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VITA QUOTIDIANA NEL NORD DI ESMERALDAS

lettera di fr. Simone Bauce dall' Ecuador


Stephanie sta giocando contenta con i suoi 3 fratellini. A pochi metri la mamma sta lavando i panni, in riva al ruscello María, ripetendo un gesto che faceva sua madre, sua nonna,... per generazioni.

 

La piccola Stephanie entra nell’acua del fiume per rinfrescarsi, lavarsi le mani e i capelli, poi esce e lascia che il sole le asciughi la pelle. Pochi minuti e comincia a sentire un prurito in tutto il corpo. Si avvicina alla mamma, sperando che possa toglierle quel fastidio. La mamma la abbraccia e la accarezza; ma nota dietro le orecchie dei foruncoli. Comincia a percorrere con la vista il corpo della bambina. Sí, sono apparse delle piccole macchie all’altezza delle ginocchia.
La signora era stata informata qualche mese prima di non avvicinarsi al fiume, soprattutto di tenere lontano i bambini perché l’acqua “non é buona”, le avevano detto. Lei si era scusata per il fatto che doveva recarsi al ruscello per lavare i panni e non poteva lasciare soli i bimbi in casa. Ma adesso comincia a sospettare che la situazione sia grave.
Stephanie comincia ad essere curata con dei metodi tradizionali, infusione di erbe medicinali e piccole trucchi che si apprendono nella casa dalle persone anziane. Le macchie e i foruncoli non se ne vanno, anzi sembrano aumentare. La signora si fa aiutare dai vicini per mettere insieme un po’ di soldi e portarla a San Lorenzo, affinché la possa visitare un medico.
Il ruscello María, come molti altri ruscelli e fiumi della zona, da qualche anno, trasportano acque di un colore diverso.

 

La zona del nord della regione chiamata Esmeraldas é diventata lo scenario di uno sfruttamento sfacciato delle risorse naturali. Oltre al disboscamento, da qualche anno grandi quantitá di terreno sono state coltivate exclusivamente con palma africana (una specie di palma che produce dei frutti, dai quali si estrae un olio utilizzato in cucina, ma soprattutto come agro/biocombustibile). Come se non bastasse, l’ultimo scempio alla Pacha Mama (madre terra) é arrivato dall’estrazione industriale dell’oro, presente nei fiumi da secoli, e sempre realizzata, peró a livello manuale, senza prodotti chimici.
Adesso le acque dei nostri fiumi sono ricche di arsénico (con valori almeno 4 volte volte piú alti di quelli permessi), alluminio (con valori che vanno da 900 a 3000 volte maggiori a quelli permessi) ed altri metalli pesanti, tra i quali é presente il mercurio. I fiumi rappresentano la vita di flora, fauna e della stessa specie umana in queste terre. Si sono giá incontrati numerosi pesci morti, galleggiando nei fiumi, oppure con deformazioni genetiche e tumori.
John ha quasi 60 anni, ma non aveva mai visto un disastro ecologico di queste dimensioni. Da qualche anno sta lottando per la vita della sua comunitá e delle nuove generazioni perché, dice lui, “io sono giá spacciato”. Ha toccato le porte di tutte le autoritá locali e nazionali affinché intervengano, facciano qualcosa per bloccare questo “genocidio”. Insiste molto in quest’aspetto perché afferma che storicamente (almeno negli ultimi 450 anni) queste terre sono state abitate da popolazione nera, discendente degli schiavi portati dagli spagnoli nei secoli XVI e XVII. “Sembra proprio che vogliano farci sparire, distruggere gli afroecuadoregni della zona”, afferma triste.
Milton, uno di quelli che si é arricchito con l’estrazione industriale dell’oro, ovviamente non é dello stesso parere di John. “Quelli che parlano solo dell’inquinamento prodotto non vedono i benefici dell’attivitá: quanti nuovi posti di lavoro si sono creati? E la vita della gente é migliore, perché puó disporre di piú soldi di quelli della pesca o dell’agricoltura”.
Di fatto, il governo ha affermato chiaramente che l’estrazione dei minerali preziosi presenti nel territorio ecuadoregno, sono una risorsa dalla quale non si puó prescindere. Insomma, si continuerá e con piú soldi ancora.

 

Ció che sorprende é confrontare la costituzione nazionale, una delle piú attente e avanzate nel mondo per ció che riguarda la protezione e salvaguardia dell’ambiente, con l’azione decisa di uno sfruttamento incondizionato delle risorse naturali, senza nessun controllo e con gravi conseguenze sanitarie.
Stephanie torna da San Lorenzo con la mamma e un paio di pomate, ricettate da Francisco, il medico che l’ha visitata. Non é la prima volta che Francisco assiste casi di bambini con problemi cutanei, anzi in questi ultimi mesi ne ha visti parecchi. Anche lui sospetta che quest’aumento sia dovuto ai numerosi prodotti chimici ed elementi tossici presenti nei fiumi. Ma per provarlo ci vorrebbero delle analisi di laboratorio troppo costose...
Vorremmo vedere tante Stephanie giocare lungo le rive dei fiumi tra 5 o 10 anni. Speriamo che questo sogno si possa ancora realizzare.

Borbón, 18 giugno 2013

Simone Bauce, MCCJ

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