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Sobre Venezuela

Lettera di Giovanna da Las Amazonas

Sobre Venezuela

Queridos,

Adesso che il cuore inizia ad essere un pò meno gonfio per tutte le emozioni di questi giorni riesco a condividere con voi queste ore così importanti…

Il 18 febbraio Chavez era ritornato in Venezuela dopo due mesi passati a Cuba per l’operazione e tutte le cure necessarie per la sua riabilitazione. Anche se le sue condizioni continuavano ad essere molto delicate si era riaccesa la speranza, magari non si sarebbe reintegrato come prima nella vita politica ma si credeva che la sua guarigione, anche se lunga, fosse possibile. Il pensiero della sua morte albergava, e già da tempo, solo nella mente degli oppositori. Il 4 sera il Venezuela si addormenta con la notizia di un peggioramento grave delle condizioni del suo presidente, l’infezione respiratoria che lo aveva colpito già dall’operazione si era acutizzata. All’una di martedì 5 quando Maduro parla al paese si pensa al peggio ma, nonostante i volti visibilmente preoccupati, la comunicazione riguarda l’espulsione dei funzionari dell’ambasciata statunitense accusati di cospirazione. Ma purtroppo la triste notizia è rimandata solo di qualche ora…

Sono le 5 e mezza del pomeriggio quando per radio in macchina ascolto di nuovo la voce di Maduro che annuncia che alle 4 e 25 è venuto a mancare il presidente Chavez. Il primo pensiero è: No, non ci posso credere… Non è possibile…. E non possono che seguire le lacrime… arrivo a casa con una profonda tristezza e incontro i vicini tutti fuori… “Vicina ma hai sentito? Il nostro presidente è morto…” Anche gli uomini piangono, ci si abbraccia, si sta fuori fino a tardi a commentare, a condividere… “Avrei dato un anno della mia vita per il presidente, perchè potesse vivere di più”, Ê come se fosse morto mio fratello”… oltre al dolore è palpabile anche preoccupazione su cosa può succedere, il governo ha già mobilitato la guardia nazionale su tutto il territorio per garantire l’ordine, ma si teme che l’opposizione, che ha iniziato a celebrare, possa scatenare delle violenze. Iniziano a susseguirsi numerosi appelli alla pace e all’unità, Maduro nelle ultime ore della giornata invita a convertire tutto il dolore in pace, ad unirsi come una famiglia in nome dell’amore che ha insegnato Chavez. E ancora una volta il popolo venezuelano, come in occasione delle elezioni presidenziali di ottobre, dimostra la sua maturità e la sua responsabilità, cresciute in questi anni. Il 6 il Venezuela si risveglia tranquillo, alle 8 della mattina la gente si concentra nelle piazze Bolivar di tutto il paese. Ciudad Guayana è avvolta dal silenzio, le scuole e i negozi restano chiusi, l’unica musica che si ascolta è la voce di Ali Primera, un intero popolo è raccolto dignitosamente nel dolore per la morte del suo presidente. Piangono chavisti e anche antichavisti. Le case iniziano ad esporre la bandiera a mezza asta e la gente comincia a mettersi in viaggio per Caracas. Continuo ad ascoltare le notizie e a condividere con le persone. “Chavez sarà anche morto, ma il popolo è vivo”, inizia a sentirsi già forte la consapevolezza di essere chiamati in prima persona e collettivamente a continuare il cammino aperto dal presidente. Nella