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Lettera alla famiglia, Pasqua 2015

di P. Daniele Zarantonello

Un saluto di pace.

É un po’ che non vi scrivo. Non perché manchino motivi: é soprattutto il tempo che si fa tiranno, o una certa frenesia pastorale che mi accompagna sempre che non mi aiuta a trovare spazi di silenzio e riflessione.

Siamo giá in piena settimana santa. Ho dovuto fare una pausa forzata: é da una settimana che mi ha colpito la “chikunguña”, una nuova malattia tropicale, dicono che sia una variazione del dengue, originata sempre da una zanzara, che si manifesta con una febbre molto forte, e continua con forti dolori alle articolazioni e con macchie rosse per tutto il corpo che fanno un prurito fastidioso. Praticamente la metá della popolazione é stata colpita da questo male, ed é arrivato anche il mio turno.

Questi primi mesi dell’anno sentivo una certa tristezza, nel vedere i gruppi che non camminano, che non si riuniscono, le reunioni con poca gente, le messe mezze vuote: in questi giorni mi sono accorto che bisogna avere pazienza, molta piú pazienza di quella che giá ho. Molte persone sono ammalate, e adesso so cosa significa, in questi giorni poi di pioggia battente, molte notti sono tante le nostre famiglie che non dormono a causa delle infiltrazioni dai tetti di lamiera, e a questo si aggiunge la politica che si prepara alle prossime elezioni e lascia a migliaia di persone senza lavoro o senza stipendi, per cominciare a regalare in piena campagna soldi e occupazione a cambio di voti.

La situazione é molto difficile. Tante famiglie ultimamente sono ritornate a seminare la coca: dicono che non ci sono alternative, perché delle altre coltivazioni nessuna rende il minimo per poter vivere. L’esercito sta entrando con forza nella zona rurale per arrestare i guerriglieri: la settimana scorsa il rio Chaguí é stato scenario di guerra tra bombe e sparatorie e tanta paura (soprattutto le due comunitá di Palambí e Cuarazangá). Come conseguenza in molti cammini sono state seminate mine antipersonali, e la gente ha paura di tornare ai loro appezzamenti coltivati.

Due settimane fa in un altro fiume, il rio Mira, sono esplosi due bambini, che tornavano da scuola, per colpa di una mina.

Sono stato in visita alla zona nord della diocesi, ai municipi di La Tola, Satinga, per visitare i catechisti, per prendere i primi contatti per una futura scuola di formazione, e alla zona orientale (Roberto Payan, Barbacoas e Maguí Payan) per la scuola di formazione per missionari laici; ho avuto la fortuna di andare a Barbacoas via fiume, approfittando che ero a metá cammino per la visita alla comunitá di Satinga: le persone che hanno viaggiato quel giorno via terra sono state assaltate da un gruppo di banditi, che hanno ammazzato tre persone, non si sa per rubare o perché avevano dei bersagli in mente. Arrivato a Barbacoas ho celebrato il funerale dell’autista dell’automobile che é stata presa d’assalto, in compagnia con tutti gli altri autisti che quotidianamente percorrono quella via. Il dolore é sempre troppo e non si puó consolare ... si puó solo accompagnare...

Abbiamo terminato di redigire nuovi materiali per la catechesi di prima comunione e confirmazione, e una nuova “guida per la celebrazione della settimana santa in assenza di sacerdote”. Domenica scorsa abbiamo organizzato e realizzato il “Via crucis per la Vita” per le vie del centro di Tumaco, ricordando le croci del nostro popolo e il desiderio di riscatto che dal cuore di questo popolo vuole Risorgere. Sabato, domenica e lunedí ho avuto un incontro con 60 catechisti della zona rurale di Tumaco, dove abbiamo fatto degli esercizi pratici su come celebrare la settimana santa, spiegando i differenti gesti, simboli, un appronfondimento biblico su cos’é la Pasqua, oltre ovviamente alla partecipazione con loro al Via crucis per la Vita, che hanno animato cantando i loro canti tradizionali, che qui da noi si chiamano “alabaos”.

