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LETTERA DA LAMPEDUSA - Missionarie comboniane & Consolata

Lampedusa 9 aprile 2011

Carissimi/e, desideriamo condividere con voi l’esperienza dello sbarco di circa 500 persone di varia provenienza e con prevalenza somala, avvenuta ieri sera alle 7,30 al porto commerciale di Lampedusa.

Grazie ad una lettera di presentazione del Prefetto a favore della Caritas, abbiamo potuto avvicinarci alla protezione metallica che divide il molo d’attracco dalla strada di accesso al porto. Alla luce del crepuscolo si è delineato il barcone che, non appena ha attraccato ed ancora instabile, ha mostrato tutto il suo sofferente carico umano ben pigiato e compresso nel ristretto spazio del ponte della barca: le prime a sbarcare sono state le persone che stavano male, le donne , ed erano la maggioranza, che portavano in braccio o appresso i loro bambini, anche di pochi mesi, poi è stato il turno degli uomini ed infine i ragazzi.

Ciò che ha veramente impressionato noi e i Lampedusani che erano presenti allo sbarco, è stato il fatto che moltissimi di loro sono sbarcati dalla stiva della barca, dove erano pigiati come merce qualsiasi. Questi’ultimi hanno beneficiato di una speciale protezione divina, perché se la barca avesse cominciato a imbarcare acqua, certamente non li avremmo visti vivi. Il personale addetto alla prima accoglienza erano dipendenti della Caritas, membri di organizzazioni quali Save the Children, Medici senza Frontiere, Croce Rossa, Protezione Civile, Guardia Forestale, Guardia Costiera, Carabinieri, Polizia e mediatori culturali che hanno offerto come immediato conforto del thè contenuto in due termos da dieci litri ciascuno, bottiglie d’acqua e pane secco.

Le persone con cui abbiamo avuto la possibilità di parlare ci hanno informato che il viaggio, solo per mare, è durato quattro giorni e nonostante la stanchezza, la fame e la sete, tutti sono stati invitati a sedersi sul pavimento gelido del molo in attesa di essere trasportati con due autobus, a scaglioni di venti alla volta, nei due centri di prima accoglienza presenti sull’isola. Durante questa attesa sono emerse tutte le situazioni personali di fame, di disorientamento e di disperazione, perché non si sapeva la sorte dei familiari o degli amici che erano sulla stessa barca. Una disgrazia cui abbiamo assistito direttamente: allo sbarco una donna sofferente è stata subito caricata su un’autombulanza della Croce rossa, mentre i suoi bambini restavano piangenti ed inconsolabili sulla banchina in attesa di essere condotti ad uno dei due centri. Un’altra situazione problematica: una giovane donna somala con la sua bambina di cinque mesi in braccio che non riusciva a individuare il marito che aveva con sé l’unica piccola borsa familiare e che alla fine è stato sbarcato alle 11 di sera, altrettanto disperato perché non sapeva dove fosse la moglie, sbarcata alle 7,30 di sera. Con una volontaria della Caritas ci siamo subito attivate, nonostante l’orario, ad andare all’unico negozio aperto sull’isola e comprare biscotti, latte, merendine, biberons, pannolini per venire incontro alle primissime esigenze di un ristretto numero di persone. Quando è iniziato il trasferimento sugli autobus e quindi ai centri, in macchina, con lei, abbiamo raggiunto prima il poliambulatorio dell’isola formato da due stanze, ambulatori, destinato alla cura delle emergenze degli immigrati e la ordinaria prestazione per gli abitanti locali per renderci conto della situazione delle persone che erano state portate dall’autombulanze, in seguito abbiamo raggiunto il centro Loran, ex base militare americana, dove stavano concentrando donne e bambini. Al centro non abbiamo avuto accesso all’interno, ma siamo state limitate a consegnare le borse piene di alimenti agli operatori della protezione civile. Al ritorno, siamo passate di nuovo dal porto, erano le 11,30 di sera, ed un gruppo numeroso di donne, uomini e ragazzi ancora attendevano seduti sul molo in attesa di essere trasferiti. Dal profondo, come cristiane e missionarie, domandiamo : Quale futuro per tutta questa Africa che viene a noi?

Sr. Giuseppina, Sr. Miranda, missionarie comboniane; Sr. Marisa, Sr. Generosa, Missionarie della Consolata

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