mattinata viene trasferito il feretro di Chavez dall’ospedale militare alla cappella dell’accademia militare: il presidente ripercorre una volta ancora le strade di Caracas per 8 chilometri, accompagnato da un fiume rosso, da Maduro e dall’amico Evo Morales, che instancabilmente per sette ore sotto il sole non si allontanano dal feretro. Dal momento che si apre la cappella ardente migliaia e migliaia di persone si mettono in coda per poter vedere e salutare il proprio presidente. Le persone arrivano da tutte le parti del paese, sono uomini, militari, anziani, giovani, mamme con bambini, persone in sedia a rotelle, el pueblo! Si inizia a parlare di 2 milioni di persone, la fila inizia a crescere, 7 km, 12 km, viene deciso che il presidente sarà esposto almeno altri 7 giorni in più per permettere a tutti di dargli l’ultimo saluto e la gente giorno e notte continua a vegliarlo. Poi verrà imbalsamato e come prima destinazione sarà portato al museo della rivoluzione. Non ci si può che chiedere cosa fa mobilitare queste persone, cosa rappresenta Chavez per loro tanto da sopportare anche 3 giorni consecutivi in coda? Questa risposta della gente è per tutti sbalorditiva, e soprattutto per chi da sempre ha accusato Chavez di populismo riesce di difficile comprensione che queste persone sono animate dall’amore per il proprio presidente, che da sempre è stato percepito come uno di famiglia, un amico. E nelle ore in coda la gente esprime il suo dolore, la sua voglia di compromettersi, i cambi che Chavez ha portato nella sua vita, condivide unita questa dolore. Viene dichiarato lutto nazionale per 7 giorni e sorprende che altri 16 paesi nel mondo lo dichiarino. Se ci si poteva aspettare la risposta del pueblo di Chavez si resta senza parole davanti alla mobilitazione mondiale. Per partecipare alla cerimonia funebre del venerdì iniziano ad arrivare nel paese più di 50 delegazioni, di cui una trentina sono capi di stato e di governo. Subito si percepisce che al di là di rapporti diplomatici la maggioranza di loro viene per amicizia, fratellanza e solidarietà con Chavez e il Venezuela. Ê profondamente emozionante vedere riuniti attorno all’urna, alternandosi nelle guardie di onore, presidenti di tutta l’America latina e del Caribe (Bolivia, Ecuador, Colombia, Brasile, Argentina, Cile, Peru, Paraguay, Cuba, Honduras, Guayana equatoriale, Costa rica, Messico, etc) e di tutto il mondo, Bielorussa, Iran, Cina, Corea, Russia, il principe di Spagna, dall’Africa, alcuni dall’Europa e addirittura la delegazione statunitense. Ci sono anche rappresentanti di organismi internazionali come il Mercosur, Unicef, UE, etc. Viene spontaneo sentire la mancanza dell’Italia. Si avverte fortissimo come nel ritrovo di tutti questi presidenti di paesi che fino a poco tempo fa non avevano relazioni tra di loro, o che ancora adesso sono in disaccordo, che con la rappresentanza della spagna che per secoli ha dominato il sudamerica e con gli stati uniti avversario dichiarato del Venezuela; si sta scrivendo una pagina di storia, che Chavez è riuscito come nessuno prima ad aprire non solo in sudamerica ma nel mondo cammini di dialogo, di pace e di unione. Unione che si avverte nell’abbraccio intorno all’urna dei suoi fedelissimi con la famiglia, nell’intervento del