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EL CRUCIFICADO, LOS CRUCIFICADOS

Lettera di Fr. Simone Bauce dall' Ecuador

Tutte le mattine mi soffermo a contemplare questo volto, quest’immagine di Gesù crocefisso. Questo Cristo nero è l’inculturazione della presenza del figlio di Dio in questa zona.

Qui la maggior parte della popolazione è afro, ossia discendente degli schiavi africani portati qui per lavorare dai colonizzatori spagnoli, qualche secolo fa. Poi ci sono piccoli gruppi di indios e un buon numero di persone arrivate da altre regioni dell’Equador in cerca di terre, lavoro e un miglior futuro. Insomma razze e culture diverse che convivono assieme, anche se a volte con difficoltà.

Torno all’immagine del crocefisso.

Penso al legno necessario per elaborarlo…. Già, il legno; materiale di cui è ricca questa zona. È una benedizione per certi aspetti, ma per altri è tutto il contrario. La diversità culturale è lasciata da parte quando si tratta di affari. È per questo che nel grande business del legno, entrano tutti: neri, indios e meticci. Ci sono quelli che disboscano, che caricano le imbarcazioni o i camion, quelli che trasportano il prodotto da un posto all’altro, quelli che lo comprano, ecc.

Il Cristo inchiodato alla croce, i cristi incollati alla croce. Sì, perché il commercio del legname è uno degli elementi che hanno portato questa terra in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Tutte le persone coinvolte ci guadagnano, chi più chi meno….ma così facendo, poco a poco, tutti stanno perdendo (terreni, possibilità di coltivare, ricchezze ambientali e turistiche, biodiversità, ossigeno, ecc.).

Secondo il ministero dell’ambiente, nella zona di Esmeraldas si disboscano circa 12.000 ettari all’anno (altre fonti indicano 200.000). Non c’è da sorprendersi perché, nel paese, questo ministero è da anni più interessato allo sfruttamento delle risorse naturali che alla salvaguardia ambientale. Basti pensare che nella stessa zona di Esmeraldas non si è opposto alla concessione di oltre 100.000 ettari per l’estrazione dell’oro, utilizzando mezzi pesanti e prodotti altamente tossici; o pensare che non si è ancora pronunciato sulle investigazioni realizzate da un’università locale che riportano un preoccupante inquinamento delle acque dei fiumi.

Insomma ciò che conta è arricchirsi, o almeno approfittare della situazione per guadagnarsi qualcosa… anche se questo significa mettere in pericolo decine di specie animali e vegetali, aumentare le zone a rischio frane, mettere in serio pericolo la salute e perciò la vita umana. Non ci si pensa, perchè non è palpabile, non è immediato; i segnali d’avviso ci sono già, ma la gente non si preoccupa.

 

Inchiodati alla croce, intesa come “scandalo”, dal quale non ci vogliamo staccare. Noi, artefici di uno scempio incredibile, taciuto dai più, in nome del dio denaro…. “È così, è il progresso”, ci si sente dire.

E davvero sembra che l’idea di sviluppo vada a braccetto con la crescita economica dei paesi industrializzati. È un mito che nemmeno le crisi drammatiche degli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti sono riuscite a scalfire. Allora si capisce perché al posto di uno spazio verde nel centro della cittadina, è stato costruito un parco di cemento, con delle panchine in ferro, tagliando tutti gli alberi… e si capisce perché nei villaggi lungo i fiumi, ciò cui la gente anela maggiormente è l’arrivo della strada asfaltata, e con essa la energia elettrica, le automobili, … il progresso !!

Forse ragiono in questo modo perché sono nato nel cosiddetto “nord del mondo” e l’idea dello sviluppo che ho visto e vissuto in Italia non mi sembra sostenibile a livello mondiale. Forse è giusto che coloro che vivono nei paesi meno sviluppati abbiano la possibilità di sperimentare lo stile di vita “occidentale”. Forse m’interrogo ancora perché continuo ad essere un sognatore, convinto che il sogno di Dio per l’umanità è che “tutti abbiano vita e vita in abbondanza”.

Un saluto di pace, iniziando quest’ottobre missionario

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