azione, un sogno di resurrezione… E tutto questo fa paura all’Impero.

Leggendo i vangeli, ci rendiamo conto che le donne che seguivano Gesù versano lacrime e soffrono per la sua morte, ma non si fossilizzano nel pianto: reagiscono al dolore creando piccole comunità compassionevoli. E così nel vangelo di Giovanni, Maria di Nazareth crea una piccola comunità ai piedi della croce, assieme a Maria di Cleofa, Maria di Màgdala e al discepolo amato.

Poi, dopo la morte di Gesù, Giovanni accoglie in casa Maria (Gv 19,27), formando così una piccola comunità in cui custodire insieme le parole del Nazareno, perché il suo sogno non vada perduto.

Infine, dopo la sepoltura di Cristo, Maria di Màgdala si riunisce assieme a Giovanna e Maria di Giacomo (Lc 24,11) per preparare profumi. L’impegno e l’amore con cui queste donne preparano aromi per un morto è una sfida alla ‘razionalità’ di chi si è rassegnato a vivere sotto il dominio della violenza e della brutalità. I profumi preparati da questa piccola comunità femminile testimoniano che l’Amore è più forte della morte.

Sono tutte piccole comunità di resistenza, in cui si piange insieme; e poi, da questo dolore condiviso nasce la forza di continuare a lottare e il desiderio di continuare a spargere profumi.A volte non c’è altro modo di manifestare la propria compassione che il silenzio. Ricordo il dolore della signora Nimia di Guayaquil. Suo figlio maggiore, Luis, perse entrambe le braccia in un incidente domestico. Come se questo non bastasse, tre mesi dopo una moto-killer sparò a due giovani del quartiere – Esmeraldas Chiquita - che morirono sul colpo: uno dei due era Flavio, il figlio più giovane di Nimia. Quando quel giorno entrai in casa di questa mamma addolorata, non avevo nessuna parola da dirle: l’unica cosa che mi sentii di fare fu abbracciarla in silenzio, per lunghi minuti.

Il sabato santo è il giorno di questo abbraccio silenzioso: il silenzio di Dio – sottolineato anche dalla liturgia - è segno del suo amore: non vuole importunarci con parole inutili, vuole solo soffrire e piangere con noi, creare con noi una piccola comunità compassionevole in cui farci forza a vicenda.

In questi anni che sono stato in Italia i giovani di Esmeraldas Chiquita mi avvisavano ogni volta che uno dei ragazzi del quartiere veniva ucciso. Ovviamente erano notizie tristi, di cui avrei fatto volentieri a meno, ma mi commuove il fatto che questi giovani sentivano il bisogno di mettermi a parte del loro dolore, come se mi dicessero: ‘Condividere il nostro dolore con te ci dà forza, e quindi vogliamo tener viva quella piccola comunità compassionevole che eravamo riusciti a creare’.

Che la Madonna del Sabato santo ci aiuti, anche qui in Italia, a creare piccole comunità di compassione e resistenza!                                                                                                                             

 

fratel Alberto Degan

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