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Il Figlio dell’uomo” entra nella storia - Fratel Alberto Degan

Il “Figlio dell’uomo” entra nella storia

 

 

 

Il Vangelo di Matteo inizia con un concentrato di sogni: nei primi due capitoli – che ci raccontano la nascita e l’infanzia di Gesù - Dio appare in sogno per ben cinque volte: una volta ai Magi e quattro volte a Giuseppe. E qual è il sogno di Dio? Dio sogna che il Figlio dell’uomo faccia il suo ingresso nella storia. “Figlio dell’uomo” - un titolo che Gesù applica spesso a se stesso in Matteo - è un’espressione semita che significa ‘l’uomo che vuole rimanere o diventare pienamente umano’, l’uomo che non vuole essere figlio del lupo o della tigre, ma vuole assumere consapevolmente le caratteristiche dell’umanità in tutta la loro bellezza. Dio sogna che il Figlio dell’uomo entri nella storia e la lanci in una nuova direzione. Di fronte a tante ingiustizie, violenze, guerre, catastrofi climatiche causate dall’avidità umana, penso che tutti noi ci poniamo la domanda: ma dove sta andando, che senso ha questa nostra storia? In noi c’è un anelito profondo: “rendere più umano quel pezzetto di storia che ci è dato di vivere”, per dirla con don Pierluigi di Piazza. Questo stesso anelito arde nel cuore di Dio: di fronte a tanta oppressione e sofferenza provocata da uomini che sembrano ‘figli di lupo’, Dio vuole far entrare sul palcoscenico del mondo un nuovo personaggio, il Figlio dell’uomo: vuole umanizzare la storia, darle un senso pienamente umano. Ma sin dall’inizio questo progetto di Dio trova una grande opposizione: i potenti – Erode e i sacerdoti del Tempio - non vogliono che nasca e viva Gesù, e fanno di tutto per impedirlo.

Le armi nonviolente di Dio: il sogno e la stella

Insomma, questa realtà di violenza istituzionalizzata sembra che non lasci nessuno scampo, nessuno spiraglio all’agire e alla voce di Dio, e allora Dio deve crearselo Lui uno spazio di azione. Alcuni ebrei di quel tempo pensavano che Dio si sarebbe creato questo spazio con la violenza, speravano che Dio avrebbe fatto sentire e valere la sua voce attraverso un esercito potente guidato da un messia guerriero. E invece Dio si crea uno spazio senza ricorrere a spade e cannoni, ma solo servendosi di due armi nonviolente: il sogno e la stella.

Certo, di fronte all’apparente invincibilità delle bombe a grappolo e dei droni assassini, credere che una stella e un sogno possano cambiare la storia sembra un’autentica pazzia. E tuttavia Giuseppe e i Magi credono in questo sogno. Dio sogna che è possibile trovare un’altra via, sogna che un’altra politica è possibile, molto diversa dalla politica della violenza e delle stragi di innocenti. Dio, allora, per agire nella storia Dio ha bisogno di uomini disposti a condividere il Suo sogno. Erode vorrebbe cancellare Gesù dalla storia, ma grazie ai sogni di Giuseppe e dei Magi non riuscirà nel suo intento. Il sogno, dunque, non è alienazione ma è azione efficace: il sogno del giusto è un sogno che salva la vita e salva, cioè umanizza, la storia.

Abbiamo visto spuntare la stella” (Mt 2,1): i Magi, insieme, hanno visto nascere la stella: sono una piccola comunità che condividono un sogno e una visione. Come diceva Simone Weil, ciò che tiene unita una comunità è condividere “presagi di futuro”: siamo chiamati ad avere una visione comunitaria profonda. Quando una comunità non ha più una visione profonda condivisa, cessa di essere comunità.

Custodire o cancellare?

Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto... perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo” (Mt 2,13). Se Giuseppe avesse ripudiato Maria, Gesù sarebbe cresciuto senza padre, figlio di una ragazza-madre, in una condizione di inferiorità ed emarginazione sociale. “Prendi con te il bambino”, dice l’Angelo, perchè Erode vuole ucciderlo. La storia si sviluppa attorno alla lotta e al contrasto fra questi due progetti contrapposti: da un lato chi vuole ‘custodire’ e dall’altro chi vuole cancellare l’umanità piccola e disprezzata da cui esce un grido e una richiesta di giustizia e di fraternità. Chi assume il progetto dell’Angelo, chi prende con sé l’umanità disprezzata ed esclusa, chi si prende a cuore la vita dei fratelli – soprattutto dei più abbandonati – entra inevitabilmente in conflitto col Potere.

