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Natale: La nascita del “Figlio Amato”

Riflessione natalizia di fr. Alberto

Giovaniemissione augura un Buon Natale, umano e libero per tutti coloro che l'"Impero" rende precari, con pochi diritti e disumanizzati dall'impossibilità di vivere una Vita Piena.

 

 

Schiavi’ o ‘figli’?


Raccontano che il famoso filosofo greco Diogene, camminando per Atene, accese in pieno giorno una lanterna; quando gli domandarono il perché, rispose: “Sto cercando esseri umani”. E quando la gente gli si avvicinava, spaventava tutti con un bastone e diceva: “Ho chiamato esseri umani, non spazzatura”. E tutti ridevano. “Gesù, invece,” commenta l’economista Hinkelammert, “è più ottimista: va in cerca di esseri umani senza lanterna, e li trova dappertutto. Sembra che non lo siano, però Gesù scopre che sì sono esseri umani, e chiama le persone ad esserlo”.

In realtà anche Gesù, che fu crocifisso sullo strumento di tortura riservato ai delinquenti e ai ribelli, agli occhi dell’Impero era ‘spazzatura’, un omuncolo senza alcuna importanza. Ma ciò che l’Impero considerava ‘spazzatura’, agli occhi di Dio era invece un “Figlio Diletto” (Mc1,11). Possiamo dunque affermare che col Natale appare sullo scenario della storia un personaggio nuovo: il Figlio Amato. Nel momento in cui nacque Gesù sul palcoscenico della vita politica c’erano solo schiavi, servi, Re e Imperatori. Adesso, l’apparizione sulla scena mondiale dell’essere umano come Figlio Amato cambia completamente il senso della storia. Ecco, dunque, il messaggio del Natale: qualsiasi essere umano che nasce, anche l’ ‘omuncolo’ più povero, Dio lo considera un Figlio Amato, e questo gli conferisce una dignità che nessuno potrà cancellare.

Voi”, dice san Paolo, “non avete ricevuto uno spirito di schiavi per finire di nuovo nella paura, ma avete ricevuto uno spirito di figli” (Rm 8,15). Di solito noi spiritualizziamo tutti i termini che usa Paolo, ma in realtà quando l’Apostolo parla di ‘schiavo’ si riferisce ad una condizione di vita concreta molto diffusa nell’Impero. Secondo Paolo lo spirito di schiavi si basa sulla paura. Ricordo che quando l’anno scorso sono tornato dall’Ecuador, rimasi colpito da un servizio televisivo in cui intervistavano dei lavoratori che dovevano decidere se accettare o meno una riduzione dello stipendio e un aumento delle ore lavorative: alcuni operai non vollero esprimere la loro opinione; avevano la paura negli occhi e non volevano esporsi pubblicamente. Rimasi colpito perché neanche in Ecuador avevo visto negli operai tanta paura di parlare. Noi siamo chiamati a superare questa paura, perché, come dice san Paolo, “siamo figli di Dio (Rm 8,16), e la nostra meta è “entrare nella libertà gloriosa dei figli” (Rm 8,21).

 

 

 

Ecco, dunque, lo scontro fra due concezioni incompatibili di essere umano: l’uomo come ‘spazzatura’ o come “Figlio amato”, l’uomo come “schiavo” o come “figlio di Dio”. In realtà, tutta la storia è stata una lotta fra queste due concezioni dell’uomo, ma forse mai come oggi questa lotta si è radicalizzata tanto. Infatti, se nel passato il Potere schiavizzante si accontentava di opprimere e sfruttare gli schiavi, adesso il Sistema ti fa capire che molti schiavi non gli servono più neanche per sfruttarli: sono semplicemente un ‘esubero’ da smaltire e da gettare nella discarica il più presto possibile.

 

 

Ed è per questo che la ‘precarietà’ è diventata la parola d’ordine dell’ideologia dominante. Il termine ‘precario’ deriva da ‘prex’ (preghiera), e quindi etimologicamente significa “ottenuto per preghiera, qualcosa che si esercita per permissione altrui, e che dura fin quanto vuole il concedente”. In altre parole, ‘precario’ indica qualcosa o qualcuno che deve chiedere il permesso per poter esistere. E oggigiorno, è l’essere umano come tale che deve chiedere il permesso per poter vivere. È il Dio-mercato che decide chi è degno di vivere, ed è una ‘concessione’ da difendere e da supplicare ogni giorno: nessuno può rivendicare il diritto di vivere solo per il fatto di essere nato. Nascere è una cosa; avere il diritto di continuare a vivere è un’altra: questo ‘diritto’ bisogna meritarselo, ed è concesso solo a determinate condizioni (ad esempio, solo se tu accetti ritmi massacranti di lavoro). Di fronte a tutto questo noi cristiani dobbiamo affermare con chiarezza che Gesù e i suoi fratelli nascono come Figli amati: nessuno può mettere in discussione il loro diritto alla vita e il loro diritto a continuare a vivere.