vescovo cattolico come del pastore evangelico. E attorno a Chavez nella guardia di onore non possono che essere chiamati anche i protagonisti del processo di questi anni: i bambini, il maestro Dudamel, un’indigena, giovani, rappresentanti dello spettacolo, dello sport e della cultura, cadetti dell’esercito, el pueblo de Chavez! È atteso il discorso di Nicholas Maduro, si sa che le sue parole dimostrano se è all’altezza o no di assumere l’incarico che gli ha lasciato Chavez. Sorprende che invochi il perdono per tutte le persone che in questi anni hanno offeso o calunniato Chavez. Chiama ancora alla pace, all’unione di tutto il popolo per raccogliere ed attuare il lascito di Chavez: il compimento della costituzione e del piano governativo presentato nelle scorse elezioni, focalizzandosi soprattutto nel punto che mira a contribuire la preservazione della vita nel pianeta. Conclude giurando di continuare il processo e l’impegno intrapresi da Chavez, giuramento che rinnova alla sera davanti all’assemblea nazionale che lo nomina presidente esecutivo e ancora più tardi di nuovo davanti all’urna di Chavez con tutto il popolo. Gente che già il 10 gennaio, giorno in cui Chavez avrebbe dovuto assumere la presidenza del nuovo governo, aveva riempito le strade di Caracas e costituzione alla mano aveva giurato fedeltà al presidente e alla patria. Da allora lo slogan, “Io sono Chavez, tutti siamo Chavez” e oggi si sente forte “Chavez vive, la lotta continua!”, “Ora e sempre con Chavez”. Piano piano si capisce come Chavez, da stratega e pianificatore avesse pensato a tutto, fosse consapevole del suo stato di salute e negli ultimi mesi aveva preparato il terreno per il dopo la sua morte. A dicembre, nell’ultimo discorso, prima di partire per Cuba, aveva ufficialmente designato Maduro come suo successore, e con la campagna elettorale e gli ultimi interventi aveva risaltato il sentimento di patria, di unione popolare per portare avanti il processo. La gente si è sempre di più identificata, ora ha un altro leader da seguire e un cammino tracciato da compiere, non resta che mettersi al lavoro! In questi giorni continua ad affollare le strade di Caracas, con anche canti e musica, dichiarando che Chavez non è morto, continua a vivere in ciascuno. Di fatto sembra ancora impossibile che il presidente sia morto, si continua ad ascoltare la sua voce per radio e alla televisione nei discorsi che vengono riproposti e sembra davvero che si sia fatto milioni. Per il patos emozionale di questi giorni si ha quasi la certezza che nelle prossime elezioni, indette per il 14 aprile, venga confermato Maduro presidente del paese ma preoccupa l’azione dell’opposizione che ha postulato nuovamente, come in ottobre, Capriles come candidato. Nei giorni scorsi Capriles si trovava a New York, ulteriore conferma che sia pedina degli interessi americani e degli strati più ricchi venezuelani. Reale e preoccupante la realizzazione di “un piano B” per creare instabilità da parte dell’opposizione ma tranquillizza la responsabilità della popolazione che già durante le elezioni del 7 di ottobre era stata d’esempio, trasformando la giornata di votazione in una festa democratica in cui con orgoglio e gioia esercitava il suo diritto di voto in pace e con una partecipazione massiva.

