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Leggi la riflessione di Fr. Antonio Soffiantini al ritorno dal campo GIM dell'estate 2018 in Colombia.

Frontiere

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Ciao a tutti e tutte,

giusto quest’oggi (più o meno all’una e mezza di mattina) sono rientrato dal campo in Colombia.

Esperienza fantastica, davvero intensa e molto profonda. In realtà non voglio parlarvi del campo, o meglio, voglio fare insieme a voi una riflessione che in qualche modo tocca uno dei tanti temi del campo: il tema delle frontiere.

Già, le frontiere! Sarà capitato a tutti e tutte voi di viaggiare e di dover attraversare delle frontiere. In questi giorni ho passato molte ore in diversi aeroporti del mondo aspettando di poter imbarcare su di un volo che mi avrebbe portato prima in Sudamerica e poi di rientro a casa. Con me avevo passaporto ed ero munito di tutti i visti e i permessi che hanno fatto sì che potessi muovermi senza problemi. In realtà vi devo confessare che qualche volta preparare tutta questa documentazione sembra un lavoro inutile e una perdita di tempo ma se poi questo mi permette di vivere esperienze positive e che mi fanno crescere penso che in fondo ne valga la pena.

Così come io stavo viaggiando ho incontrato milioni di persone che come me avevano intrapreso il viaggio. È semplice vivere questa esperienza. È sufficiente sedersi su di una sedia in attesa del prossimo volo e guardare chi ti passa davanti. La risposta è che davanti a te passa il mondo. Persone di ogni età, di ogni tendenza sessuale, di ogni religione o atei, famiglie, single, di ogni continente o paese. Insomma, davanti ai miei occhi in questi giorni di attesa negli scali di Londra, Dallas e Bogotà posso tranquillamente affermare che è passata una parte dell’umanità. Centinaia di migliaia, chissà forse milioni di esseri umani.

Intraprendere un viaggio, magari in un altro continente, ti fa capire che viviamo in un tempo in cui si possono superare senza difficoltà le “frontiere”.

Bene, dopo aver superato le “frontiere” sono arrivato a Tumaco: città colombiana sull’Oceano Pacifico. Semplicemente la città dove si produce il maggior quantitativo di coca al mondo. E a Tumaco ho scoperto una nuova parola le FRONTIERE INVISIBILI. Il primo a parlarmene, o meglio a parlarci delle frontiere invisibili è stato p. Daniele, che dopo averci accolto ci ha detto quello che potevamo e non potevamo fare a Tumaco e ci ha detto che nella città esistono alcune frontiere invisibili. Per capirci ci sono degli abitanti di alcuni quartieri che non possono andare in altri quartieri perché altrimenti verrebbero uccisi. Sì avete capito bene: uccisi perché semplicemente vivono nel quartiere Viento Libre e non possono e non devono andare nel quartiere Nuevo Millenio.

La domanda è: chi decide questo?

La risposta è semplice: chi controlla il traffico di droga in quel quartiere e quindi, per essere ancora più chiari, se il gruppo narco-paramilitare che controlla il traffico nel mio quartiere è in guerra o non ha siglato accordi con il gruppo narco-paramilitare che controlla il traffico nel quartiere vicino semplicemente io non posso andare in quel quartiere (anche se là vive una parte della mia famiglia) perché semplicemente sarei considerato una spia e sarei ucciso.

La prima cosa che uno pensa davanti a questo è: semplicemente assurdo. Già assurdo ma questa è la realtà di alcuni quartieri, o meglio che si vive nell’intera Tumaco. E la cosa diventa ancora più grave quando il tema delle frontiere invisibili lo vivi sulla tua pelle.

Ester, Nicola, Sofia, Susanna e io abbiamo abitato per 15 giorni in una casa del barrio La Paz e per poter visitare le iniziative della parrocchia La Resurreccion (quella per intenderci di p. Daniele) abbiamo dovuto spostarci in altri quartieri.

Faccio un esempio: per accompagnare le attività del centro giovanile afro abbiamo dovuto prendere un taxi che ci portasse al barrio Nuevo Millenio. Più di una volta i taxisti, davanti alla nostra richiesta, si sono rifiutati di accompagnarci perché non volevano entrare in Nuevo Millenio perché troppo pericoloso o semplicemente perché loro in Nuevo Millenio non potevano entrare.

Ma ho capito davvero quanto potere abbiano le frontiere invisibili quando insieme ai lider della comunità siamo andati a fare un incontro di formazione nella sede dell’Università Nazionale di Colombia a Tumaco. Seduta di fianco a me sul bus che ci accompagnava c’era Sofia una lider della parrocchia e professoressa nella scuola di recupero scolare del barrio Viento Libre. Siamo andati a prendere i lider del barrio Nuevo Millenio e il punto di ritrovo era il centro giovanile afro. Non saprei proprio per quale motivo l’autista del bus per fare una manovra di ritorno abbia superato una di queste frontiere invisibili e Sofia è entrata nel panico. Già lei vive in Viento Libre e gli abitanti diViento Libre non hanno il permesso di andare a Nuevo Millenio. Se sgarrano vengono uccisi. Quando Sofia si è accorta che l’autista andava più in là di quello che le era permesso si è coperta la faccia con le mani (per non farsi riconoscere) e poi si è semplicemente nascosta tra i sedili del bus sino a quando siano rientrati in territorio libero e abbiamo superato indenni la frontiera invisibile.