Avvolti nella luce del Natale


In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra… Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città” (Lc 2,1-3).

Luca inizia il racconto del Natale sottolineando che il decreto imperiale condiziona la vita di ”tutta la terra”. Tutti vanno a farsi censire: la vita della gente è determinata dai diktat dell’Imperatore. Ma Dio ha il suo piano e non si lascia intimorire da questi decreti.

Certo, in questo momento tutti sono nel luogo in cui l’Impero ha deciso che stiano: tutti nella propria città d’origine per farsi ‘registrare’ e, in questo modo, controllare. Ma c’è una categoria di persone che non è nemmeno degna di essere censita: sono i pastori, gli ultimi della società di quel tempo, disprezzati a tal punto che non erano neanche accettati come testimoni in un processo.

C’erano in quella regione alcuni pastori che… vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge” (Lc 2,8). Secondo le regole della società, loro quella notte non dovevano muoversi: dovevano rimanere lì con gli animali, con le loro pecore. Ma all’improvviso “la gloria del Signore li avvolse di luce (Lc 2,9). I pastori sarebbero dovuti rimanere nascosti nel buio dell’emarginazione, ma Dio ha altri programmi per loro: li avvolge di luce. Questa luce dà loro una nuova prospettiva: la società non riconosceva loro nessun protagonismo, nessuna importanza e nessuna visibilità, ma adesso gli emarginati e gli ‘invisibilizzati’ diventano i protagonisti del Natale. Secondo i decreti dell’Impero dovrebbero andare nella loro città d’origine o passare la notte con gli animali. Ma Dio ha previsto un altro luogo per loro: “Appena gli angeli si furono allontanati da loro… i pastori si dicevano l’un l’altro: ‘Andiamo dunque a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere’. Andarono senza indugio…” (Lc 2,15-16). L’Impero ha i suoi piani per i ‘precari’ (sfruttarli o gettarli nel buio della discarica), ma Dio ha altri piani per i suoi poveri: farli andare lì dov’è Gesù, far loro conoscere questo straordinario avvenimento: che Gesù nasce come “primogenito di molti fratelli” (Rm 8,29), e dunque che per Dio ogni essere umano è un Figlio e una Figlia amata.

La missione cui siamo chiamati anche oggi è quella di avvolgere di luce la vita dei poveri, dei ‘precari’, di quelli che secondo il sistema non servono a niente: dare loro visibilità, accendere assieme a loro un lume di speranza e lottare insieme perché questo lume rimanga sempre acceso.

Anche oggi i decreti imperiali vorrebbero determinare la vita dell’umanità, e anche oggi siamo chiamati a fare una resistenza nonviolenta contro questi decreti, così come fece Dio.

Il 23 giugno 1972, in Colombia, sette coloni bianchi accusati di aver ucciso sedici indios furono assolti perché – dice testualmente la sentenza – “agirono in piena buona coscienza, causata da ignoranza”. Gli imputati non negarono di aver assassinato gli indios, ma confessarono candidamente che “no sabìan que matar a indios era delito” (“non sapevano che uccidere indios fosse un delitto”). Non gli avevano forse sempre insegnato che questi indios sono ‘omuncoli’ di serie B con cui si può fare quello che si vuole? omuncoli che non possono certamente rivendicare la stessa dignità degli altri uomini?

Non c’è tanto da meravigliarsi, perché anche nel nostro Occidente ‘cristiano’ le cose funzionano in maniera molto simile. Se il governo francese o inglese vuole mettere le mani sul petrolio libico, non c’è problema: si vendono illegalmente o si regalano armi ai ‘ribelli’, poi si fa una guerra e si va a bombardare, come prima si era già fatto in Afghanistan e in Iraq. In questa guerra si dovranno anche compiere massacri di civili innocenti? Beh, non è un grande problema, in fondo non sono dei veri delitti ma dei semplici “effetti collaterali” o “errori spiacevoli”: forse anche il governo francese, inglese, statunitense o italiano, in tutta buona fede, non sanno che massacrare civili di questi paesi di serie B è un delitto. E senz’altro troveranno un tribunale che darà loro ragione.

Ma Dio non lo possiamo ingannare: quelli che il nostro linguaggio ipocrita chiama “effetti collaterali” davanti agli occhi di Dio sono uccisioni di figlie e figli amati, e come tali saranno giudicati. Il Natale, dunque, è una bella notizia che però ci impegna ad una missione ‘grande’: avvolgere di luce i figli e le figlie amate di Dio, e cercare insieme a loro una maniera umana di vivere la comunità, la società, l’economia e la politica.

BUON NATALE!

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