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LA PERIFERIA AL CENTRO DEL CUORE

Lettera di Padre Saverio Paolillo dal Brasile

Il 14 settembre scorso Dom Paulo Evaristo Arns, arcivescovo emerito di San Paolo (Brasile) ha compiuto 94 anni. In quei giorni dom Paulo era ricoverato in ospedale per un´ infezione polmonare. Finita la convalescenza, centinaia di persone, soprattutto militanti di pastorali e movimenti sociali, gli hanno prestato omaggio il 4 ottobre durante una celebrazione realizzata nella Parrocchia San Francesco di Assisi situata in un quartiere della zona est di San Paolo, dove si concentrano le più grandi favelas della metropoli brasiliana. In questa occasione è stato presentato il libro “Dom Paulo Evaristo Cardinale Arns: Pastore delle Periferie, dei poveri e della giutizia”.

Alla guida dell´arcidiocesi di San Paolo dal 1970, a quell´epoca la più grande diocesi del mondo, nel 1973, quando Paolo VI lo nominò cardinale, dom Paolo prese una decisione sorprendente. Vendette per 5 milioni di dollari il Palazzo Episcopale Pio XII, un imponente edificio della zona residenziale di Paraiso, uno dei quartieri più ricchi della città, e si trasferí a una residenza più semplice nel quartiere di Sumaré.

Inoltre fece un appello a tutte le congregazioni religiose ad uscire dalle loro strutture nei quartieri residenziali per andare ad abitare nelle periferie e determinó che tutto il ricavato della vendita dell´episcopio fosse destinato alla costruzione di 1200 centi comunitari nella periferia di San Paolo.

È stato in questi spazi semplici, molte volte fatti di legno come la maggior parte delle case delle baraccopoli e costruiti in mutirão (attraverso il lavoro comunitario della gente), che i poveri, mantenuti in disparte dal sistema economico elitista, fortemente incentrato sul capitale a scapito della vita, si sono riuniti nelle comunità ecclesiali di base (CEB´s), hanno pregato e celebrato, hanno condiviso il poco che avevano e hanno fatto esperienza della solidarietà, hanno potuto narrare la loro storia e hanno trovato forza per resistere alle ingiustizie, hanno letto la realtà dal loro punto di vista e l´hanno giudicata alla luce della Parola di Dio, si sono organizzati in movimenti popolari e hanno conquistato i loro diritti.

Grazie alle parole e ai gesti di dom Paulo e alla dedicazione di tutti gli agenti di pastorale, agli uomini e alle donne di buona volontà che hanno risposto al suo appello, le periferie di San Paolo e di tutto il Brasile hanno potuto fare sentire la loro voce.

Molti di noi hanno potuto vivere quel momento di Grazia, soprattutto coloro che, come me, hanno avuto l´opportunità di prepararsi al servizio sacerdotale nello scolasticato di San Paolo, esperienza pioniera di formazione inserita nella periferia, vivendo tra i poveri e camminando con i poveri.

Non sono mancate le difficoltà. Lo stesso dom Paulo ha sofferto molto per realizzare il sogno di una Chiesa povera e con i poveri, in uscita verso le periferie e capace di contagiare gli altri non con il rigore dottrinale, ma attraverso quel sorriso che lo ha sempre accompagnato. Forse non vale la pena ricordare gli ostacoli che ha dovuto affrontare, soprattutto quando, per diminuire la sua influenza, per soffocare le sue intuizioni e frenare il suo lavoro pastorale, hanno diviso l´arcidiocesi di San Paolo, con la scusa che era troppo grande. Affidiamo alla storia l´interperetazione di quei fatti e alla misericordia di Dio la pazienza nei nostri confronti. Ma la cosa sorprendente è che, a distanza di oltre 40 anni, il sogno di dom Paulo ha superato i limiti della periferia e, soprattutto ha rotto gli argini imposti dal processo di “normalizzazione” vissuto negli ultimi tempi. È diventato il progetto pastorale di tutta la Chiesa assunto con fermezza da papa Francesco e raccontato nell´Esortazione Apostolica La Gioia del Vangelo. Oggi tutta la Chiesa è convocata a confrontarsi con quel sogno profeticamente annunciato da dom Paulo e da altri profeti dell´America Latina, tra cui le centinaia di martiri che lo hanno irrigato e fatto crescere con il loro sangue. È impressionante verificare come la Chiesa, alle prese con una grave crisi di identità e di credibilità, sta trovando una nuova vitalità grazie all´ascolto di quelle intuizioni e quelle pratiche pastorali ispirate dallo Spirito attaverso i poveri nelle periferie. Dio parla dalla periferia. I poveri ci evangelizzano. Noi missionari lo possiamo dire per esperienza personale. Ce lo siamo ripetuto durante il XVIII Capitolo Generale conclusosi il 3 ottobre scorso. Ancora una volta, per quel mistero insondabile di Dio che, per pura Grazia, nasconde le cose ai sapienti e le rivela ai piccoli, gli “scarti” e gli “insignificanti” sono lo strumento che Lui ha scelto per indicarci la strada del rinnovamento.

