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Andiamo e annunciamo

lettera di sr. Loreta Beccia dall'Ecuador

San Lorenzo, 04/06/14

Carissimi amici, Vorrei raccontarvi qualcosa di questo mondo nel quale da un mese mi ritrovo a vivere. Dopo essere arrivata a Quito e aver trascorso 2 mesi lì, mi hanno inviata a San Lorenzo, una comunità al confine con la Colombia (poco più di un’ora in macchina!)... sono qui da circa un mese e mi fermerò qui fino a fine Luglio.

L’esperienza qui mi sta aiutando molto a comprendere come il Mondo é vario e diverso... come ciò che a me sembra normale nella mia cultura, per qualcuno non lo é affatto.

Sono in una terra spettacolare, con una natura sorprendente...alle volte penso di essere in Paradiso... altre volte però mi sembra di essere all’inferno...

Sono in una terra dove sono tutti neri...sembra l’Africa... e mi fermo a pensare a come tanti anni fa per colpa della schiavitù tanti neri sono stati trasportati con la forza e la violenza da questa parte del mondo per lavorare... e penso a quante schiavitù oggi costringono ancora tanta gente a “trasferirsi” dall’altra parte del mondo per lavorare...per cercare dignità dove invece trovano solo offesa, sofferenza, abbandono e sfruttamento... penso che sono miei fratelli e sorelle... penso...

Sono in una terra dove ci sono tanti bambini...che gran bel dono di Dio... mi fermo a pensare a queste famiglie molto diverse dalla mia...forse addirittura chiamarle famiglie é esagerato... un giorno ho conosciuto una signora, 24 anni: 7 figli... ognuno avuto con un uomo diverso, i figli non conoscono il/i padre/i... lei va a lavorare la mattina presto, torna tardi la sera...nessuno si prende cura di questi bambini... lei ha solo 24 anni...forse qualcuno dovrebbe prendersi cura di lei... i bambini suonano alla nostra porta chiedendoci “un pane!”... non vanno a scuola o vanno quando ne hanno voglia... e penso alle nostre famiglie... e penso alle donne e alla loro dignità persa, al loro corpo sfruttato... e penso ai bambini, ai loro diritti non rispettati... e penso...

Sono in una terra ricca... però poi mi ritrovo in case di legno, povere, molto povere... da una parte sono arrabbiata: perché questa povertà, perché questa ingiustizia? Dall’altra parte ringrazio il Signore perché questa esperienza di povertà mi sta aiutando a comprendere che si può vivere con molto meno di quello che abbiamo nelle nostre bellissime case in Europa... qualcuno diceva che finché abbiamo ricchezze e proprietà con gli altri condivideremo queste ricchezze... quando in cambia non abbiamo più nulla da condividere, solo allora cominceremo a condividere davvero quello che siamo...finché possediamo cose il contatto con l’altro sarà attraverso queste cose che sono “estensioni di noi stessi”...quando non abbiamo più nulla, quando non abbiamo più estensioni, allora il contatto sarà finalmente a tu per tu, sarà finalmente UMANO. E penso a quanto ci manca questo contatto...a quanto siamo capaci di condividere il nostro di più, no la nostra essenza... e penso a quanto sarebbe bello un mondo fatto di persone “senza estensioni” ma con umanità... e penso...

Sono in una terra dove vivono persone capaci di prendere in mano la loro vita, che potrebbero essere protagonisti del loro futuro...vivo però in un mondo dove per anni abbiamo abituato la gente a chiedere, ad essere dipendenti da noi... e penso quando ci dicono che (noi giovani suore!) siamo suore “senza velo e senza soldi”...”perché le sorelle di una volta avevano denaro... e tu?”... E penso che forse c’é qualcosa da cambiare nel nostro stile di missione...penso che la gente qui può camminare sulle sue proprie gambe...penso che noi dovremmo smettere di essere protagoniste e cominciare ad essere compagne di cammino di una umanità straordinaria, se solo la lasciassimo esplodere della vita che ha dentro perché contagi anche la nostra... penso che sarebbe bello se questa gente cominciasse a capire che sì, vengo dall’Europa dove di soldi ce ne sono fin troppi...ma che la scelta più bella della mia vita, quella che l’ha cambiata davvero (la mia vita!) é stato decidere di lasciare tutto e mettermi in cammino con Gesù povero... che ora già non possiedo niente o meglio, che l’unica cosa che ancora possiedo( in parte!) é la mia vita e questa sono decisa a spenderla tutta, completamente, per gli ultimi...per i miei fratelli e le mie sorelle...per e con le persone che incontro sul mio cammino. Comboni diceva: “FAR CAUSA COMUNE!” Penso che questa non é la ricchezza che interessa alla maggior parte del le persone...però penso che é l’unica vera ricchezza che ciascuno di noi ha e che sarebbe un gran investimento metterla al servizio... penso...

