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FRATELLO COMBONIANO: una scelta controcorrente

Steso sull’amaca per la mia meditazione quotidiana, mi lascio trasportare dal vissuto recente. Mi soffermo a ripensare la mia storia vocazionale, anche se ben presto c’è spazio solamente per la scelta di vita: fratello comboniano. Già, ogni giorno di più sento e apprendo ciò che significa un Dio che si è “spogliato di se stesso, assumendo la condizione di servo” (Fil 2,6-7), ed avverto che farsi fratello significa proprio questo: rinunciare a tutte le proposte tanto attrattive della società, per schierarsi dalla parte di coloro che non contano nulla, gli ultimi, i nuovi schiavi. E tra tutti i richiami martellanti della società, forse quello che è entrato di più nel nostro stile di vita, è quello del potere. Da questo pezzo di mondo latinoamericano che sto cercando di conoscere da qualche anno, ho ascoltato spesso un’espressione popolare “llegar a ser alguien en la vida”, che tradotto sarebbe un po’ “essere qualcuno nella vita”, a significare che l’importante in questa vita è raggiungere una posizione, un salario, una casa, un certo stile di vita.

 

 

A prima vista sempre mi sono sembrate aspirazioni legittime. Quante mamme ripetono ai loro figli che devono studiare, per riuscire un giorno ad avere un lavoro proprio, soldi, casa, ecc. È sano, giusto. È ciò che tutti desiderano. Ma è proprio così? Scavando un po’ più in profondità mi rendo conto che è ciò che ci è sempre stato inculcato fin da piccoli: “devi sforzarti per emergere”….ma se io riesco ad emergere, quanti altri dovranno essere affossati? Purtroppo è una trappola. Non posso arrivare ad un posto di prestigio in un’azienda, senza necessariamente assumere anche il ruolo di capo o responsabile di altre persone. In definitiva, ciò che tutti cerchiamo nel fondo è certo POTERE. È proprio per questo che il fratello va controcorrente. Cerca di fuggire da qualsiasi ambizione di potere. Nella stessa gerarchia ecclesiastica non è una figura di spicco; all’interno delle comunità comboniane generalmente è la persona che sta più nell'ombra, preziosa come una formichina che lavora incessantemente per immagazzinare cibo in vista dell’inverno, ma proprio come le formichine, invisibile quasi a tutti. Una voce interiore suscita una domanda: perché questa scelta di vita “anonima”? La prima immagine che mi viene alla mente è biblica: Simone di Cirene. Un personaggio che appare dal nulla nel Vangelo, e altrettanto velocemente scompare. Però il suo ruolo nel cammino del Signore verso la crocifissione è fondamentale; nessuno di coloro che lo avevano seguito per anni nelle sue predicazioni e miracoli, sta al fianco di Gesù nel momento più difficile, per asciugargli il sudore o pulirlo dal sangue che gli scendeva nel volto. Simone il Cireneo fa qualcosa di molto più difficile: porta sulle sue spalle il peso di tutta l’umanità per cui Gesù ha deciso di pagare. In un certo modo si fa complice e portavoce di tutti gli innocenti e i senza voce che, obbligati, portano il peso della croce tutti i giorni. E qual è il suo riconoscimento? Nessuno. Finita la sua missione, torna alla vita ordinaria, anonima appunto, che sempre l’ha contraddistinto. Che esempio significativo pensando al “siamo servi inutili, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare”, che riprendeva spesso san Daniele Comboni. Non cerchiamo riconoscimenti, gloria, fama, potere….a tutto questo abbiamo rinunciato per seguire Gesù, perché nella Buona Notizia abbiamo trovato il senso della nostra vita che, scusate se è poco, vale moltissimo di più di qualsiasi potere di questa vita. Infine un dubbio: sarà che la figura del fratello comboniano è ancora seducente per i giovani d’oggi? Sì e no. No, per tutti quelli che cercano di “sistemare” la loro vita, forse troppo disordinata o distratta e pensano che una istituzione religiosa li possa trasformare. Sì, per tutti quelli che non si accontentano di una ricetta valida e unica per tutta l’umanità, che cercano di servire, soprattutto coloro che non potranno mai scegliere una vita diversa, spogliandosi di tanto egoismo ed orgoglio. Ma attenzione !!! Non sarà un percorso in discesa; al contrario, bisognerà sudare fino alla cima, dove non ci aspetterà la gloria, bensì una pacca sulle spalle e “ben fatto, era proprio ciò che dovevi fare”.

 

Fratel Simone, MCCJ, Ecuador

di: Simone Bauce - edit fmarchese

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