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Le Due Diane

Lettera di fratel Claudio Parotti dalla Colombia

 

Lettera dalla Missione di fratel Claudio Parotti dalla Colombia


Venerdí 28 giugno durante il pomeriggio ho visitato alcuni ammalati e son passato a visitare gli sviluppi di chi era entrato ad abitare in una delle tre casettine (un corridio con una o due stanzette ed un posticino nella micro tettoia dove cucinare con carbone o legna) di legno che come parrocchia abbiamo costruito nel 2009 sulla riva del mare in uno dei quartiere piú violenti di Tumaco: Viento Libre.

 

 

 

 

Una delle casette é stata lasciata da un'anziana Vicenta Susana a cui stranamente il comune ha costruito una bella casetta, e cosí quel pomeriggio mi son reso conto che Diana (una delle nipoti di Vicenta) aveva incominciato a vivere in quella casetta dove aveva vissuto suo nonna con le sue quattro figlie. In realtá Diana ha partorito 6 figlie, peró la seconda e la terza sono morte circa un anno e mezzo fa per intossicazione, giocarono "a cucina", cucinando e poi mangiando un tipo di pesce di cui é letale mangiare il fegato, cosa che fecero quelle due bambine.

Ad ogni modo, quel venerdí pomeriggio bussando ed entrando nella casetta rimasi davvero sorpreso all'inizio e scosso all'uscita. Entrato nel corridoio completamente vuoto, sono passato poi nell'unica stanzetta, e chiesi: "Dove dormite?". Con serietá e dignitá mi rispose Diana: "Io e la mia bebé Diana di 3 mesi e la mia penultima figlia dormiamo sulle assi del letto, mentre le due figlie piú grandi dormono sulle assi del pavimento". Cosí tento una battuta vedendo una pentola: "Sono giunto all'ora giusta per mangiare". Mentre vedo un sorriso di Diana tolgo una specie di coperchio e vedo la pentola pulitissima con dentro tre piatti pulitissimi. Diana, senza fare drammi, mi commenta che quel giorno non hanno ancora mangiato (erano le 4 e mezza del pomeriggio); a quel punto mi é venuto spontaneo chiedere: "Ma come fai ad allattare la tua bimba Diana di 3 mesi se mangi solo una volta al giorno?".

Con la dignitá di chi é povero ma non vuol cedere alla miseria mi ha risposto: "Sappi che io bevo tanta acqua". Mi ha raccontato che ogni due giorni un vicino le chiede di lavargli i pantaloni e magliette, cosí racimola l'equivalente di quasi 1 euro, a volte sua mamma Belèn riesce a passarle "un paio di piatti", peró anche lei é alle prese con una situazione economica tremenda. Ho notato anche che non ci sono piú i due gradini che facilitavano l'entrata in casa, cosí senza quella micro-scaletta é uno sforzo entrare nella casetta e Diana - la mamma che ha partorito tre mesi fa la sua bebé Diana con taglio cesareo e negli stessi minuti ha chiesto un intervento chirurgico all'apparato genitale per evitare ulteriori gravidanze - sicuramente non beneficia di questa fatica per entrare nella casetta. Noto anche l'urgenza di rimpiazzare qualche tavola di legno che in questi anni é marcita....

Saluto alla fine con una stretta di mano ed una benedizione per le due Diane ma sento dentro di me che non puó terminare tutto lí. Il giorno dopo l'ho trascorso zeppo di impegni ma all'ora di andare a dormire mi son venuti alla mente i volti delle due Diana e cosí ho dovuto pregare una ventina di minuti in capellina perché mi dicevo: "Io oggi ho mangiato 4 volte e non ho allattato nessuno mentre Diana ha mangiato solo a metá pomeriggio e sta allattando la sua ultima bimba!!!!!!!!!!!!!”.