Resta difficile spiegare, a chi non ha avuto la possibilità di venire da questa parte dell’oceano, cosa sta passando in questi giorni, trasmettere i sentimenti delle persone, sentire la forza di un popolo. Come riuscire a descrivere quello che succede qui? Il presente e la storia di questo paese e continente? Il venire a vivere qui mi ha portato a conoscere cose nuove, a vedere dietro a quelle che potevano essere conosciute significati e valori diversi. E così anche per quanto riguarda la politica qui si apre un altro mondo, parole da noi ormai appartenenti al passato o ripetute cosi tante volte da perderne la freschezza qui prendono di nuovo vita: destra, sinistra, rivoluzione, patria, popolo, lotta, capitalismo, socialismo, ricchi e poveri… parole che da noi potrebbero rievocare echi minacciosi o essere incomprensibili in questa terra hanno forma, un volto, un nome, un cognome, un capitolo della storia passata e di quella presente. Non si può capire a fondo tutto il processo attuale senza ripercorrere tutte le tappe della storia di questo continente, che dalla colonizzazione è stata segnata dallo sfruttamento delle ricchezze della terra, dalla schiavitù, dal dominio dei diversi imperi che si sono susseguiti (dagli spagnoli agli stati uniti d’America) che non hanno comunque potuto fermare tutti i movimenti di resistenza. E come gli altri popoli latino americani anche quello venezuelano porta queste ferite, e soprattutto quelle dell’ultimo secolo, dei 40 anni di dittatura di destra fino agli anni 80 per molti sono ancora aperte e faticano a cicatrizzarsi perchè sono profonde. Non mi dilungo troppo in questo ma almeno queste poche righe per capire cosa rappresenta Chavez, perchè è cosi importante per questo popolo e non solo. Chavez incarna il sentimento delle classi più escluse ed emarginate, delle più povere, di quelle senza voce e inesistenti, racchiude la voglia di un intero popolo di affermare finalmente la sua identità, recuperare le sue radici e liberarsi da tutte le forme di colonialismo straniero. Ha risvegliato la coscienza di un popolo fino ad allora calpestato e che si è sentito riconosciuto e preso in considerazione. La gente ha ricominciato ad interessarsi alla politica, a parlarne, ad impegnarsi nelle comunità, a organizzarsi, ad essere protagonista. Da quando ha vinto le elezioni nel 1998 ha cercato di attuare questo sogno di costruire un paese diverso e una società nuova, di attuare la “rivoluzione bolivariana” (da Simon Bolivar, libertador del Venezuela e del Latinoamerica, che ha combattuto per la sua indipendenza), rivoluzione che semplicemente significa cambio, un cambio permanente e pacifico, per cercare di realizzare una via venezuelana al socialismo, che preveda giustizia, la redistribuzione della ricchezza che non stia solo nelle mani di pochi, uguaglianza sociale, democrazia, la costruzione di un popolo e di cittadini attivi, un’attenzione verso l’ambiente. Nel 1999 viene approvata ed emanata una nuova costituzione, che tra i pilastri fondamentali segna il cambiamento per il Venezuela da repubblica con una democrazia rappresentativa a una partecipativa. Si cerca di costruire la partecipazione della gente con vari strumenti, come i consejos comunales, consigli comunali, che vengono costituiti nei vari quartieri che divisi in comitati d’area (salute, educazione, etc) cercano di risolvere direttamente i problemi della propria comunità.
Molte le critiche rivolte a Chavez e a questo processo in questi anni e molti aspetti che si potrebbero analizzare. Sicuramente arrivando qui colpiscono fortemente due cose: si avverte che davvero il mondo è come diviso in due, che la storia ha portato alcuni ad arricchirsi impoverendo altri, che a livello mondiale ci sono interessi di un imperio economico che continua a perpetuare questo disequilibrio e questa ingiustizia, e che la stampa internazionale in molti casi manipola l’informazione per mantenere questo stato di cose. Da sempre su quasi tutti i giornali Chavez è stato dipinto come un dittatore, ed è stato accusato di voler monopolizzare il potere restando presidente per più mandati consecutivi. Parlando con la gente che ti racconta dei dittatori dei decenni scorsi ti dice che chi dice così non sa neanche cosa vuol dire vivere sotto una dittatura, degli anni della repressione e che finalmente si vive in una democrazia dove le libertà e i diritti fondamentali sono garantiti. Sicuramente Chavez è stato e resta un grande leader e per capire appieno il suo ruolo c’è da comprendere appieno il significato che ricopre nella cultura venezuelana la figura del capo e della guida. Da sempre hanno interrogato le molte facce del presidente, in particolar modo il suo essere un militare ed essere stato protagonista di un colpo di stato nel 1992 