Andare verso le periferie, assumere uno stile semplice, avvicinarsi ai poveri e convivere con loro, mettersi al loro ascolto, difenderli contro le minacce del sistema che idolatra il capitale e produce morte per noi non sono una moda del momento, ma passi indispensabili per vivere la fedeltá al Vangelo, al nostro carisma e alle scelte fatte da tempo dalla Chiesa locale che ci accoglie.

In questa linea, fratel Francesco ed io continuamo la nostra esperienza nella periferia di Santa Rita, nella regione metropolitana di João Pessoa, capitale della Paraíba. Grazie alla vostra solidarietà stiamo ampliando i locali della cooperativa dei raccoglitori di materiali riciclabili e la struttura del Progetto Legal che, come già sapete, è destinato ad accogliere, durante il tempo libero dalla scuola, 120 bambini e adolescenti tra o 7 e 17 anni.

La situazione non è facile. Il Brasile vive una grande crisi etica. L´operazione “Lava Jato”, una riedizione dell´operazione “mani pulite”, sta svelando i grandi schemi di corruzione che hanno dilapitato le casse dello stato negli ultimi vent´anni, desviando risorse che potevano essere destinate alla costruzione di politiche pubbliche indispensabili per diminuire le disuguaglianze socio-economiche che sono ancora profonde in Brasile. Le immediate consequenze di tutta questa confusione sono l´instabilità politica e una grave crisi economica che affligge i più poveri. Tutte le conquiste degli ultimi anni si stanno dileguando. C´è un vero e proprio retrocesso. E come se non bastasse deputati legati al latifondio, a gruppi religiosi fondamentalisti e alla repressione stanno annullando tutti i diritti e le garanzie costituzionali conquistati con la Costituzione Federale del 1988, approvata subito dopo la fine della dittatura militare nel 1988.

Inflazione galoppante e disoccupazione minacciano la tranquillità delle famiglie più povere e aumentano rischio di piombare di nuovo nella miseria. La violenza sta raggiungendo indici allarmanti. La criminalità seduce i ragazzi e li arruola per le sue attività illecite.

Di fronte a queste sfide, pur sapendo delle difficoltà, abbiamo voluto fare un atto di abbandono nelle mani della Provvidenza, decidendo di realizzare questi lavori nei nostri centri con la speranza di accogliere le vittime di questa emergenza. Siamo sicuri che Dio non farà mancare il necessario.

Aprofitto per mandarvi la mia foto con Papa Francesco che ho incontrato in Roma il 1º ottobre in occasione dell´audienza che ha concesso ai Missionari Comboniani riuniti nel Capítulo Genrale. È stata una bellissima esperienza. La sua testimonianza de fedeltà al Vangelo è motivo di speranza per tutti noi che sogniamo una Chiesa cosI come l´ha voluta Gesù: povera tra i poveri.

 

Grazie per tutto quello che fate per noi e per la gente che Dio ci ha dato in dono e con cui ci ha chiesto di camminare.

Dio dica bene di tutti noi.

Santa Rita, 08 novembre 2015

P. Saverio Paolillo

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