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ASCIUGARE LE LACRIME DEI POPOLI:

Riflettendo sulla guerra a Gaza

“Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande… Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, restituirà l’onore al suo popolo…” (Is 25,6-9). In questa straordinaria visione, Isaia sogna che Dio invita tutti i popoli a una festa. La finalità di questa festa è ‘distruggere la morte’. Di fatto, la festa – in molte culture - è uno spazio alternativo in cui anche gli oppressi vivono un momento di pace, di allegria e di vita piena. In questo senso, la festa è un’arma nonviolenta attraverso cui Dio trasforma il tempo della prepotenza e della violenza nel tempo della solidarietà e della condivisione. Questa festa - cui sono invitati tutte le genti – è espressione della tenerezza di Dio, che vuole asciugare le lacrime e restituire l’onore al suo popolo. Secondo il progetto di Dio, la politica internazionale dovrebbe essere lo spazio in cui i popoli si incontrano per condividere le loro vivande e per affrontare insieme le situazioni che provocano sofferenza. Scopo della politica estera è quello di asciugare le lacrime delle nazioni oppresse, e riconoscere a ciascun popolo i suoi diritti, il suo onore. Isaia usa qui un tempo futuro, che indica l’epoca in cui verrà il Messia: quando il messia sarà arrivato, le nazioni non prepareranno più guerre ma banchetti fraterni. Per noi cristiani – che crediamo che il messia è già venuto – questo dovrebbe essere il presente della nostra pratica politica; mentre per gli ebrei dovrebbe essere almeno l’orizzonte verso cui tendere. E invece viviamo in un tempo in cui la politica internazionale, lungi dall’ asciugare le lacrime dei popoli, le moltiplica, provocando dolore, distruzione e morte. E al di là del conclamato dispiacere per le vittime, nessuno è capace di proporre una visione diversa di politica estera. Probabilmente noi non prendiamo sul serio la visione di Isaia perché ci sembra solo un bel sogno. Ed è vero, è un sogno; ma nella Bibbia ‘sogno’ non è sinonimo di ‘chimera’ o di ‘patetica illusione’: il sogno è ciò che si agita nel più profondo del nostro cuore, è un desiderio vero che Dio suscita nella nostra coscienza e che chiede di essere realizzato. Commenta a questo proposito Luciano Manicardi: “La visione e l’immaginazione profetica fa avvenire ‘altro’ nel mondo e destina il mondo stesso a essere altro da ciò che è”.

 

 

 

 

Ricordiamoci che a Babilonia erano stati deportati molti popoli, ma di tutti quei popoli l’unico che è sopravvissuto fino ad oggi è Israele: cosa aveva Israele in più rispetto alle altre nazioni schiavizzate dai babilonesi? Soltanto questo: Israele fu l’unico popolo che, in terra d’esilio, ha continuato a sognare e a coltivare utopie di giustizia e di pace attraverso i suoi profeti (Ezechiele, Isaia, etc.). Un popolo che non ha utopie e che non sogna un mondo diverso da quello attuale è destinato a morire. Questo era vero ieri ed è vero anche oggi. Il potere della visione utopica di Isaia fu più forte dello straordinario apparato militare dell’Impero babilonese: questo cadde, mentre quell’utopia resiste fino ad oggi, e cerca persone che ci credano e che si impegnino a realizzarla. Quando l’opinione pubblica mondiale denuncia i crimini di guerra perpetrati dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza, il governo Netanyahu risponde che noi non capiamo la loro situazione: si sentono assediati da tutte le parti e hanno bisogno di conquistare la tanto agognata sicurezza. Ma questi politici ignorano che sicurezza fa rima, prima di tutto, con… tenerezza. Loro continuano a cercare sicurezza nelle armi, nei droni che uccidono bambini inermi, ma neanche il missile più sofisticato né il cannone più tecnologicamente avanzato potrà garantire sicurezza allo Stato d’Israele. Mi viene in mente quello che disse don Albino Bizzotto ai tempi della Guerra del Golfo: la vera sicurezza si raggiungerà quando riusciremo ad istaurare un clima di solidarietà e tenerezza reciproca tra i popoli, quando ognuno proverà compassione per le lacrime dell’altro e si adopererà per asciugarle, come fa Dio. Una politica che prescinda dalle “lacrime dei popoli” è destinata al fallimento, anche se oggi può apparire vincitrice. In realtà se Israele si presenterà ai popoli arabi non come un oppressore criminale e potente, ma come un fratello impaurito che chiede di poter vivere in pace, allora il governo di Gerusalemme non avrà bisogno di nessun cannone e di nessun drone per proteggere la vita dei suoi cittadini, perché la tenerezza dei popoli é lo scudo più sicuro. Utopia irrealistica? Direi proprio di no. Siamo arrivati ad un punto che solo l’utopia della tenerezza può aiutare ebrei e palestinesi ad uscire dal circolo di morte della violenza e dell’odio. Come direbbe Martin Luther King, ormai l’alternativa non è più fra utopia della tenerezza e realismo della violenza ma tra utopia della tenerezza e morte sicura: l’utopia della tenerezza è l’unica soluzione realistica alla politica dell’odio che è stata portata avanti in tutti questi anni. O assumeremo la tenerezza come impegno e progetto politico o non ci sarà futuro, per nessuno. Domandiamoci: abbiamo politici capaci di sognare la tenerezza? Ma la questione riguarda tutti noi, cittadini ebrei, cristiani e musulmani: siamo capaci di immaginare una politica basata sulla ‘tenerezza dei popoli’? Mi ha molto colpito che – almeno al di fuori del mondo musulmano - l’unico paese che ha avuto il coraggio di chiamare apertamente ‘criminale’ il comportamento dell’esercito israeliano è stato il Brasile, che ha ritirato il suo ambasciatore in Israele. Il governo israeliano ha risposto dicendo che questa azione dimostra che il Brasile – pur essendo una potenza economica e culturale - è irrilevante dal punto di vista politico e continuerà ad esserlo se insisterà con questi atteggiamenti. Come dire: ‘Se vuoi contare qualcosa sullo scenario politico mondiale, devi convertirti alla realpolitik della violenza e assoggettarti alla legge del più forte: impossibile immaginare o sognare una politica diversa!’. Ebbene, io spero che ci siano altri politici, altre persone, altri popoli e altri governi capaci di sognare la politica del banchetto fraterno, così come la propone Isaia. E questo per il bene di Israele, dei palestinesi e di tutta l’umanità!

fratel Alberto Degan

di: fratel Alberto - edit fmarchese

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