Dio chiede a Giuseppe di condividere il suo progetto di vita, e lo fa attraverso un sogno. Sì, chi vuole custodire l’umanità deve credere nei sogni di Dio, e Dio sogna che tutti i suoi figli siano trattati come esseri umani, come persone. Chi smette di sognare (i sogni di Dio) smette di essere umano. Vietato calpestare i sogni!!!!

Natale: Dio vuole avere un figlio

Questo sogno Dio vuole realizzarlo attraverso un figlio. Sì, perchè la verità più evidente, ma spesso dimenticata, del Natale è che Dio vuole avere un figlio! Un figlio umano! I potenti vorrebbero impedire che Dio avesse un figlio, perchè immaginatevi: uno che assomiglia a Dio, con i suoi stessi sentimenti di giustizia e fraternità che entra nella storia! Ma questo ci scombussola tutto!!!

Dio desidera un figlio, sogna di avere un figlio profondamente umano!! Dio sogna che tutti i suoi figli siano figli dell’uomo, che tutti i suoi figli siano profondamente umani: uomini e donne che abbiano somiglianza con lui, che sappiano prendersi a cuore la vita dei propri fratelli, come Lui. Ma questo progetto divino - che tutti gli uomini siano pienamente umani, e che siano i criteri della giustizia e dell’umanità a reggere il mondo - desta una reazione violenta da parte dei potenti: ”Erode mandò a uccidere tutti i bambini sotto i due anni che stavano a Betlemme” (Mt 2,16).

Quando l’uomo si mette contro l’umano

 Il problema è appunto che spesso l’uomo non vuole essere figlio dell’uomo, non tutti gli uomini vogliono essere umani; e allora l’uomo si mette contro l’umano. Nel Vangeli ci sono vari passi in cui Gesù contrappone gli uomini al Figlio dell’uomo, cioè contrappone gli uomini-lupo a coloro che vogliono restare umani: “Beati voi quando gli uomini vi odieranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo (Mt 6,22-23). Qui Gesù sta dicendo: Beati coloro che pur di essere fedeli al Figlio dell’uomo accettano di essere disprezzati. Beati coloro che rimangono umani a dispetto di tutto! Essere fedeli al progetto di umanizzare la storia implica essere disposti a soffrire, a lottare. Ma chi lotta e soffre senza cedere alla disumanità è beato, perché anche se faticherà, sarà una fatica ‘bella’, che vale la pena.

Aiuti in cambio di morti!

L’uomo lupo si è ormai impadronito di tante istituzioni politiche. Ad esempio, in Grecia è stata tagliata la corrente a tante famiglie povere che adesso non possono far altro che ricorrere alle candele. L’uso di candele, però, ha provocato parecchi incendi e anche avvelenamenti causati dal monossido di carbonio. Quando, poco tempo fa, una bambina di Salonicco è morta per un avvelenamento di questo tipo, il ministro ellenico all’ambiente ha detto: “Dobbiamo studiare un piano per ridare la corrente alle famiglie povere. Nessun greco deve morire di freddo”. Ma di fronte a questo e ad altri disagi, la Troika dell’Unione europea ha subito ribadito: ‘Bisogna seguire le regole; se uno non può pagare il mutuo, si deve mettere all’asta la sua casa’. E la gente che vada a vivere e a dormire – e a morire - per strada! La Troika ha minacciato che se non si prenderanno queste misure la Grecia non riceverà la nuova tranche di aiuti prevista per Natale. Come dire: ‘Vi diamo gli aiuti di Natale in cambio di morti per freddo! Se non lasciate che le persone perdano la casa e muoiano agghiacciate non vi aiutiamo!!!!’. E ciò che è più tragico, la cosa non fa quasi più notizia!!!! Ma cosa fa notizia oggigiorno?