Ancora più esplicita è stata l’esperienza vissuta insieme a p. Alfred (l’altro comboniano che con Daniele è responsabile della parrocchia) abbiamo vissuto nel barrio Panama. Alfred accompagna alcune attività di doposcuola e un pomeriggio siamo andati con lui a vistare queste attività. Terminate questi momenti Alfred ha chiesto a una responsabile del barrio che ci accompagnasse nella casa di Claudia la “presidenta dela junta de accion comunal del barrio Panama”. Claudia, sebbene indaffarata con le faccende di casa, ci ha accolti molto bene, ha lasciato perdere per un momento i suoi lavori e si è dedicata completamente a noi. Abbiamo approfittato dell’occasione e abbiamo cominciato a fare domande (così come avevamo fatto con altri “presidentes de junta de accion comunal” nella nostra casa). Adun certo punto Claudia ci ha chiesto di chiudere la porta, ha abbassato la voce e ci ha fatto capire con gesti e parole che la casa di lato e confinante con la sua era la casa del narco-paramilitare che controlla il traffico. Ci ha chiesto se avevamo notato due giovani che erano seduti all’angolo della strada. Quando Susanna ha detto che sì lei li aveva visti ci ha spiegato che quella è una frontiera invisibile e che i due giovani sono le sentinelle. Chi ci accompagnava ci ha detto (solo in quel momento però) che alle due giovani sentinelle aveva fatto con la mano un segnale convenzionale con cui ha comunicato che eravamo amici di p. Alfred e che andavamo a visitare Claudia. Questo segnale ci ha permesso passare la frontiera invisibile.

Seduto aspettando di imbarcare sui voli che mi avrebbero riportato a casa pensavo alle tante persone che come me stavano viaggiando e pensavo alle frontiere invisibili che non permettono a membri della stessa famiglia che vivono in due quartieri diversi della stessa città di incontrarsi insieme per celebrare, per fare festa o magari per farsi coraggio nei momenti di difficoltà.

Mi chiedevo e mi chiedo: che cosa sono le frontiere invisibili? Non ho una risposta certa, ancora non sono riuscito a elaborarla ma la prima cosa che penso è che le frontiere invisibili sono un segnale visibile di potere e di oppressione. Sono una forma di violenza, che divide, che separa, che crea paura, sospetto dell’altro, del vicino, dello sconosciuto. Insomma le frontiere invisibili sono una forma di potere oppressore creato per mantere un ordine che è funzionale al crimine e quindi al male.

E così questa mattina sono sbarcato in Italia… e scopro che da più di una settimana c’è una nave della Guardia Costiera Italiana con 117 naufraghi a bordo che da più di una settimana è prima stata parcheggiata in mezzo al mare e adesso nel porto di Catania e i 117 naufraghi sono ostaggio di un governo e di un ministro che semplicemente se ne frega delle leggi e delle convenzioni internazionali e che non sa che cosa fare.

E nella mia mente ritorna il tema delle frontiere invisibili. Già mi sembra proprio che il Governo Italiano, il Ministro dell’Interno a ogni giorno che passa inventino e costruiscano nuove “frontiere invisibili”. Queste frontiere invisibili servono semplicemente a mantenere il potere e a non discutere davvero i veri temi centrali della politica italiana ed europea. Queste frontiere invisibili che il Governo Italiano sta creando ogni giorno sono la affermazione più chiara che non abbiamo risposte ai veri problemi del Paese, non le abbiamo semplicemente perché chi ci governa non è interessato a rispondere ai problemi del Paese ma è semplicemente interessato a mantenere il potere.

Ma quello che più mi preoccupa è che il governo del mio Paese, del Paese che io amo e in cui sono nato, si sta comportando come i boss narco-paramilitari di Tumaco. Creando frontiere invisibili e visibili uccide esseri umani. Lo so, è molto forte quello che ho appena scritto ma purtroppo non vedo differenze tra il comportamento del nostro governo e il comportamento dei boss narco-paramilitari. Semplicemente un governo a servizio di se stesso, del potere e del denaro e che per mantenere potere, prestigio e denaro è disposto a tutto, anche uccidere esseri umani.

Che tristezza, che rabbia, che vergogna.

Ma dall’esperieza di Tumaco, dall’esperienza in Guatemala e Salvador lo scorso anno, dagli anni passati in Brasile a Piquià e dall’incontro con tanti giovani che vogliono e credono in un “mondo altro” ho capito che la vera risposta a tutto questo è la forza e la fede nel Dio della vita che ci viene dalle vittime di questo sistema di morte e dalle piccole comunità che fanno resistenza nonviolenta a questo sistema che uccide. Vorrei terminare questa riflessione con tre testimoni:

il primo è papa Paolo VI che davanti ai delegati all’assemblea generale dell’ONU ha avuto il coraggio di dire che "La politica è la forma più alta della carità"; il secondo è Don Tonino Bello che ci ha insegnato (lui e tanti/tante martiri della giustizia e della pace) che cosa signica "Vivere la convivialità delle differenze" e il terzo è Martin Luther King e il suo "I have a dream".

Che il Dio della vita ci dia la forza del suo Spirito per costruire tutte e tutti insieme un mondo non fatto di frontiere invisibili e visibili ma fatto di dialogo, ascolto, rispetto, solidarietà, tenerezza, giustizia, il mondo dello shalom, il mondo del sogno di Dio.

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