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Dalla Colombia

lettera di p. Franco Nascimbene

Dalla Colombia
lettera di P
. Franco Nascimbene

Cari amici che mi seguite dall'Italia, è la mattina di Natale e sono sceso al centro di Bogotá da dove vi scrivo per farvi gli auguri di Natale, prima che sia... troppo tardi.
Da quasi sei mesi mi trovo in un  quartiere Afro della periferia sud di Bogotá ed ho dedicato questo tempo a visitare le famiglie nere della zona. Ho quasi finito la prima visita e sono arrivato alla conclusione, che nel raggio di 15 minuti a piedi intorno alla mia casa vivono circa 400 famiglie nere.

In dicembre ho tentato una prima iniziativa in vista del Natale. Ho avuto occasione di conoscere una giovane suora salesiana molto dinamica che lavora non molto lontano dal mio quartiere, che muove varie decine di giovani e che mi ha proposto mi inviarmi una quindicina di loro per animare una novena con i bambini neri del quartiere. Ho riunito i giovani per tre pomeriggi di formazione perché al preparare la novena tenessero presente che stavano animando bambini neri e non bianchi.
Abbiamo dedicato un pomeriggio alla storia del popolo nero, un altro a cultura e tradizioni nere ed il terzo a preparare temi natalizi che tenessero in conto la realtà concreta del popolo nero che vive nel mio quartiere. Ogni mattina hanno riunito una cinquantina di bambini in un campetto di calcio che c'è vicino alla mia casa e sembra che abbiano voglia, dopo le feste, di continuare a fare qualcosa con loro.
Dopo la prima visita alle centinaia di famiglie nere del quartiere, dopo la metà di novembre sono tornato a visitare quelli che mi sembravano piú interessati a fare qualcosa insieme ed ho proposto loro di organizzare una Novena natalizia per adulti neri.
Ogni sera ci riunivamo in una famiglia dove arrivavamo con un quadretto di un Natale africano, cantando al ritmo del tamburo. Nella casa che ci accoglieva toccavamo una delle problematiche che vive il popolo nero in quel quartiere e ci chiedevamo in che modo il Natale illuminava quelle realtá.
Ogni sera ci accompagnava una decina di adulti. Ieri sera, 24 di dicembre, abbiamo concluso la Novena nella mia casa. Appoggiando su cassette e secchielli le assi del letto, ho preparato 22 posti a sedere nella sala della mia casa. Lí abbiamo celebrato la Messa di Natale. Dopo la Messa, ognuno era stato invitato a portare qualcosa da condividere ed abbiamo festeggiato con biscotti, brioches, dolcetti fatti in casa, bibite e vino. Io ho preparato uno scodellone di natiglia, che é una specie di budino, dolce tipico in Colombia per le feste di fine anno, che in questi anni ho imparato a preparare.

Organizzare questo tipo di cose in quel quartiere non è facile e va contro corrente perché, essendo un quartiere conosciuto come uno dei piú poveri, marginati e violenti della periferia della capitale, in dicembre tutte le organizzazioni del governo e non governative, associazioni e chiese si scatenano e visitano il settore, portando soldi, cibo, regali, abituando la gente ad aspettare sempre che gli si regali qualcosa. Il povero è visto come oggetto da riempire di regali, perchè i ricchi si mettano cosí la coscienza a posto e non come un soggetto che pensa, costruisce ed è capace di dare.
Alcuni mi dicevano che non sarei mai riuscito a riunire gente se non offrendo loro cibo o soldi.
Invece, anche se con un piccolo gruppo, ci siamo riusciti.
Ricordo in particolare la sera in cui ci siamo riuniti nella casa di Luzmarina. In un momento della Novena in cui ognuno poteva esprimere spontaneamente ciò che voleva, la padrona di casa disse: "Ringrazio il Signore per la presenza di Padre Franco nel nostro quartiere. Grazie a lui questa sera ho visto persone nere che non conoscevo varcare per la prima volta la porta della mia casa, ci siamo salutati, abbiamo imparato i nostri nomi, abbiamo condiviso i nostri problemi e la nostra fede e fra qualche minuto mi darò il piacere di offrire ad ognuno di loro una tazza di cioccolata calda."
E' la prima volta in questi mesi che qualcuno mi ringrazia perchè sto condividendo la vita del quartiere.

Non è stato il Natale delle grandi cattedrali gremite di gente osannante e delle eleganti corali, ma un Natale con sapore a Betlemme, di piccoli numeri, di semplici gesti di accoglienza, di emarginati che si incontrano, di poveri che si salutano e si sorridono per la prima volta in una immensa periferia che spinge la gente a chiudersi nell'individualismo, di vicini di casa che si invitano a mangiare e bere qualcosa insieme mentre condividono le problematiche della loro vita e cercano insieme, alla luce della Parola, sentieri di speranza, di organizzazione, di vita nuova.

E' solo un piccolo seme che siamo riusciti a seminare. La mia speranza, al terminare quest'anno è che quel seme possa, nel prossimo anno, crescere e diventare una pianticella, che quell'incontrarsi possa diventare un organizzarsi per affrontare insieme i molti problemi di un quartiere di emarginati.
Anche a tutti voi voglio augurare, in questi giorni di Natale, di poter sperimentare le piccole gioie di incontri fraterni, di sorrisi nuovi, di semplici gesti di solidarietá, di una fraternitá che cresce...
Buon Natale.

P.Franco Nascimbene

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