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Lettera da Marco e Valentina. Sposi missionari in Brasile - Açailândia

Vacanza finite. Açailândia riparte. Nasca la parrocchia di Santa Luzia.

Le vacanze sono ufficialmente finite ad Açailândia. Passato il carnevale, gli studenti hanno ripreso la scuola. Gli adulti sono tornati al lavoro dopo avere visitato le famiglie d’origine, disperse per mezzo Brasile. E anche la vita di missione è ripartita con tante novità: è nata la parrocchia di Santa Luzia di Piquiá, noi abbiamo cominciato a inserirci in alcuni progetti e la comunità comboniana ha cambiato ancora una volta forma e dimensione. Il cammino per arrivare all’inaugurazione ufficiale di Santa Luzia è stato piuttosto intenso e partecipato. I compiti da dividersi erano tanti. Un gruppo si è occupato della preparazione delle cibarie, che qui non possono mai mancare nelle gradi occasioni. E così si è deciso di offrire a tutti sia una colazione con caffè, latte, pane e burro prima dell’inizio della processione, sia un pranzo a base di hot dog.
Altre persone invece hanno organizzato la celebrazione: e non è mica stato uno scherzo, visto che alla fine è durata più di tre ore. Naturalmente, ci sono state altre tremila piccole cose da sistemare: i lavori del nuovo salone, recuperare più sedie possibili, pulire la chiesa per bene e occuparsi delle decorazioni. Insomma, una faticaccia durata qualche settimana che ha coinvolto un po’ tutti gli abitanti della zona. Il grande giorno è arrivato il 24 febbraio. La sera prima, i comboniani hanno consegnato la vecchia parrocchia ai preti diocesani con una messafiume celebrata dal vescovo. La domenica, invece, ci siamo incontrati alle 7 di mattina alla scuola Edoardo Pereira. Dopo un momento di accoglienza e la colazione, siamo andati tutti alla chiesa con una breve processione. Prima di entrare, il signor Antonio e donna Rita, una delle prime famiglie di Piquiá che rappresenta bene la storia della comunità, hanno consegnato le chiavi della chiesa al vescovo di Imperatriz: un momento davvero commovente. A seguire, una celebrazione ricca di simboli e riti, preceduta da una presentazione di tutte le comunità della nuova parrocchia, che hanno parlato di sé e hanno portato all’altare l’immagine del patrono. Dal 24 febbraio, quindi, padre Angelo è parroco di Santa Luzia. Il primo incontro allargato a tutte le comunità è stato quello dei giovani, il 10 marzo. Un momento particolarmente importante anche per noi, visto che la pastorale giovanile sarà sicuramente uno dei fronti su cui ci impegneremo. È stata un’occasione per conoscersi meglio, per scoprire la loro grande creatività e vitalità e per iniziare a immaginare un progetto comune, anche se è emerso con chiarezza che non sarà facile mettere insieme persone e gruppi tanto diversi tra loro. I giovani sono al centro anche del cammino proposto dalla Chiesa brasiliana per questa quaresima. In particolare, come da tradizione, tutte le settimane ci si ritrova nei cosiddetti “gruppi di strada” a pregare e a discutere da un punto di vista sociale e politico il tema dell’anno che, nel 2013, riguarda proprio la condizione dei giovani. Si tratta di incontri molto diversi da quelli a cui eravamo abituati in Italia. Si esce dai “massimi sistemi” e dalla “teoria della religione”, per calarsi fino in fondo nella vita di tutti i giorni. E così, con la Bibbia in mano, ci si ritrova a parlare del marito che ha problemi di alcolismo, della corruzione diffusa e dei diritti violati dalle grandi industrie della zona.

Le attività con famiglie e bambini

 Nelle ultime settimane è stato avviato anche un nuovo progetto. Valentina, Herika e Jordania, infatti, hanno cominciato a visitare le famiglie con bambini di Piquiá de Baixo, un quartiere di poco più di mille abitanti colpito pesantemente dall’inquinamento provocato da alcune aziende siderurgiche locali. L’obiettivo è quello di offrire un accompagnamento a nuclei con figli da zero a sei anni in condizioni di estrema fragilità. Le visite proseguiranno almeno fino alla fine dell’anno e sono previsti diversi incontri di formazione per i genitori, attività ricreative insieme ai bambini e altre forme di supporto. In questo modo stiamo entrando in contatto con storie di grande sofferenza. Molte persone, per esempio, si sono ammalate a causa  della polvere di ferro che esce continuamente dagli altoforni, al punto da colorare di nero in pochi minuti qualunque oggetto all’aria aperta. Sono tanti quelli che sono andati via da Piquiá de Baixo negli ultimi anni e chi è rimasto è perché non aveva davvero alternative. Oltre all’inquinamento, poi, sono tante le donne che raccontano di diritti violati, di mariti violenti legati a una cultura diffusa di forte discriminazione nei loro confronti, chiamata “machismo”. E in questa realtà crescono i loro figli. Il progetto quindi, oltre a intervenire nei casi più urgenti, cercherà di dare ai genitori gli strumenti necessari per prendersi cura della salute dei bambini, di fare conoscere quali sono i loro diritti e quali le strade possibili perché siano rispettati.

La comunità di Piquiá

Negli ultimi giorni, infine, la comunità comboniana locale ha subito qualche scossone, come era previsto da tempo. Joanca e Dida, la coppia di laici comboniani che seguiva diversi anni una scuola agraria di Açailândia, sono partiti per Belem, dove resteranno per i prossimi due anni. È proprio un peccato non poter condividere più da vicino con loro i prossimi passi di questa esperienza. Anche perché a questo punto, anche se padre Dario è tornato in Italia per un paio di mesi di riposo, i laici si trovano in inferiorità numerica. E così il piccolo gruppo di reduci è alla ricerca, ancora una volta, di un nuovo equilibrio.

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