prima di abbracciare la via elettorale, che però poi ha aperto ad un percorso pacifico. Le opposizioni più forti sono state su alcune scelte economiche, la permanenza di un alto livello di corruzione e di una burocrazia paralizzante, dello stato di criminalità di casi in cui prevalgano gli interessi economici personali rispetto all’impegno per la collettività, di inefficienza dei servizi. Senza dubbio ha fatto emergere le conflittualità presenti nella società venezuelana, si è esplicitata e resa visibile la frattura tra le fasce ricche e quelle povere che fino ad allora passavano come inesistenti e che ora hanno un volto e una voce. Molti dichiarono che Chavez ha fatto due scelte fondamentali che hanno contraddistinto la sua politica: si è messo con i poveri e contro gli Usa. In soli quattordici anni il governo ha messo in atto tutta una serie di azioni per cui il paese ha visto un cambio senza precedenti. Con i proventi della nazionalizzazione del petrolio si si sono realizzati dei programmi governativi, chiamati Misiones, rivolte primariamente al sociale. Anche per queste non sono mancate le accuse di assistenzialismo e di essere manovre populiste semplicemente per accaparrarsi il consenso del popolo, senza osservare quanto abbiamo migliorato la qualità della vita delle persone soprattutto dei barrios più marginali,e abbiano ridotto a tal punto il livello di povertà che il Venezuela è stato escluso dai piani di aiuto internazionali per i paesi più necessitati. La lista delle misiones è davvero molto lunga. Fondamentale la Mision Identidad, con cui per la prima volta ogni cittadino ha potuto essere riconosciuto come tale, avere un documento di identità che gli permettesse di esercitare anche il suo diritto di voto, le varie missioni in ambito educativo che hanno permesso la creazione di università popolari, campagne di alfabetizzazione, le missioni nell’area della salute, con la creazione di strutture mediche in tutto il territorio per garantire l’assistenza sanitaria di base, la mision vivienda, con la costruzione e la consegna di migliaia di case in sostituzione delle baracche, solo per citare le piu significative. E poi la creazione di mercati popolari con la vendita di prodotti a prezzi controllati, il rilancio dell’agricoltura, la nuova legge sul lavoro, il riconoscimento della donna e dei popoli indigeni, il miglioramento di infrastrutture, trasporti, servizi di base, innovazioni tecnologiche, l’impulso della cultura e dello sport. La lista sarebbe davvero molto lunga. Non si può negare che sulla qualità dei servizi ci sia ancora da migliorare, che purtroppo c’è ancora molta corruzione. Ma come sempre bisogna analizzare tutto il processo, fare anche un confronto con il passato per comprendere il presente. Troppo spesso ci si dimentica che fino a 20 anni fa tutto questo non c’era. Con il censimento del 2011 è emerso che per la prima volta nella storia del Venezuela la popolazione mangia 3 volte al giorno, quando fino a 20 anni i bambini morivano di denutrizione, se si stava male non c’erano strutture sanitarie che potevano dare un’assistenza e si studiava solo se si avevano i soldi. Ci sono cifre sorprendenti per il numero di scuole, università, ospedali, centri di riabilitazione, case, etc… costruiti nell’ultimo decennio. Quella che è stata messa in atto è davvero una rivoluzione, un cambiamento che necessita ancora molto per crescere e rafforzarsi e che per questo presenta ancora molte mancanze e lacune che però non offuscano l’importanza dei risultati finora ottenuti e soprattutto degli ideali a cui si ispira. Sicuramente la svolta fondamentale che si è cercato e si sta cercando di dare voce e potere al pueblo, di risvegliarne la coscienza e di formarlo affinchè partecipi alla vita politica, dal basso si crei organizzazione. Questo processo comporta ovviamente molte difficoltà, necessita molto tempo ma in questi anni si sta vedendo come la gente stia crescendo in questa direzione e quello che sta passando attualmente ne è un’ulteriore dimostrazione. Per quanto riguarda la politica estera l’opposizione al modello capitalista e all’imperialismo degli Usa ha portato Chavez a creare nuove alleanze in sudamerica e nel mondo. La creazione dell’ALBA, CELAC; l’entrata del Venezuela nel Mercosur, tutti i rapporti bilaterali con gli altri presidenti latinoamericani hanno una portata storica senza precedenti.
