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Lettera a Gesù dal Brasile di Don Marco Paglicci

Il nostro ruolo come preti non è giudicare, ma amare le persone e stare con loro come tu, Signore, hai fatto. Stare in mezzo al popolo, un po’ straniero, anche quando non ti capiscono come è capitato a Te nel territorio dei Geraseni.

Caro Gesù,
qua a Massaranduba e a Salvador c’è una grande sensazione di spaesamento. L’azione del virus non diminuisce.
L’impegno di alcuni politici contro la pandemia, compreso il sindaco di Salvador, mi chiedo se siano sufficienti contro un nemico che continua ad avanzare. Il governatore dello stato della Bahia e il comune stanno realmente facendo molto. Ma, rispetto alla situazione che c’è, poche persone rispettano l’isolamento che ci dovrebbe essere. Le conseguenze sono tante. E molto complesse.
La situazione è delicata, ma ci permette di dire che la cosa migliore è riaprire le chiese per un numero di persone non superiore alle quaranta. Il Vescovo ha liberato ieri l’altro questo tipo di celebrazione con tutte le misure necessarie da un punto di vista igienico-sanitario.
La pandemia continua. Le unità di terapia intensiva sono occupate all’84% della loro capienza. Si può davvero dire che è realmente tutto sotto controllo? Qualcuno potrebbe dirci dall’estero: ma come, voi riaprite le celebrazioni al pubblico ora, così presto?
È vero la pandemia continua… ma, Signore, come sai le chiese evangeliche fin da marzo riuniscono i propri fedeli con molte più persone e in condizioni sanitarie molto meno preparate rispetto a quelle delle nostre chiese cattoliche. E la gente non ce la fa più a stare in casa. Questo popolo, molto più degli italiani vive la strada. Sta meno in casa. E ci sono vari segnali di insofferenza. Ripeto: la pandemia continua, ma allo stesso tempo la gente non rispetta l’isolamento…e il non aprire alla messa in forma pubblica ha l’unico effetto di allontanare i nostri fedeli.
Per questo si aggiungono paradossi a paradossi.
Per concludere la descrizione del quadro politico: si può dire chiaramente che la maggior parte dei brasiliani non sopportano un presidente che hanno votato. Ieri ho letto su un giornale brasiliano che Carlo Ginzburg da Torino ha paragonato il sentimento di vergogna che gli italiani hanno ammesso rispetto alla figura di Berlusconi, alla vergogna che stanno passando i brasiliani con Bolsonaro. È un paragone corretto. Ma così come Berlusconi ha fatto tendenza e gli italiani hanno continuato a votarlo, anche il “bolsonarismo” qua si è diffuso tra diversi seguaci. Questo attuale modo di pensare nazionalista, violento e ideologico è probabile che abbia delle conseguenze... anche se il governo Bolsonaro venisse meno. Dobbiamo combatterlo con la carità e con la solidarietà che possono venire solo da Gesù, Via, Verità e Vita! Vita!!! Come si è sforzato di dire tante volte Papa Francesco: difendiamo la “Vita, non l’economia”! La vita è più importante dell’economia: «curare le persone, non risparmiare per l’economia. Noi persone siamo tempio dello Spirito Santo, l’economia no» (discorso del Papa in Piazza San Pietro il 31 maggio 2020). Il rischio del “bolsonarismo” è anche a livello sociale e culturale con un abbassamento del livello del dibattito politico.

Io non voglio rimanere amareggiato rispetto a questo contesto e a tanti altri episodi che potrei raccontare sulla situazione politica e sociale brasiliana. Per questo, il mio ultimo messaggio in Italia agli amici è stato un video in chiave ironica. Approfondire gli argomenti che ho toccato porterebbe a dare contorni più amari ad una descrizione, che va affrontata con coraggio e col sorriso, come chi è consapevole della Persona per cui sta lavorando (con la P maiuscola).
Andiamo avanti con fatica e con la voglia di andare incontro alle persone, con tutte le nostre forze. La nostra tristezza nasce solo dal dolore di non poter vedere molte persone in faccia. Persone che sono in casa e nell’isolamento, mentre altri si approfittano della libertà per fare quello che vogliono. E tale tristezza deve essere vinta. Si tenta di stare dietro alle persone, sebbene i vincoli siano tanti, e spesso si contraddicano.
Per questo la descrizione che presento è sicuramente parziale e contraddittoria, ma è la stessa realtà di qua che è davvero molto contraddittoria. L’isolamento qua lo fanno i ricchi e non i poveri…ho visto persone, anche dei miei parrocchiani, che si lamentavano vicino a casa, e poco dopo erano per strada o, al bar… e sono rimasto a bocca aperta.
Ma questo fa parte della vita. E il nostro ruolo come preti non è giudicare, ma amare le persone e stare con loro come tu, Signore, hai fatto. Stare in mezzo al popolo, un po’ straniero, anche quando non ti capiscono come è capitato a Te nel territorio dei Geraseni.


Siamo qua per Te, Gesù…e quello che ti ho detto Tu lo sai meglio di noi. Aiutaci nella salita del Calvario, aiutaci nei Getsemani della vita…confortaci anche quando siamo a parlare a Betania con i nostri Marta, Maria e Lazzaro. Amici veri. Ma soprattutto, fa’ che non ci allontaniamo mai da Te che sei Via, Verità e Vita.
Io ci credo, Signore, aiutami nella mia incredulità (Mc 9,14-29).

 

Don Marco Paglicci, fidei donum della diocesi di Firenze che vive in Salvador de Bahia, Brasile

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