Si continua a camminare, come parrocchia e come diocesi, non ci si ferma. Peró ci sono differenti problemi che non riusciamo a sanare, soprattutto un conflitto insanabile tra sacerdoti diocesani e vescovo che va avanti da anni, che peró ultimamente si é acuito. Non vedo altra soluzione che il cambio del vescovo, che tra l’altro é alla fine del suo mandato episcopale, dato che in maggio compie 75 anni. E´una persona molto buona, un uomo di Dio, umile, semplice, sempre disponibile.

Voglio molto bene al vescovo. Peró non ha saputo in questi anni tenere il polso della Diocesi, non so se per troppa bontá, o per mancanza di visione. I sacerdoti dicono che non si sono mai sentiti valorizzati dal loro vescovo e aspettano con ansia una nuova visione pastorale con un nuovo vescovo: mi sembra un atteggiamento sbagliato perché le soluzioni non piovono mai dal cielo, e tutte volte che siamo di fronte alla possibilitá di giudicare altri la prima domanda da farsi é: “cosa non ho fatto per permettere all’altro di migliorare?”. Se non c’é volontá di conversione personale, é difficile aspettarsi cambi strutturali, o per lo meno cambi positivi. Io non ho voglia di aspettare un altro vescovo: con questo, con un altro, o senza vescovo, la gente ci avvolge, ci reclama, vuole la nostra presenza, il nostro consiglio, una orientazione in mezzo a tanto buio.

I giorni 27 e 28 di giugno celebreremo il primo Congresso Diocesano dei Catechisti: inviteremo i leaders delle comunitá rurali che stanno prestando il loro servizio pastorale nelle loro comunità rurali a un incontro di riflessione, di preghiera e di festa missionaria, che si chiamerá con il tema della Diocesi di quest’anno: “INSIEME SEGUIAMO A CRISTO, DIFENDENDO LA VITA COME COMUNITÁ DI PACE”. Di tutto questo titolone, sceglieremo soprattutto l’ultima parte, ovvero cercheremo di rispondere insieme a come possiamo essere come famiglie e come parrocchie, delle vere comunitá di pace. A tutti consegneremo un adesivo che dirá: “questa casa é cattolica, qui non entrano armi”, nel senso di armi vere e proprie, che sono una vera piaga per il nostro popolo, ma anche nel senso del disarmare il corpo, le relazioni, i conflitti.

Aspettiamo l’arrivo dei catechisti attivi della Diocesi, attualmente 500. Verranno altri catechisti di altre diocesi per accompagnarci. Speriamo davvero in un festa di popolo.

Come sempre non so se é il cammino giusto, se sono tentativi inutili o se siamo davanti a un vero processo di cambio e di crescita del Regno. Siamo sempre in via di r-esistenza, sempre in direzione ostinata e contraria ai venti del disastro.

A volte chiudo gli occhi e mi affido all’istinto, cerco di credere con tutte le forze che la via della tenerezza, delle fiducia nelle persone, della ribellione lenta delle persone che si fanno responsabili di un futuro differente e piú bello non sia un chimera ma il dito di Dio che orienta la rotta. Vado avanti per affidamento. La preghiera é costante. Cerco di essere un uomo di Dio, nonostante tutto.

Come sempre vorrei piú silenzio, piú pace interiore, piú tempi dove respirare la armonia degli elementi, un buon paesaggio, un buon bicchiere di vino, una cima o un tramonto da contemplare senza fretta. La mattina mi accompagna una vela ad illuminare il giorno che comincia e il vangelo del giorno.... é sempre un buon inizio, accompagnato da un buon caffé e dal compagno di cammino p. Michele, sempre fedele, sempre puntuale.

Vi auguro un felice Pascua di Ressurrezione. Noi ..... CI SI PROVA!!!!

P. Daniele

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