Questi sono solo alcuni elementi messi giù alquanto frettolosamente che richiederebbero un’analisi più approfondita, anche sulla storia di questo paese e di questo continente. Sicuramente Chavez ha scritto (e si continuerà a scrivere) una storia personale e collettiva con la S maiuscola. La sua figura ha marcato e marcherà profondamente questo paese e lo scenario internazionale. La morte di quest’uomo, al di là del pensamento politico di ciascuno, non può che interrogare, sicuramente chiama ad approfondire il processo che si sta vivendo qui, a non accontentarsi di un’informazione spicciola e superficiale. Io vivo qui da solo un anno e mezzo e da sempre mi sento privilegiata di trovarmi in sudamerica, in Venezuela, in un momento storico così importante. Mi sento profondamente commossa, in questi giorni ho vissuto a fianco delle persone questo dolore profondo per la perdita del presidente di questo paese che mi ha accolto a braccia aperte e che quindi sento anche come mio presidente. E al di là di tutto, Chavez incarna la speranza e il riscatto di un popolo che sta cercando, senza seguire ricette, in molti casi “inventando”, un proprio cammino in alternativa al modello dominante, per creare una società e un paese più giusto e più umano, dove prevalga la valorizzazione della persona, di tutte le persone, sopra l’interesse economico. Quindi non ci si può che emozionare per questo e il cuore non può che accendersi continuando ad ascoltare ancora la voce di Chavez che invita a sognare un mondo diverso, a combattere contro le ingiustizie, a lottare per la pace, per una vita dignitosa per tutti, per vivere in armonia con la madre terra, per essere felici. Uno si sente interrogato, chiamato in causa, mosso ad agire, ed agire insieme, non da soli. Siamo davvero chiamati ad essere attori protagonisti per la costruzione di un mondo migliore.
Si rinforza ulteriormente la motivazione dello stare qui e si rinnova anche l’importanza della presenza dello Svi in Venezuela. Da sempre lo Svi non si è schierato con nessun partito e nessun governo proprio per essere con e per tutti. Sicuramente in questi 14 anni il suo lavoro è stato favorito da un clima politico e sociale che ha impulsato l’organizzazione popolare. Visti i miglioramenti delle condizioni di vita di molte persone ci si poteva interrogare se fosse ancora necessaria la nostra permanenza. Proprio ora più che mai rivela la sua importanza il lavoro basato sulla coscientizzazione, sul lavoro comunitario per continuare ad accompagnare e formare questa gente nel costruire partecipazione, perchè possa assumere il ruolo protagonista che oggi la storia stessa di questo paese chiede a questo popolo per continuare questo processo. “Mas que nunca ahora falta por hacer! Nos espera un fuerte trabajo!” Resta fondamentale questa scelta apartitica ma in questi giorni è ancora più evidente che il nostro impegno sociale non è affatto neutrale, ma porta con sè inevitabilmente una forte valenza politica. Dal momento che veniamo chiamati e decidiamo di stare nei barrios più emarginati, ci stiamo schierando, con le persone più umili e calpestate. Si dice che dove stanno i piedi di una persona si capisce da che parte sta. I nostri hanno deciso di camminare soprattutto nelle strade non asfaltate, nel fango e nella polvere, a fianco delle persone, con le persone, passo dopo passo. E ancora una volta si riconferma la scelta “per i poveri” (parola che comunque non mi piace, purtroppo molte persone vivono in condizioni di povertà, ma nessuno è povero) dove quel “per” non deve però introdurre un complemento di fine ma di causa del nostro agire. Rinnova che il motore del nostro stare con le persone è la solidarietà, l’impegno per la giustizia, il credere proprio negli ultimi e che il loro riscatto parte da loro stessi e dall’unione con altri.
La memoria non mi aiuta ma in uno dei suoi libri p. Alex Zanotelli dice che “i poveri non ci lasceranno dormire!” Ora più che mai stanno alzando la testa e la voce e, oltre a rivendicare prepotentemente la loro esistenza e i loro diritti (anche quello di vivere in maniera diversa dalla nostra), ci stanno anche svegliando con il loro impegno, la loro politica, il loro esempio! Venezuela e il Sud America sono ora un faro di speranza per il futuro di tutto il mondo, qui sta pulsando forte un cuore di umanità e di sogni che chissà riesca ad irrorare anche le terre sempre più inaridite e disilluse del cosiddetto “primo mondo”. Chissà che porti linfa nuova, riaccenda valori e soprattutto gli animi! L’importante è avere l’umiltà per ascoltare la voce di questi popoli che per prima cosa ci dicono forte: da soli non si può! Insieme sì!

Scusate se mi sono dilungata, ho cercato di fare del mio meglio ma qui si impara anche a “encadenarse”…e soprattutto si impara che in momenti come questo non si può stare zitti ed è importante condividere.

Grazie per esserci e per la vicinanza

Que viva Chavez, que viva el pueblo venezolano, que viva latinoamerica unida!
Y sobretodo que triunfe la paz y la vida!

Un abrazo fuerte a todos
Con mucho cariño
Giovanna

Las Amazonas, 10 de Marzo de 2013

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