Una ‘comunità umana globale’

Questo e altri problemi – come la scandalosa sperequazione nella distribuzione della ricchezza e i disastri provocati dai cambiamenti climatici - potrebbero essere affrontati e risolti solo da una ‘Intentional community’, un’espressione inglese che indica una comunità i cui membri condividono la stessa ‘intenzione’, cioè lo stesso progetto di vita, la stessa ‘stella’. Anche la comunità cristiana è chiamata ad essere una intentional community. Domandiamoci: qual è il sogno che oggi la comunità cristiana offre al mondo? Abbiamo una visione comunitaria profonda? Abbiamo qualcosa da dire a proposito di ciò che sta accadendo sul nostro pianeta?

Se diamo uno sguardo anche superficiale alla politica mondiale, ci renderemo conto che a reggerla è il diritto del più forte. Il più forte può fare tutto quello che vuole: uccidere, calpestare, bombardare, tanto la fa sempre franca; e fra i diritti che rivendica c’è anche il diritto a far sparire il più debole. Certo, ci sono tanti modi di far sparire... Maria e Giuseppe andarono in Egitto come profughi, come rifugiati politici, e là – in terra africana - trovarono rifugio e accoglienza. Oggigiorno, invece, i profughi e i rifugiati – dopo essere stati cacciati a forza dal loro paese – si vedono rifiutare l’ingresso in altre nazioni: non hanno diritto ad avere un luogo in cui vivere.

Secondo Baumann, i campi profughi – costruiti in zone isolate di alcuni paesi occidentali - sono espedienti temporanei trasformati in soluzioni permanenti. I profughi dormono su quel territorio ma non ne fanno parte, cioè non sono parte integrante del paese in cui stanno respirando da tanti mesi o tanti anni: sono sospesi in un vuoto spaziale, in cui il tempo si è fermato. Il sociologo polacco si domanda: Non sarà che questi centri, abitati da uomini sospesi nel vuoto, in un luogo senza luogo, uomini che danno fastidio e non servono a nessuno, siano un esperimento da ampliare e applicare poi a tutti coloro che non entrano nel sistema?

Avvisaglie di questo già ce ne sono. Commenta a questo proposito Ilvo Diamanti: “E’ facile in questo tempo scomparire, divenire invisibili, finire nel nulla. Come i “neet” (‘Not engaged in Education, Employment or Training’) i giovani che “non” lavorano, “non” studiano e “non” stanno facendo nessuno stage. Sono i giovani né né. Questi giovani sono scomparsi per le statistiche. Ma loro almeno sono giovani. Contrariamente agli ‘esodati’. Che giovani non sono più; ma neppure abbastanza vecchi da meritare la pensione. E vengono definiti con un termine inesistente sui dizionari italiani. ‘Esodati’ è il participio passato di un verbo che non esiste. ‘Esodato’ deriva da ‘esodo’. Ma il popolo dell’esodo biblico fuggiva dalla schiavitù verso una terra di libertà. Gli ‘esodati’ invece sono spinti dal lavoro verso la pensione, ma non ci arrivano, e rimangono lì, sospesi. Sono dei NON: NON-lavoratori e NON-pensionati. Confinati nella terra di nessuno dove nessuno ti chiama”.

Quindi molti giovani e adulti sono sospesi nel non-luogo del “nè nè”: sembra che non ci sia orizzonte, che non ci sia posto per tutta questa gente.

E così, di fronte alla morte di tanti profughi che si avvicinavano a Lampedusa alla ricerca di un luogo in cui vivere, il ministro degli interni ha commentato: “Non c’è ragione per pensare che sarà l’ultima volta”. Cioè non è ragionevole credere o supporre che tutte queste persone ‘sospese nel vuoto’ – giovani neet, esodati, rifugiati - possano trovare un luogo. E’ dunque assurdo pensare di poter costruire un mondo in cui ci sarà spazio per gli esseri umani? E’ irrazionale credere che ci può essere una società da cui nessuno sia esodato o escluso?