Sono in una terra dove quello che per me é il suono dello scoppio di un petardo tipico di una festa patronale o della fine dell’anno, é in realtà qui per la gente uno sparo. Erano le 4 del mattino in una comunità del campo a 3 ore di macchina fra ponti di legno instabili e fiumi da attraversare... io ero lì con una sorella... sentiamo un rumore e lei senza pensarci mi dice: “uno sparo”...io ingenuamente dico...”no, solo un petardo”... meno male questa volta avevo ragione io...ma non sempre é così... e penso a quanta gente é colpita da questi spari e per colpa di questi muore... e penso ad Anna che in Centrafrica sente questi spari giorno e notte e sa bene che non é ne la fine dell’anno ne la celebrazione della festa patronale... lì (come qui!) di festivo c’é rimasto poco... e penso a come siamo stupidi...penso a come continuiamo ad ammazzarci, penso alla brutalità della guerra fra fratelli e sorelle figli dello stesso Padre-Madre... penso che la guerra é un continuo insulto alla vita... continuo a pensare...

Sono in una terra dove da poco si é chiusa la campagna elettorale...meno di un mese fa era stato eletto un sindaco...il giorno prima della “presa di possesso” del palazzo comunale lo hanno sparato...lo hanno ucciso... qui se la gente non piace la si uccide, le cose le risolvono con una pistola... vi sto scrivendo, nella chiesa al lato della nostra casa sento suonare una musica triste... si sta celebrando il funerale di un uomo ucciso a colpi di pistola nel quartiere dove vive la nostra cuoca... e penso a quella parte del mondo dove esiste ancora la democrazia, e penso alla libertà di pensiero che a casa mia ho imparto (mi hanno insegnato!) fin da bambina... e penso a come sono cresciuta pensando che il rispetto dell’altro e della diversità fosse una ricchezza e non una minaccia... e mentre ringrazio i miei genitori per avermi insegnato tutto questo penso che questo é davvero un dono che non lo si comprende finché non ci si scontra con una realtà diversa da quella dove si é cresciuti...penso che é questo ciò a cui dovremmo educare i nostri figli... e penso...

Sono in un terra ricca di vegetazione, é una terra meravigliosa...selva, alberi da frutto... ciascuno aveva il suo pezzetto di terra con il quale sopravvivere... poi arrivano gli europei e gli americani...i “nuovi colonizzatori”...vogliono comprare la terra dei poveri per piantare “palme africane” (però se siamo in America, perché si vuole piantare qui palma africana?)... la gente ignara di ciò che sta facendo vende il fazzoletto di terra unico risorsa per vivere... lo vende perché la situazione é difficile...per un tempo lavora in queste piantagioni estesissime di palme africane...gli fanno fare lavori “sporchi” lavori che uccidono perché compromettenti per la salute... cerchiamo di far capire alla gente che questo non é un bene... che questa é una ingiustizia. I nuovi colonizzatori vengono a piantare qui perché qui c’é posto, perché qui la terra é ancora fertile...ma non dicono che la terra fra 40 anni a causa di queste palme sarà desertica... non servirà a nulla... i colonizzatori se ne andranno e quelli che restano qui moriranno di fame... non avranno più nulla.

Sapete a cosa servono tutte queste palme africane? Queste palme producono cocco piccolo, che non si mangia ma si usa per produrre prodotti di bellezza (con essenza di cocco!) che tanto piacciono a noi dall’altra parte del mondo (dove vivevo fino a tre mesi fa!)... e penso a come il mondo é ingiusto...quello che a noi serve per avere un buon profumo e un bel aspetto é causa della fame e della morte di tanta gente dall’altra parte del mondo (quello dove sono io ora!)... e penso che questo non é quello che voleva Dio quando ci consegnò la terra perché ce ne prendessimo cura... e penso che questo non può essere una realtà... é una brutta realtà che deve/dobbiamo cambiare... e penso che alla fine “la primavera spunterà” davvero e la terra tornerà a fiorire... e penso...

...Penso... penso a cosa significa per me oggi essere qui? Cosa significa per me oggi essere missionaria comboniana? Che significa consacrare la mia vita a Dio e ai fratelli e sorelle? Che significano le parole di Gesù “andate e annunciate”? penso a come io oggi posso annunciare questa Buona Notizia in una terra così martoriata?Penso a cosa avrebbe fatto Gesù? Penso al senso della mia vita... penso...

...Penso... e allora, ormai così prossimi alla festa di Pentecoste mi ripeto: “andate e annunciate...” e allora mi dico che non é più il momento di pensare... é il momento di mettersi in piedi per mettere in piedi altri e camminare insieme verso un Regno nuovo, quello della giustizia, della pace, dell’onestà, della libertà...quello dove davvero si può vivere come famiglia... come creatura di un Dio che ci ha creati per e con amore... e allora basta pensare... mettiamoci in cammino “ANDIAMO E ANNUNCIAMO...” con la certezza che “LUI É CON NOI FINO ALLA FINE...PER SEMPRE!”.

Con una certezza così io vado tranquilla e non mi lascio spaventare e intimorire... LUI É CON ME!

Vi abbraccio con affetto, Loreta

PS Scusate il flusso di coscienza forse alle volte poco chiaro...scusate le tante parole, ma mi piaceva l’idea di condividere con voi queste riflessioni!

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