Il lunedí pomeriggio vado a visitare le due Diana e non posso piú chiudermi a questa realtà. Ne parlo con padre Daniele, con alcune collaboratrici in parrocchia della Pastorale sociale e con Gisela, mamma del mio figlioccio di battesimo Emmanuel e stretta collaboratice nell'Infanzia e Adolescenza Missionaria e nella registrazione di programmi radiofonici biblici. Gisela mi racconta che in un passato non tanto lontano anche a lei è toccato di allattare la sua seconda figlia mangiando una sola volta al giorno, si tratta di amore puro, poiché una "sente che il corpo se le va".....

Dalla scorsa quaresima, ogni due domeniche, chiediamo a chi partecipa alla Messa di collaborare (ovviamente nella misura del possibile) nella preparazione di pacchetti di cibo per persone davvero sofferenti; cosí succede che durante la Messa al momento dell'offertorio c'é chi si alza e mette del cibo (qualcuno mette anche candeggina) nel bidoncino che abbiamo messo ai piedi dell'altare. Di questa iniziativa Luz Dary, una delle incaricate, mi ha detto: "Anche se non abbiamo piú riso, puoi sempre condividere con Diana lenticchie, piselli, farina, olio e 5 limoni". Non c'é tempo per le ingenuitá; tutti siamo coscienti che non sará "questa borsettina" di alimenti a risolvere tutti i problemi della famiglia di Diana ma almeno incominciano ad avere le forze necessarie per affrontare le enormi sfide. Con Gisela ci accordiamo venerdí mattino per andare a comprare un paio di materassi di fieno, mentre il pomeriggio vado da "Bigote", un amico proprietario di una falegnameria, che mi dice: "Sono le 3 e mezza del pomeriggio e non ho ancora venduto nulla, guarda che solitudine sembra domenica, ma io non perdo la speranza e proprio per questo io ti regalo le tavole di legno di cui avete bisogno".

Evergito é un uomo a cui hanno ucciso un paio di figli ma è un gran lavoratore, cosí su di una bicicletta scassatissima porta dove vive Diana i materassi e le tavole di legno, mentre io e Gisela portiamo una borsa piena di indumenti quasi nuovi per bimbi, poiché Gisela mi ha detto ad alta voce: "Dopo 100 giorni di vita Diana ha il diritto di indossare la sua prima canottiera e le sue prime mutandine". Nel cammino salutiamo Tulia (collaboratrice nell'Infanzia e Adolescenza missionaria) che dopo mesi é ritornata a Tumaco, spieghiamo la situazione delle 2 Diana e lei dice: "Domani le portiamo un paio di lenzuola". Quando chiedo a Diana come sta la bimba, mi dice: "Adesso succhia il mio latte e poi dorme, fino a un paio di giorni fa continuava a succhiare latte perché era simile all'acqua". Mentre ci salutiamo per andarcene vedo che Maryeli (la penultima figlia di 3 anni) ha la pancia molto gonfia, chiedo alla mamma e mi risponde che quando avrá i soldi le comprerá lo sciroppo contro i vermi.

Cosí domenica mattina dopo la Messa delle 7.00 del mattino con Gisela e sua mamma Fidela portiamo a Diana le lenzuola regalate da Tulia e lo sciroppo. Parlando con Gisela siamo d'accordo che la situazione peró non puó rimanere eternamente in condizioni di emergenza: lunedí parleremo con la mamma di Hillary (una ragazza dell'Infanzia Missionaria) che coordina un progetto di accompagnamento a mamme con figli da 0 a 2 anni, per sapere che tipo di appoggio potranno ricevere; abbiamo intenzione anche di coinvolgere Dora, una psicologa molto in gamba che é nostra amica.

In mezzo a tanta precarietá riscatto la dignitá di Diana e la solidarietá tra persone bisognose: sono segni concreti della presenza amorosa del "Dios de la Vida".

Vi abbraccio e rimaniamo in contatto.

Fratel Claudio Parotti

 

 

 

 

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