Questa situazione può essere affrontata e risolta solo dalla cosiddetta ‘comunità umana globale’, cioè solo da una comunità in cui l’appartenenza alla specie umana sia “più importante delle postille delle varie leggi nazionali e delle regole del mercato” (Baumann). Ma chi, concretamente, porterà avanti questo progetto? Io credo che questo progetto potrebbe e dovrebbe essere la ‘visione profonda’ che la comunità cristiana – insieme a tutti gli uomini di buona volontà - offre al mondo. “Dio dà vita alle cose che ancora non esistono” (Rm 4,17): uno dei principali impegni dei discepoli di Cristo dovrebbe essere quello di dar vita a questa comunità globale in cui a tutti siano riconosciuti diritti e dignità. Siamo chiamati a trasformare il nostro pianeta in una grande ‘intentional community’, in cui ci sia un luogo e uno spazio per tutti gli esseri umani, e in cui tutti gli uomini e le donne dedichino la propria vita e i propri sforzi a che ogni essere umano sia rispettato come tale.

Come e più di duemila anni fa siamo chiamati a umanizzare la storia! Non è vero, come disse qualcuno dopo la caduta del Muro di Berlino, che la storia è finita: “La storia esiste ancora, e la si può e la si deve ancora fare”!!!

Certo, finora sul nostro pianeta hanno prevalso i figli di lupo, ma col Natale Dio ha introdotto nella storia il Figlio dell’uomo, aprendo uno strappo che ci ha fatto intravvedere un mondo nuovo. Lo strappo, però, non è stato portato a termine: esiste come proposta di orizzonte, ma non è ancora stato assunto pienamente da noi. Ecco allora la ‘tragica’ bellezza della nostra epoca: rispetto alle altre generazioni siamo più motivati ad assumere questo nuovo orizzonte, perchè stavolta ne và della nostra stessa sopravvivenza. L’uomo lupo appartiene ormai alla preistoria. O l’uomo lupo cede il passo al figlio dell’uomo o probabilmente non ci sarà più nessuna storia, nessun futuro, per lo meno nessun futuro umano. Dio ce l’aveva già detto 2.ooo anni fa, e noi non l’abbiamo capito. Ma non è ancora troppo tardi: facciamo parte di quella generazione che è obbligata a capirlo, e in questo senso abbiamo una responsabilità del tutto particolare.

Diventare figlio dell’uomo

Ai tempi di Gesù, molti ebrei erano coscienti che bisognava produrre un cambio radicale a livello sociale e politico, e per questo aspettavano l’arrivo del ‘Figlio dell’Uomo’, l’Inviato di Dio – preannunciato dal profeta Daniele - che avrebbe umanizzato la storia.

Probabilmente anche Gesù, all’inizio, aspettava l’arrivo di questo inviato. Gli esegeti hanno evidenziato che quando Cristo parla del Figlio dell’Uomo a volte usa la terza persona e altre volte lo applica direttamente a se stesso. Insomma, se Gesù era veramente uomo, possiamo supporre che la sua coscienza umana si sia sviluppata in maniera umana, cioè in modo graduale, attraverso vari avvenimenti e incontri. E così, se all’inizio Gesù – come molti fedeli ebrei del suo tempo – pensava che il Figlio dell’uomo fosse un altro, qualcuno da aspettare, poco a poco si rese conto che quell’uomo umano chiamato ad umanizzare la storia era lui stesso.

E così, quando i discepoli del Battista gli chiedono: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3), Gesù diventa pienamente cosciente che non è più tempo di aspettare un altro: se voglio combattere i figli del lupo devo impegnarmi io in prima persona: io sono chiamato ad essere quel Figlio dell’uomo che lotterà per umanizzare la storia.

L’Avvento, dunque, non ci invita solo ad aspettare il Figlio dell’uomo, ma a diventare figlio di uomo, cioè a prendere piena consapevolezza che quel figlio dell’uomo di cui Dio ha bisogno per cambiare la storia sono io, sei tu, siete voi. Aspettare il Figlio dell’Uomo non significa rimanere inerti, perchè si tratta di un’attesa attiva, durante la quale siamo chiamati a coltivare e sviluppare le qualità umane del Figlio di Dio.

Paolo ci dice che Dio ha predestinato i discepoli di Cristo “a diventare conformi all’immagine del Figlio suo, perchè egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). Siamo dunque chiamati a diventare immagine del Figlio, a diventare figli e figlie dell’uomo, entrando in quella stessa dinamica di crescita consapevole che ha vissuto il nostro Fratello maggiore Gesù.

E’ una questione vitale: da questo dipende il futuro della storia e il futuro dell’umanità.

(fratel Alberto Degan)

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